giovedì 31 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.52



Lo scrittore italiano De Carlo ha un modo tutto suo che racconta in modo interessante ed avvincente. Ha toccato, con le sue pagine, una varietà di racconti, temi e personaggi che danno una rappresentazione ampia della storia e della cultura italiane.
E' uno scrittore che rifugge dai facili sperimentalismi e dalla sciatteria oggi tanto di moda. Egli ama la correttezza grammaticale e la punteggiatura, dimostrando di essere uno scrittore che conosce la lingua italiana. Non è poca cosa, considerando la "concorrenza"....

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, posted by David.Rettura at 1.03
Domani, 11 luglio, esce il nuovo numero di Limes, dedicato alla Cina. Focalizzato su molteplici problemi e temi di interesse riguardanti la Repubblica popolare, esso vede la luce in consonanza con l'ultimo numero di Aspenia, cosa già successa altre volte, ad esempio con riguardo al problema iraniano quando la crisi nucleare sembrava ancora più nera di oggi, ma anche di Micromega, la cui parte monografica è stata dedicata, sempre con gli accenti che sono propri della testata, alle olimpiadi ed anche al contesto cinese tutto singolare di queste. Spero di riuscire a tornare a breve sulla storia di Limes riguardo alla Cina, e nonostante il volume debba ancora uscire, la presenza naturale di Francesco Sisci tra i collaboratori già sembra deporre a favore di questo.

Con l'approssimarsi dei giochi di Pechino intendo oggi cominciare un mio piccolo, personale e certo anche inaccurato dizionarietto cinese ad uso e consumo dei miei 25 lettori:
O come olimpiadi: le olimpiadi moderne nacquono alla fine del XIX° secolo nelal fantasia di svariati intellettuali esteti dell'epoca dei quali il Barone De Coubertain è solo quello che è rimasto più famoso, per rilanciare l'idea, presunta dall'immagine neoclassica del mondo greco che permea l'Occidente contemporaneo, di una competizione tra pari nelle sane discipline sportiva la cui diffusione, nel mondo anglosassone ma non solo avviene proprio in quegli anni che vanno dal 1850 alla prima guerra mondiale. Lo sport, nel senso contemporaneo, è una creatura dell'Occidente capitalista. Il Lacrosse veniva giocato attivamente dai Nativi del Nordamerica, ed un gioco simile alla Pallacanestro occupava un posto centrale nella vita degli Aztechi; ma, cosi come i giochi celtici in Irlanda e Scozia oppure il calcio fiorentino nel Rinascimento Italiano, ci si trova davanti a manifestazioni che non sono assimilabili alla filosofia moderna dello sport. Anche le Olimipadi moderne si sono quasi immediatamente connotate in un senso che andava in direzioni diverse rispetto a quelle immaginate all'origine, e la politica, fosse quella comunale di una città che cercava un momento di gloria come quella nazionale di un paese che intendeva sfruttare i giochi a scopo propagandistico, si impose molto presto nell'agone sportivo, forse anche prima delle famigerate olimipadi di Berlino del 1936.
La Cina Popolare non sfugge a questa logica, ed anzi il rapporto con lo sport della sua storia recente è stato importante. Penso alla tourneé della squadra americana di Tennistavolo nel 197 , la "diplomazia del Ping Pong" che aprì la strada al dialogo tra Usa e Cina nel 1971, oppure alla partecipazione Cinese alle olimpiadi. Nonostante l'attività sportiva dei cinesi venisse posta molto all'attenzione dei visitatori occidentali come nella propaganda ad uso dell'estero negli anni '50 (forse un pò meno durante la Rivoluzione culturale) ci si guardava bene dal partecipare ai giochi, probabilmente visti come strumenti borghesi, e la Cina popolare vi partecipò con le sue insegne nel 1984, l'anno del boicottaggio del blocco orientale, dal quale si distinse la Romania di Ceausescu, sempre pronta ad assumere pèosizioni eterodosse in politica estera, molto probabilmente a sottolineare la sua assoluta contrapposizione all'URSS.

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mercoledì 30 luglio 2008, posted by David.Rettura at 0.46

Si lo so che sono indietro con il dizionarietto, ma sto aspettando di riuscire a piazzare l'ultima lettera il giorno 8 oppure per il primo oro dell'Italia, e poi credo che oggi sia più cogente spendere poche righe sulla situazione turca. Di chi sono figlie le bombe degli ultimi tempi? Poiché la mamma dei cretini è sempre in cinta i candidati sono molteplici. Islamisti più o meno moderati che vogliono spingere in avanti il processo di introduzione della religione nella laica repubblica turca o che addirittura vaticinano uno stato islamico in Anatolia od il ritorno del califfato? Con l'AKP al potere ma sotto il tiro di una magistratura che potrebbe tentare di modificare la volontà politica scaturita dalle urne (Nessun paragone è possibile con i timori dell'attuale maggioranza politica italiana, che muovono da presupposti assolutamente diversi e...lasciamo stare...), sembra poco probabile se si escludono le sempre possibili infiltrazioni estere in questo campo. Oppure gli indipendentisti curdi del sudest anatolico? Nonostante il fatto che delle reazioni di questo tipo siano sempre possibili da parte di movimenti che hanno a più riprese mostrato una scarsa capacità di confrontarsi con i momenti storici ed il momento di tensione tra Turchia ed entità curde dell'Irak settentrionale, se questi movimenti avessero scelto, e non è impossibile, di tornare strada del terrore, sconfessando tra l'altro un nuovo corso promettente, avrebbero commesso, al là della scontata condanna di qualsiasi violenza, un nuovo errore di valutazione in quanto una radicalizzazione della situazione in Turchia non potrebbe che compromettere ulteriormente il cammino vcrso l'UE, che si è fatto accidentato anche all'interno dell'opinione pubblica di Ankara, che rappresenta probabilmente l'unica strada, con i criteri di Copenaghen sui diritti umani e la tutela delle minoranze, per assicurare al Kurdistan turco un minimo di aspettativa nello sviluppo se non una tutela culturale.
Da ultimo vi sono i kemalisti intransigenti, difensori di una laicità integrale che è figlia di 80 anni fa e che ha fatto della turchità un dogma i cui custodi si sentono oggi in pericolo, stretti tra un'Europa, il sogno di sempre, il cui sviluppo è andato verso valori di tolleranza che sono incompatibili con molti di questi sacri principi professati da molta dell'élite di Ankara, ed un mondo islamico da essi visto come il male assoluto, retaggio medievale di paure da esorcizzare. Certo è che più volte i principi kemalisti sono stati nel passato difesi con le armi, ma erano di sicuro tempi diversi con il comunismo che metteva il fiato sul collo alle classi dirigenti con l'aiuto di quell'arretratezza economica che esse non erano capaci od interessate a colmare. Oggi la tavolozza dei colori è diversa e c'è poco o punto spazio per un paese rimasto in bilico tra i due mondi con un modello culturale che sembra avere fatto il suo tempo. E questo i generali di Ankara (in servizio od in congedo) lo sanno bene e quindi io una risposta non ce l'ho. Se voi si, fatemi sapere.

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martedì 29 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 13.47


A quale professore può appartenere il vero umorista?
Della sola scrittura non potrebbe vivere perché è chiaro che figure così eteree possono fiorire solo se seguono il proprio umore capriccioso e non sono sottoposte alla costrizione delle professione. La vivacità di spirito non si fa comandare.


[Da Aforismi in forma di diario, di Karl Kraus, scrittore tedesco.]

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, posted by vito.cirillo at 13.39

Sembra quasi non esserci più quella fine, sottile, perspicace e, talora irresistibile vena umoristica che connotava le opere dell'umorista inglese Jerome K. Jerome.
Un esempio per tutti: Tre uomini a zonzo. Tre amici decidono di fare un viaggio in Germania, parte di esso a piedi, parte di esso in bicicletta.
Si trovano così di fronte a situazioni in cui tutto è sottoposto a pedantesca disciplina (siamo nel 1910). Ne conseguono situazioni ed episodi che provocano vera e spontenea ilarità. Cosa importante: non cìè traccia di volgarità.

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, posted by vito.cirillo at 9.52

La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici.

[B. Franklin, scienziato e politico statunitense]

Nulla darà la possibilità di sopravvivere sulla terra quanto l'evoluzione verso una dieta vegetariana.

[A. Einstein, fisico e matematico tedesco]

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lunedì 28 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 0.54


Il racconto lungo Il fantasma di Canterville dello scrittore inglese Oscar Wilde è un piccolo capolavoro di humor. E' la gustosissima storia del multicentenario fantasma sir Simon.
Al di là della storia in sé, Wilde mette a confronto l'Inghilterra e gli Stati Uniti, ossia le diversementalità degli inglesi e degli americani.
Da una parte, la tradizione, il bon ton e un certo romanticismo, dall'altra parte la praticità, un modernismo esasperato, maniere spontanee anche se talora ruvide.

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domenica 27 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 13.00
Il grande scrittore ed il grande attore si incontrarono in occasione della trasposizione cinematografica del romanzo Il vecchio e il mare. Quelle del libro erano davvero pagine di rara bellezza, incentrate su un pescatore, personaggio assoluto protagonista del racconto: una figura tragica.
Secondo Hemingway questo pescatore sarebbe dovuto essere interpretato da un attore magro per dare il senso della povertà dei pescatori. Spencer Tracy, invece, era tutto il contrario: robusto e dal viso che tutto sembrava fuorchè quello di un pescatore. I due ebbero dei contrasti dai quali scaturì allora, nei giorni delle riprese, una reciproca e mai del tutto vinta antipatia: i due, inoltre, erano abbbastanza permalosi e ciò non aiutò il superamento dell'incomprensione....

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, posted by vito.cirillo at 10.49
Benny Hinn è un evangelista pentecostale molto conosciuto negli Stati Uniti (e non solo).
Di origine armena, nacque in Israele. Poi, la sua famiglia si trasferì in Canada. Qui Benny Hinn si convertì al pentecostalismo. Si trsferì allora negli Usa dove divenne pastore.
La sua fede cristiana è basata su due punti fondamentali: il sangue di Cristo che salva dal peccato; le ferite di Cristo che sono strumento di guarigione delle malattie.
Questo credo è esposto nel suo libro più famoso "Buongiorno Spirito Santo".

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sabato 26 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 11.39
Molti appunti e note, facenti parte dei Quaderni del carcere (scritti da Gramsci nel carcere dove Benito Mussolini lo fece internare), furono raccolti in un volume intitolato Letteratura e vita nazionale.
In quegli scritti, Antonio Gramsci, con l'intelligenza e l'acutezza straordinarie di cui era dotato, si occupa di cultura in senso lato. Affronta il problema dell'unità della lingua, del nesso vita-arte, la questione del romanzo popolare, la riforma intellettuale e morale (che a lui stava tanto a cuore e che riteneva imprescindibile per il popolo italiano, la cui morale definiva "gesuitica", ossia ipocrita e individualistica). Passa in rassegna poeti, narratori, autori teatrali con un notevole senso critico, avvalendosi di un eccezionale patrimonio culturale.

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venerdì 25 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 10.45

Il poeta del Novecento francese, Paul Eluard, è senza dubbio uno dei grandi poeti europei.
Dalle esperienze giovanili poetiche liriche passò al surrealismo, lottando, tra l'altro, contro il fascismo (fece anche parte della Resistenza).
Le sue poesie sono caratterizzate dalla contraddizione tra i temi della vita pubblica e quelli della propria individualità.
La tecnica del "parlato" rende la sua poesia viva e molto vicina al lettore.

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giovedì 24 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 11.05
L'americano Howard Lovecraft nacque nel 1890 e morì nel 1937, prima che il suo nome diventasse quasi una leggenda tra i cultori del genere horror.
Trascorse da solitario la sua infanzia e in gioventù dovette affrontare grandi difficoltà economiche. In seguito, si guadagnò da vivere correggendo i testi di aspri scrittori. Le difficoltà economiche, quindi, perdurarono. Poi, cominiciò a scrivere romanzi e racconti che si ispiravano a una singolare visione del Cosmo. Dopo Edgar Allan Poe, è considerato il più grande esponente del genere horror.
La casa stregata e L'orrore di Dunwich sono due opere significative della sua narrativa. E' considerato il creatore dello stile definito "orrore soprannaturale", che esprime i lati più reconditi e oscuri dell'animo umano.

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, posted by vito.cirillo at 10.59

Horace Walpole nacque a Londra, nel 1717. Suo padre fu Primo Ministro del Governo inglese whig dal 1721 al 1742. Frequentò l'Università di Cambridge.
Viaggiò in Francia ed in Italia ed i suoi scritti furono di argomento storico-letterario ma anche politico. Il castello di Otranto è la sua opera più conosciuta. E' considerato il capostipite del romanzo gotico. Walpole esprime al meglio le sue inquietanti fantasie visionarie. Descrive in maniera eccezionale sotterranei misteriosi e labirinti paurosi. Quadri parlanti, elmi magici, giganti spettrali e cose di tal genere che rendono Il castello di Otranto il primo romanzo di un genere letterario che avrà poi, in seguito, grande successo.

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mercoledì 23 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 10.24

Soldati fu un intellettuale dai molteplici interessi. Scrittore, regista, cinematografico, documentarista televisivo.
Il torinese Mario Soldati, infatti, scrisse uno straordinario romanzo, Le due città, dedicato a Torino e Roma, capitali del cinema prima l'una, poi l'altra. Come regista, Soldati va ricordato per la trasposizione del capolavoro di Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico.
Collaborò anche con La Stampa di Torino, distinguendosi per la proprietà e l'eleganza del linguaggio.
Fu ottimo conoscitore di vini, nonché, naturalmente, raffinato degustatore.

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, posted by vito.cirillo at 10.17
Toscano di Monterotondo (Pisa), nacque nel 1843. Si laureò a Pisa, in Agraria. Inizialmente scrisse sonetti in vernacolo pisano. Si dedicò all'insegnamento, ma poi non accettò la carica di Provveditore agli Studi.
Accettò, però, di svolgere l'attività di ispettore scolastico. Le esperienze fatte nello svolgimento di queste attività gli suggerivano le trame ed i personaggi di vari scritti: All'aria aperta, Nella campagna toscana. Lo scritto principale resta Le veglie di Neri. Esso tratta di vicende che si svolgono nei campi e nelle borgate della Maremma toscana.
Sono racconti di Neri Tanfucio, che è lo pseudonimo anagrammatico di Renato Fucini. E' un'opera naturalistica, fatta di essenzialità e di concretezza. Fucini descrive un'umanità sofferente che ha smarrito la fiducia nel proprio futuro. Fucini morì, nel 1921, a Empoli.

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, posted by vito.cirillo at 10.09


Lo scrittore romano Carlo Cassola, l'autore del celebre romanzo La ragazza di Bube, fu un convinto antimilitarista e pacifista. Espose le sue tesi in alcuni libri, come Il gigante cieco, ma anche in un periodico intitolato L'Asino.
Polemizzò anche con Norberto Bobbio, che riteneva le armi una sovrastruttura. Cassola replicò che questa frase non spiegasse nulla, in realtà. Il suo impegno a favore del disarmo fu serio e convinto, anche se, con modestia, disse: "Non c'è ragione di prendermi sul serio come politico"

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martedì 22 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.04
Di recente è nata l'Unione che raccoglie 27 paesi europei e 17 paesi mediorientali. Era ora.
L'Europa può essere il tramite tra il mondo medio orientale e quello occidentale. Già Aldo Moro e Betino Craxi avevano avuto questa intuizione. Prodi e D'Alema hanno spinto, durante i 18 mesi del loro governo per arrivare ad una soluzione del genere. Dell'Unione fa parte anche la Siria che ora esce dall'isolamento e può affrontare il problema di negoziare la pace con Israele. La Sira, inoltre, può essere anche un utile tramite nel negoziare con l'Iran per sventare in tal modo, possibilità nefaste di un'altra guerra nel Medio Oriente.

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, posted by vito.cirillo at 11.53
Il presidente del Consiglio israeliano, Ehud Olmert, è un personaggio che ha non ha riscosso le simpatie ed i consensi del suo predecessore Sharon.
Dopo la fondazione del partito di centro Kadima, Sharon cadde in uno stato comatoso e gli subentrò alla guida del partito proprio Olmert. La vittoria elettorale di Kadima portò quest'ultimo alla presidenza del Consiglio israeliano.
La prima prova per lui fu quella della Seconda guerra del Libano, iniziata l'11 luglio 2006 e terminata dopo 35 giorni. Israele si scontrò allora con gli hezbollah libanesi. Da questo conflitto Olmert uscì con le ossa rotte tanto che gli hezbollah poterono cantare vittoria. Gli israeliani accusarono allora Olmert di debolezza e non gli riconobbero capacità di leader. Attualmente gli è nel mirino del potere giudiziario perchè accusato di corruzione. Il suo futuro politico, pare quindi, segnato e la risoluzione della questione palestinese è per ora rimandata al dopo-Olmert che non ha più la forza negoziale sufficiente.

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lunedì 21 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 21.22
Sta riscuotendo un certo successo il libro di Daniel Pennac Diario di Scuola. Esso tratta delle esperienze biografiche avute dallo scrittore come scolaro prima e come docente poi.
E' in qualche modo, un atto di solidarietà con i somari, che vengono emarginati e disprezzati anche nelle proprie famiglie. La somaraggine porta alla solitudine, dunque, e fa diventare oggetto di confronto con chi somaro non è.
Pennac sostiene che non esiste pietà per i penultimi e per gli ultimi. E lui lo è stato.
Con un atto di orgoglio, ha rimediato fino a diventare docente. Ma non ha mai smesso di essere solidale dal punto di vista umano con i somari.....

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, posted by vito.cirillo at 21.13
La situazione in Afghanistan non è certo migliorata rispetto al 2001 (anno in cui iniziò la guerra). I talebani sono riapparsi sempre più numerosi e pericolosi. Molte zone dell'Afghanistan meridionale sono nelle loro mani. Facile comprendere la loro forza: essi sono oggi capaci di compieri attentati anche a Kabul.
L'Italia, impegnata in Afghanista ha rivisto le regole di ingaggio: da questo si deduce che potrà partecipare ad azioni più pericolose ed offensive che in precedenza. Già col "governo-Prodi" Bush chiese la revisione di tali regole ma Prodi non le cambiò. Ora, invece, col nuovo "governo-Berlusconi" esse sono cambiate. Aspettiamoci, ma Dio non voglia, delle possibili vittime italiane in questa guerra che farà registrare un numero maggiore di azioni pericolose ed offensive nelle zone controllate dai talebani.

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, posted by vito.cirillo at 20.59
In Italia è diventata di moda una parola: giustizialismo.
Essa si riferisce all'esagerato ruolo dei giudici politicizzati (così dicono i "non" giustizialisti) che nel nostro Paese si vive almeno dagli ultimi 15 anni a questa parte. Si parla dunque in termini di "giustizialisti" e di "non giustizialisti": chi si schiera dalla parte dei giudici e riconosce il loro diritto di intraprendere l'azione giudiziaria viene considerato "giustizialista" se essa riguarda i politici.
In verità, non si capisce perché i giudici dovrebbero fare dei politici un'eccezione, se la legge è uguale per tutti.
Ricorrere alla definizione "toghe rosse" o "magistratura politicizzata" non è un modo giusto per rispettare il principio di legalità nella sua assolutezza, altrimenti si dà ragione a quelli che parlano di "casta". Secondo alcuni, infatti, essa (la classe dirigente politica) avrebbe dei privilegi rispetto agli altri cittadini.
Sarebbe invece secondo noi preferibile che, nel contesto politico italiano, non si inflazionasse il discorso politico con la parola "giustizialismo" che contiene in sé elementi di capziosità: si dia ai giudici quello che è dei giudici che non dovrebbero guardare in faccia a nessuno.

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domenica 20 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 17.37

Ora si deve sapere che nessuno può essere illuminato se prima non viene purificato, reso puro e libero. Nessuno può essere unito a Dio se non è prima illuminato. Perciò ci sono tre vie:
innanzitutto la purificazione, poi l'illuminazione, in terzo luogo, l'unione con Dio.

[Pensiero tratto dal Libro della vita perfetta, di Anonimo Francofortese]

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sabato 19 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.01
Non penso che l'ideale umanistico sia più degno di quello religioso, anche tra le religioni non darei la preferenza a nessuna. Per questa ragione non ho mai fatto parte di una "Chiesa", perché esse mancano di elevatezza e di libertà spirituale, perché ognuna si ritiene la migliore, l'unica, e considera in errore tutti quelli che non vi appartengono.
[Da Religione e Mito, di Herman Hesse]

Fate agli altri ciò che volete sia fatto a voi; questa la legge e i profeti.
[Dal Vangelo di Matteo, cap. VIII, versetto 12]

Ecco l'inquisitore al quale la legge affida tra noi la più terribile incombenza; ecco la persona pubblica incaricata di prendere quelle informazioni, dalle quali purtroppo dipende la sorte dell'infelice accusato. Io prego il lettore di non prendere per esagerata questa rattristante descrizione. Io chiamo in testimonio la nazione intera; io chiamo in testimonio quegl'infelici che sono stati le vittime di questo obbrobrioso sistema.
[Da Scritti, di Gaetano Filangieri]

La società considera i suoi rifiuti come una conseguenza sfortunata, ma necessaria, delle sue attività; ciò che rimane quando abbiamo reso disponibili beni sociali essenziali. Ma i rifiuti non sono il risultato di ciò che abbiamo prodotto. Sono ciò che abbiamo prodotto. Le scorie di plutonio non sono una conseguenza dell'industria nucleare, sono un prodotto di questa industria.
[Da Giochi finiti e infiniti, di James Carse]

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venerdì 18 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.23
L'opera letteraria più "ottocentesca" (nel senso della lunghezza: ben 1265 pagine) è Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, uno degli scrittori più grandi e sconosciuti del Novecento italiano.
Horcynus Orca è il romanzo di una vita: D'Arrigo vi ha lavorato lungamente. E' un'opera straordinaria sia per il contenuto sia per lo stile. In sole 49 ore si succedono episodi e fatti ambientati tra la Calabria e la Sicilia. L'Horcynus Orca è un terribile mostro marino che appare nello stretto di Messina. Gli episodi ed i personaggi hanno un che di omerico. E' opportuno riscosprire questo grande scrittore.

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giovedì 17 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.18
Nato a Viareggio nel 1910, lo scrittore Mario Tobino si laureò in Medicina ed esercitò la professione di medico di manicomio.
Appassionato di letteratura, scrisse numerose opere tra cui va segnalato il romanzo breve Bandiera Nera che è il racconto della vicenda della beffa ai danni di un gerarca nel Ventennio fascista. Lo stile è grottesco e la narrazione si svolge tra il cronachistico e il riflessivo. E' pungente l'ironia sul periodo fascista e certi personaggi che in quegli anni esercitavano il potere.

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mercoledì 16 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 13.11

Dopo la meteora di Giovanni Paolo I, nel 1978, il cardinale Karol Woytyla, polacco, divenne papa scegliendo di chiamarsi Giovanni Paolo II.
Il suo è stato un lungo pontificato, durato fino al 2005. E' stato uno dei papi più amati. Benedetto XVI, suo successore, lo ha definito "uomo con qualità soprannaturali".
Era, in fondo, un mistico, con una profonda vita interiore. Colpì molto i giovani e fu rispettato anche nei Paesi islamici.

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, posted by vito.cirillo at 13.04


Uno straordinario personaggio è stato Giorgio Gaber. Uomo di grande intelligenza e acutezza, era inoltre dotato di un'ironia davvero pungente.
Iniziò come cantautore ,a si dette anche al teatro. Dal 1970 diede vita ad un genere originale quale il teatro-canzone. Si chiamò "Signor G" e creò una serie di canzoni cantate e recitate che criticarono e innovarono tanti aspetti della vita sociale e culturale dell'Italia.
Un esempio? La straordinaria canzone Il conformista che evidenziava un aspetto assai diffuso della mentalità degli italiani, sempre pronti a gettarsi sul carro dei vincitori....

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, posted by khayyamsblog@gmail.com at 13.03
Nell'Ottocento fu emarginato. Ora Antonio Rosmini (filosofo cattolico) viene riabilitato. Con le sue opere, Rosmini conciliò la fede con la ragione.
La massima sua opera, Le cinque piaghe della Chiesa (scritta tra il 1831 ed il 1932), fu messa all'Indice nel 1849. E' un libro profetico, che anticipò molti argomenti del Concilio Vaticano II (riforma liturgica, collegialità episcopale, formazione del clero, stile di vita della Chiesa improntato alla povertà). Rosmini contrastò il vivere solo secondo la ragione, sostenendo che non si può vivere senza la fede in Dio e che la ragione non esclude la fede ma può produttivamente coesistere con essa.
Il suo profetismo alla lunga si è rivelato vincente, e oggi il suo messaggio è più che mai attuale.
Antonio Rosmini è stato beatificato, a Novara, nel novembre 2007.

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, posted by vito.cirillo at 11.59
Di recente, nella Biblioteca Nazionale di Firenze, è stato ritrovato un documento "umoristico" di Galileo Galilei.
E' una disputa goliardica, scritta in dialetto veneziano. Esso risale agli anni in cui Galileo si trovava a Padova. L'argomento dello scritto riguarda gli amori segreti.
Quello "padovano", infatti, fu un periodo molto felice per Galileo che, al riguardo, definì quegli anni come "i migliori 18 anni della mia vita". Tale scritto, spensierato e spiritoso, ne è una conferma.

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martedì 15 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.35
Ernest Miller Hemingway visse lungamente in Europa. Era particolarmente innamorato della Spagna, a cui dedicò gran parte della sua produzione letteraria. Fra queste opere, il romanzo Per chi suona la campana, da molti considerato il suo capolavoro.
Dal romanzo fu anche tratto un film con due grandi attori: Ingrid Bergman e Gary Cooper, ambientato durante la guerra civile spagnola (1936-1939).
Il protagonista è un americano antifranchista (Robert Jordan), che viene incaricato di far saltare un ponte, che rappresenta mateforicamente la vecchia Spagna.
Far saltare il ponte significava far nascere la speranza di una nuova Spagna. Il ponte salterà, ma non vincerà la speranza: il potere sarà preso dal fascista Francisco Franco.

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, posted by vito.cirillo at 11.49
L'arte non è scienza naturale, perché la scienza naturale è realtà storica classificata e resa astratta; né è scienza matematica, perché la matematica opera con le astrazioni e non contempla. Gli accostamenti che sono stati fatti talvolta tra le creazioni dei matematici e quelle dei poeti si fondano sopra estrinseche e generiche analogie... non è fuoco d'immaginazione...non è il sentimento nella sua immediatezza.

[Da Benedetto Croce, Aesthetica in nuce, Roma-Bari, Laterza, 1954. Si rimanda, inoltre al bell'articolo di Roberta Musolesi su www.filosofico.net]

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lunedì 14 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.57

Lo scrittore italiano Cassola non fu solo un narratore, indimenticato autore de La ragazza di Bube. E' stato anche un analista politico di grande acume: fu convinto pacifista e anti-militarista. Di questo abbiamo già scritto qualche giorno fa ma pare utile ricordare meglio che fu sul periodico L'Asino che Cassola manifestò tali sentimenti. Egli sostenne che l'Italia potrebbe fare anche a meno di spendere per l'esercito italiano e la difesa perché l'inconsistenza di essi è tale che non salverebbero il Bel Paese da ipotetiche invasioni nemiche. Sostenne questa tesi e non gli venne bene: fu criticato e insolentito. Cassola fu trattato come un sognatore che non aveva contatto con la realtà. Sarebbe bene rileggerli questi articoli de L'Asino.....

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, posted by vito.cirillo at 11.40


Quest'anno ricorre il centenario della nascita della rivista La Voce fondata, nel 1908, da Giuseppe Prezzolini. Questo atipico intellettuale si considerava conservatore e anarchico allo stesso tempo. Conservatore riguardo le cose buone da salvare, anarchico di fronte al potere che non sa prendere le giuste decisioni.
Da ricordare, tra le sue opere, lo straordinario libro il Cattolicesimo rosso che ha rappresentato una fonte di illuminazione riguardo al rapporto tra cattolicesimo e comunismo. Prezzolini fu anche il maestro conclamato di Indro Montanelli che ha sempre espresso grande apprezzamento per le sue opere e per la sua personalità.

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, posted by roberto.bonuglia at 11.01

La singolare astrazione dei movimenti millenaristici ha spesso indotto gli osservatori a negare loro carattere non soltanto rivoluzionario ma anche sociale. Questo è proprio il caso di Davide Lazzaretti, il Messia del Monte Amiata. Si assume, ad esempio da parte del Barzellotti che i lazzarettisti rappresentarono un movimento puramente religioso. Questa tesi è, in ogni caso, avventata. Le comunità che espressero eresie millenaristiche non sono di quelle in cui possa tracciarsi una netta distinzione tra cose religiose e laiche. Non ha senso discutere se una setta sia religiosa oppure sociale, poiché comunque essa sarà sempre ed inevitabilmente ambedue le cose. E’ anche evidente, però, che i lazzarettisti si appassionavano di politica. La loro bandiera recava lo slogan «La Repubblica e il Regno di Dio» oppure «La Repubblica è il Regno di Dio», secondo le varie versioni, poiché l’Italia era in quell’epoca una monarchia. Marciando in corteo, essi cantava no — forse riecheggiando i canti della guerra italiana di liberazione del 1859-60:

Andiam per la fede
La patria a salvare,
Evviva la Repubblica,
Iddio e la libertà.

E lo stesso Messia così si rivolgeva al suo popolo, ricevendone risposta:
«Che cosa volete da me? Io porto la pace e la misericordia. Volete questa?». Ed il popolo, sempre eguale, rispose a gran voce: «Sì, la pace e la misericordia».
«Siete contenti di non pagare più tasse?». Ed il popolo esultante accompagnò la sua affermazione col plauso più entusiasta.
«Siete contenti della Repubblica?». Ed il popolo, senza neppure comprendere il significato della parola, rispose un’altra volta: sì!
«Ma non crediate che questa sia quella Repubblica del ‘49; ma pensate ch’è la Repubblica di Cristo. Dunque gridate tutti con me: Evviva la Repubblica di Dio».
Non c’è da sorprendersi se le autorità del regno d’Italia, distinto dalla Repubblica di Dio, consideravano i lazzarettisti come un movimento sovversivo.
Il Monte Amiata si trova all’estremità sudorientale della Toscana, ai confini con l’Umbria e il Lazio. Il lazzarettismo era, ed è tuttora, ambientato parte in zona montagnosa, molto arretrata, di pastorizia e agricoltura — in misura minima anche mineraria — e parte nella pianura costiera, la maremma, di pressoché pari arretratezza; pare però che la maggior parte delle forze lazzarettiste sia venuta dalle montagne. La zona era estremamente arretrata sia dal punto di vista economico che da quello culturale. I due terzi circa della popolazione di Arcidosso, il centro principale della regione, era composto da analfabeti, per essere precisi il 63% dei suoi 6491 abitanti. Gli abitanti erano contadini proprietari o mezzadri, scarseggiavano il bracciantato e l’industria. Che gli amiatini fossero «terribilmente» poveri o soltanto «molto» poveri può essere materia di discussione; quel che invece è certo è che l’avvento dell’unità italiana cominciò a immettere questa zona estremamente arretrata nel circuito economico dello stato liberale italiano e a creare una notevole tensione ed irrequietezza sociale.
Il brusco ingresso del capitalismo moderno nella società contadina, di solito sotto l’aspetto di riforme liberali o giacobine (introduzione di un libero mercato delle terre, laicizzazione delle proprietà ecclesiastiche, ripartizione delle terre comuni, leggi forestali ecc.) ha sempre prodotto in quella società l’effetto di un cataclisma. Quando ciò si verifica all’improvviso, come risultato di una rivoluzione o di un vasto mutamento di leggi e di politiche, di una conquista o simili, senza essere stato adeguatamente preceduto dall’evoluzione delle forze sociali locali, i suoi effetti risultano quanto mai inquietanti. Sul Monte Amiata la maniera più appariscente con cui il nuovo sistema sociale si sovrapponeva al vecchio erano le tasse; come del resto era altrove. La costruzione delle strade, iniziata nel 1868, fu pagata con i tributi locali e le città e i paesi della zona ne sopportarono il peso. A Castel del Piano, Cinigiano, Roccalbegna e Santa Fiora l’ammontare delle sopratasse provinciali e comunali era più del doppio dell’importo delle tasse erariali e ad Arcidosso era tre volte tanto. Si trattava principalmente di tasse sui terreni e sui fabbricati. Non c’è da meravigliarsi che gli esattori di Santa Fiora si lamentassero che alcuni negozianti rifiutavano di pagare perché Lazzaretti aveva promesso loro che non avrebbero più pagato tasse. Anche qui, come dappertutto, l’introduzione della legge piemontese quale legge comune a tutta l’Italia, cioè di un rigido codice di liberalismo economico, gettò la società locale nella confusione. Cosi la legge forestale, con la pratica abrogazione dei diritti consuetudinari di libero pascolo, di legnatico e simili, si abbatté tragicamente sui piccoli proprietari marginali ed esacerbò i loro rapporti con i maggiori proprietari terrieri . Così è naturale che Lazzaretti predichi un nuovo ordine di cose, in cui proprietà e terra vengono distribuite diversamente, fittavoli e mezzadri godono di una maggior quota di prodotto. (La lotta per una maggiore quota di prodotto è rimasta fino a oggi il tema dominante dell’economia agricola dell’Italia centrale e forse è la ragione principale per cui quella regione è una delle più saldamente comuniste, nonostante la pratica mancanza di latifondi ed industrie. La provincia di Siena, in cui rientra parte del Monte Amiata, vanta la più alta percentuale di voti comunisti in tutta Italia, il 48,8% nel 1953). Esistevano quindi condizioni favorevoli per un movimento di agitazione sociale. E, a causa dello straordinario isolamento di quell’angolo di Toscana, un tale movimento fu portato ad assumere una forma piuttosto primitiva.
Torniamo ora a Davide Lazzaretti. Era nato nel 1834 e faceva il carrettiere, viaggiando su e giù per la regione. Benché proclamasse di avere avuto una visione all’età di quattordici anni — nel 1848, l’anno della Rivoluzione — se ne parlava come di un materialista, per non dire un bestemmiatore, fino alla conversione, avvenuta nel 1868. La data è significativa perché coincide con uno degli anni di grande fermento popolare in Italia. Il raccolto del 1867 era stato cattivo, era in corso una crisi industriale, e, soprattutto, la tassa sul macinato, imposta quell’anno dal Parlamento, aveva fatto aumentare i prezzi dei generi alimentari e creato grave malcontento negli ambienti rurali. In tutte le province, salvo dodici, l’imposizione di questa tassa suscitò disordini; il risultato fu qualcosa come 257 morti, 1099 feriti e 3788 arresti. Più che naturale, quindi, che in quell’anno un contadino attraversasse una crisi intellettuale e spirituale. Per di più l’inconibente conflitto franco-prussiano, e le sue possibili (poi divenute elfettive) conseguenze per il Papato, commossero profondamente le coscienze cattoliche. Lazzaretti a quel tempo era papalino, nonostante la sua predicazione avesse alcune intonazioni di sinistra e repubblicane, naturali per un uomo che aveva combattuto come volontario nell’esercito nazionale nel 1860. I papalini, in opposizione al governo ateo, in quell’epoca incoraggiavano in ogni caso le agitazioni agrarie — i disordini furono particolarmente intensi nelle province ex papali e si faceva uso di slogans di ispirazione cattolica —, e si diceva anche che proteggessero il Lazzaretti della prima maniera, la cui predicazione poteva fare da contrappeso alla influenza laica liberale. Certamente egli godette per un lungo periodo di tempo dell’appoggio semiufficiale della Chiesa.
Lazzaretti, acquistata nella zona la fama di sant’uomo dopo il 1868, cominciò a elaborare le proprie dottrine e profezie. Egli era convinto di essere un lontano discendente di un re francese (la Francia in quell’epoca era il principale sostegno del Papato). Sul finire del 1870 nei Rescritti profetici, intitolati anche Il risveglio dei popoli, egli previde l’avvento di un profeta, capitano, legislatore e riformatore di leggi, un nuovo pastore del Sinai, che sarebbe sorto a liberare i popoli allora gementi «come schiavi sotto il dispotico potere del mostro dell’ambizione, dell’ipocrisia, dell’eresia e dell’orgoglio». Un re, cui sarebbe toccato il compito di riconciliare la Chiesa con il popolo italiano, «discenderà dai monti, seguito da mille giovani, tutti di sangue italiano, e questa sarà chiamata la milizia dello Spirito Santo» e avrebbe restaurato l’ordine morale e civile. Presto cominciò a fondare colonie comuniste sul Monte Amiata, dove i fedeli costruirono per lui una chiesa e una torre. Ciò portò all’accusa di attività sovversive ma Lazzaretti riuscì ad evitare la condanna grazie ad alcuni influenti sostenitori locali.
Da allora si lasciò sempre più alle spalle la vecchia ortodossia. Nel corso di vari digiuni e viaggi sviluppò gradualmente la versione definitiva della propria dottrina. Egli, Lazzaretti, doveva essere il re ed il Messia. Il Signore avrebbe costruito sette città sacre, una sul Monte Amiata e le altre in diversi paesi e luoghi adatti. Fino ad allora c’era stato il Regno della Grazia (che egli identificava con il pontificato di Pio IX), sarebbero poi venuti il Regno della Giustizia e quindi la Riforma dello Spirito Santo, terza e ultima età del mondo. Grandi sciagure sarebbero state il presagio della liberazione definitiva degli uomini per mano di Dio, ma lui, Lazzaretti, sarebbe morto. Gli studiosi del pensiero medievale, e delle dottrine di Gioacchino in particolare, si renderanno conto del sorprendente parallelismo fra questa dottrina e quelle della tradizionale eresia popolare.
Il momento cruciale arrivò nel 1878. All’inizio dell’anno morirono Vittorio Emanuele e Pio IX e di qui — secondo Lazzaretti — avrebbe avuto fine la successione dei pontefici. È inoltre opportuno ricordare che incombeva sull’Italia la crisi agricola. Dal 1875 si era verificata una caduta dei prezzi del grano e dei salari e pur non essendovi alcuna ragione particolare per la scelta del 1878, dato che fu il 1879 l’anno veramente catastrofico in Italia e in diverse altre regioni di Europa — la depressione degli anni precedenti aveva ormai convinto, i contadini toscani che i segni e i presagi della fine del mondo, stavano per avverarsi. Lazzaretti ritornò dalla Francia, dove aveva trovato dei protettori facoltosi, e si proclamò Messia. Naturalmente, quando ne informò il Vaticano, fu scomunicato. Ma sul Monte Amiata la sua influenza era enorme. Da lui accorrevano in folla uomini e donne, al punto che le chiese del luogo rimanevano vuote. Egli annunciò che sarebbe sceso dalla montagna nel giorno precedente la Assunzione, il 14 agosto. Si riunì una folla di 3000 persone, non sappiamo quanti per osservare e quanti per Sostenerlo. I suoi seguaci indossavano le speciali divise comprate e fatte confezionare da lui per la «Legione italiana» e la «Milizia dello Spirito Santo». Venne issata la bandiera della Repubblica di Dio. Per vari motivi la discesa dal monte fu rimandata al 18 agosto. In quel giorno i lazzarettisti scesero al canto di inni dalla montagna ad Arcidosso e incontrarono i carabinieri, che ingiunsero loro di tornare indietro, Lazzaretti rispose: «se volete pace, vi porto pace, se volete pietà, avrete pietà, se volete sangue, eccomi». Dopo un confuso scambio di parole, i carabinieri aprirono il fuoco e Lazzaretti fu tra i morti. I suoi principali apostoli e leviti vennero processati e condannati; la corte tentò invano di dimostrare che essi volevano saccheggiare le case dei ricchi e scatenare una rivoluzione terrena. Naturalmente non era vero. Essi stavano erigendo la Repubblica di Dio, la terza e ultima età del mondo, impresa ben più importante che saccheggiare le case dei signori Pastorelli. Solo, come era stato dimostrato, i tempi non erano maturi.
Sembrò cosi che per i lazzarettisti fosse arrivata la fine, salvo per i più fedeli discepoli, che tirarono ancora avanti; l’ultimo morì nel 1943. Infatti un libro scritto in quell’anno parla dell’ultimo dei giurisdavidici». C’è però un epilogo. Quando nel 1948 ci fu un attentato alla vita di Togliatti, leader comunista italiano, in diverse zone i comunisti credettero che fosse arrivato il grande giorno e cominciarono subito ad assaltare i posti di polizia e a impadronirsi del potere con altri mezzi fin quando non intervenne l’azione moderatrice dei capi. Tra le varie zone in cui si verificarono queste rivolte c’era Arcidosso. Più tardi un esponente comunista che teneva là un comizio, spinto dalla propria mentalità storicistica, non poté resistere alla tentazione di richiamarsi al profeta Lazzaretti e al massacro del 1878. Dopo il comizio diversi partecipanti alla riunione lo presero da parte e gli esternarono tutta la loro gioia per quello che egli aveva detto. Erano lazzarettisti: ce n’erano parecchi nella zona. Naturalmente, poiché erano contro la polizia e contro lo Stato, stavano dalla parte dei comunisti. Certamente anche il profeta sarebbe stato dalla stessa parte. Ma fino a quel momento essi non avevano saputo che la nobile opera di Davide Lazzaretti fosse apprezzata dagli stessi comunisti. Il movimento millenaristico originario aveva così continuato ad esistere in forma sotterranea (i movimenti contadini hanno capacità di esistere anche a livello così ridotto da riuscire impercettibile agli osservatori cittadini). Era stato assorbito da un movimento rivoluzionario più vasto e più moderno. La rivolta di Arcidosso del 1948 fu una nuova, e in certo senso riveduta edizione della discesa dal Monte Amiata.
Chi furono o chi sono i lazzarettisti? Com’è naturale, pochi erano i ricchi, ma pochi anche i nullatenenti. Il nucleo centrale sembra si trovasse fra piccoli contadini, mezzadri, artigiani e simili dei piccoli paesi di montagna. E così è ancora oggi, nonostante i contadini appartenenti alla setta, come spesso accade, abbiano cercato di prosperare nelle faccende terrene ed abbiano raggiunto una agiatezza superiore alla media, cosicché oggi tra loro si contano molti ricchi, rispettati dai propri concittadini. L’esperienza infatti dimostra che le eresie pure di tipo medievale al giorno d’oggi hanno forse meno presa sui nullatenenti, i quali puntano decisamente ai movimenti socialisti e comunisti, che sui piccoli contadini in lotta per l’esistenza, operai agricoli, artigiani di paese e simili. La loro condizione li spinge nello stesso tempo avanti e indietro: verso una società nuova e verso il sogno di un passato puro, l’età dell’oro o i «bei tempi passati»; e forse la setta millenaristica esprime questo dualismo. In ogni caso le varie sette eretiche, germogliate nell’Italia meridionale, in un’atmosfera che ricorda il rivoluzionarismo dei contadini al tempo di Lutero più che di Lenin, sembrano dimostrare questa tendenza, per quanto non possiamo esserne certi finché non sarà stato seriamente iniziato lo studio, così necessario, delle eresie contadine del Sud (dalle più antiche comunità valdesi o dalla Chiesa dei fratelli cristiani alle più moderne della chiesa pentecostale, avventisti, battisti, testimoni di Geova e Chiesa di Cristo). In ogni caso Chironna Evangelico, la cui autobiografia fu scelta da Rocco Scotellaro come tipica di tal genere di contadini, è un operaio agricolo e mezzadro «nato da una modesta famiglia di piccoli coltivatori diretti». I famosi ebrei di San Nicandro sembra appartengano ad analoghe classi sociali; il promotore era piccolo proprietario terriero e numerosi esponenti erano artigiani (calzolai, ecc.). I pentecostali, secondo la signora Cassin, hanno un seguito speciale fra gli artigiani; gli organizzatori sindacali della confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) della provincia di Foggia ritengono che l’organizzazione dei protestanti sia composta principalmente di piccoli contadini, «una setta di ortolani», come mi è stato detto da uno di essi.
Ma i lazzarettisti non hanno affinità soltanto con il socialismo o con il comunismo. Il fermento religioso è appena uno degli aspetti del rivoluzionarismo endemico tra i contadini del Sud, anche se tende ad acquistare un ruolo di preminenza laddove non abbia ancora assunto un’espressione politica o l’abbia rinnegata (sempre che possa al riguardo ritenersi probante l’esperienza del Monte Gargano). Cosi il protestantesimo realizzò i primi importanti progressi dopo il 1922, cioè dopo la sconfitta delle leghe contadine, il trionfo del fascismo e la fine della emigrazione in America. Mi risulta, inoltre, che nel Foggia non c’è motivo di ritenere che il settarismo sia alquanto più forte ai margini del Tavoliere che nelle pianure di forte e antica tradizione socialista. Tuttavia in una situazione quale quella dell’Italia meridionale, per un eretico religioso è praticamente impossibile non allearsi con i movimenti laici anticlericali ed è molto difficile non simpatizzare in qualche modo con i rivoluzionari; non si può quindi tracciare una linea netta di separazione tra contadini socialcomunisti e contadini militanti in sette religiose. Mi risulta che la grande maggioranza degli ebrei convertiti di San Nicandro hanno votato per il partito comunista (il Comune è roccaforte delle sinistre), ed i comunisti locali (alcuni dei quali sono imparentati ai protestanti) li considerano «quasi tutti dei nostri». Numerosi protestanti sono anche comunisti militanti ed esistono casi di testimoni di Geova eletti segretari delle Camere del lavoro o, con non poco imbarazzo delle gerarchie del partito, delle sezioni locali. Tuttavia questa tendenza dei contadini eretici a legarsi anche ai movimenti di sinistra non deve venire riferita al millenarismo religioso politico puro, qual è il lazzarettismo. Esso si presenta come un fenomeno piuttosto eccezionale almeno nell’Europa occidentale e meridionale, per quanto ulteriori ricerche frutterebbero forse la scoperta di altri esempi da collocare a fianco del Messia del Monte Amiata.

[E.J. Hobsbawn, I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale, Torino, Einaudi, 2002, pp. 85-94]

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domenica 13 luglio 2008, posted by roberto.bonuglia at 21.39
La giornata di ieri è iniziata con la notizia della scomparsa di Gianfranco Funari. Scriveremo di lui più approfonditamente nei prossimi giorni, quando ci sarà più spazio per i ricordi di chi lo ha seguito con sincero affetto e, per questo, con altrettanto spirito critico. Adesso non è il caso: sono davvero troppe le ricostruzioni patinate e romanzate dei necrologi telegiornalistici che hanno sommerso le redazioni e occupato gli spazi vuoti dei tg estivi delle reti televisive che furono chiuse a Gianfranco negli anni del suo primo e vero ritorno, quello di Zona Franca. All'epoca noi eravamo lì, come sempre, come all'inizio della nostra "azione". E con lo stesso affetto che abbiamo sempre avuto per il nostro grande "giornalaio" (da qualche anno ormai alle prese con gravi problemi cardiaci e malato da sempre, purtroppo, di egocentrismo impulsivo) oggi proponiamo quello che è il vero testamento politico-giornalistico di Funari, che consigliamo a tutti i nostri lettori di seguire in tutti i suoi passaggi.





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, posted by roberto.bonuglia at 7.41
Ripercorrere la storia del movimento Pentecostale in Italia, il quale affonda le sue radici lungo un arco temporale secolare, non ha uno scopo “scientifico”, né trae ispirazione dalla semplice curiosità. Sebbene al lettore “moderno” quelle circostanze così difficili e paradossali, attraverso le quali nacque quest’umile movimento, appaiano oggi così affascinanti, egli non può di certo non riconoscere in queste vicende un piano divino ben delineato. A nessun nome altisonante può essere infatti ricondotta questa storia avvincente, a nessun teologo attribuita la sua definizione, a nessun politico la sua raccomandazione. Non ci furono mai, non possiamo annoverarne alcuno.
Riguardando così all’alba dell’opera pentecostale in Italia, spuntata nonostante le numerose contrarietà, capace di attraversare perfino i picchi più alti della persecuzione scatenatasi durante il ventennio fascista, possiamo infine solo affermare, con infinita sicurezza, che fu lo Spirito Santo stesso ad ispirarla. D’altronde, duemila anni fa la Parola profetica, per mezzo di un fariseo, avvertiva gli oppositori della chiesa apostolica: “...se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio”. Non fu dagli uomini, ma da Dio stesso.
Quale capacità, ovvero quale intelligenza umana potevano invero dar vita a quel movimento di “risveglio” che negli anni sarebbe cresciuto ,senza essere vinto dalla tempesta o soffocato dagli oppositori? Non fu un’idea che balenò nella mente di un uomo, bensì la “potenza” che discese dall’alto sui nostri connazionali emigrati negli Stati Uniti, i quali sentirono da quel momento il bisogno urgente di essere testimoni di Gesù. Lo Spirito li costringeva, la mente gli ricordava le parole del Maestro “... riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni”. L’esperienza soprannaturale confermata dal parlare in lingue sconosciute, o glossolalìa, non si esaurì infatti in un’esperienza emotiva, ma si tramutò in un impulso inarrestabile.
Topeka, anno 1901. Fu in quest’anno che gli studenti di una piccola scuola biblica, la Bethel Bible School, si posero alla ricerca del battesimo nello Spirito Santo. La promessa era anche per loro. In quelle stanze scese del fuoco dall’alto, e per la prima volta dei cristiani nati di nuovo sperimentarono la promessa divina. A Los Angeles, nel 1906 per la seconda volta la benedizione pentecostale manifestava durante delle riunioni tenute presso una famiglia, poi trasferitasi nel celeberrimo locale di culto, allora abbandonato, al numero 312 di Azusa Street. La testimonianza raggiunse molti stati rapidamente, fra i quali l’lllinois. Qui, a Chicago, la testimonianza pentecostale pervenne a Luigi Francescon, conduttore di una piccola comunità evangelica di lingua italiana, sorta nel 1900 dall’evangelizzazione di Giuseppe Beretta. Egli stesso volle accertarsi circa quest’esperienza, ma ancora una volta fu la discesa dello Spirito Santo sulla sua vita e su altri italiani a convincerlo. L’esperienza pentecostale veniva così sperimentata dai primi fratelli del risveglio pen tecostale italiano che di fatto, lontani dalla madre patria, formarono il 15 settembre 1907 l’Assemblea Cristiana, la prima comunità italiana di fede evangelica pentecostale nella città di Chicago, presieduta da Luigi Francescon (1866-1964) e Pietro Ottolini (1870-1 962).

[Da Il Pruno Ardente, inverno 2007, Roma, Adi, p. 1]

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sabato 12 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 9.53

L'uomo non è che una canna, la più debole di tutta la natura; ma è una canna che pensa. Non occorre che l'universo si armi per schiacciarlo; un soffio d'aria, una goccia d'acqua, bastano per ucciderlo... Tutta la nostra dignità consiste, dunque, nel pensiero. A ciò noi dobbiamo richiamarci e non allo spazio e alla durata che non sapremmo colmare. Sforziamoci dunque di non pensarci: ecco il principio della morale.
[Brano tratto da Pensieri di Biagio Pascal]

Nessuno può essere perfettamente libero finché non sono liberi tutti; nessuno può essere perfettamente morale finché non lo sono tutti; nessuno può essere perfettamente felice finché non sono tutti felici.
[Da Statica sociale, di H. Spencer]

Non esiste difetto che, alla lunga, in una società corrotta, non diventi pregio, né vizio che la convenzione non riesca ad elevare a virtù.
[Da Il nostro tempo e la speranza, di Corrado Alvaro]

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venerdì 11 luglio 2008, posted by roberto.bonuglia at 17.03
Della storia di Emanuela Orlandi si è scritto e detto molto ma ancor di più si è taciuto. Negli ultimi anni la trasmissione Chi l’ha visto? - soprattutto dopo l’arrivo di Federica Sciarelli al posto della più elegante Daniela Poggi - ha rilanciato molte domande su questo caso fino a fiutare, grazie ad una telefonata arrivata in redazione, la pista giusta: quella che porta alla Banda della Magliana.
La voce della telefonata invitava gli inquirenti a chiedersi come mai, nella basilica di Santa Apollinare, vi fosse seppellito il corpo del leader della Banda, Enrico (detto Renatino) De Pedis, creditore, specificava il chiamante, verso il Cardinal Poletti di un “grande” favore. La serietà della segnalazione era confermata dal rettore della basilica, mons. Piero Vergari, che a qualche giorno di distanza dall’uccisione di Renatino, il 6 marzo 1990, ne aveva attestato, con una lettera, lo status di grande benefattore: «Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana». Fu il cardinal Poletti in persona - allora Vicario generale della diocesi di Roma e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) -, a rilasciare il nulla osta necessario per la sepoltura di De Pedis all'interno della Basilica. Dopo poco più di un mese, il 24 aprile, la salma di De Pedis era stata già tumulata e le chiavi del cancello consegnate alla vedova.
Per saperne di più e verificare una pista che sembrava davvero realistica, la redazione ha intervistato qualche tempo dopo Antonio Mancini - detto Accattone perché filmato, seppur velocemente, nel celebre film di Pasolini - col quale è nata una “proficua” collaborazione, testimoniata dal bel libro Con il sangue negli occhi (Milano, Rizzoli, 2007) curato dalla Sciarelli e dallo stesso Mancini. Tra un Camon e un Bumaye, però, il libro, di fatto, evita questo argomento ed è stato montato più come un’autobiografia romanzata del protagonista che come una ricostruzione attendibile delle vicende della Banda. Quando il libro della “strana coppia” esce - a dire il vero con poco “clamore” -, l’ex-amante di Renatino, Sabrina Minardi, aveva già rilasciato nel novembre 2006 un’importante intervista a Raffaella Notariale - della redazione di Chi l’ha visto? -, nella quale forniva (anche se la trasmissione non mandò in onda integralmente il filmato) la sua vicenda personale descrivendo la sua storia d’amore col boss e fornendo alcuni importanti elementi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Mancini aveva confermato, ascoltando il nastro di una telefonata, il legame della Banda con tale vicenda: la voce proveniente in quel caso da un ristorante era sicuramente del «killer personale di De Pedis», “Rufetto”, uno dei più spietati sicari che insieme a “Ciletto” aveva più volte eseguito gli ordini di Renatino (persino quello di uccidere uno dei componenti originari della Banda, Edoardo Toscano, detto “Operaietto” per la sua capacità di ingegnarsi e risolvere ogni situazione).
Ora, però, è un’altra intervista che ha portato (o meglio riportato) al centro dell’attenzione la vicenda Orlandi ed il ruolo che ebbe in quei giorni la Banda della Magliana e soprattutto il leader dei “testaccini” Enrico De Pedis. E’ la Minardi stavolta a parlare, ribadendo con forza e autorevolezza il ruolo che De Pedis ebbe nella vicenda: quello di avvicinare prima e proporre poi ad Emanuela un vantaggioso lavoretto come venditrice di cosmetici della Avon prospettandole una cifra considerevole per l’epoca (375.000 lire al mese). Con questa scusa, mentre la sorella della Orlandi la aspettava sul lungotevere, De Pedis la rapiva per poi portarla, secondo la Minardi, in uno scantinato in via Pignatelli, sulla Gianicolense.
Dopo la scomparsa di Emanuela, l’ultima ragazza che la vide, Raffaella Monzi, e le altre amiche e compagne della scuola di musica di piazza Apollinare ricevettero delle minacce: erano le testimoni che videro i presunti rapitori della ragazza fornendo gli elementi per l’elaborazione degli identikit divenuti fondamentali nelle nuove indagini sulla banda della Magliana e su Renatino De Pedis. Come ricorda in un'intervista la madre di Raffaella: «Eravamo tanto esasperati e spaventati che decidemmo di andare via da Roma e di trasferirci a Bolzano». Fu allora che successe, però, qualcosa che non è mai stato raccontato: «Raffaella fu seguita da un giovane biondino. Ogni volta ce lo trovavamo davanti e un giorno disse a Raffaella: "Vieni via con me, lascia i tuoi genitori...". Fu un episodio che ci colpì anche se decidemmo di non darci peso pensando che fosse uno spasimante». Ma non fu l´unico. «Tornati a Roma, Raffaella mi raccontò che una persona la fotografava per strada. E un giorno ricevetti una telefonata: "Ho visto tua figlia sul treno: è bellissima. La voglio sposare". Non ho mai saputo chi fosse e come avesse avuto il nostro numero di telefono. Di certo era una persona che controllava Raffaella. Per mia figlia è stato un incubo dal quale non si è più ripresa».
Un biondino, dunque.
E’ importante questo biondino perché stamattina, un’altra telefonata nella redazione di Chi l’ha visto? sembra essere di quelle che sentiremo più volte nei prossimi mesi. E’, guarda caso, proprio quella del “biondino”, un amico di Renatino che ricorda il bene fatto alle famiglie di Testaccio (e di Roma in generale) da De Pedis, invitando il pubblico e gli inquirenti a non demonizzare il boss ricordando che Mancini è solo un’infame. Il biondino invita tutti anche a porsi una domanda molto semplice: perché la Minardi parla solo ora?
Noi questa domanda ce la siamo posti già da qualche settimana: perché nessuno mette in relazione queste nuove dichiarazioni di Sabrina Minardi con la vicenda di Stefano Lucidi, il pirata della strada che ha investito ed ucciso lo scorso maggio due fidanzatini (Alessio Giuliani e Flaminia Giordani) passando col rosso ad un semaforo in via Nomentana?
Sarebbe il caso di farlo perché Lucidi, che era alla guida di una Mercedes senza patente - sottrattagli a suo tempo per problemi di droga -, era insieme alla sua ragazza (con i suoi stessi problemi), Valentina Giordano, figlia dell’ex-calciatore della Lazio e, guarda caso, proprio di Sabrina Minardi con la quale l’attaccante si era sposato nel 1979 prima di essere lasciato per il boss dei testaccini. In altre parole, a nessuno, stranamente, è venuto in mente che queste dichiarazioni la Minardi le stia facendo per chiedere protezione (ed una quanto mai breve permanenza in carcere) del Lucidi, al quale la figlia pare, nonostante le prime dichiarazioni ufficiali, molto legata. Dopo aver infatti litigato decisa a lasciarlo proprio la sera dell’incidente, la Giordano - che con la madre ha in comune i problemi con la droga e l’amore per la vita “spericolata” - ha rivolto al suo partner parole affettuose: «Stefano, ti amo da morire, non sei un mostro, ho solo raccontato la verità. Ti aspetto, qualunque sia il verdetto del giudice».
E forse è proprio per spingere qualcuno interessarsi della vicenda che la Minardi sta dando questi segnali: potrebbe rivelare cose importanti senza le incongruenze stavolta volutamente inserite nella sua versione (cfr. l’anomalia temporale tra il caso Orlandi e quello Nicitra) se Lucidi e la figlia non passassero indenni la brutta avventura che li ha visti protagonisti. Una cosa è certa: se la vicenda Lucidi si risolvesse in una bolla di sapone, è difficile che la Minardi parlerà più.

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giovedì 10 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 9.47
Non far pagare l'Ici sulla prima casa (diritto fondamentale sancito anche dalla Costituzione) dovrebbe essere di sinistra. Dare maggiore sicurezza ai cittadini meno abbienti (i ricchi sanno come proteggersi) dovrebbe essere di sinistra. Far pagare più tasse alle banche, alle assicurazioni e ai petrolieri dovrebbe essere di sinistra. Abbassare l'aliquota dei titoli di Stato (sono risparmi per lo più dei piccoli risparmiatori) dovrebbe essere di sinistra.
Tutte queste cose le dovrebbe fare o progettare la sinistra. In Italia, le fa e le progetta la destra.
Vacci a capire qualcosa!


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, posted by roberto.bonuglia at 5.10
In quei giorni, mentre Boccadoro vedeva impallidire dietro di sé un tratto di vita sfiorito e vagava per la regione familiare in una triste ebbrezza d’addio, maestro Nicola si dava gran pena per provvedere al suo avvenire e per rendere sedentario per sempre quell’ospite inquieto. Persuase la corporazione ad assegnare a Boccadoro il diploma di maestro e meditò il progetto di legarlo durevolmente a sé non come subalterno ma come collaboratore, di discutere e d’eseguire con lui tutte le grandi commissioni che riceveva e di associarlo al loro reddito. Forse era un rischio, anche per Elisabetta, poiché naturalmente il giovane sarebbe diventato presto suo genero. Ma una figura come il Giovanni anche il migliore di tutti gli assistenti assoldati da Nicola non l’avrebbe mai saputa fare, ed egli stesso diventava vecchio e le sue ispirazioni e la sua forza creatrice impoverivano; né egli voleva vedere la sua celebre officina decadere ad una volgare industria manuale. Sarebbe stato difficile con quel Boccadoro; ma bisognava osare.
Così il maestro faceva accuratamente i suoi calcoli. Avrebbe fatto restaurare ed ingrandire per Bocca doro la parte posteriore dell’officina, gli avrebbe messo in ordine la stanza sotto tetto, gli avrebbe regalato anche dei bei vestiti nuovi per il suo ricevimento nella corporazione. Chiese poi con cautela l’opinione di Elisabetta, che da quel pranzo in poi s’aspettava qualcosa di simile. E guarda, Elisabetta non era contraria. Se il giovanotto era costretto a fissare la sua dimora e se il maestro voleva, ella era contenta. Anche qui dunque nessun ostacolo. E se maestro Nicola e la professione non erano ancora riusciti del tutto a domare quello zingaro, Elisabetta avrebbe saputo compiere l’opera. [...] «Mi hai inteso», aggiunse alle sue sorprendenti comunicazioni, «e non ho bisogno di dirti che non s’è mai dato che un giovane, senza neppur aver assolto il periodo di scuola prescritto, sia diventato così presto maestro ed abbia trovato subito il nido caldo. La tua fortuna è fatta, Boccadoro.»
Boccadoro guardava il suo maestro, meravigliato e col cuore oppresso; allontanò da sé il bicchiere, ancora semipieno, S’era atteso che Nicola lo rimproverasse un poco per i giorni trascorsi in ozio e poi gli proponesse di rimaner con lui come assistente. Ecco invece come stavano le cose. Si sentiva triste e imbarazzato di sedere così di fronte a quell’uomo. Non trovò subito una risposta.
Il maestro, con un volto già un po’ teso e deluso nel non veder subito accettata con gioia e con umiltà la sua onorevole offerta, s’alzò dicendo:
«Dunque la mia proposta ti giunge inattesa, forse prima vuoi pensarci su. Mi spiace un poco, avevo creduto di procurarti una gran gioia. Ma per conto mio, prenditi pur tempo per riflettere».

[Herman Hesse, Narciso e Boccadoro, Milano, Mondadori, 1995, pp. 212-213. Il brano è dedicato a Chiara Cestrilli. In fondo, tutto è iniziato per merito suo]

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mercoledì 9 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.52
In una democrazia che si rispetti, uno dei principi fondamentali è quello dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge - dal primo all'ultimo - senza eccezioni.
Quando di fanno delle eccezioni questo principio viene leso perché la legge non è più uguale per tutti. Negli Usa, si ricordi il caso Watergate: il Presidente Nixon fu messo sotto accusa perché aveva leso questo principio. Non ci sono Lodo Maccanico, Lodo Schifani o Lodo Alfano che tengano: tutti i cittadini sono tenuti a rispettare la legge, soprattutto quelli che sono in autorità avendo alti incarichi nello Stato. Anzi, sarebbe opportuno, qualora si verificassero casi di colpevolezza, che le pene venissero addirittura maggiorate.
A più alti onori devono corrispondere più alti oneri, altrimenti si verifica quello che George Orwell scrisse: la legge è uguale per tutti ma per alcuni è più uguale.....

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martedì 8 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 12.26
E' un libro sulla Shoah. Ha suscitato, però, accese polemiche. E' stato definito urtante, feroce, anticonformista, scorretto.
Tova Reich, che è un'ebra ortodossa, ha dato vita adun vero e proprio dibattito duro, polemico, perfino astioso. Secondo l'autrice, anche le vittime della Shoah possono strumentalizzare la propria memoria. Si parla solo dell'olocausto, degli ebrei, dice la Reich. E degli altri olocausti: l'armeno, il ceceno, etc? E che dire dei cambogiani sotto Pol Pot? E' tutto vero.
Non si può negare, però, la specificità e la drammaticità assolute della Shoah dovute ad un odio razziale assolutamente gratuito e ad una folle ideologia annientatrice.

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, posted by vito.cirillo at 12.21
I Nazisti erano ossessionati dalla purezza della razza. Per questo, nel 1935, Heinrich Himmler, d'accordo con Adolf Hitler, concepì il programma Lebensborn, che si proponeva di far nascere i puri ariani, la cui avanguardia era costituita dalle SS.
Si selezionarono donne e uomini per la bisogna. Le ideali erano le norvegesi. Ogni SS doveva avere almeno 4 figli di razza ariana. Dovevano essere alti, biondi ed avere occhi azzurri. Hitler, il loro capo, però, era basso, non biondo, senza occhi azzurri....

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, posted by vito.cirillo at 11.40
E' un romanzo breve che tratta dell'invasione nazista in Francia, nel 1940.
Dopo due anni, uscirà Il silenzio del mare. Due francesi - questa la trama - zio e nipote decidono di non rivolgere la parola ad un generale tedesco, peraltro colto e gentile. Nemmeno la più piccola parola esce dalla loro bocca: chi rappresenta un'ideologia totalitaria e disumana, non merita interlocutori. Questo racconto lungo fu stampato clandestinamente ed ebbe subito un grande successo.
L'autore, che aveva il soprannome Vercors, si chiamava in realtà Jean Bruller (1902-1991).

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lunedì 7 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 11.14
Colui per il quale Dio non è un idolo, che non usa la preghiera come una formula magica, ma la vive come massima concentrazione delle forze interiori, come volontà tesa al bene, al risveglio, a ciò che è unico e necessario, costui trarrà forza per tutta la vita dalle preghiere di oggi; poiché l'hanno costretto ad esaminare il suo cuore, a combattere la pigrizia, a rafforzare la sua aspirazione verso l'alto a dimenticare i propri piccoli interessi per quelli superiori e comuni.

Le parole non giovano al senso segreto; quando qualcosa viene espressa con le parole, diventa immediatamente un po' diversa, viene leggermente alterata, suona un po' bizzarra; ma va bene così; questo mi piace e trovo giusto che ciò che è tesoro e saggezza per uno, sia per un altro una stramberia.

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, posted by roberto.bonuglia at 11.04
Il finlandese Mika Waltari nacque a Helsinki, nel 1908. Scrisse prima alcune commedie a Parigi dove si era trasferito dopo la prematura scomparsa del padre. Poi passò ai racconti ed ai romanzi. E' l'autore del celebre Sinuhe l'egiziano, straordinario romanzo ambientato nell'antico Egitto, del quale Waltari dimostra di avere una concezione dettagliata e profonda. Il romanzo fu scritto nel 1945.
Altri importanti romanzi sono: L'avventuriero, L'angelo nero, Turms l'etrusco, Marco il romano, Lauso il cristiano.
Appassionato di storia antica, Waltari riesce in ogni sua opera a rendere in modo accurato e originale il senso di antiche civiltà con una ammirevole capacità di analisi delle mentalità e dei costumi dell'epoca considerata.

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, posted by roberto.bonuglia at 10.52
Nell'agosto 2007, in Olanda, durante un sondaggio effettuato per eleggere i due più grandi scrittori, sorprendentemente sono stati eletti due scrittori asiatici: Multatuli e Kader Abdolah. Quest'ultimo è di nazionalità iraniana e dopo aver ha pubblicato due libri nel suo paese è stato costretto all’esilio: seguendo l’invito delle Nazioni Unite, nel 1988, ha raggiunto l’Olanda come rifugiato politico. Da allora ha scritto e pubblicato in nederlandese. Multatuli è lo pseudonimo di Eduard Douwes Dekker vissuto diciott'anni nelle Indie Olandesi come funzionario coloniale e poi tornato in Olanda dove pubblicò con successo il volume Max Havelaar. Nominato il "più grande scrittore olandese di tutti i tempi" dalla Società della Letteratura Nederlandese, è nella lista degli eroi nazionali dell'Indonesia indipendente.
Sono due romanzieri che narrano vicende storiche che vanno al di là della nazionalità. Il tema principale della loro narrazione è rappresentato, infatti dall'importanza che essi danno all'integrazione etnica e al rifiuto della discriminazione razziale. Di entrambi in Italia si possono leggere alcune opere tradotte e pubblicate da Iperborea.

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domenica 6 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 11.33
E' ora che quelli ai quali sono affidati i destini del mondo (politici e non), si rendano conto che la situazione richiede cure radicali e urgenti. Ormai, attraverso il progresso tecnologico (internet, in particolare) gli uomini del mondo possono comunicare più facilmente e prendere più rapidamente coscienza delle vere necessità. Possono anche divenire consapevoli degli ostacoli che esistono e di chi è la colpa. Oggi, una cultura "neoumanistica" si può diffondere più agevolmente e con essa un avvicinamento fra gli uomini e le donne di tutto il mondo.
Questa rubrica si è proposta questo scopo. Chiunque voglia dialogare, interloquire può farlo liberamente. E anche chiunque voglia far propria questa concezione "neoumanistica" e sostenerla.
Grazie a quanti ci hanno già contattato, agli altri che volessero farlo, ricordiamo che il Khayyam's Blog è a disposizione e continuerà, ogni sabato, a proporre, come già fatto ieri, brani, pensieri e aforismi sull'umanità scritti da grandi scrittori, intellettuali, filosofi etc.

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sabato 5 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 11.33
Il primo effetto di un eccessivo amore per la ricchezza è la perdita della propria personalità. Si è tanto più persone quanto meno si amano le cose.
[Pensiero tratto da I piaceri, di Vitaliano Brancati]

Sapete che cosa significa amare l'umanità? Significa soltanto questo: essere contenti di noi stessi. Quando uno è contento di sé stesso, ama l'umanità.
[Dal lavoro teatrale Ciascuno a suo modo, di Luigi Pirandello]

Se tutta l'umanità meno uno fosse della stessa opinione, e solo un individuo dell'opinione contraria, l'umanità non avrebbe maggior diritto di ridurre al silenzio quell'uomo, di quanto ne avrebbe questo, se lo potesse, di ridurre al silenzio l'umanità.
[Da La libertà di John Stuart Mill]

Nella guerra, determinazione; nella sconfitta, resistenza; nella vittoria, magnanimità; nella pace, benevolenza.
[Da La Seconda guerra mondiale, di Winston Churcill]

Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di aver avuto torto. Che è poi come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse ieri.
[Da Pensieri su vari argomenti, di Jonathan Swift]

La vita vi fu data da Dio perché ne usaste a beneficio dell'umanità, per dirigere le vostre facoltà individuali allo sviluppo delle facoltà dei vostri fratelli, perché aggiungiate coll'opera vostra un elemento qualunque all'opera collettiva di miglioramento e di scoperta del vero che le generazioni lentamente ma continuamente promuovono. Dovete educarvi ed educare, perfezionarvi e perfezionare.
[Da I doveri dell'Uomo, di Giuseppe Mazzini]

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, posted by vito.cirillo at 10.13
Andrea Costa [1851-1910] fu un pioniere del socialismo. Fu anche un umanista. Credeva "nell'umanamento dell'uomo", per usare un termine a lui caro e da lui "coniato".
Bisognava, secondo Costa, riscoprire se stessi. Al riguardo, ecco cosa disse:

Questa è infatti la dannazione di noi uomini di parte, d'azione, di lotta: che il vortice quotidiano, le passioni, le battaglie, i bisogni del momento ci prendono interamente, ci afferrano, ci trascinano, ci precipitano, e si corre e si fa e si disfà, e mai un momento per scendere in sé stessi, per riprendere lena, per abbeverarsi alle fonti, per sentirsi vivere.

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, posted by vito.cirillo at 8.42

Talora, nell'arsura della vita
un canto di cicala mi sorprende.
E subito ecco m'empie la visione
di campagne prostrate nella luce...
E stupisco che ancora al mondo sian
gli alberi e l'acque
tutte le cose buone della terra
che bastavano un giorno a smemorarmi...
Con questo stupore sciocco l'ubriaco
riceve in viso l'aria della notte.
Ma poi che sento l'anima aderire
ad ogni pietra della città sorda
come albero con tutte le radici,
sorrido a me indicibilmente e come
per mio sforzo d'ali i gomiti alzo...

[una poesia di Camillo Sbarbaro]

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, posted by David.Rettura at 6.37


Carcam è una provincia che dura cinque giornate.E' adorano Macometto; e
sonvi cristiani nestorini. E sono al Grande [...] abbondanza di molte
cose...


Marco Polo, il Milione, Edizione Garzanti a cura di Ettore Mazali, capitolo 52.
 
venerdì 4 luglio 2008, posted by vito.cirillo at 14.27

E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'Oceano, il corso degli astri, e non pensano a se stessi....
[S. Agostino, Le Confessioni, 354-430 d.C.]

Ogni società che pretende di assicurare agli uomini la libertà, deve cominciare col garantire loro l'esistenza.
[Leon Blum, politico francese, 1872-1950]

Un uomo è tanto più rispettabile quanto più sono le cose di cui si vergogna.
[George Bernard Shaw, Uomo e superuomo, 1856-1950]

L'uomo sereno procura serenità a sè ed agli altri.
[Epicuro, Esortazioni, 341-270 a.C.]

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, posted by roberto.bonuglia at 12.40

Shiva, nella trinità indù è il Maestro della distruzione senza cui non può aversi creazione. Da una parte si identifica con la Morte, con il Tempo, in quanto distruttore, dall'altra, egli ripara, è il "benefico", come indicano i suoi nomi di Shiva, Shambu, Sankara.

[Brano tratto da “Ramakrishna and the vitality of Hinduism”, a cura di S. Lemaitre, Overlook Press, Woodstock NY, 1984].

Tre sono le porte infernali distruttrici dell'io: ira, passione, brama. Bisogna saperle lasciare.

[Pensiero tratto da Bhagavad Gita, poema induistico]

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, posted by vito.cirillo at 10.11
In un racconto degli Hadith, un discepolo di Maometto racconta un episodio:

Il Profeta sedeva nel deserto in meditazione ed una vipera velenosa stava per morderlo alla gamba. Improvvisamente, un gatto sbucato non si sa dove, saltò addosso alla vipera e l'uccise. Maometto si rese conto del pericolo e accarezzò il gatto che lo aveva salvato. Da allora i gatti nella cultura islamica godono di una maggiore considerazione rispetto ad altri animali, soprattutto, rispetto ai cani.

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giovedì 3 luglio 2008, posted by David.Rettura at 1.14
Per lo più sono in disaccordo con Christopher Hitchens, su quello che dice ma ancora più spesso per come lo dice, con quell'aria saccente che non ammette repliche e che tende a dequalificare il contraddittore, anche quando questo è di un calibro intellettuale certo non sottovalutabile, come nel caso di Ian Buruma o del controverso Tarik Ramadan.
Ma è stata pubblicata la notizia che Hitchens, dopo aver difeso a lungo i "metodi di persuasione" praticati dall'antiterrorismo, principalmente statunitense, dopo l'11 settembre, pungolato dai suoi critici (ed in questo è rimasto squisitamente britannico nel piacere di raccogliere le sfide), avrebbe provato per Vanity Fair il Waterboarding , ovvero la simulazione di annegamento che tante critiche ha ricevuto anche da americani eminenti, come anche John McCain, la cui posizione sulla tortura, pur nella fermezza
sulla lotta al terrorismo è stata sempre di chiusura totale, memore di quanto subito al tempo della prigionia in Vietnam. Hitchens ha avuto, come sua abitudine, parole recise di condanna per questa pratica dopo averla provata, ma anche avesse perseverato nella sua precedente opinione non avremmo potuto che pensare positivamente, al di là delle divergenze, della sua onestà intellettuale che lo allontana, decisamente da figure italiane ora defunte che non sono potute riuscire ad andare oltre l'invettiva, schiave di un'egolatria ottundente.

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, posted by David.Rettura at 1.10
La diffidenza verso i nomadi ha un sapore antico, e certo "gli Zingari, anche se accettati e tollerati nei paesi in cui vivono, vi si comportano abitualmente come una popolazione distinta, chiusa in se stessa, fiera della sua diversità, attaccata alle sue tradizioni, ma che accetta tuttavia all'occasione altri elementi"(F. De Vaux De Foletier, Mille anni di storia degli zingari, Yaca book, 1997, p. 226), cosicché la loro diversità unita allo straniamento culturale susseguente alla spossessione materiale e morale effettuata a loro danno dal capitalismo occidentale, e su questo rimando alla toccante ma altresì avvertita intervista rilasciata da Ermanno Olmi al Corriere della Sera, ne fa un bersaglio, più o meno inconsciamente facile, per i risentimenti e la xenofobia congenita nelle masse.

Ma di fronte agli zingari ed alle loro radici culturali, problematiche e specificità, la nostra società, e l'Europa nel suo complesso, come credo ampiamente dimostrino i commenti online ad un articolo recente dell'Economist su questo argomento, si specchia in un'ignoranza crassa fatta di pregiudizi radicati, sottovalutazioni arbitrarie e generalizzazioni comode quanto grossolane. Bisognerebbe dunque aprirsi maggiormente, senza degenerare nella mancanza di spirito critico o sottostimando la ricaduta sociale negativa di taluni comportamenti, anche solo cercando osservazioni online, e forse si capirebbe anche che "gli zingari non praticano affatto la promiscuità e hanno invece costumi sessuali piuttosto rigidi. Inoltre, non rapiscono i bambini; accusa originata probabilmente dal fatto che pr essendo in genere di pelle scura hanno talvolta discendenti dai capelli biondi (...) Si può pertanto dire che, in generale, gli zingari non sono individui violenti, mentre molti aneddoti ne testimoniano la generosità, come del resto il forte senso di fedeltà familiare e di amicizia" (G. Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, Einaudi, 2002, pp. 20-21).

Pregiudizi di natura simile si sono radicati, in contesti diversi, come quello nordamericano o australiano, verso i nativi americani e gli aborigeni, spesso, in un contesto simile di de-culturalizzazione, additati agli stessi difetti che marchiano in Europa lo zingaro.

Certo vi è da biasimare anche il ritardo accumulato, salvo eccezioni lodevoli come quelle dell'Università di Firenze, dalla tsiganologia italiana che pure alla fine del XIX secolo ebbe in Adriano Colocci un esponente avvertito e conosciuto in tutto il continente.

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mercoledì 2 luglio 2008, posted by khayyamsblog@gmail.com at 9.55
di Lara Liotta

L’aria era quella mesta delle tristi ricorrenze, i giornali, gridando al sacrilegio, hanno pubblicato la scioccante notizia: una donna aveva osato salire sulla piattaforma del doliyo, il cerchio di combattimento dell’antica disciplina da combattimento del sumo.
La donna era arrivata sull’area con un gesto d’impeto, e subito era stata tirata giù da uno dei mastodontici lottatori che disputavano il Grande Torneo d’Autunno: sollevatola come una piuma, era stata “sistemata” tra un pubblico in preda al panico che cominciava ad interrogarsi preoccupato. La donna “impura” si era fermata sulla piattaforma quadrata in cui era inserito il doliyo oppure aveva osato mettere anche solo la punta di uno dei sui piedi nel cerchio?
In quest’ultimo caso, il torneo avrebbe dovuto essere invalidato e sui quotidiani nipponici c’era chi giurava che era andata proprio così: il sacro cerchio era stato profanato. In quattordici secoli di storia, da che sumo è sumo, una cosa del genere non si era mai verificata.
I redattori delle varie testate, puristi della lotta giapponese, si affannavano a buttar giù righe su un assunto insindacabile riguardo alla triste vicenda: calpestato o no il doliyo, la donna aveva infranto la tradizione e, comunque, compiuto un grave misfatto.
Le rigide regole del sumo, codificate in base ad una ispirazione scintoista, considerano infatti la donna un essere impuro a causa del sangue che mensilmente versa, e proibiscono che, mestruata o no in quel momento, possa entrare nel sacro spazio dell’antica lotta. Nel corso dei secoli però sono stati compiuti passi da gigante: fino al XIX secolo le donne non erano ammesse nemmeno come spettatrici agli incontri: c’è di che rallegrarsi insomma per questa imponente conquista femminile ferma al 1800…
D’altra parte, ai giapponesi quella lotta era stata insegnata dagli dei e quindi non si poteva fare loro il così grande torto di infrangere proprio le regole religiose.
Nel 2000 si è verificato un vero e proprio braccio di ferro tra il governatore (o meglio, la governatrice) di Osaka ed il presidente dell’associazione nazionale di sumo; motivo della disputa era la volontà della donna di premiare il vincitore della fase finale di un torneo prestigioso della sua città: per consegnare il riconoscimento la governatrice sarebbe dovuta necessariamente salire (contaminandolo) sul doliyo.
E giù dibattiti parlamentari, sondaggi televisivi e giornali schierati pro e contro il desiderio della governatrice. Sarebbero trascorsi forse altrettanti quattordici secoli se la lady nel desiderio di porre fine a così tanto clamore non avesse accettato (a malincuore) di far premiare il suo vice.
In compenso, in un sondaggio a mezzo stampa, la maggioranza degli intervistati criticò fortemente la diplomatica rinuncia: critiche da parte di chi vede nella rigida tradizione un fardello pesante, e non solo nel sumo.

Nel sol levante, infatti, tutta la vita delle donne ‒ soprattutto se si parla di vita pubblica ‒, è segnata dalle discriminazioni e dalle tradizioni popolari e/o religiose basate sull’antitesi maschio-femmina, puro-impuro. E sono tradizioni rigidissime.

Appare strana e lontana una mentalità così radicale e ferma nel tempo, associata ad un popolo che, in fatto di tecnologia e sviluppo, non è secondo a nessuno.
Ma tant’è: intorno al sumo tradizionale, quello ufficiale maschile, le donne sono relegate alla pratica di piccoli tornei dilettantistici. Oltre i confini nipponici, invece, il sumo è una disciplina professionistica “bipartisan”, che consente indistintamente ai due sessi di esserne parte attiva e protagonisti di egual peso (vista la stazza media dei lottatori è proprio il caso di dirlo). In Italia, ad esempio, una delle indiscusse punte di diamante del sumo ‒ ad oggi ancora la più grande di tutti i tempi ‒, è una pordenonese, una donna quindi.
E’ questo un segno evidente di come da noi la tradizione di questo sport lavora al contrario, e che è molto più “impuro” di altri il concetto che vieta ad una donna la pari dignità sportiva rispetto agli uomini.
Se il sumo sarà presto inserito nel programma dei prossimi Giochi Olimpici, è perché al movimento crescente intorno a questa disciplina hanno contribuito fortemente le donne praticanti su tutto il globo terrestre. Forte di una rinnovata universalità legata alla pratica di entrambi i sessi – proprio come richiesto dal Cio ‒ la disciplina nipponica, potrà così entrare a far parte dell’appuntamento a cinque cerchi.
Ma prima di allora forse, sarà il caso di non far arrivare troppo presto la notizia in Giappone: rischieremmo una serie di polemiche che potrebbero protrarsi per tutto il quadriennio olimpico.

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, posted by vito.cirillo at 9.42
Il Parlamento rumeno ha approvato una innovativa legge che deve essere ora approvata dal Presidente della Repubblica. Secondo tale progetto i mass media saranno tenuti a trasmettere, accanto ad una cattiva notizia, una buona notizia.
D'ora in poi, dunque, in Romania, TV, radio e giornali dovranno contenere il 50% di buone notizie accanto al 50% di cattive notizie: l'obiettivo è quello di evitare il sorgere e limitare il diffondersi di stati ansiogeni e non dare più una rappresentazione unilaterale della realtà.
Sarà un modo di fare notizia che avrà successo anche in altri paesi????

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martedì 1 luglio 2008, posted by roberto.bonuglia at 10.54
Come ben riassume l'articolo di Giampiero De Andreis su Il Velino: "Era l’unico concorrente rimasto al ballottaggio presidenziale in un paese in devastanti condizioni economiche, con un’inflazione intorno ai due milioni per cento l’anno. Eppure, non si è fatto problemi Robert Mugabe a celebrare la sua sesta elezione a presidente, avvenuta per mezzo di una campagna elettorale degna dei peggiori totalitarismi con l’avversario principale (che secondo dati non confermati dal governo lo aveva battuto al primo turno) barricato dentro la sede dell’ambasciata olandese".
A 84 anni, quindi, Mugabe ha prevalso ed è riuscito con l'aiuto dell'Unione Africana e del Sud Africa a vincere la sua personale battaglia, contro ogni principio democratico e repubblicano. La farsa del ballottaggio senza concorrenti (che è infatti diventato un plebiscito) è stata messa in scena due giorni fa e ieri si è conclusa nel "migliore" dei modi: Mugabe si è autoproclamato presidente.
Ma come ha reagito la comunità internazionale? Gli Stati Uniti si sono dichiarati pronti ad inasprire le sanzioni, la Gran Bretagna altrettanto, l’Italia si prepara a fa fare lo stesso, almeno questo è quanto proposto dal ministro degli Esteri Franco Frattini ai partner europei. L'Italia si sta infatti preparando a ritirare il proprio ambasciatore ad Harare.

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, posted by vito.cirillo at 7.19
Una delle letterature più importanti, autentiche, profonde e ricche dell'attuale panorama letterario internazionale è certamente quella israeliana.
Scrittori come Amos Oz, Abraham Yehoshua, David Grossman, sono romanzieri di alto livello.
La loro caratteristica è quella di non contrapporsi alle giuste esigenze dei palestinesi, ma di comprenderle e battersi per esse. Gli ebrei della diaspora ora hanno un loro stato, essi dicono, ma se lo si vuole preservare non si può non risolvere quanto prima, l'annosa questione palestinese. Incomprensibili, dunque, alcune polemiche emerse qualche tempo fa e su cui ha già scritto Roberto Bonuglia sul Khayyam's Blog.
La letteratura in Israele ha capito questa esigenza ed anche nella cinematografia registi come Amos Gitai si sono mossi in questa direzione. Sta alla politica, ora, fare altrettanto.

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, posted by David.Rettura at 0.54

"Restandomi da vedere le Piramidi d'Egitto, e mummie del deserto nè cio potendosi fare senza buona compagnia, per timore degli Arabi, parlai al Consolo, acciò mi procurasse qualche icura manjera di andarvi. Egli per sua bontà, prese la fatica di parlare ad alcuni francesi, che si preparavano a far lo stesso con buona scorta, e così fui di lor compagnia.

Dovevamo partire il Martedì 18, ma mi trovai infermo agli occhi (...) partimmo adunque il Mercoledì 19 per Bulac, o Pulac, montati sopra una dozzina di asini. Ivi giunti ponemo in barca, non potendosi andare per terra, a causa dell'inondazione. Giungemmo prima di mezzo dì alle piramidi (o, per meglio dire, smisurate montagne di pietre) non essendovi, che 12 m. di cammino. La curiosità m'indusse , insieme con alcuni Francesi, a salire sino alla sommità della prima, con le ginocchia più tosto, che co' piedi; per essere i primi gradini alti quattro piedi, e larghi tre, che girano ugualmente all'intorno, e vanno a poco a poco fin sopra stringendosi.

Dalla cima, o piazza della Piramide si scuopre una immensità di paese, un grandissimo deserto d'anema. calati con grandissimo incomodo ci disponemmo per vedere il sepolcro, che dicono di Faraone, dove s'entra per un forame mezzo ferrato (...) Fulgenzio de Tovars Cappuccino, e superiore dell'Ospizio del Cairo buon matematico, avendo disegnata la piramide, e presene tutte le misure dalla parte di dentro, e di fuori, io me le feci dare; siccome anche quelle del pozzo, che vi è dentro, quali il Padre Lazzaro, parimenti Cappuccino, 20 anni prima aveva prese; facendosi ligare, e calar giù, con una corda, nell'oscurità del medesimo, per mera curiosità.

Questa gran Piramide, ch'è la più vicina al cairo dalla parte di settentrione, tiene 208 gradini di pietre di differente altezza, che si stima essere state coperte di marmi, tolti col tempo per uso d'altre fabbriche. Tutta l'altezza perpendicolare è di 520 piedi, la larghezza d'ogni lato 682 la piazza della sommità è composta di 12 pietre, che fanno in quadro piedi 16 e due terzi; donde dicono, che una freccia, tirata da valente arciero, non oltrepassaria lo spazio della medesima piramide..." (Francesco Giuseppe gemelli Careri: Giro del mondo, parte prima contenente le cose più ragguardevoli vedute nella Turchia, Napoli, 1699,pp. 94-97)



Questa descrizione prosegue con ulteriori particolari che, se avrete piacere, potrei postare in qualche futuro intervento, ma lo ho voluto riportare essenzialmente come simbolo di quella fascinazione per l'antico Egitto che alcuni vogliono far risalire alla spedizione napoleonica del 1798, la quale ha certo il merito indisputabile di aver posto le basi, tra i tanti suoi portati, della egittologia moderna con tutti i suoi annessi e connessi, scientifici e no.

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