mercoledì 16 febbraio 2011, posted by khayyamsblog@gmail.com at 10:58
Ieri pomeriggio, alle ore 17:30, presso la sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita di Roma, è stato ufficialmente presentato al pubblico il volume «La riscoperta della via Flaminia più vicina a Roma: storia, luoghi, personaggi» (Fors Clavigera, I), Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2010.
Un’iniziativa di Zètema Progetto Cultura, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale, la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e la Casa Editrice Nuova Cultura.
Sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali On. Francesco Maria Giro, il Sovraintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, prof. Umberto Broccoli, il Consigliere capitolino di Roma Capitale On. Roberto Cantiani e l’avvocato Michele Lo Foco del Consiglio di Amministrazione di Zètema Progetto Cultura.
Khayyam’s Blog, presente all’Evento come partner delle Edizioni Nuova Cultura, ha intervistato il curatore di questo volume, l’archeologo Fabrizio Vistoli.

Gentile dott. Vistoli: la locandina di questo Evento di presentazione recita: “Un viaggio virtuale da Ponte Milvio a Malborghetto alla riscoperta dei luoghi più interessanti e suggestivi di una Consolare ricca di testimonianze del Passato”. Ci introduca questa nuova ed interessante operazione editoriale…

Il libro è il frutto di un momento pubblico di approfondimento, ovvero di una giornata di studio che si è tenuta all’incirca due anni fa, nel giugno 2009, nel corso della quale, assieme ad alcuni colleghi, su sollecitazione dell’Associazione culturale “Roma e i Suoi Saperi”, abbiamo cercato di fare il punto sulle scoperte e sulle indagini archeologiche che si sono effettuate negli ultimi trent’anni a carico della via Flaminia, una delle più importanti arterie stradali di epoca romana.

È stata poco studiata questa strada?

In realtà la strada è stata molto studiata, ma soprattutto nei secoli passati, prima che, in tempi più vicini a Noi, si riaccendesse l’interesse su di essa. Questo era, infatti, l’obiettivo iniziale: veicolare informazioni sulle scoperte e sulle indagini recenti in relazione ai risultati che erano stati resi noti dagli studiosi dell’Ottocento e del Novecento, per appurare cosa si conosceva allora su questo antico “iter”, prima degli interventi edilizi che hanno irrimediabilmente modificato il paesaggio della cintura attorno alla Capitale. Infatti nel volume non viene illustrata tutta la via Flaminia, ma soltanto il tratto più vicino all’Urbe: quello, per intenderci, compreso tra Ponte Milvio (III miglio) e Casale Malborghetto (XIII); quindi un tratto limitato della strada.

Può riassumerci i risultati di questa ricerca?

Diciamo che già nel secolo scorso le conoscenze su questa “via strata” erano molteplici; tuttavia, attraverso le indagini topografico-archeologiche moderne si è innanzitutto appurato che la strada (ovvero la massicciata antica) esiste ancora, non è stata obliterata del tutto dagli interventi edilizi ai quali facevo riferimento, ma in realtà è conservata per molti tratti, allo stesso modo della via Appia, che nel nostro immaginario è la strada romana per eccellenza. Naturalmente, poi, sono stati esplorati e studiati tutti quei siti che nel passato erano in più o meno diretta relazione con la viabilità romana del comprensorio suburbano di cui si discute.

Può citarci qualche caso esemplare?

In realtà non abbiamo avuto la possibilità – in questa sede – di descrivere e trattare ogni ‘giacimento archeologico’ tra quelli censiti in questi anni; ci siamo, per questo, incentrati su alcuni macro-contesti che sono: la Villa di Livia a Prima Porta (presentata dalla storica dell’arte prof. Maria Pia Partisani), l’Arco di Malborghetto (illustrato dall’archeologo dott. Francesco Laddaga), la cosiddetta Villa di Ovidio e il Mausoleo di Tor di Quinto (le cui travagliate vicende sono state da me tratteggiate). Uno dei casi più interessanti è forse proprio quello dei cosiddetti “Horti” di Ovidio. In alcuni passi delle sue opere dall’esilio questo poeta di età augustea, famoso per i suoi scritti sulle donne e per i suoi trattati eziologici e mitografici, ci descrive – con dovizia di particolari – una sua residenza-giardino suburbana a lui molto cara, localizzata oltre Ponte Milvio, nell’antico punto di divaricazione tra le vie Cassia e Flaminia. Ebbene: nella primavera del 2000, lavori per la realizzazione di nuovi edifici comunali, realizzati presso Viale Tor di Quinto, hanno consentito la rimessa in luce, sotto sei metri di terra, di lacerti murari pertinenti ad una lussuosa Villa, che è lecito ritenere quella dello sfortunato poeta nativo di Sulmona. Un ritrovamento accidentale, dunque, perché determinatosi non nell’ambito di interventi a questo mirati, ma in un luogo dove ci si aspettava quello che poi è realmente emerso!

Questa scoperta incoraggiante induce a proseguire sulla strada percorsa....

Vero: questa nuova rivelazione è abbastanza incoraggiante. È bene però che scoperte come questa non rimangano esclusivo appannaggio della cosiddetta “Accademia” (Università, Soprintendenze, Istituti di cultura, etc.), un mondo che è sovente autoreferenziale (lo dico con cognizione di causa). Ritengo, infatti, che tra gli addetti ai lavori dovrebbe essere maggiormente sentita l’esigenza di fare divulgazione scientifica, ovvero svolgere attività di comunicazione rivolta al grande pubblico, nell’intento di diffondere la cultura con la C maiuscola, senza specifiche intenzioni formative. In via breve, e con i mezzi a disposizione, questo Noi abbiamo tentato di fare prima con il convegno e poi il volume: creare occasioni di comunicazione, propagazione e svisceramento di nozioni su un campione significativo di Beni culturali nostrani.

Intento pienamente conseguito?!

L’obiettivo generale, suggerito dal committente (n.d.r.: Zètema Progetto Cultura) era veicolare – quanto più possibile – conoscenze, in linea di principio acquisite direttamente dalle fonti più autorevoli. Con il volume, realizzato da esperti di comunicazione visiva, abbiamo potuto sbizzarrirci, calibrando maggiormente – rispetto alla parola orale – toni e contenuti di quello di cui volevamo informare. In questo senso ho apprezzato particolarmente le parole del Sovrintendente Broccoli, un tecnico oltre che grande comunicatore, il quale, nel corso della presentazione, ha rimarcato come nel tomo siano evidenti due anime: una tecnica, specialistica e l’altra più semplice, accessibile ai più, divulgativa appunto. Credo che il prof. Broccoli, da par suo, abbia colto in pieno lo spirito del lavoro. Abbiamo inteso infatti realizzare un volume che rendesse noti risultati scientifici, con un tono abbastanza colloquiale; che raccontasse storie che potessero interessare anche il lettore comune.

Torniamo alla strada antica: i Romani, i cittadini dell’Urbe, conoscono poco questo tratto di via Flaminia?

I Romani conoscono pochissimo questo tratto della strada: le stesse persone che vivono attorno ai lembi di terreno nei quali sono stati effettuati scavi, spesso non si rendono conto dell’immenso Patrimonio ambientale e monumentale che li circonda. In più aggiungiamo che gli Italiani in genere conoscono poco la loro storia, specie quella antica. Noi stiamo cercando, attraverso l’attivazione di queste sinergie tra l’associazionismo privato, le università e il pubblico (nel caso specifico il Comune di Roma), di predisporre opportunità generalizzate per riportare un po’ alla ribalta la conoscenza del nostro Passato: Passato che è patrimonio indiscusso del nostro Paese, ma che noi Italiani non sappiamo ancora opportunamente tutelare e soprattutto valorizzare. Faccio un esempio: dal recente libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo su Beni culturali e paesaggio (N.d.R.: «Vandali, l’assalto alle bellezze d’Italia», Milano, Rizzoli, 2011) ho appreso che a Roma, Colosseo, Palatino e Fori imperiali hanno ogni anno la stessa affluenza del Metropolitan Museum, quasi cinque milioni di visitatori. Eppure l’incasso globale nella Capitale è di 35 milioni di euro, a New York di 220. Sei volte di più!!

La via Flaminia è la strada che mette ancora oggi in comunicazione la Capitale con il nord-est della Penisola…

Assolutamente, certo.

Ecco, quali peculiarità dal punto di vista storico eredita questa Via?

La Flaminia, come tutte le grandi consolari, è una strada di scorrimento, quindi un “manufatto” pensato per essere utile (in primo luogo agli eserciti), e a mettere in comunicazione – nel caso specifico – popoli, ovvero etnie diverse. È stata realizzata, unificando e connettendo tratti stradali preesistenti, in un momento molto particolare della storia di Roma, in cui c’era necessità di arrivare rapidamente nei territori cispadani recentemente conquistati, quelli, in sostanza, dell’odierna Emilia Romagna orientale e delle Marche. Per far questo la strada, che partiva dalle falde del Campidoglio, usciva dalle Mura Serviane, arrivava a Ponte Milvio, da lì si separava da un’altra strada molto importante sulla quale interverremo prossimamente con un progetto analogo a quello della via Flaminia, che è la via Cassia, e poi attraversando i prati di Tor di Quinto, risaliva la valle del Tevere, proseguendo sino in Umbria e verso il nord Italia. Progetti di questo genere, incentrati sulla “riscoperta” della via Flaminia (o dei tracciati di altre Consolari), in altre regioni del nostro Bel Paese sono stati portati avanti con esito; la Capitale era un po’ indietro, con questo volume colmiamo una lacuna pregressa, come rimarcato nel corso della presentazione dall’on. Giro.

Questa Via come si presenta oggi? È un po’ degradata?

Sì.

Cioè quali interventi sarebbero auspicabili per una sua più proficua “fruizione”?

Dal punto di vista tecnico sono stati effettuati degli scavi archeologici che hanno rimesso in luce alcuni tratti della strada antica, nonché numerosissimi monumenti e siti a questa afferenti; quindi, in prima battuta, è opportuno trovare dei fondi per la manutenzione e una conservazione (almeno accettabile) di ciò che è emerso. Oggi il Sottosegretario ha poi fatto riferimento al progetto, elaborato alla fine degli anni Ottanta del Secolo scorso, relativo alla realizzazione di un parco archeologico della via Flaminia, in tutto simile a quello – già in opera – pertinente alla via Appia. Credo che il piano di mettere in connessione i tratti ancora emergenti della strada e consentire così la visita a molti di quei monumenti che noi abbiamo segnalato nel volume, innescherebbe un processo virtuoso, tale da creare “reddito” (reinvestibile per tutte le necessità del caso) e nuove opportunità di lavoro.

Molti dei siti scavati non sono oggi visitabili dunque…

Molti di questi siti non sono visitabili (in quanto non accessibili), per motivi differenti: per scarsa manutenzione; perché sono stati ricoperti; perché sono all’interno di strutture private (in alcuni casi di caserme militari). Tutto questo rende assolutamente difficile la visita. Però forse con accordi, una precisa volontà da parte degli Uffici competenti e con una politica ad ampio spettro, questo sarà possibile, soprattutto se va in porto il progetto cui facevo riferimento, quello della realizzazione di un parco archeologico-ambientale simile a quello dell’Appia antica, perché la via Flaminia detiene in sé, soprattutto nel tratto intorno a Roma, le stesse potenzialità che ha l’Appia.

In questo segmento cittadino ci sono delle bellezze, a livello paesaggistico, effettivamente di grande valore...

Assolutamente: basta attraversare Ponte Milvio e dirigersi oltre il poligono militare di Tor di Quinto, nella zona di Monte delle Grotte, di Grottarossa, di Prima Porta; sono zone intensamente urbanizzate, abbastanza “rovinate” dal punto di vista paesistico (si veda il quartiere di Labaro, per esempio), ma dove si è potuto intervenire negli anni con una capillare opera di tutela e di salvaguardia, con dei vincoli, grazie all’illuminata operosità di alcuni solerti funzionari della Soprintendenza, si è riusciti a salvare dei brandelli di paesaggio. Quindi qualche intervento è stato fatto. Il libro lascia traccia di interventi virtuosi, fatti da funzionari pubblici: il che è un buon segnale.

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