venerdì 31 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 00:15

Lo Staff del Khayyam's Blog (www.geopolitica.tk)
Augura a tutti Voi di trascorrere uno splendido 2011

Le pubblicazioni del nostro Blog riprenderanno il 10 gennaio

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sabato 25 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 12:38

La Redazione del Khayyam's Blog augura BUON NATALE ai tutti
i 100.000 lettori del sito, ai 450 fan su facebook, ai 500 membri
del gruppo www.geopolitica.tk ed a quanti in un modo o
nell'altro, ci seguono da quattro anni.

AUGURISSIMI

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mercoledì 22 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 21:29
Riceviamo e pubblichiamo il racconto appassionato e suggestivo della giornata del 14 dicembre e della Manifestazione studentesca che ha fatto così tanto parlare di sé. E lo facciamo oggi che Roma ha visto passare tra le sue vie un corteo del tutto diverso da quello, drammatico, di qualche giorno fa. Per non dimenticare, certo, ma anche e soprattutto perchè è giusto conoscere le piccole storie fanno la grande storia.

Prendo il Surf per la Rivoluzione
di Vito D'Adamo

D’incanto Roma brucia in una fredda giornata di dicembre. E’ tornato Nerone? No, son arrivati i giovani surfisti che han messo a «ferro ignique» la città eterna. Cerco tra i “riottosi” se vi sono lucani. Li riconosco tra la folla per i loro accenti a me molto familiari. Li avvicino mentre volano sanpietrini contro i blindati delle forze dell’ordine che cinturano i palazzi della democrazia contro i quali marciano i giovani. Si mescolano agli universitari gli studenti medi, i precari dei call center e quelli del settore della ricerca delle Università, i traditi del terremoto dell’Abruzzo, i cassintegrati senza futuro.

Si legge nei loro sguardi smarrimento e sfiducia per la mancanza di risposte della politica non facendo distinzioni: maggioranza governativa e forse di opposizione sono fuori dal tempo della realtà e solo dentro alla logica della demagogia politologica. Ci sfiora un lacrimogeno, inizia la fuga per non essere avvolti dal fumo. Ci buttiamo dietro un vicolo mentre persone di tutte le età con il volto coperto tentano di sfondare il cordone di sicurezza. Arriva un ragazzo con non più di 17 anni invita alcuni amici a passare alla fase H. Chiedo ai presenti cosa vuol dire fase H. Una ragazza pugliese mi dice che è quella adottata dai khmer rossi nella guerra del Vietnam: attacchi simultanei in più parti per disorientare la celere. Le chiedo dove avessero appreso tali tecniche e lei mi risponde
"Ma che ti credi che siamo somari. Avevamo pensato di costruire il nostro futuro studiando, ma oggi insieme con colleghi transnazionali ci hanno rubato la speranza. Ci trasmettiamo esperienze, facciamo un benchmarking delle scelte politiche dei governi e delle opportunità di lavoro".


Invito Lara a non aggredire le forze dell’ordine che sono loro coetanei e anche malpagati. Lara mi dice “Li capisco, forse anch’io sceglierò di arruolarmi, ma oggi io protesto anche per loro”. Ma li aggredisci le dico “Vedi come è morbida la difesa perché loro ci capiscono anche se devono obbedire alla politica senza futuro”. La prendo con forza e la trascino fuori dalla mischia mentre iniziano a prendere fuoco auto e un blindato grigioverde della finanza. La protesta è solo contro la Riforma Gelmini. “No, no - risponde la giovane ribelle - Gelmini ha varato una riforma senza avere nessuna autorevolezza, visti i suoi brillanti risultati scolastici, ed è il simbolo di una decadenza morale e civile dell’Italia. Ma la protesta viene da lontano, è latente nelle case, negli anziani,nei lavoratori cinquantenni messi in povertà dagli Hedge Funds”. “Hedge funds? Come sai queste cose di finanza” le chiedo. Lara "Ah bello t’ho detto che non sono una somara, studio economia e so quanti e quali danni ha fatto la crisi finanziaria degli ultimi 10 anni. Volevano liberi mercati? Ora siamo poveri grazie alla rivoluzione liberale, ma liberi di protestare. E mò fammi andare, altrimenti perdo il tram della rivoluzione”. La bionda studentessa di economia segue i suoi colleghi cantando la canzone di Rino Gaetano. Sì il cantante calabrese è il loro idolo e molti dicono di lui che è un poeta profeta. Il cielo in questa calda giornata è “sempre più blu”.


Fermo un ragazzo della provincia di Potenza, mentre sta accendendo una bomba carta. "Che fai? Così scateni la carica della polizia" gli dico. Ometto la parte iniziale della risposta, ma riesco a parlargli. Franco o’ brigante mi racconta le sue ragioni:

“Sono uno di quelli che credevano assopito, disposto a tutto per un posto nel mondo. Oggi ho preso il surf e salgo sull’Onda. Non ho più paura, non più timore e né son docile a ogni riforma. Mi avvio ad avere in futuro un basso reddito e a vivere in un paese dove la diseguaglianza retributiva è ormai al top, dove veline, cubiste ed escort diventano parlamentari a 15.000 euro, dove l’alta burocrazia non salvaguarda la terzeità della pubblica amministrazione, dove i membri degli organi di controllo politico, amministrativo, tributario e contabile sono anche controllati se non direttamente per mezzo di affini e parenti. Insomma siamo al “tengo famiglia” e in Basilicata il familismo è al massimo. Pensa che condividevo amicizia su Facebook con una ragazza delle nostre parti che si è laureata in medicina recentemente. Questa mi raccontava che la madre dipendente di un ente regionale era stata a lungo segretaria di un assessore che ogni qualvolta doveva sostenere un esame…..”


Franco scuote la testa e non continua la frase. Poi riprende a parlare:
“Non siamo cittadini, ma sudditi della benevolenza e della speranza nel boss di turno…. Oggi sono qui a fare del surf sull’onda della protesta, sulla riforma, sul ministro di cui condivido la bellezza del somaro, sui ricatti, sul mio presente e sul nostro futuro. Destra, sinistra, centro non li reggo più. La mia politica, la nostra politica è fare surf sui percorsi formativi, sugli avviamenti professionali, sulla miseria di oggi, sulla precarietà di domani. Da oggi ho imbracciato con la generazione dell’armata invisibile la tavola da surf e abito le pieghe dell’onda. Non ci fermeremo fin quando là nei palazzi delle publics choices non ci ascolteranno. Dico alla sinistra quello che dico alla maggioranza che ci governa: voi siete responsabili della decadenza e del declino della nostra bella e amata nazione. Noi surfisti, invece, siamo troppo veloci per essere catturati, siamo troppo produttivi per essere sfruttati,siamo troppo travolgenti per essere fermati. La nostra felicità è la vostra crisi. Quando la vita si autorganizza, la politica non può organizzare la vita. Quanto più la società e i giovani si fanno intraprendenti, tanto più il potere vuole imporre disciplina e paralizzare la forza e di desideri. C’è in noi la voglia di reinventare la politica con i corpi in movimento, con i corpi senza futuro che costruiscono il proprio futuro, senza deleghe per nessuno. Per la politica perbene ci spiace,ma la vita è troppo gioiosa per farsi parlare addosso. Arrendetevi siete circondati”.


Franco o’ brigante torna tra i manifestanti alla ricerca di una vita migliore. E intanto la città brucia.

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lunedì 20 dicembre 2010, posted by roberto.bonuglia at 08:05
Il Monte Sinai con i suoi 2.285 metri di altezza è una delle più alte montagne d’Egitto, seconda solo al Monte Caterina. L’altura, celebre per essere stata il luogo prescelto dove Mosè ricevette da Dio le Tavole della Legge (i Dieci Comandamenti), oggi fa di nuovo parlare di sé. Ma non per motivi teologici o geografici.

Da qualche settimana, infatti, nel deserto del Sinai si sta consumando una tragedia umanitaria di cui pochi parlano in Occidente. E’ l’odissea di 250 profughi (75 di questi eritrei, gli altri provengono soprattutto dal Sudan e dalla Somalia) ostaggi di un gruppo di trafficanti di essere umani – guidati da Abu Khaled, con precedenti per traffico di armi, essere umani e organi – che hanno, tra l’altro, iniziato ad ucciderli: nove di loro, scelti tra coloro che non erano in grado di racimolare il riscatto per la loro libertà – fissato dagli aguzzini a 8.000 dollari – sono stati già uccisi nei giorni scorsi. Tra loro due diaconi ortodossi. Altri sono stati portati in un luogo imprecisato per “donare gli organi” e pagare, così, il loro “riscatto”.

Il sequestro è iniziato il 20 novembre e da allora il gruppo – composto quasi esclusivamente da giovani, molti dei quali minorenni e donne – ha subito di tutto: privazioni, torture con ferri roventi e scariche elettriche, stupri, esecuzioni. Secondo alcune fonti locali una parte consistente del gruppo è tenuto chiuso in una baracca mentre le donne e i bambini sono in una località vicina ma diversa nella periferia di Rafah. Tra quest’ultimi, secondo don Mosè Zerai – sacerdote eritreo dell’Ong Habeshia – anche una donna incinta.

L’Egitto – che per sua scelta non garantisce la protezione umanitaria per chi fugge dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Somalia – ha per molto tempo affermato di non essere a conoscenza di nessun sequestro in atto sul Sinai. Il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit, infatti, non ha mai preso atto degli appelli lanciati da alcune Ong internazionali. Su tutte la sezione israeliana della Physicians for Human Rights (Phr) che aveva già da tempo non solo denunciato la situazione, ma anche diffuso alcune testimonianze raccolte tra i profughi: il 23% di loro aveva bruciature da ferro sul corpo, il 94% ha confermato di essere stato privato del cibo e il 38% delle donne ha denunciato di aver subito violenze sessuali. Abul Gheit, invece, per voce del suo collaboratore Hossam Zaki, ha definito la vicenda una montatura e una «campagna mediatica per istigare l’opinione pubblica» architettata da «organi sospetti» che cercano di «ingigantire gli eventi o di comporre scenari mediatici per fare pressioni sull’Egitto in merito al fenomeno dei clandestini africani».

Ma da cosa scappano queste persone? Dove sono dirette?

Prima di tutto bisogna prendere in considerazione i 75 eritrei: a differenza degli altri loro sono in viaggio da alcuni mesi e nello scorso maggio avevano provato, senza successo, a raggiungere Lampedusa. Sono tutti giovanissimi e scappano dal loro paese dove non esiste nessuna libertà di culto e il feroce dittatore Isaias Afeworki li costringe al servizio militare ed ai lavori forzati: è un destino che spetta agli uomini dai 18 ai 40 anni e alle donne fino ai 27. Dopo essere stati respinti da Lampedusa lo scorso maggio, gli eritrei sono stati imprigionati nel deserto libico, precisamente nel carcere di Al Braq. Da lì hanno cercato una via di fuga verso Israele nella speranza di raggiungere la Turchia prima e l’Europa dopo. Durante il loro drammatico viaggio ciascuno di loro ha pagato circa 2.000 euro ad un gruppo di beduini del deserto del Sinai che si sono rivelati ben presto dei veri e propri “predoni” – una sorta di “scafisti del deserto” – i quali, invece di condurli verso l’agognata meta, li hanno sequestrati tenendoli per lungo tempo, insieme agli altri, in un container di metallo privati di cibo e acqua. Oltre al gruppo degli eritrei, gli altri ostaggi provengono da altri paesi africani – Etiopia, Ghana, Costa d’Avorio, Somalia, Nigeria, Congo e Sierra Leone – dai quali scappano, più o meno, per gli stessi motivi.

Il capo del gruppo, Abu Khaled, ha origini palestinesi e secondo alcune fonti locali è da tempo in contatto con Hamas. E’ ufficialmente ricercato dalla polizia egiziana ma – come lui stesso ha dichiarato un anno fa ad una cronista del Telegraph – «le autorità egiziane chiudono un occhio sui traffici che riforniscono Gaza» e piuttosto, si concentrano e perseguitano proprio i migranti che sono diretti verso Israele in cerca di una speranza e di un futuro. Kahled intrattiene dei rapporti finanziari con il noto commerciante di armi Abu Hamed e uno dei suoi più stretti collaboratori è Fatawi Mahari – meglio conosciuto come Wedi Koneriel – già indagato nel 2009 dall’intelligence israeliana con l’accusa di aver organizzato trasferimenti di denaro finalizzati al traffico di esseri umani in Egitto. Anche in questo caso, i soldi erano stati estorti ai familiari di alcuni africani sequestrati dai beduini nel Sinai.

Di questa tragedia umanitaria, a dire il vero, l’Occidente si è occupato finora poco e male. Solo il 16 dicembre la Commissione Europea ha approvato una Risoluzione con la quale si richiede la liberazione degli ostaggi e un imminente incontro tra essi e l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati (Unhcr).

Il problema, in realtà, non concerne solo questo gruppo di ostaggi ma fa parte di un fenomeno molto più ampio di cui ancora non si vuole prendere coscienza: l’Egitto, a causa della sua posizione geopolitica, sta diventando una sorta di “Mexico africano”. Sempre di più, infatti, i migranti dai Paesi africani che scappano dalla fame, dall’oppressione religiosa e dalla violenza di alcuni regimi dittatoriali dell’Africa sub-sahariana cercano di raggiungere Israele passando, per l’appunto, per l’Egitto. Molti di loro perdono la vita in questo viaggio della disperazione perché al confine le autorità egiziane “sparano per uccidere”: nel 2009 sono stati 28 i migranti uccisi, quest’anno 32. Molte donne (165 solo nel 2010), appena arrivate in Israele chiedono di interrompere la propria gravidanza poiché frutto di violenze subite durante la drammatica convivenza con i gruppi di beduini che organizzano questi traffici, sempre più spesso realizzati utilizzando i tunnel scavati negli anni scorsi al confine tra l’Egitto e la Palestina. Quasi tutti i profughi hanno bisogno al loro arrivo di cure mediche, soprattutto trattamenti ortopedici e fisioterapia.

In Italia, prima della risoluzione dell’Onu del 16 dicembre scorso, solo il quotidiano Avvenire e Nena News avevano avuto il merito di riportare con una certa regolarità e costanza le notizie relative al sequestro di gruppo.

Una vicenda di cui bisogna parlare e scrivere, prima che ai giovani ostaggi non rimanga che l’ultimo grido d’aiuto da lanciare: quello di togliersi la vita sperando che prima o poi qualcuno si attivi per la liberazione dei propri compagni di sventura.

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martedì 14 dicembre 2010, posted by vito.cirillo at 14:04
Si è svolto sabato 11 dicembre presso la suggestiva location del Museo Venanzo Crocetti l’Incontro di Studio «Tomba di Nerone». Toponimo, comprensorio e zona urbanistica di Roma Capitale promosso da ilTempolaStoria e dall’Assessorato Cultura e Sport del Municipio Roma XX. L’evento, organizzato con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia di Roma e di Roma Capitale, ha registrato un grande successo di pubblico come attestano le oltre 150 presenze che hanno gremito la Sala polivalente del Museo.

L’incontro è stato aperto da Roberto Bonuglia – Segretario generale de ilTempolaStoria – che ha ricordato le importanti sinergie istituzionali che l’Associazione ha messo in campo per organizzare l’evento e il relativo volume: dai Musei Vaticani alla British Library, dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma al Museo di Roma (Palazzo Braschi), da Cinecittà Luce alle Edizioni Nuova Cultura.

Sono poi seguiti gli interventi dell’Assessore alle Attività e servizi Culturali, Sport, Politiche Scolastiche Marco Perina e del Presidente della Commissione Cultura Giuseppe Calendino che hanno contestualizzato e rinnovato l’impegno dell’Amministrazione municipale nella valorizzazione del territorio di pertinenza, perseguendo il giusto equilibrio tra l’ottimizzazione delle risorse e la realizzazione di progetti culturali di qualità.

La relazione introduttiva del coordinatore scientifico dell’evento Fabrizio Vistoli ha invece illustrato ai presenti le premesse e i risultati delle ricerche tematiche effettuate dagli insigni contributors, fornendo altresì alcune chiavi di lettura del volume: «Tomba di Nerone». Toponimo, comprensorio e zona urbanistica di Roma Capitale. Scritti tematici in memoria di Gaetano Messineo, edito dalla Casa Editrice Nuova Cultura e ospitato nella Collana di Studi interdisciplinari sul Mondo Antico «Fors Clavigera». Al termine dell’intervento di Fabrizio Vistoli, l’Assessore Marco Perina ha consegnato a Giulia Carini, responsabile pro tempore dell’Archeoclub di Formello, una targa commemorativa con la quale il XX Municipio e ilTempolaStoria hanno reso omaggio al compianto prof. Gaetano Messineo, recentemente scomparso.

Sono poi seguiti gli interventi di: Marina Piranomonte, La “Tomba di Nerone” lavori 2009-2010. Nuove considerazioni; Rossana Nicolò, Lungo la via Cassia. Paesaggio storico e vestigia architettoniche nella tenuta della Sepultura di Nerone; Alessandro Locchi, Gli scavi del Capitolo di San Pietro nella tenuta della Sepoltura di Nerone: dati antiquari dagli archivi e dai Musei di Roma; Cristina Giagnacovo, Il restauro conservativo della Tomba di Publio Vibio Mariano; Licia Capannolo, Su alcune iscrizioni e graffiti della “Tomba di Nerone”; Pietro Scaglione Presentazione del progetto di valorizzazione e nuovo assetto del parco di “Tomba di Nerone”.

Al termine delle relazioni degli Studiosi testé citati, Roberto Bonuglia ha presentato alcuni filmati inediti rintracciati nell’Archivio dell’Istituto Luce e appositamente forniti all’Associazione per l’Evento da Cinecittà Luce. La proiezione ha rievocato i momenti durante i quali la “Grande Storia” è passata per il XX Municipio – su tutti la firma dell’Armistizio franco-italiano del 2 luglio 1940 e la rievocazione degli italiani uccisi dai nazisti a La Storta – e, al contempo, quelli durante i quali la quotidianità del territorio è stata filmata, negli Anni cinquanta e sessanta, dagli operatori dell’Istituto nei cinegiornali dell’epoca.

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giovedì 9 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 09:31
Una leggenda popolare designa col nome di «Tomba di Nerone» un sepolcro situato sul lato destro dell’antica via Cassia, nella località omonima e nei pressi del VI miglio antico. In realtà si tratta di un grande sarcofago marmoreo, eretto su podio e con coperchio displuviato, appartenuto a Publio Vibio Mariano e a sua moglie Regina Maxima. La sepoltura si trova oggi a ridosso ed internamente al Grande Raccordo Anulare, lungo il percorso moderno della citata Via consolare (km, 9,800), mentre nell’antichità era compresa nella parte extra-urbana di Roma. La sua presenza, fin dalla sua costruzione e poi oltre in epoca medievale e moderna, ha contraddistinto un omogeneo comparto territoriale — denominato nel tempo “Tenuta Casal Saraceni o S. Andrea” — ricchissimo di monumenti archeologici, dimore storiche, chiese e giardini, solitamente poco o mal conosciuti.

Finalmente il Sarcofago di Publio Vibio Mariano – recentemente restaurato dopo gli atti di vandalismo del febbraio 2008 – sarà al centro di un progetto editoriale e di un momento pubblico di approfondimento che ripercorreranno la storia remota e l’archeologia di quella tenuta della Campagna Romana che nella letteratura scientifica era ed è conosciuta con il nome di «Tomba di Nerone».

L’associazione ILTEMPOLASTORIA – nata a Roma nel 2007 con l’obiettivo di promuovere ai più ampi livelli la diffusione della cultura storica – insieme all’Assessorato Cultura e Sport del XX Municipio ha infatti organizzato un “Incontro di Studio” che si svolgerà l’11 dicembre 2010 alle ore 16:00 con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia di Roma, di Roma Capitale e in collaborazione con i Musei Vaticani, la British Library, la Soprindentenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, il Museo di Roma, Cinecittà Luce, Edizioni Nuova Cultura e il Museo Venanzo Crocetti che sarà, per l'occasione, visitabile gratuitamente.

L'Incontro di studio «TOMBA DI NERONE»: TOPONIMO, COMPRENSORIO E ZONA URBANISTICA DI ROMA CAPITALE coinvolgerà studiosi e ricercatori afferenti ad alcuni tra i più prestigiosi Istituti di ricerca e Atenei italiani, i quali porranno al centro dei propri interventi il monumentale sarcofago marmoreo recentemente restaurato.

L'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Coordinerà i lavori Fabrizio Vistoli

Interverranno: Laura Annesi, Roberto Bonuglia, Licia Capannolo, Francesco Coccia, Ilaria De Luca, Silvia Evangelisti, Cristina Giagnacovo, Elisabetta Lattavo, Claudia Lega, Alessandro Locchi, Luigi Loi, Rossana Nicolò, Marina Piranomonte, Marco Santancini, Pietro Scaglione, Giandomenico Spinola

Info e contatti:

ILTEMPOLASTORIA - Via Enrico Jovane, 53 - 00156 ROMA
Tel./Fax. 06.27.49.55 – Cell. 349.37.83.119
e-mail: iltempolastoria@email.it – Sito internet: www.iltempolastoria.it

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martedì 7 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 10:43
Pompei non sta bene. Gli scavi nell’antica città mettono tristezza. Ovunque ci sono transenne per tenere lontani i turisti dagli edifici che minacciano di crollare. Molte delle case sono chiuse fino a nuovo ordine con grossi lucchetti ai cancelli. In molte aree muri pericolosamente inclinati sono stati rinforzati con tubi di ferro e intere strade sono state semplicemente chiuse al pubblico. Il restauro di famose attrazioni turistiche come la Casa dei Vettii o le terme sarebbe dovuto essere pronto già da tempo ma i cartelli con l’annuncio che le terme saranno riaperte a luglio 2010 sono stati rimossi.

Un valore inestimabile

Pompei è il sogno di ogni archeologo. In nessun altro posto al mondo un’antica cittadina di provincia romana è stata sepolta in un batter d’occhio sotto una spessa coltre di cenere e lapilli dall’eruzione del Vesuvio. La coltre ha sigillato per sempre la vita di questa cittadina, assicurandoci un’inestimabile quantità di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani.
E Pompei è vasta. Una vera città di 66 ettari, due terzi dei quali sono stati scavati. Un’area immensa cha ha bisogno di manutenzione ma dove si fa troppo poco già da decine di anni.

I giochi di potere

Interventi a breve scadenza sono impossibili. Il dipartimento archeologico di Pompei, paralizzato da giochi di potere politici, è inattivo dal 2008. Il premier Berlusconi ha spedito un commissario straordinario a Pompei, con il compito di dare una lucidata all’immagine degradata del sito. Bisognava attirare visitatori per ricavare maggiori introiti da Pompei. Così è stata realizzata la nuova illuminazione intorno agli scavi, costruita una bella pista ciclabile, l’antico teatro è stato predisposto per ospitare concerti e in alcune case sono stati installati dei percorsi multimediali. Ora finalmente c’è anche un ristorante decente, veri servizi igienici e un bel bookshop. Si è però prestata molta meno attenzione agli scavi.

I crolli

Questo mentre Pompei subisce le conseguenze di restauri mal eseguiti negli anni ‘60 e ‘70. In quegli anni non ci si facevano problemi a costruire tetti di cemento armato sui fragili muri di 2000 anni fa. Muri che tuttora continuano a indebolirsi e che possono crollare dopo forti piogge, come di recente è successo con la palestra dei gladiatori.
Pompei soffre di gravi mancanze di manutenzione. Annualmente si incassano 20 milioni di euro con i biglietti d’ingresso ma ne occorrono dieci volte tanti per poter preservare al meglio la città. Una cifra che l’Italia non ha. L’unica soluzione per poter preservare questa eredità culturale unica al mondo sembra quindi chiedere l’aiuto di altri Paesi o di sponsor internazionali. In caso contrario, fra un paio di generazioni Pompei non esisterà più.

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giovedì 2 dicembre 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 09:48
Il crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei causa una mozione di sfiducia in Italia.

La colpa del degrado di Pompei viene imputata al premier Berlusconi. Eric Moormann, professore emerito di Archeologia Classica, non sarebbe sorpreso qualora si verificassero nuovi crolli.
Il premier Berlusconi, già perseguitato da scandali, ha un ulteriore problema ora che l’opposizione ha annunciato una mozione di sfiducia in Parlamento contro il suo ministro della Cultura, Sandro Bondi. Il motivo è il crollo di un edificio usato per i gladiatori a Pompei, la città romana sepolta nell’anno 79 D.C. da un’eruzione del Vesuvio. La posizione di Berlusconi sembra precaria. Il suo ex alleato, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, domenica gli ha chiesto di dimettersi. Il partito di Fini, che tuttora sostiene il governo Berlusconi, martedì ha votato con l’opposizione contro una proposta di legge del governo e Fini potrebbe far cadere il ministro per dimostrare il suo potere. Bondi continua a rifiutare di dimettersi nonostante sia stato costretto ad ammettere che altri edifici di Pompei stanno per crollare.

La situazione a Pompei è molto grave, afferma Eric Moormann, professore emerito di Archeologia Classica all’Università Radboud di Nimega. Il problema è che nel corso degli ultimi duecentocinquanta anni si è scavato troppo, mentre allo stesso tempo non ci sono soldi per la conservazione dei monumenti, la maggior parte dei quali versano in condizioni deplorevoli. “Non mi sorprenderebbe se ne crollassero degli altri”. Il crollo dell’edificio ha causato molta emozione e rabbia in Italia. Moormann: “Un collega napoletano mi ha mandato un messaggio spiegandomi che il Ministero della Cultura la scorsa settimana ha stanziato trenta milioni di euro da usare per nuovi scavi ad Ercolano, la cittadina sepolta sotto fango e lava dalla stessa eruzione del 79 D.C. Questi milioni sono ancora una volta sottratti al bilancio per la conservazione archeologica. I lavori sono affidati a terzi, nemmeno al proprio servizio archeologico. Il mio collega sceglie le parole con cura, ma tra le righe leggo che come al solito è stata una questione di affari tra amici.”

Due anni fa il governo dichiarò lo stato di emergenza per Pompei, classificata patrimonio mondiale dall’Unesco. Molti affreschi sono già rovinati e migliaia di pietre sono cadute dai muri.
Il Presidente Giorgio Napolitano ha definito il crollo dell’edificio una vergogna per l’Italia. Secondo l’opposizione i tagli dell’attuale governo sarebbero la causa della mancanza di manutenzione.

Ma secondo Moormann il degrado di Pompei non è solo colpa di Berlusconi. L’edificio sarebbe potuto crollare anche dieci anni fa. Non è servito che il suo governo abbia ulteriormente ridotto il budget ma il problema esiste da tempo. L’Italia ha una così enorme quantità di tesori artistici da preservare che farlo sarebbe impossibile persino per il Paese più ricco del mondo, figuriamoci per uno con problemi finanziari.

L’edificio dei gladiatori, una cosiddetta ‘schola’, è crollata sabato scorso probabilmente perchèé le fondamenta del complesso erano state danneggiate da infiltrazioni d’acqua. Non è una casa, ma una palestra in un atrio colonnato. Era l’unica del suo genere ad essere sopravvissuta dall’antichità, quindi una grande perdita.

Nel 2008 un commissario speciale avrebbe dovuto investire 57 milioni in manutenzione. Molti casi per i quali il governo Berlusconi ha dichiarato lo stato di emergenza sono sotto inchiesta a causa di sospetta corruzione. Da allora si sono susseguiti tre commissari speciali, spiega Moormann, che hanno sostituito un direttore considerato molto capace dai suoi colleghi. “Non sono in grado di dire se è stato fatto qualcosa di buono con quei soldi, quando ci sono stato in primavera alcune cose erano state riparate mentre altre erano malridotte come prima. Il ristorante era però stato ristrutturato, chiaramente spendendo un sacco di soldi. Con circa due milioni di visitatori all’anno, Pompei è una delle principali attrazioni in Italia ma i soldi che vengono guadagnati lì devono essere consegnati al Ministero, quindi non si arriva da nessuna parte.” “Il deplorevole stato in cui versa Pompei non è solo colpa di Berlusconi”.

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