mercoledì 28 aprile 2010, posted by vito.cirillo at 15:56
Le ultime elezioni in Iraq hanno fatto emergere due personaggi la cui vittoria era stata prevista: Allawi e Al Maliki. Il primo ha ottenuto 91 parlamentari, il secondo 89. Per ottenere la maggioranza governativa occorrono 160 parlamentari. Perciò i due dovrebbero stringere un'alleanza che porti ad un governo di coalizione. Allawi, però, pur essendo sciita è stato appoggiato anche dai sunniti, della cui esistenza non può non tenere conto.

Ma c'è un terzo personaggio che è emerso nella tornata elettorale... E' Moqtada Al Sadr che ha ottenuto ben 70 parlamentari. E' uno sciita oltranzista, che dal 2003 si è distinto per le sue posizioni molto vicine all'Iran. Può rappresentare un ostacolo al processo di stabilizzazione dell'iraq dove gli equilibri tra le etnie e le religioni non sono, in realtà, molto forti.

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lunedì 26 aprile 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 12:27
Lo scrittore abruzzese diceva: "L'oppio è la religione dei popoli".

Con il suo intelligente sarcasmo, Flaiano ha saputo cogliere una realtà che non si può contestare.
L'oppio o la droga è veramente la religione moderna di tanti popoli. Si diffonde sempre più l'uso di stupefacenti. Le organizzazioni delinquenziali più potenti al mondo si arricchiscono a dismisura con lo sporco commercio della droga. I governi a parole si sforzano di combattere tale commercio, ma nei fatti esso continua a prosperare. Il futuro dei giovani è sottoposto a questa terribile spada di Damocle: lasciarsi distruggere stoltamente da questa piaga infernale.

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domenica 25 aprile 2010, posted by vito.cirillo at 14:50
Qualche anno fa, prima di entrare in coma, Ariel Sharon - il capo della destra di Israele (Likud) - fondò un nuovo partito chiamato Kadima. A questo partito parteciparono elementi della destra e della sinistra laburista, tra cui l’attuale presidente israeliano Simon Peres. Si costituì così un consistente partito di centro, che vinse le successive elezioni.
Questa «prospettiva israeliana» non è da escludere se si guarda con attenzione quello che sta succedendo in questi giorni nel nostro Paese e, più in generale, nella prospettiva futura della politica italiana. Gianfranco Fini, stanco del cesarismo o bonapartismo berlusconiano potrebbe pensare di dar vita a qualcosa di simile al partito Kadima coinvolgendo l’UDC di Casini e il nuovo partito di Francesco Rutelli e Bruno Tabacci (API).

Ora che si è reso libero anche Luca Cordero di Montezemolo, nonostante le sue dichiarazioni di non voler entrare in politica, potrebbe essere associato anche lui a questo progetto, essendo un manager molto capace ed esperto, che ha risollevato le sorti della Fiat (sull’orlo del fallimento nel solo 2004). Antonio Di Pietro – nonostante i suoi rapporti non certo buoni con i “centristi” - non sembrerebbe sfavorevole a questa ipotesi. A questo punto bisognerebbe vedere come si evolve la situazione nel Partito Democratico dove alcuni moderati potrebbero subire il fascino di un tale progetto che avrebbe l’obiettivo, di fatto, di creare una alternativa a Berlusconi l’attuale quadro politico.

Il tempo rivelerà gli scenari futuri. Ad ogni modo, comunque, dei nuovi fermenti, con prospettive diverse, cominciano ad agitarsi nella vita politica italiana.

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, posted by vito.cirillo at 10:11
Da tanti anni, in Italia, si parla di riforme istituzionali. Ultimamente si è manifestata la volontà di accelerare il processo riformatore e di concluderlo entro i prossimi tre anni. Si parla anche di eleggere direttamente da parte del popolo il Presidente della repubblica. Sarebbe opportuno, però, sottrarre tale istituto alla pertinenza e all’appannaggio esclusivo della politica così come è accaduto finora.

In un sistema bipolaristico come il nostro, la competizione politica è caratterizzata da estrema faziosità e da dura contrapposizione. I capi dei partiti incendiano gli animi e suscitano fervide passioni. Metaforicamente parlando, chi accende fuochi non può fare il pompiere.

Psicologicamente, rimane sempre qualcosa delle passioni accese. Occorre perciò ricorrere a personalità che non abbiano partecipato all’infervorimento degli animi in modo che possano rappresentare autenticamente e serenamente l’unità nazionale. Si può pensare a personalità prestigiose, equilibrate e senza macchia – di natura giuridica e/o etica – della cultura, della scienza, delle arti e delle professioni: insomma, del mondo civile in genere.

I mass media potrebbero raccogliere proposte di candidature dai loro usufruitori – si attiverebbero giornali, internet, telegiornali, ecc. – Quelli che attrarrebbero il maggior numero di proposte (i primi otto/dieci, metà donne e metà uomini) qulora accettassero di partecipare alle elezioni dovrebbero essere disposti a subire spietati accertamenti sulla loro idoneità (perfino quello di rovistare nei loro armadi affinché non ci siano scheletri). Ci sarebbero due turni elettorali. Al primo parteciperebbero tutti. Al secondo, solo i primi due più votati dal popolo.
Basta con la politica onnivora. In democrazia è importante anche il mondo civile.

Ultima cosa: gli eventuali candidati non dovrebbero avere meno di 50 anni e tra essi sarebbero esclusi personaggi troppo ricchi per non rendere squilibrate le condizioni di partenza e di accesso all’eventuale propaganda personale.

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mercoledì 21 aprile 2010, posted by vito.cirillo at 14:30
Ai primi di aprile, il premier russo Vladimir Putin si è recato in Venezuela dove il presidente Hugo Chavez l'ha ricevuto in grande stile.

Sono stati fatti degli accordi che qualcuno ha considerato una vera e propria "alleanza". Le trattative si sono incentrate su alcuni settori strategici: il tecnologico, il militare, l'alimentare e l'accademico. E' stata costituita anche una compagnia petrolifera nella quale il 60% sarà compartecipata dal paese latino-americano mentre il 40% sarà gestito da un consorzio russo. Nel consorzio russo cono presenti la Rosneft, la Lukoil, Gazprom, Tnk-Bp e Surgutneftgaz. Tra i progetti anche quello di un generatore nucleare che aiuti il paese latino americano a sviluppare il settore elettrico. Intese preliminari sono state prese anche nel settore della difesa. "Non vogliamo costruire un'alleanza contro gli Usa - ha detto Chavez in una conferenza stampa congiunta con Putin - e comunque non ci interessa quello che pensa Washington". Nel settore aerospaziale la Russia ha consegnato gli ultimi 38 elicotteri da trasporto militare al Venezuela ma non sono stati firmati nuovi accordi. Chavez ha anche voluto ringraziare Putin per aver messo a disposizione del Venezuela l'esperienza russa in materia spaziale.

Tutto questo indica che la Russia rimane molto attiva nella scenario politico internazionale e non vuole rinunciare alla passata grandezza che quella zarista prima e sovietica poi ebbero. La Russia è stata ed è una grande potenza e l'attività di Putin sta a significare che vuole esserlo sempre di più. Del resto, anche riguardo al medio Oriente, la Russia è una delle quattro componenti del cosiddetto "quartetto" insieme all'Onu, all'Unione Europea ed agli Stati Uniti.

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lunedì 19 aprile 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 15:48
“Con questa inaugurazione, forniamo un ulteriore concreto esempio dell’impegno italiano per la ricostruzione del Libano nell’ambito del programma ROSS per l’emergenza – cita il comunicato della cooperazione italiana in Libano - Questo progetto rappresenta una delle best practices della nostra cooperazione perché dimostra come sia possibile intervenire garantendo servizi di qualita e contemporaneamente le risorse necessarie al loro mantenimento, a favore di uno sviluppo sociale ed economico per la popolazione locale, che sia anche rispettoso dell’ambiente”.

La municipalità di Bint Jbeil e i comuni che fanno riferimento ai suoi servizi per lo smaltimento dei rifiuti, saranno da oggi autosufficienti. L’iniziativa che ha consentito la completa riabilitazione dei servizi di smistamento e compostaggio dei rifiuti solidi urbani nasce dal progetto di cooperazione realizzato dal COSV, una ong italiana, con il finanziamento della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina e il supporto della locale ambasciata italiana.

All’inaugurazione, che ha previsto anche una visita guidata agli impianti realizzati, hanno partecipato rappresentanti dell’ambasciata italiana, il responsabile per gli Affari Civili di UNIFIL – la componente militare interforze delle Nazioni Unite - Ryszard Morczynski, il sindaco di Bint Jbeil, il direttore della cooperazione italiana a Beirut, Fabio Melloni, rappresentanti del Ministero per l’Ambiente e del settore privato libanesi.

“Per noi è stato un grosso impegno – ricorda Stefano Moschini il responsabile locale del COSV presente all’inaugurazione - soprattutto per le attivita che hanno riguardato la sensibilizzazione della popolazione verso la raccolta differenziata. Siamo riusciti a coinvolgere non solo le scuole e le strutture pubbliche ma i commercianti, le piccole imprese, le famiglie nei diversi quartieri, comunicando l’importanza di una corretta raccolta dei rifiuti anche con iniziative di comunicazione che hanno riguardato tutta la popolazione”

Il programma d’intervento, oltre a realizzare le infrastrutture e a fornire le apparecchiature, ha garantito l’addestramento del personale tecnico e amministrativo, l’introduzione del riciclo dei rifiuti tramite le tecniche di compostaggio e la sensibilizzazione della popolazione locale per l’introduzione della raccolta differenziata. Le autorita locali dichiarano di aspettarsi un significativo miglioramento, non solo della raccolta dei rifiuti ma più in generale della tutela ambientale urbana e periferica.

Secondo il Ministero dell’Ambiente libanese, i rifiuti solidi urbani costituiscono circa il 90% del totale dei rifiuti solidi prodotti in Libano. La fonte principale di questi rifiuti sono le famiglie, le aziende, i mercati, gli ospedali, i macelli e le operazioni di ripulitura delle strade che non consentono il ritiro dei rifiuti ma solo il loro accumulo. Lo smaltimento spesso non è regolato e si assiste alla continua proliferazione di discariche a cielo aperto, con conseguenze disastrose non solo per l’ambiente ma anche per la salute degli abitanti. Con il progetto del COSV, si stima di riuscire a trattare circa il 60% dei rifiuti urbani locali, con costi inferiori a quelli precedenti e con prospettive di miglioramento dovute anche alla produzione - nello stesso impianto - del compost, che viene rivenduto localmente per scopi agricoli, e di altri materiali riciclati.

Per la prima volta in Libano (se si fa eccezione per alcune esperienze nella capitale, Beirut) si avvia la raccolta differenziata con la tecnica biologica del compostaggio.

Un’ulteriore, piccola ma significativa, iniziativa finanziata nel progetto – dal dipartimento per gli Affari Civili di UNIFIL – riguarda lo smaltimento dei rifiuti delle basi militari italiane e belghe di Tibnin. E’ la prima volta che accade in una missione di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Sin dall’inizio delle attivita in loco il COSV si è avvalso della collaborazione di ARPA Lombardia che attraverso consulenze in Italia e specifiche missioni di monitoraggio sul campo ha fornito allo staff del COSV preziose indicazioni per le migliori soluzioni tecniche e gestionali da utilizzare in loco.

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, posted by vito.cirillo at 14:35
Dopo un anno di presidenza, secondo i sondaggi, la popolarità di Obama negli Usa è calata notevolmente. Nel calo di popolarità una parte determinante è stata causata dalla riforma sanitaria che tanti americani non hanno digerito.

Bisogna ricordare, però, che con le leggi del "Recovery act", Obama ha rintuzzato efficacemente gli effetti economici disastrosi della crisi causata dalle bolle finanziarie e ha ridotto la disoccupazione - anche se ancora molto diffusa - ed ha salvato due società automobilistiche primarie. In politica estera, c'è la situazione afgana che si sta aggravando e che può diventare un impedimento alla normalizzazione del paese. I talebani sono ancora molto forti e possono incidere sulla politica del Presidente Hamid Karzai. Anche in Medio Oriente la situazione è di stallo.

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sabato 17 aprile 2010, posted by roberto.bonuglia at 21:03
Avevamo promesso, qualche tempo fa, di tornare su Denis Diderot e sulla sua opera ricordando uno dei suoi lavori meno conosciuti e meno ricordati. Ci riferiamo al libro “I gingilli indiscreti” (Les bijoux indiscrets), alla cui lettura sarebbe davvero suggestivo avvicinarsi dopo aver letto l’epigrafe burlesca con cui Diderot terminava il proprio “Ritratto in versi” del 1778:

Lorsque, sur mon sarcophage,
Une grande Pallas, qui se désolera,
Du doigt aux passants montrera
Ces mots gravés: “Ci-gìt un sage”;

N’allez pas, d’un ris indiscrett,
Démentir Minerve éplorée,
Flétrir ma mémoire honorée,
Dire: Ci-gìt un fougardez-moi le secret!

Versi che abbiamo lasciato in lingua madre ma che - anche tradotti - conservano l’ironica vena poetica del genio enciclopedicoAllorchè sul mio sarcofago/una grande Pallade desolata/mostrerà al passante col dito le parole incise:/”qui giace un savio”/non vogliate, con un risolino indiscreto/smentire Minerva in pianto/calpestare la mia memoria onorata/e dire: “Qui giace un pazzo”… difendete il mio segreto»].

Nelle pagine in questione - ovvero tra "i gingilli indiscreti" di Denis Diderot - la situazione descritta nei versi del 1778, certo non a caso, si rovescia: prendendo tra le mani il prezioso libretto possiamo anche credere di trovare solo il pazzo, ma a lettura finita ci accorgiamo di aver scoperto piuttosto il savio. L’esatto contrario, dunque di quanto ci si possa aspettare di fronte alle conquiste più inaspettate e perciò più gratificanti.

Anteriore alla maggior parte delle opere di più serio impegno, “I gingilli indiscreti” anticipano e precorrono tuttavia molti argomenti che saranno più approfonditi in altri lavori dell’intellettuale tout court. Vi si parla di un di tutto: nella storia amena del sultano Mangogul e della favorita Mirzoza fanno capolino, più o meno maliziosamente, quasi tutte le questioni del secolo: dalla disputa dei partigiani dell’antico e del moderno nell’arte, alla polemica sul teatro (proprio queste pagine ispirarono a Lessing la sua "inutile" Drammaturgia d’Amburgo); dalla scienza sperimentale alla polemica sulla musica; dalla critica dei costumi a quella letteraria; e naturalmente l’opera ne acquista un significato più concreto e profondo, che trascende l’intenzione amena del primo spunto.

È un libro decisamente “morale” - intendendo il vocabolo nell'accezione larga che meglio si confaceva al “Secolo dei Lumi” - tanto da giustificare la nota di Naigeon, per la ristampa del 1798, che dice: «A mano a mano che i libri puramente e semplicemente licenziosi perderanno buona parte della loro fama, questo potrebbe acquistarne, perché vi si trova la satira dei cattivi costumi, della falsa eloquenza, dei pregiudizi religiosi, con una conoscenza molto estesa delle lingue, delle scienze e delle arti; vi si trovano pagine molto filosofiche e sagge; brani allegorici pieni di finezza, con grande calore e vivacità». E, si potrebbe aggiungere, all’infuori delle satire, anche pagine di vera arte, ricche di quel tono saltellante e brioso che vivifica magicamente la profondità del concetto, ma anche pagine narrative compiute e larghe, dove si anticipa quel frutto della lettura di Richardson che ancor meglio apparirà nella Monaca.

I gingilli indiscreti furono stampati in Olanda nel 1748. Ebbero fortuna immediata: 6 edizioni in pochi mesi, una traduzione in lingua inglese nel ‘49, numerose ristampe fino a quella citata del 1798, compresa nelle Opere complete; e anche oggi il libro non è mai assente da qualunque ristampa delle opere di Diderot. Secondo le Memorie di Madame de Vandeul, la figlia dello scrittore, egli avrebbe intrapreso questo lavoro, compiendolo in soli 15 giorni, per guadagnare cinquanta luigi destinati a sovvenire Madame de Puisieux, allora sua amante, e nel contempo per una specie di scommessa: dimostrare che era facilissimo imitare ed anche superare i narratori licenziosi che allora furoreggiavano, e che nel testo vengono spesso facetamente citati come vedrà chi sarà solleticato da quelle piccole riflessioni in merito a cercare e leggere, i “gingilli diderottiani”.

L’idea, abbastanza peregrina, da cui nasce tutto lo svolgimento, della vicenda è tolta da un vecchio fabliau (Recueil de Barbazan, ediz. di Méon, t. III, pag. 409): Mangogul, sultano del Congo, ottiene dal suo genio protettore Cucufa il dono d’un anello, la cui pietra opportunamente diretta induce a parlare una certa parte del corpo femminile. La favorita Mirzoza consiglia il sultano e l’assiste nell’impresa: e da qui nascono i casi divertenti (e qualche volta feroci) che riempiono l’opera, gli scontri, le avventure, le disavventure, che divertono - in una pregevole e rara simbiosi - l’autore e il lettore.

Malgrado i nomi orientali, presi a prestito dalle Mille e una notte e da altri romanzi del genere, sono nell’opera molto più presenti gli illuministi inglesi che i narratori alla moda orientale, più Swift, dunque, che Crébillon. Il racconto può avere ogni tanto qualche svolta ardita, ma mai oscena: di tali pagine Diderot si diverte, ma non si compiace. Egli non è mai corrotto né corruttore; e se talvolta chiama arditamente le cose con il loro nome, questo avviene solo per andar contro l’ipocrisia, il vizio che sempre suscita di più il suo risentimento e la sua sferzata polemica. Ma generalmente, in tutto il libro, il tono è assolutamente bonario; e l’opera sarà, sì, minore, ma mica tanto…

Come quasi tutti i grandi scrittori che abbiano almeno una volta sacrificato il proprio genio al genere leggero, anche Diderot, in età avanzata, condanna “i suoi gingilli”, definendoli «una sciocchezza». Ma oggi a noi, stolti lettori a cui comunque le sciocchezze piace farle e leggerle, in una giusta e completa visione dell’insieme dell’opera diderottiana, non abbiamo per nulla l’impressione che questo lavoro rappresenti una stonatura. E quindi consigliamo a quanti di voi non l’abbiano finora cercato e trovato, di reperirlo tra gli scaffali impolverati di qualche biblioteca o di ordinarlo in qualche libreria di nicchia per fare un tuffo in un'«opera minore» di un «intellettuale grande».

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, posted by vito.cirillo at 14:30
Si parla poco dei profughi iracheni. Ad oggi sono circa 3.000.000. Di questi, 2.000.000 sono in Siria, 1.000.000 in Giordania.
I profughi iracheni a cui facciamo riferimento sono quelli che abbandonarono il loro paese dopo la caduta di Saddam nel 2003. All'epoca facevano parte del "ceto medio" e "medio-alto" della società irachena.

Ora, pur essendo ben trattati sia in Siria che in Giordania, essi temono di lasciare questi paesi e di rientrare in Iraq visto che molti di loro potrebbero essere accusati di essere stati "filo-saddamiani". Questa situazione è un'arma a doppio taglio per il Paese. Da una parte l'esilio di questi profughi rende più "tranquilla" la situazione sociale ma dall'altra essi rappresentano una ricchezza sociale di cui l'Iraq è stato, fino ad oggi, privata e di cui forse, oggi più di ieri, avrebbe bisogno.

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, posted by vito.cirillo at 14:20
Il Segretario di Stato americano Clinton, nella sua recente visita in Qatar, ha avanzato l'ipotesi che in Iran si stia profilando un regime militare dei cosiddetti "pasdaran".
Questi sono i guardiani della rivoluzione. Furono creati dall'ayatollah Khomeini. Dipendono dalla Guida Suprema che attualmente è Khamenei.
Sono circa 300.000 e manovrano loro i basiji, vale a dire i miliziani del regime. Secondo la Clinton i pasdaran stanno assumendo posti di potere sempre più forti e sembrano prospettare un regime militare di loro emanazione. E' una ipotesi un remota perchè il regime teocratico è ancora forte e non lascerà che al suo posto subentri un regime militare che soppianti quello religioso.

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venerdì 16 aprile 2010, posted by roberto.bonuglia at 11:42
Prima dell’elezione del primo presidente nero degli Stati Uniti, Barack Obama, tutti i neri del mondo avevano come punto di riferimento e idolo Nelson Mandela.

Lui, il «Madiba» (titolo dato agli anziani della sua famiglia) è la "grande anima" del Sudafrica. Il 18 luglio compirà 92 anni, ma solo da venti è un uomo libero. Mandela è rimasto recluso per ventisette anni, fino al 1990, a Robben lsland: nel carcere dell’isoletta a largo della costa di Cape Town, ha vissuto in un cella di appena tre passi. Era stato arrestato con l’accusa di aver capeggiato il movimento anti-apartheid che chiedeva alla minoranza bianca pari diritti umani per la comunità nera sudafricana.

Quattro anni dopo la sua liberazione, Mandela è stato eletto Presidente del Sudafrica e ha continuato la sua opera di parificazione tra i neri e i bianchi. Tra i suoi tanti successi, va ricordato l'essere riuscito a ottenere l’organizzazione del Mondiali di rugby del 1995 in Sudafrica: Mandela tra le altre cose, è un grande sportivo, da giovane ha praticato la boxe, si è appassionato al rugby che in Sudafrica è da sempre la disciplina dei bianchi. Ma il leader sudafricano ama anche il calcio. E i grandi calciatori lo ricambiano: Ruud Gullit, l’olandese di colore che giocava nel Milan, quando vinse il Pallone d’Oro nel 1987 lo dedicò proprio al «Madiba». Il Mondiale di rugby sudafricano fece sentire per la prima volta unito un popolo da sempre diviso, ed è per questo che Mandela non ha mai smesso di ripetere: «Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, come poche altre cose fanno». Non abbiamo modo di credere il contrario.

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, posted by roberto.bonuglia at 00:33
Il Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova, ha nominato alcuni alti funzionari in ruoli chiave dell’organizzazione. La Bokova, il cui mandato è iniziato il 15 novembre dello scorso anno, ha dichiarato di avere scelto “un team valido, competente, coerente e motivato” a capo dell’UNESCO.Nel quadro delle nomine, anche un italiano: Francesco Bandarin, nuovo Vice Direttore Generale alla Cultura. Bandarin non è nuovo a cariche di alto livello: aveva già ricoperto l’incarico di Direttore del Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2000. Specialista in architettura e pianificazione urbana, ha lavorato in precedenza per istituzioni pubbliche e private nel campo del patrimonio edilizio, della conservazione del patrimonio culturale, del patrimonio ambientale e degli eventi culturali, così come nel campo del design urbano e architettonico nei paesi in via di sviluppo. In qualità di Direttore del Centro del Patrimonio Mondiale, Bandarin ha favorito lo sviluppo di un vasta rete di collaborazioni tra pubblico e privato per la conservazione del Patrimonio Mondiale, nonché lo sviluppo di centri di categoria II a livello regionale, in ogni parte del mondo.

Importanti anche le altre nomine:

· Vice Direttore Generale dell’UNESCO – Getachew Engida (Etiopia), attualmente Vice Assistente del Direttore Generale dell’UNESCO per l’Amministrazione;

· Direttore Generale del Settore Educazione – Qian Tang (Cina), attualmente Vice Direttore Generale ad interim;

· Vice Direttore Generale del Settore delle Scienze Naturali – Gretchen Kalonji (USA), che è il Direttore Ricerca e Sviluppo presso l’Ufficio del Presidente dell’Università della California.

· Il Settore delle Scienze Umane e Sociali sarà diretto da Maria del Pilar Alvarez-Laso, Direttore dei Progetti presso l’Istituto Latino-Americano per la Comunicazione Educativa a Città del Messico;

· Vice Direttore Generale del Settore Comunicazione e Informazione – Janis Karklins (Lettonia), attualmente Ambasciatore lettone in Francia e Delegato Permanente presso l’UNESCO;

· Vice Direttore Generale delle Relazioni Esterne e Cooperazione – Eric Falt (Francia), attualmente Direttore della Divisione Relazioni Esterne del Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite;

· Vice Direttore Generale per il Settore Amministrativo – Khadija Ribes (Tunisia), attuale Direttore Generale incaricato del servizio civile e dello sviluppo dell’amministrazione nell’Ufficio del Primo Ministro tunisino;

· Vice Direttore Generale del Dipartimento per l’Africa – Lalla Aïcha Ben Barka (Mali), che è ora il Vice Segretario Esecutivo della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa.

Tutti i funzionari nominati dovrebbero assumere le loro funzioni il 1 luglio 2010.

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giovedì 15 aprile 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 17:15
Per la prima volta un Mondiale di calcio si disputerà nel continente africano.

E il Sudafrica non sta già nella pelle. Per le strade di tutte le sue maggiori città si legge lo slogan «It’s Africa turn», tradotto: «E' il turno dell’Africa». E' la grande occasione per un Paese di riscattarsi agli occhi del mondo. I Mondiali che prenderanno il via l’11 giugno e si concluderanno l’11 luglio, sono veramente un esame importante: la Fifa, il massimo organo internazionale del calcio, ha riammesso il Sudafrica solo nel 1992, dopo trenta lunghi anni di esclusione.

Colpa dell’apartheid — ciòè della separazione delle razze, con la maggioranza nera segregata dalla minoranza bianca — che si ritrovava persino nello sport.

Fino agli anni Novanta, c’erano formazioni composte da soli neri e quelle di soli bianchi, con questi ultimi che da sempre preferiscono il rugby al calcio. Ed è stato proprio grazie all’organizzazione del Mondiale di rugby del 1995 in Sudafrica (vinto dalla nazionale di casa), che la Fifa ha deciso che questo Paese era idoneo a ospitare anche il maggior evento calcistico, che si tiene ogni quattro anni. Grazie al sistema di «rotazione continentale» il Mondiale 2010 non si sarebbe potuto disputare in Europa, essendosi già giocato nel Continente, in Germania, il campionato 2006. La regola nel frattempo è stata cambiata ma, intanto, l’Africa era favorita: al Sudafrica facevano concorrenza solo l'Egitto e il Marocco. Così Johannesburg, Pretoria, Port Elizabeth, Cape Town, Nelspruit, Bloemfontein, Durban, Rustenburg e Polokwane, le nove città che ospiteranno le partite della rassegna mondiale, hanno avuto la meglio. Dieci gli stadi (due a Johannesburg) che sono stati costruiti quasi tutti ex novo, con una spesa prevista di un miliardo di euro che alla fine è lievitata di quasi dieci volte.

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, posted by vito.cirillo at 15:30
La figura dell'ex Premier britannico Blair è piuttosto controversa.
Per molti ha avuto il merito di modernizzare l'Inghilterra e di dare un assetto più efficiente al sistema sanitario. Sul piano della politica interna, si tratta di meriti incontestabili. Sul piano della politica estera Blair ha ricevuto numerose critiche soprattutto riguardo alla guerra condotta contro l'Iraq di Saddam Hussein nel 2003.

Blair era sulla cresta dell'onda perchè aveva ottenuto due mandati consecutivi col partito laburista ed era anche papabile per un terzo mandato nel 2005. L'aver acconsentito al bellicismo di Bush junior gli ha causato in patria una grande perdita di consensi e di prestigio dopo che fu chiaro che Saddam non aveva armi di distruzione di massa. Bush e Blair mentirono a riguardo.
Ciò fece sì che Blair riuscì a vincere le elezioni del 2005 ma perse il controllo della maggioranza del partito laburista e nel 2007 dovette passare la mano a Gordon Brown.

Blair è un politico noto: ha alcune capacità straordinarie. E un idealista: si è parlato di messianismo di Blair. Egli è fermamente convinto che la Gran Bretagna e l'Occidente hanno un compito storico da svolgere: quello di diffondere la democrazia e il rispetto dei diritti umani nei paesi che ne sono privi. Ora Blair svolge un ruolo di mediazione per il Medio Oriente, cercando di mettere a frutto le sue indubbie capacità persuasive. I frutti però non sono ancora quelli sperati.

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mercoledì 14 aprile 2010, posted by roberto.bonuglia at 12:10
Le elezioni in Sudan, previste dall’11 al 13 aprile 2010, rappresentano un passo importante nell’attuazione dell’Accordo Globale di Pace del 2005 (CPA) tra il Governo e il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLM), che ha posto fine a una guerra ventennale nel Paese.
L’organizzazione e la conduzione delle elezioni sono responsabilità del Governo sudanese. La Commissione Elettorale Nazionale (NEC), un organismo sudanese istituito nel novembre 2008 dalla Legge Elettorale Nazionale Sudanese (luglio 2008), è responsabile dell’organizzazione e della conduzione delle elezioni. Le Nazioni Unite forniscono assistenza tecnica e supporto logistico al NEC.

Le Nazioni Unite non hanno mandato per monitorare le elezioni. Ci saranno circa 18.000 osservatori interni e 750 osservatori internazionali, inclusi quelli provenienti dall’Unione Africana (AU), dall’Unione Europea (UE), dalla Lega degli Stati Arabi e dal Centro Carter. Il processo di registrazione degli elettori è stato avviato l’1 novembre 2009. Più di 16 milioni di persone sono stati registrati, circa l’80 % della popolazione avente diritto al voto. Il periodo di campagna elettorale è iniziato il 13 febbraio e terminerà il 9 aprile. L’eventuale ballottaggio dovrà essere condotto entro 60 giorni dal primo turno di votazioni. Le elezioni sudanesi sono assai complesse. Sei elezioni avranno infatti luogo simultaneamente, con votazioni che durano tre giorni. Le cariche da eleggere sono:

1) Presidente della Repubblica
2) Presidente del Governo del Sudan Meridionale
3) Governatori
4) Assemblea Nazionale
5) Assemblea Legislativa del Sudan Meridionale
6) Assemblee Legislative di Stato

Il sistema elettorale è un mix di rappresentanza proporzionale (nuova per il Sudan) e maggioritaria:

Presidente della Repubblica: richiede la maggioranza assoluta; se nessun candidato riceve la maggioranza assoluta nel primo turno, ci sarà un secondo turno tra i due candidati più votati.
Presidente del Governo del Sudan Meridionale: richiede la maggioranza assoluta; se nessun candidato riceve la maggioranza assoluta nel primo turno, ci sarà un secondo turno tra i due candidati più votati.
Governatore: richiede la maggioranza semplice – il candidato con il maggior numero di voti, viene eletto.

Assemblea Nazionale: 450 membri

Circoscrizioni Geografiche Elettorali (270, ripartiti sulla base del Censimento Nazionale): richiedono la maggioranza semplice – il candidato con il maggior numero di voti, viene eletto.
Lista delle Donne (112 seggi, ripartiti per Stato): Rappresentanza Proporzionale – i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.
Lista dei Partiti (68 seggi, ripartiti per Stato): Rappresentanza Proporzionale – i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.

Assemblea Legislativa del Sudan Meridionale: 170 membri

Circoscrizioni Geografiche Elettorali (102, ripartiti sulla base del Censimento Nazionale): richiedono la maggioranza semplice – il candidato con il maggior numero di voti, viene eletto.
Lista delle Donne (53 seggi, ripartiti per Stato): Rappresentanza Proporzionale – i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.
Lista dei Partiti (25 seggi, ripartiti per Stato): Rappresentanza Proporzionale –i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.

Assemblea di Stato: la maggior parte degli Stati ha 48 seggi all’interno della propria Assemblea di Stato; Khartoum e Kordofan del Sud sono gli Stati con il maggior numero di seggi; per gli Stati con 48 seggi:

Circoscrizioni Geografiche Elettorali (29, ripartiti sulla base del Censimento Nazionale): richiedono la maggioranza semplice – il candidato con il maggior numero di voti, viene eletto.
Lista delle Donne (12 seggi): Rappresentanza Proporzionale – i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.
Lista dei Partiti (7 seggi): Rappresentanza Proporzionale – i Partiti vincono seggi in proporzione al numero totale dei loro voti.

Gli elettori nel nord del Paese riceveranno otto schede e gli elettori nel sud, dodici. Il volume del materiale elettorale che deve essere trasportato – inclusi i kit di votazione, le schede per ogni livello di votazione e circoscrizione e le urne – sarà approssimativamente sette volte superiore al volume del materiale trasportato durante la registrazione degli elettori. La Missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS) e l’Operazione Ibrida dell’Unione Africana/Nazioni Unite in Darfur (UNAMID) assisteranno il NEC nel trasporto dei materiali verso 55 destinazioni remote del Sud e verso 32 destinazioni in Darfur. Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) gestisce il fondo di assistenza alle elezioni, che è costituito da circa 70.45 milioni di dollari di contributi dei donatori.

Le ultime elezioni multipartitiche in Sudan si sono svolte nel 1986; allora, poche aree del Sud parteciparono a causa della guerra civile. Il CPA, siglato nel 2005, aveva il mandato per la gestione delle elezioni generali nel luglio 2009. Tuttavia, a causa della mancata approvazione della Legge Elettorale Nazionale (in 2 anni e mezzo), la tardiva costituzione del NEC (oltre 3 mesi dopo di quanto previsto) e ritardi nel processo di censimento, la scadenza del CPA non è stata rispettata.

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giovedì 1 aprile 2010, posted by vito.cirillo at 13:43
Quando, nel 1976, si verificò il terremoto in Friuli, il capo del governo di allora, Giulio Andreotti, si recò nelle zone terremotate per constatarne i danni. Una anziana terremotata si tolse uno zoccolo infangato e glielo lanciò in fronte. Calmo e imperturbabile, Andreotti prese un fazzoletto e si pulì la fronte infangata e dolorante. Non fece alcun clamore, come invece è successo a qualcun altro, a Milano. Andreotti si rivolse soltanto al capo della Protezione Civile, Zamberletti, e gli disse di provvedere con estrema urgenza. Fu allora che nacque la nuova Protezione Civile basandola su tre elementi: la prevenzione, l'organizzazione dei soccorsi e la ricostruzione non solo materiale ma anche economica e sociale delle vittime del terremoto o del disastro naturale.
L'attuale maggioranza, poi, alcuni anni fa, affidò alla Protezione Civile anche i "grandi eventi", cosa impropria che nulla ha a che fare con i compiti e le finalità di essa.

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