
PS: A qualcuno che segue il Khayyam's blog con assiduità: la Lazio non la ho nominata di proposito!
PPS: Al più presto torniamo alla geopolitica.
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Certo ogni uomo è libero di cambiare idea e può, anzi dovrebbe trarre profitto dalle proprie disavventure e migliorarsi od emendarsi dagli sbagli del passato. Ma ripensare se stesso e le proprie scelte facendo del proprio passato di cui si sono riconosciute le manchevolezze il pilastro per il proprio sistema di valori presenti e futuri è un'operazione ancora più difficile che richiede un alto coefficiente di coerenza e di autovalutazione. E' poi oltremodo negativo quando colui che ha cambiato direzione alla propria vita si erge a Solone per coloro che persistono in quelli che furono i suoi errori in maniera tribunesca ed a guisa di giudice. E' dunque da questo lato apprezzabile l'operazione portata avanti, in un certo senso con umiltà, da Robert McNamara nel premiato documentario The fog of war che lo vede protagonista e che La7 ha trasmesso martedì 19. Ciò nonostante appare ancora singolare che lo stratega delle prime escalation in Vietnam, l'uomo che ha pervicacemente perseguito la devastazione in Indocina per circa un decennio possa dire di aver fatto scelte o quantomeno contribuito a processi decisionali che si sono rivelati immorali ed ingiusti oltre che sbagliati e pensare di poterne trarre beneficio per ricostruire un sistema analitico e valoriale diverso. E'certo indubbia la sincerità e la buona fede di McNamara, così come la profondità, l'acutezza e l'eticità delle conclusioni cui nel suo iter Egli è giunto, ma rimane un senso di insoddisfazione e come di disagio rispetto all'idea, sia pur sottaciuta, di aver di nuovo conquistato la verità, anche se diametralmente opposta a quella professata in precedenza, con un'atteggiamento non dissimile a quello degli ex terroristi italiani di ogni colore, spesso pronti ad autoasssolversi in nome della nuova verità acquisita. Come se si dicesse: "Ok, sbagliare è umano, l'ho capito, ora so, andiamo avanti!". Ma quando non era il venerando signore che è oggi, l'ex Segretario alla Difesa McNamara era uno di quelli convinti che per battere quel sonno della ragione travestito da sogno che era il bolscevismo sovietico, bisognasse addormentarsi.Etichette: difesa, guerra, La7, McNamara, opinioni, pacifismo, Usa, Vietnam
Tutto ciò che è yin ha una natura femminile, tutto ciò che è yang ha una natura maschile. Nelle feste collettive di primavera, quando yang «evade dalla sua prigione colpendo il suolo con un calcio», i due cori contrapposti, maschile e femminile, si lanciavano provocazioni in versi. «Lo yang chiama, lo yin risponde»; e, come tanto spesso nei culti agricoli, seguiva un’orgia rituale e collettiva. Nel trattato Hi ts’eu, risalente forse al 1000 a.C., si legge una chiarissima definizione del concetto: «Un aspetto yin, un aspetto yang questo è il Tao». L’universo è in continua trasformazione grazie all’alternanza di yang e yin; ma cogliere la struttura del Tao, avverte la filosofia cinese, è impresa vana: Tao significa, propriamente, «cammino», «via», ma anche «dire» o, più esattamente, «mito». In altre parole, è ciò che resta di irriducibile, di avvertito ma intraducibile in parole, al di là dell’evidenza fenomenica. Il Tao, «via da seguire», è dunque, sul piano umano, l’arte di mettere in relazione la Terra e il Cielo, le potenze sacre e gli uomini, è il potere magico-religioso dello stregone e del re.
Molti gli atleti Sicilioti che parteciparono alle varie discipline sportive, tra questi più di 20 furono i vincitori.Etichette: Antichità, cina, Grecia, olimpiadi, Sicilia, sport, storia, Storico

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Il Cielo era immaginato rotondo (più esattamente in forma di uovo), la Terra quadrata. La capitale era il «perno del mondo», e anche in Cina l’urbanesimo si sviluppò da un centro cerimoniale attorno al quale si raccolsero abitazioni. (Lo stesso per esempio accadde nell’America Centrale, dove le città maya come furono in origine luoghi di culto e dimora di sacerdoti-sovrani, e solo dopo divennero città nella nostra accezione: così, quando la loro «sacralità» veniva meno o si attenuava potevano essere abbandonate: il centro cultuale si ricostruiva altrove….) Ogni capitale doveva possedere un Ming tang, palazzo rituale, immagine del mondo e calendario insieme: era a pianta quadrata (la Terra), con un tetto rotondo di paglia (il Cielo). Va notato che anche le più umili dimore cinesi erano organizzate secondo lo stesso principio cosmogonico, sicché rappresentavano altrettante «immagini dell’universo».
La dinastia Chou alimentò il mito del dio celeste T’ien o Shang Ti: egli vedeva e sapeva tutto, il suo decreto era infallibile, la sua sede era l’Orsa Maggiore nel Centro del Cielo, corrispondente al Centro della Terra, ossia la Cina. Gli erano sottoposte tutte le altre divinità, e da lui continuava a dipendere la fertilità, per cui il sovrano doveva rappresentano nello svolgimento dei culti agrari. La Terra era concepita come potenza complementare del Cielo e, se in un secondo tempo divenne Madre, all’inizio fu intesa quale creatrice cosmica, sessuata o bisessuata. Conviveva con lei, probabilmente al suo interno, una folla di dei del Suolo, potenze alle quali i morti venivano “affidati” con particolari culti.
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Tra i più apprezzati frutti estivi vi è indubbiamente l'anguria, o cocomero, adatta in ogni frangente di questi tempi, se piace. Credo di essere uno dei pochi a non gradirlo, se non come metafora dell'Italia. Sin dal piano cromatico la similitudine è evidente, con il risaltare, sia pure in scale e gradi diversi, del rosso, del bianco e del verde. Ma la vera affinità tra Italia e cocomero sta per me più su di un piano fattuale: entrambi possono sembrare durissimi ad un primo esame, salvo poi scoprire che invece sono entrambi morbidissimi ed anzi soggetti a "spappolamento" in caso di eccessiva maturazione. Come l'Italia, l'anguria è dolce, invitante, rifocillante, ma in realtà assolutamente priva di sostanze e di scarso valore nutritizio. Entrambe, per il cocomero l'ho già accennato, piacciono a tutti, ma quasi nessuno vi darà che è il suo frutto preferito o che ne fa la base della propria dieta. Se non per poche settimane. Costano poco. Se non ci fossero di tanto in tanto quei fastidiosi semini, così duri. Ma che ci vuoi fare, quei fastidiosi semini portano, almeno metaforicamente, la vita. E poi ora ci sono anche le versioni senza semi. Quelle nuove.
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In realtà, per indicare le origini di una concezione cinese della sacralità, dovremmo rifarci a tempi molto remoti: addirittura all’uomo di Pechino, un protoantropo anteriore all’uomo di Neandertal, questo almeno secondo l'incerta teoria evoluzionista, prevalente nella cultura accademico-scientifica ma non per questo più persuadente delle altre, quella creazionista su tutte. Secondo gli schemi evoluzionisti, che assumiamo per comodità e non per convinzione, già in epoca paleolitica in Cina si sarebbero diffusi culti funerari, e con essi una credenza nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte fisica. Ma documenti più sicuri sono quelli attribuibili alle culture neolitiche, la prima delle quali è quella di Yang-shao, villaggio in cui nel 1921 sono stati rinvenuti vasi d’argilla dipinti.
L’epoca Shang, probabilmente quella della prima dinastia storica, fu caratterizzata dalla nascita di centri urbani e dal culto dello Shang Ti (Signore dell’alto), cui faceva riscontro in terra un Ti (signore) il quale cumulava le funzioni religiose e politiche. Per i periodi precedenti si hanno invece solo storie mitologiche relative soprattutto agli imperatori «civilizzatori» come Yu il Grande che aveva domato l’acqua dei fiumi; la scienza dei numeri era probabilmente opera di Fu Si e di sua moglie Niu Kua. Di certo si sa che i villaggi erano fatti di capanne, che si coltivavano il miglio, il frumento, la canapa e il riso, e che si allevavano il maiale, il montone e il bue.
Nel 221, il principe di Ch’in distrusse gli altri stati e riunificò la Cina, assumendo il titolo di imperatore (Huang Ti); organizzò amministrativamente il potere e lo difese dai «barbari del Nord» facendo costruire la Grande Muraglia (su tracce di costruzioni precedenti). Si trovò però alle prese con la contestazione della classe dei letterati, che egli sterminò a centinaia ordinando la distruzione dei libri confuciani, tranne quelli di divinazione, agricoltura e medicina (212 a.C.). Una rivolta segnò la fine della dinastia Ch’in, sostituita dalla Han durante la quale i confini dell’impero vennero dilatati: a sud, fu annessa la città di Canton, e ad oriente la penetrazione cinese nell’Asia centrale portò all’apertura di vie di comunicazione con l’India, mentre gli eserciti cinesi in lotta con gli Unni si spingevano al Mar Caspio. A Nord, per frenare i nomadi della steppa furono create colonie militari.Etichette: bronzo, cina, creazionismo, evoluzionismo, religione, storia

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Già nei moti rivoluzionari del 1905 erano comparsi i soviet, che si volevano organi politici di democrazia diretta e cellule di autogestione sociale.La rivoluzione del febbraio 1917 li ripropose.
• Lenin e i bolscevichi assecondarono le masse promettendo pace, potere ai soviet e terra ai contadini.
piani quinquennali, dei successi «quantitativi» dello sviluppo economico sovietico, della mobilitazione ideologica di tipo totalitario.Etichette: bolscevichi, lenin, menscevichi, Russia, trotzky, Urss
Nel 1945, l’anno in cui si costituì la Lega Araba, c’erano in Palestina 550.000 Ebrei e 1.250.000 Arabi. L’immigrazione ebraica procedeva a ritmi assai elevati e le notizie che cominciavano a trapelare sulle dimensioni dell’Olocausto assicurarono al movimento sionista il sostegno e la simpatia dell’opinione pubblica democratica che usciva dall’esperienza della guerra antifascista.
anche nell’area mediterranea. Nel 1954, infatti, veniva riconosciuta l’autonomia tunisina (indipendente con il Marocco dal 1956) e iniziava la rivolta popolare in Algeria, che nel 1958 avrebbe messo in ginocchio la Quarta Repubblica francese e avrebbe condotto nel 1962 il paese stesso all’indipendenza. Nel 1956 la nazionalizzazione del canale di Suez da parte dell’Egitto provocava una campagna militare anglo-franco-israeliana. Israele ne usciva ulteriormente rafforzato e si confermava la massima potenza politico-militare dell’area, ma il fallimento dell’intervento anglo-francese attestò che questo episodio poteva essere considerato l’ultimo colpo di coda del colonialismo europeo.
ndenza del Kuwait vennero restaurate. Infine, dopo lunghi anni di rivolta (Intifada) nei territori occupati, nel 1994, con l’autonomia concessa alla striscia di Ghaza e al territorio di Gerico, Israele consentì la formazione di un embrionale spazio politico-territoriale palestinese.Etichette: ebrei, gheddafi, lega araba, Medio oriente, suez
Nel 1912, con il tracollo dell’impero manciù, la proclamazione della repubblica e la trasformazione del movimento nazionalista di Sun Yat-sen in Guomindang (Partito nazionale del popolo), si poté ritenere che la Cina avesse intrapreso il cammino adatto a uscire dalla condizione di subalternità. Era però difficile controllare lo sterminato territorio cinese, dilaniato dalle contese tra i «signori della guerra», i potenti capi militari che detenevano il potere nelle varie province.Etichette: cina, estremo oriente, giappone, manciuria, rivalità

In questo momento della storia d’Italia, sta divampando una discussione animosa che pone al centro dell'attenzione don "Peppino" Garibaldi, com’era chiamato dai siciliani. L'eroe dei due mondi, nell’ambito della sua personalità di condottiero, secondo alcuni, fu l'artefice di un’annessione che - col passare del tempo e in un’altra chiave di lettura - non convince completamente.Etichette: autonomia, borbonici, federalismo, Garibaldi, italia, Regno delle Due Sicilie, Sicilia, Storico
Da ormai molti mesi si sta assistendo a quello che è uno dei più importanti tentativi di boicottaggio di un'Olimpiade.
A partire dal Tibet, passando per il Darfur attraverso tutta l’Africa, si può notare come la Cina sia l’esempio lampante di uno sviluppo non sostenibile, al pari di quello degli Stati Uniti, che hanno impostato la propria crescita non curandosi assolutamente di quello che avrebbe potuto provocare la propria politica di sviluppo dal punto di vista dei diritti umani.
A partire dal lontano 1958: la repubblica popolare cinese occupò ed annesse il Tibet nel totale silenzio della Comunità Internazionale, dal 1959 in poi 1.200.000 persone sono state uccise in conseguenza a questa occupazione.
Lo scorso 10 Marzo, anniversario delle proteste del 1959 in cui morirono oltre 80.000 persone, centinaia di monaci in varie zone del Tibet sono scesi in piazza protestando pacificamente contro l’occupazione della Cina. La reazione non si è fatta attendere ed è cominciata la repressione; e il governo cinese ha fatto più che il possibile per far scendere un velo di silenzio sulla questione scatenando comunque la reazione degli attivisti per i diritti umani in tutto il mondo che hanno subito puntato il dito contro le Olimpiadi, ritenendo la Cina non in grado di ospitare dei Giochi che si fondano su dei principi che la superpotenza asiatica non condivide.
Darfur: dal 2003 ad oggi oltre 300.000 persone sono morte in conseguenza degli attacchi alla popolazione civile perpetrati dal regime di Karthoum. Il conflitto è cominciato a causa dello stato di abbandono in cui il Darfur versa e, nonostante la regione sia ricca di materie prime, i proventi sono sempre confluiti verso la capitale del Sudan.
La Cina rappresenta il principale partner commerciale del Sudan essendo l’acquirente dei due terzi dell’export sudanese.
Inoltre, è il principale fornitore di armi del Sudan e di fatto, come dimostra il dossier della Save Darfur coalition, nonostante l’embargo imposto dalle Nazioni Unite. Infatti degli oltre 4 miliardi di dollari annui che rappresentano l’investimento della Cina nel petrolio sudanese, circa il 70% viene speso per finanziare la guerra contro i ribelli in Darfur.
Di conseguenza la Cina gioca un ruolo fondamentale in Sudan; infatti con pressioni politiche ed economiche nei confronti del regime di Karthoum potrebbe contribuire in modo decisivo per fermare il bagno di sangue che dal 2003 travolge il Darfur. Impegno mai assunto in modo efficace, e, a parte poche azioni intraprese solo a a seguito di pressioni internazionali, tra cui l’approvazione del dispiegamento della forza di pace in Darfur Onu-Ua, ha sempre tentato di ostacolare l’intervento dell’Onu per tentare di mettere fine alle violenze nella tormentata regione sudanese.
Situazioni, queste, che effettivamente lasciano spazio a grossi dubbi sulla capacità “morale”della Cina ad ospitare i Giochi Olimpici, che si fondano su principi di lealtà e rispetto della dignità umana, che, in questo caso più che mai, andrebbero in contrasto con quelli che sono gli atteggiamenti del regime cinese a livello interno, come a livello internazionale. Un aspetto da non sottovalutare assolutamente però è quello che le Olimpiadi possono rappresentare un veicolo per portare la Cina a cambiare in modo decisivo la propria politica in ambito di diritti umani. Gli atleti che vi partecipano potrebbero giocare un ruolo fondamentale, lanciando da un palcoscenico mondiale come quello dei Giochi, appelli e messaggi di pace, sensibilizzando l’opinione pubblica e di conseguenza i Governi mondiali a fermare ogni tipo di repressione e guerra .
Riprendendo magari l’abitudine dei Giochi dell’antica Grecia, dove le nazioni partecipanti bloccavano ogni tipo di ostilità tra di loro per prendere parte a un evento che si fonda sulla pace e la lealtà tra i popoli di tutto il mondo.
per approfondimenti: peace reporter - dossier Cina Sudan
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La lettera D, quando siamo quasi giunti alla fine dell'attesa delle olimpiadi di Pechino, con l'Italia pallonara che ha già inferto un roboante 3 a 0 al temibile undici honduregno, ci poneva di fronte a svariate possibilità, alcune delle quali anche spigolose. Abbiamo scelto infine la Delocalizzazione. Questo appare essere come uno dei fenomeni più dirompenti della globalizzazione, in quanto è foriero di effetti sulla Cina come sull'Occidente e sul resto del mondo, con ricadute enormi nel breve termine ma anche forse nel lungo termine. Oggi l'Italia in questo processo sembra essere rimasta indietro, e sembra anche non aver compreso pienamente le potenzialità positive del fenomeno, privilegiando, vittima in questo della miopia delle sue classi dirigenti di ogni colore ed orientamento, che hanno sottostimato e mal interpretando il fenomeno, in quanto presi dalle beghe politiche interne ed usando anche la Cina a tale scopo. A solo titolo di esempio non possiamo non citare l'esempio del sinoscetticismo di Giulio Tremonti. Proprio di come in Italia la Cina venga ancora percepita in modo distorto, principalmente come un pericolo piuttosto che come una enorme opportunità ha parlato poche settimane fa in un intervento imprevisto ma certo altamente illuminante alla presentazione dell'ultimo numero di Limes, il marchio giallo, interamente dedicato alla Cina presso il Limes club Oltretevere, Cesare Romiti: forte della sua lunga frequentazione col Celeste Impero e del suo ruolo nell'associazione Italia Cina l'ex presidente della Fiat ha sottolineato come questo atteggiamento, proprio della politica ma ahimè diffuso anche nel mondo imprenditoriale finisca per essere in realtà anche controproducente. Delocalizzazione non può solo significare produrre in Cina (e non solo), per reimportare in Italia per la fase di rifinitura o ad uso del mercato o dei mercati di riferimento. Un atteggiamento simile è quello che ha portato quasi all'asfissia il settore tessile italiano, che un tempo fu asse portante del nostro mondo industriale, come testimoniano i classici esempi di Como e Schio come di Prato. E questo basterebbe anche tralasciando le implicazioni socio-morali connesse alle condizioni dei lavori tessili e non solo della Cina odierna, documentate oggi da lavori come China Blue. La Cina DEVE essere invece percepita come una grande opportunità in virtù del suo mercato interno che già oggi è enorme, con circa 400 milioni di consumatori le cui capacità di spesa sono già considerate a livelli vicini a quelli occidentali, ma che si prospetta ancora più vasto in un prossimo futuro anche se i molti sinoscettici, che stanno crescendo ovunque nel mondo anche nel novero degli economisti e non solo tra scienziati politici e moralisti più o meno pelosi, segnalano come questa progressione possa essere in fase di rallentamento; chi sembra aver appreso pienamente questa lezione, essendo presente in Cina per svilupparsi in quel mercato proponendo alcuni dei suoi prodotti è il sudtirolese salumificio Senfter. Certo è che la qualità dei prodotti cinesi sta crescendo anche nei prodotti di alta gamma, come testimoniano chiaramente gli esempi di Haier e Lenovo.Etichette: Brasile, cina, delocalizzazione, egitto, Fiat, India, lavoro, Limes, oltretevere, romania, Romiti, senfter
La lettera A che segue è destinata ad essere rappresentata, nel nostro dizionarietto, dall'America.
Da allora, attraverso alti, come il viaggio di Deng Xiaoping negli USA nel 1979 e bassi come nel caso della Tienanmen dieci anni più tardi, il rapporto tra i due paesi si è consolidato anche nella consapevolezza dell'altro e della sua cultura che pervade oggi parte delle due popolazioni. Oggi si va chiudendo la presidenza Bush che iniziò definendo la Cina un competitore strategico, a poche settimane dall'incontro di pallacanestro tra USA e Cina alle olimpiadi di Pechino con Yao Ming grande stella della nazionale cinese. E della NBA.Etichette: Buck, chinatown, cina, Deng Xiaoping, ferrovia, Lin Yuntang, Menzies, Robert Brown, Usa, Yao Ming

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Arrivati alla quarta lettera del nostro dizionarietto ci si para davanti la lettera M, quarta lettera di quella parola, olimpiadi, che stiamo componendo. Questa lettera ci ha suggerito più di una voce, ed abbiamo alla fine deciso di attribuirle il significato di M come Muraglia; ciò non significa che diamo qui oggi una storia della grande muraglia cinese, ma vogliamo invece leggerne il significato metaforico. Come l'enorme costruzione fece in senso fisico, fu sempre o quasi una peculiarità dei cinesi il chiudersi al mondo esterno, anche in virtù di una superiorità politica e culturale professata verso ogni altro popolo; questo portò alla lunga all'inaridirsi della vena creativa della civiltà cinese, che pure ha donato al mondo alcune tra le più utili invenzioni come la carta e la polvere da sparo. Ma proprio questa sua supposta superiorità doveva metterla dopo il XVIII° secolo in una posizione di inferiorità verso potenze, segnatamente quelle europee del nord Atlantico, dotate di una maggiore determinazione e di una flessibilità ingegneristica che le rendevano necessitate ad una espansione coloniale. Per rimanere all'area culturale confuciana non può non saltare agli occhi la differenza con il Giappone, il quale pur inseguendo anch'esso a lungo il sogno dell'isolamento ed avendo risposto allo stesso modo alla "sfida" gesuita del XVII° secolo, seppe ibridarsi al momento necessario con la cultura vincente, così come aveva già fatto, ironia della sorte con la Cina, quando aveva acquisito a se i principi del Confucianesimo ed ancor più quelli del Buddismo. Per la Cina il solo liberarsi in maniera risoluta di molte sopravvivenze ormai desuete con l'arrivo della Repubblica nel 1911, ed ancor più con l'arrivo al potere dei marxisti, doveva rimettere definitivamente in corsa tali e tante energie che solo ora sembrano dispiegarsi in maniera sempre più dirompente, tanto che a molti analisti la rampante Cina attuale di Hu Jintao e Wen Jiabao è sembrata pronta ad una ripresa, mediata e metabolizzata all'interno del nuovo sistema, dei valori confuciani.Etichette: buddismo, cina, confucianesimo, giappone, Napoleone, Preyfitte
Ben diverso doveva essere il contributo di Matteo Ricci, la cui esperienza, culturalmente più matura, cosciente e meditata va però inserita in un contesto filosofico e "politico" dal quale mai il Ricci sembra discostarsi ed al quale aderisce con
estrema convinzione e forza dialettica. Il tentativo ricciano, fatto suo da alcuni dei suoi successori, di penetrare all'interno del sistema cinese dalla porta della reggia e delle elites con un processo di camuffamento sinizzante, lo porta certo a leggere con attenzione e puntualità la realtà della Cina e questo ci offre ancora oggi un quadro complessivo ma come abbiamo detto, ideologicamente mediato, della Cina dell'età d'oro.Etichette: Bertuccioli, Chiang Kai Scheck, Ciano, cina, Gemelli Careri, giappone, italia, marco polo, Masini, Matteo Ricci, Puech, Roux

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