Il viaggio di Corrado Stajano parte dagli Anni Cinquanta. Quegli anni, cioè, in cui scemarono in fretta «i fervori della liberazione, la voglia di riscatto del tempo perduto negli anni del fascismo che aveva isolato l’Italia dalla cultura europea». In questo contesto Milano ci appare nei ricordi documentati dello scrittore come una città «dolorante, semidistrutta dai bombardamenti», nella quale «per interi isolati si cammina ancora sulle macerie». Una Milano dove allora Stajano era studente di Giurisprudenza: una facoltà d’eccellenza, tra le migliori d’Italia con docenti di assoluto prestigio ‒ Costantino Bresciani Turroni, Ezio Vanoni, Francesco Messineo, Renato Treves ‒ e che solo qualche anno più tardi sarebbe stata palcoscenico di fatti del tutto estranei alla sua naturale «destinazione d’uso». L’uccisione di Guido Galli, giudice istruttore del Tribunale di Milano, tra gli altri, è solo uno degli esempi di questa situazione che Stajano decide di rievocare nelle pagine de
La città degli untori. Un lavoro originale che muove verso la «ricerca dell’anima e del cuore di una metropoli» in cui “tanta storia passò”.La vicenda personale del giudice Galli ‒ impegnato in un’indagine destinata a mostrare un’identità di Milano fino allora sconosciuta all’opinione pubblica ‒ si intreccia con la storia italiana di una stagione tra le più tristi della Prima repubblica: quella originatasi con la strage di Piazza Fontana. In quegli anni, infatti, molte vicende e non pochi personaggi dell’«Italia che fu» si svolsero e vissero la «loro storia» proprio nel capoluogo lombardo. L’autunno caldo, la contestazione studentesca, lo stragismo, la crisi economica e quella politica dopo gli anni e le speranze suscitate dal boom economico si vivono a Milano con una intensità decisamente maggiore rispetto a molte altre realtà della Penisola. D’altra parte all’ombra della «bella Madunina» il miracolo economico parve trasformare la città nella «capitale dei soldi che si moltiplicavano gioiosamente»: ogni anno arrivavano 100.000 emigranti in cerca di lavoro, i più dal Sud e dal Veneto, oltre che dalla Bassa padana. Come ricorda giustamente l’Autore, fu allora che «cambia la vita per milioni di persone».
Ma dopo il miracolo italiano degli anni Cinquanta e Sessanta Milano si scopre diversa: «Non più la capitale morale dell’apologia, ma la città dove la corruzione si è stesa come una rete da pesca messa ad asciugare al sole e dove i protagonisti sono spesso gli stessi di quel tempo di euforia collettiva». Michele Sindona, Roberto Calvi, Giorgio Ambrosoli e Guido Galli sono infatti in tal senso figure di rilievo poste su opposte barricate ‒ tra loro diversissime ‒ che vivono e segnano la storia economico-finanziaria di un’epoca. Un periodo durante il quale mentre nei “corridoi” si vivono i prodromi di questa nuova partita tra l’illegalità e la legalità, tra l’affarismo e la questione morale ed etica, in piazza le tute bianche e le
Questo lo sfondo ‒ fluido e pieno di contraddizioni ‒ in cui esplode fragorosa la bomba nell’agenzia della Banca Nazionale dell’Agricoltura, a Piazza Fontana. Così quel boato sordo ma imponente ferisce la città in modo indelebile, segnandola indelebilmente nell’orgoglio, nella paura, nella pietà che provocarono «quelle bare insanguinate di uomini, donne e ragazzi innocenti». Stajano ricorda il giorno piovosamente sottile di quel funerale collettivo come il «momento più alto della città di Milano» che blindò di silenzio rispettoso e partecipativo una Piazza Duomo gremita di 500.000 persone che proprio come i caduti di quella ingiusta disgrazia potevano essere in quella banca, in quel giorno, a quell’ora.
Dopo il 12 dicembre 1969 la storia italiana non sarà più la stessa. Da quel giorno Milano non sarà più la stessa. E il racconto di Stajano, maestro inarrivabile nella prosa documentaria ‒ come già aveva dato prova con L’Italia nichilista (1982) e con Un eroe borghese (1991) ‒ ripercorre tutti i momenti di una storia fatta di intrighi, depistaggi, colpi di scena, omicidi e terrorismo. Ma non solo. Anche la storia del lavoro svolto dal giudice Galli viene resa dall’Autore ancora più avvincente di quanto, per la verità, non sia già stata nella realtà: nella retrospettiva realizzata dal giornalista cremonese, infatti, traspaiono istantanee di storia milanese ricche di dotte citazioni che vanno da Alessandro Manzoni a Cesare Beccaria, da Carlo Emilio Gadda e Indro Montanelli, da Guido Piovene a Pietro Verri.
E così, il racconto de La città degli untori viene impreziosito di perle di storia moderna che dalla Colonna Infame di manzoniana memoria passa per la peste del ‘600 rivelando al lettore una Milano davvero inedita. Una città i cui ciottoli sono stati calpestati da non pochi stranieri: «gli spagnoli di Carlo V, i francesi di Napoleone, gli austriaci del feldmaresciallo Radetzky, i tedeschi di Kesselring, gli americani del generale Mark Clark». Una città che val davvero la pena di conoscere nell'omaggio di uno dei nostri più grandi saggisti di oggi.
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