sabato 31 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 20.01
Le grandi civiltà greca e latina insegnavano a distinguere fra il bello e il brutto, fra il vero e il falso; la tradizione del più puro cristianesimo ha educato a saper distinguere fra il buono e il cattivo, fra il giusto e l'ingiusto; l'economicismo e il commercialismo imperanti abituano solo alla ricerca dell'utile e del profittevole.
L'uomo viene così fuori in modo unidimensionale. E la potenziale ricchezza del suo essere viene atrofizzata; lo sviluppo dell'uomo è fortemente limitato; la società così di inaridisce sempre più.

Nell'immagine del post, disegno a matita e china su carta di Pietro Annigoni, siglato dall’autore e datato 1938.

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, posted by vito.cirillo at 18.10
Da sempre l'uomo è alla ricerca della felicità, che è tante cose: essere soddisfatti di sé, avere ciò che si desidera, contentezza, ottimismo, buoni rapporti con gli altri, etc.
La ricerca della felicità diventa, però, quasi una ossessione.
La filosofia, la politica, la religione, la psicologia: tutte hanno le loro ricette per il conseguimento della felicità nella nostra epoca. Ma esistono ricette valide per tutti?
Uno dei dodici apostoli, Paolo si accontentava di ciò che era e di ciò che aveva. Non è questo un utile suggerimento per evitare almeno l'infelicità?

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venerdì 30 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 13.00
Umanità cavillosa

Alì raccontò che una notte il Profeta venne a trovare lui e sua moglie Fatima, che era la figlia di Muhammad (Maometto). Il Profeta domandò loro: "Perché non pregate?".
Alì rispose: "O Messaggero di Dio, le nostre anime sono nelle mani di Dio, perciò, se Dio avesse voluto che noi ci alzassimo a pregare, ci avrebbe fatti alzare".
A queste parole, il Profeta uscì senza dire una parola; ma Alì raccontò che lo aveva sentito battersi le mani sulle cosce e mormorare: "La creatura umana è l'essere più cavilloso".

Umanità e disumanità

Il Profeta disse: "Una donna finì nel fuoco dell'inferno per avere tenuto legato un povero gatto senza nutrirlo nè lasciarlo andare a mangiare almeno gli insetti". Raccontò anche: "Un profeta si fermò a riposare sotto un albero e fu pizzicato da una formica. Il profeta tolse i suoi bagagli da sotto l'albero e ordinò che venisse bruciato il formicaio. Ma poi Dio gli ispirò il pensiero: perchè non soltanto quella formica?".

Il Profeta narrò: "Una prostituta fu perdonata perchè, passando vicino a un pozzo e vedendo un cane che stava per morir di sete, si tolse una patofola, la legò con il velo e la immerse nel pozzo in modo da poter dissetare il cane. Per questo gesto fu perdonata dei suoi peccati".

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giovedì 29 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 11.21
La recente conversione dell'ex-premier britannico Tony Blair, dall'Anglicanesimo al Cattolicesimo, è solo l'ultima di una serie di uomini "famosi" che, per motivi sinceri o meno, si sono convertiti ad una fede religiosa. Alcuni esempi, oltre a quello molto conosciuto dell'imperatore romano Costantino, possono essere fatti: Enrico IV, nel 1593, pronunciando la famosa frase "Parigi val bene una messa", per ragioni politiche (voleva diventare re di Francia), si convertì al Cattolicesimo dopo essere stato ugonotto, cioè protestante francese.
Lo scrittore Graham Greene, si convertì, a 22 anni, nel 1926, al Cattolicesimo (fatto che segnò tutta la sua narrativa).
Anche Oscar Wilde (bandito dalla società per "indecenza", ossia per omosessualità), si convertì al Cattolicesimo nel 1900 sul letto di morte. Anche l'attuale presidente degli Usa, George W. Bush, si convertì al Cristianesimo evangelico, nel 1986, e in seguito divenne "metodista".

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, posted by vito.cirillo at 11.16
Oltre al Kosovo nei Balcani e ai "padani" di Umberto Bossi, una voglia di secessione si sta diffondendo nel mondo, dalla Spagna al Messico.
Con il crollo dell'Urss, una moltitudine di Paesi è sorta nell'ex-impero sovietico. Anche nell'ex-Jugoslavia si è verificata la disgregazione con la costituzione di nuovi Paesi (Croazia, Slovenia, etc.). La Gran Bretagna, tra gli altri, ha i suoi problemi con l'Irlanda del Nord, la Scozia, il Galles. La Francia, quello della Bretagna, della Corsica e dell'Alsazia.
Nel futuro, la carta geografica europea e mondiale potrebbe registrare... molti cambiamenti.

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, posted by vito.cirillo at 10.27
Questo libro di Tiziano Terzani è una raccolta di dispacci dalla Cambogia. Terzani fu il primo ad accorgersi della tragedia che stava vivendo la Cambogia sotto il despota Pol Pot, uno dei più sanguinari uomini politici del Novecento, autore di un vero e proprio genocidio. Pol Pot era il capo dei Khmer rossi, dei fanatici seguaci di una disumana ideologia, colpevoli di orrori spaventosi. Terzani, con precisione e puntualità denuncia molti di questi orrori.

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mercoledì 28 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 12.28
Il popolo soffre la fame perchè mangia troppe tasse perciò soffre la fame. Il popolo è difficile a guidarsi perchè colui che regna ama strafare e per questo è difficile a guidarsi.
Il popolo non dà peso alla morte perchè ama l'eccesso della vita e per questo non dà peso alla morte. Ora chi per la vita non fa nulla è più saggio di chi stima la vita.

Senza uscire dalla porta, si può sapere il mondo. Senza guardare fuori della finestra, si può conoscere le vie del cielo. Più lontano si va e meno s'apprende; per questo l'uomo saggio non cammina ed arriva, non riguarda e sa i nomi delle cose, non agisce eppure compie.

Il tao è vuoto e nell'azione inesausto non si riempie se l'adopri com'è profondo sembra l'avo di tutte le cose smussa le proprie asprezze risolve i suoi grovigli modera il suo splendore s'adegua alla sua polvere com'è fondo, eppure sembra onnipresente. Non so di chi sia figlio, sembra anteriore a Dio.

[Brani tratti da La regola celeste, di Lao-Tze]

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, posted by vito.cirillo at 12.07
In Cina, nel XVIII secolo, regnò l'imperatore Qianlong. Fu anche un poeta. Di recente, sono state scoperte due poesie inedite, che l'imperatore poeta dedicò ai cavalli. Per l'esattezza, le poesie furono dedicate a due destrieri.
Nell'atica Manciuria, si credeva che i cavalli fossero dotati di poteri soprannaturali. Per questo, venivano omaggiati anche con poesie. Dalle poesie vien fuori anche il mondo atavico dell'imperatore, caratterizzato dal nomadismo.

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, posted by vito.cirillo at 12.01
Il romanzo più famoso di Lu Jiamin è Il Totem del Lupo. L'autore cinese pubblicò questo romanzo, diventato un vero e proprio bestseller, con lo pseudonimo di Jiang Rong.
Il Totem del Lupo (di cui è uscita recentemente la traduzione in italiano) è un romanzo che sfida il comunismo cinese ed esalta la vita libera della steppa. Lo scrittore è un professore di Economia ed il padre era un amico di Mao Tze Tung. Nonostante, questo, durante la Rivoluzione culturale fu bastonato dalle guardie rosse e costretto ad andare in esilio.

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martedì 27 maggio 2008, posted by Eleonora Larosa at 0.57
Tra le cause del declino economico e sociale del XIV secolo, la pestilenza esplosa dopo una grande epidemia e la cui diffusione aveva interessato diverse aree geografiche, incise notevolmente nell’Italia dell’epoca.

Da sempre le epidemie di peste umana erano precedute da malattie molto diffuse trasmesse dai topi: quando i ratti morivano, attraverso le pulci, il batterio responsabile di questa malattia, si diffondeva contagiando prima gli animali e poi l’uomo.

La diffusione della peste fu favorita anche dall'accresciuta mobilità delle persone e delle merci connessa, a sua volta, dalla progressiva espansione dei traffici. I ratti, ad esempio, entrando nelle stive delle navi venivano involontariamente trasportati in altri paesi, diffondendo così il bacillo.

In Italia particolarmente cruenta fu la peste del 1348 (di ciò se ne può trovare una importante testimonianza anche nel Decameron di Boccaccio.

Un’altra tra le più importanti cause della diffusione della peste, fu la sottoalimentazione legata alle varie carestie: la dieta dell’epoca, già in larga parte ipocalorica e ipoproteica, diventava nei periodi di crisi ancor più povera di calorie e fortemente squilibrata. I poveri si vedevano sempre stretti più dei ricchi nella forbice “consumi/risorse”, non potendo contrastare la malattia con una buona nutrizione.

In Italia, inoltre, il feudalesimo si rivelò un ostacolo all'economia contadina ed i flussi migratori favorirono situazioni di sovrappopolamento che alimentarono lo scoppio dell’epidemia. La peste inizialmente colpì senza fare grandi differenze fra ricchi e poveri (anche se successivamente fu più facile per i primi tentare di fuggire verso zone non appestate).

Fra le manifestazioni di panico e fanatismo provocate dalla peste, quella dei flagellanti fu una delle più impressionanti e delle meno comprensibili per la mentalità moderna. In Europa il fenomeno si manifestò maggiormente in Germania: turbe di penitenti composte da centinaia di uomini (le donne erano rigorosamente escluse) vagarono nel 1348/49 da una città all’altra. Una volta raggiunta la loro tappa, si flagellavano pubblicamente con fruste munite di punte metalliche. Grandi folle venivano ad assistere a quest'autopunizione, che aveva lo scopo di allontanare dal mondo l'ira divina. Per 33 giorni e mezzo (quanti tradizionalmente si pensava fossero stati gli anni di Gesù) i flagellanti ripetevano il loro rituale nei luoghi del loro itinerario. Pur muovendo da situazioni diverse, i movimenti di flagellanti ebbero un vasto consenso popolare, con una spiccata tendenza dei penitenti ad arrogarsi poteri ecclesiastici, impartendo l'assoluzione dei peccati ai partecipanti (in più i flagellanti del 1348/49 ebbero una parte attiva negli atti di violenza sugli ebrei). Processioni e riti di eccezionale intensità furono dedicati alla protezione di Dio e dei Santi patroni della città, mentre i monasteri, collocati strategicamente ai margini del centro abitato, svolgevano attivamente la loro funzione di cinta protettiva del mondo cittadino. La società medievale era profondamente superstiziosa, al punto che alcuni tra i più celebri medici dell'epoca attribuirono un gran potere protettivo a determinati amuleti. All’epoca, ad esempio, si era convinti che: «Un mezzo sicuro per evitare la peste, consisteva nell'indossare una cintura di pelle di leone con una borchia d'oro puro sulla quale fosse incisa l'effige dell'animale feroce».

La scienza medica di allora non fu in grado di combattere "il morbo” e ciò fu causa di umiliazione per i medici: essi, infatti, furono incapaci di dare aiuto ai malati. Alcuni cercarono di trovare la maniera per prevenirla. «Il primo e più sicuro rimedio era di fuggire dal luogo in cui infestava la pestilenza, recandosi in un luogo dove l'aria "fosse più sana". A chi rimaneva in città, soprattutto preti, medici e notai, era consigliato prima di entrare in camera del malato, di aprire porte e finestre in modo da far cambiare l'aria. Inoltre era loro consigliato di lavarsi le mani, il naso, la faccia e la bocca con aceto e acqua rosata, tenendo in bocca due granelli di garofani. Non bisognava avvicinarsi all'ammalato per evitare il contagio». Furono poi introdotte delle pillole contro la pestilenza: queste dovevano proteggere l'uomo da febbri e da malattie di cuore; venivano prese prima e dopo i pasti, ma si consigliava di ingerirle al mattino appena svegli e alla sera prima di andare a letto.

Ogni famiglia attuava atteggiamenti individuali per debellare la pestilenza. Alcuni ritenevano che il vivere moderatamente guardandosi da ogni eccesso dovesse servire a resistere alla peste; molti vivevano separati da ogni altro nucleo richiudendosi nelle case, circondandosi di ogni lussuria e i ricchi di delicatissimi cibi e ottimi vini, senza permettere che qualcuno parlasse loro o senza voler sentire alcuna notizia dall'esterno di morte o di malati. Altri affermavano che il bere assai e il godere della vita, soddisfacendo ogni desiderio potesse essere medicina certa contro il male. Altri cercavano di comportarsi in maniera moderata senza quindi cadere nelle efferatezze della vita: andavano in giro portando nelle mani dei fiori, delle erbe odoranti oppure diversi generi di spezie, ponendosele al naso e pensando che fosse buona cosa per il cervello, poiché nell'aria era presente un odore irrespirabile di cadaveri.

Altri invece, non trovando rimedio per sfuggire alla pestilenza, decisero di scappare e di abbandonare la propria città e le proprie case. Si moriva quasi subito, si gonfiavano le ascelle, l'inguine, e si cadeva morti. Il padre abbandonava il figlio, la moglie il marito. Tutti fuggivano e così ci si abbandonava l'uno con l'altro, poiché questo morbo si trasferiva con l'alito. Chi moriva era seppellito se aveva molto denaro o se aveva delle conoscenze molto importanti, i meno fortunati erano sepolti davanti casa in fosse, senza la benedizione del sacerdote, né il suono delle campane. In molti luoghi si facevano grandi buche a causa della moltitudine di morti.

I consigli comunali cercarono di stabilire delle regole per evitare la diffusione del contagio: nessun cittadino o contadino di qualunque condizione, stato o autorità, poteva recarsi nelle città e, per chi infrangeva questa regola, c'era una multa. Fu stabilito che nessun cittadino potesse portare o far entrare in città stoffe di lino e di lana usate, pena il sequestro e la distruzione delle stesse. Fu stabilito che i morti dovevano esser portati fuori chiusi in bauli ben chiodati, affinché nessun odore potesse uscire; i parroci erano tenuti a fare denuncia alle autorità comunali, di ogni morto prima della sepoltura. Nessuno dei parenti poteva accompagnare i defunti oltre il portone della chiesa né potevano ritornare alla casa dove abitava il morto.

Al fine di evitare spese inutili nessuno doveva, in caso di lutto, vestirsi con abiti nuovi, tranne le mogli dei defunti. Furono nominati dei funzionari che avevano il compito di: sorvegliare i mercati; accertare la provenienza di merci e mercanti; impedire la rivendita di indumenti e suppellettili appartenenti a persone morte a causa della peste. Si colpì lo sciacallaggio nelle case abbandonate e, tra i controllori della peste, si reclutò anche un medico a specifico incarico di sorveglianza sanitaria civile. Si barricarono porte e finestre delle case infette, lasciandovi reclusi gli appestati e i loro parenti.

Comparì anche un elenco dei malati perché ciascun medico notificasse i nomi dei pazienti che aveva in cura; si chiusero i porti alle navi provenienti da località infette. In Sicilia, ad esempio: «Ragusa decretò che le navi provenienti da queste località ritenute a rischio erano autorizzate all’ingresso in porto, dopo un mese di isolamento». Questo periodo fu chiamato “quarantena”, infatti, la dottrina di Ippocrate stabiliva che: «Il quarantesimo era l'ultimo giorno nel quale poteva manifestarsi una malattia acuta», come appunto la peste; una malattia che insorgeva dopo questo termine dunque non poteva essere considerata peste. Nel frattempo, in quest’ottica, nacque a Venezia un'altra fondamentale istituzione, il “lazzaretto. La quarantena si svolgeva in un'isola della laguna, dove era eretto il monastero agostiniano di Santa Maria di Nazareth e nel quale era convogliato il personale di assistenza proveniente dall'ospedale lagunare per i lebbrosi dedicato a San Lazzaro.

La peste nel XIV secolo fu allontanata previo rigorose misure di quarantena ed anche l’uso d’insetticidi per proteggere dalle pulci, le popolazioni delle aree colpite.


Nell'immagine del post, "Il medico della peste", acquaforte di Paulus Fürst: durante la successiva epidemia di peste del 1656, a Roma, i medici ritenevano che questo abbigliamento proteggesse dal contagio. Indossavano un mantello cerato, una sorta di occhiali protettivi e guanti. Nel becco si trovavano sostanze aromatiche.




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lunedì 26 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 11.01
Nella seconda metà del Cinquecento, lo spostamento dell’asse economico dalla linea Mar Adriatico-Mar Baltico alla linea Gibilterra-Fiandre-Londra provocò il declassamento del Mediterraneo e la conseguente decadenza politica della Spagna e dei paesi ad essa collegati.

Come tale, l’Italia da baricentro dei traffici mediterranei, si trovò al di fuori delle rotte commerciali più importanti e le fiorenti città marittime come Genova e Venezia, pur conservando – ancora per qualche lustro – lo splendore della loro vita artistica, non riuscirono più ad opporsi alla sopravvenuta competitività dei tessuti inglesi o dei manufatti delle Fiandre e della Germania. Ciò avvenne non solo a causa della nuova geografia derivante dalle scoperte ma soprattutto dall’incapacità di riconvertire l’assetto oligarchico e corporativo delle arti e dei mestieri in un più moderno assetto capitalistico concorrenziale.

Mentre Francia, Olanda ed Inghilterra riuscivano – nei mercati vecchi e nuovi – ad offrire i loro prodotti a prezzi più bassi, nel nostro paese l’eccessivo controllo delle corporazioni «obbligava i manufatturieri italiani a continuare con metodi di produzione e di organizzazione aziendale superati dai tempi» [1], caratterizzati da un eccessivo peso fiscale e da un alto costo del lavoro se confrontati con quelli dei paesi concorrenti.

Proprio quando l’economia italiana aveva maggiormente bisogno di allinearsi con quelle europee, l’irrigidimento corporativo contribuì – con la sua decisa difesa dell’ordine precostituito – a mantenere alto il livello dei prezzi dei prodotti manifatturieri italiani e, di fatto, a provocarne il crollo delle esportazioni.

Le associazioni corporative artigiane mostrarono così la loro vera natura – quella cioè di prevenire ed ostacolare qualsiasi forma di concorrenza tra gli associati – e nella miope difesa del localismo e del particolarismo, contribuirono alla provincializzazione del nostro paese ed alla perdita del primato italiano in molti settori produttivi, primo tra tutti quello tessile.

***

[1] C.M. Cipolla, Il declino economico dell’Italia, in Id., Saggi di storia economica e sociale, Bologna, Il Mulino, 1988, p. 78.

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domenica 25 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 11.41
"L'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene", scriveva Jacques Rousseau nella sua opera fondamentale, Il contratto sociale.
Seneca aveva precedentemente scritto, nelle Lettere a Lucilio:"La natura ci produsse fratelli, generandoci dagli stessi elementi destinati agli stessi fini. Essa pose in noi un sentimento di reciproco amore con cui ci ha fatto socievoli".
Se ne deduce che siamo nati liberi e che la natura ci ha fornito di un reciproco sentimento d'amore che dovrebbe affratellarci.
Questo non è successo. Sempre e dovunque l'uomo è stato incatenato (cosa che gli ha impedito il perfezionamento di sé) e, al posto del reciproco sentimento d'amore affratellante se ne è manifestato un altro, fatto di sopraffazione, di egoismo distruttivo, sovente di spaventosa disumanità. E' necessario, quindi, rimuovere gli impedimenti, gli ostacoli, creati dall'uomo abietto per impedire di essere concretamente se stesso. Ideologie fanatiche e concezioni discriminatorie, strutture castali, legislazioni inique, metodi pedagogici errati, diseducazione, presunzioni di superiorità: questo ed altro vanno eliminati.

Per i precedenti post della Rubrica del Neoumanesimo:
primo post
secondo post
terzo post
quarto post
quinto post
sesto post
settimo post
ottavo post
nono post
decimo post
undicesimo post
dodicesimo post
tredicesimo post
vito.cirillo@libero.it

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sabato 24 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 20.00
I discorsi di Buddha, intitolati I quattro pilastri della saggezza, furono scoperti intorno alla metà del diciannovesimo secolo. In essi è contenuta la sostanza dell'autentica dottrina buddista, basata per mezzo del giusto pensare e del giusto sentire, che conduce alla liberazione dal dolore, "dalle brame e dalle cure del mondo" (tali le parole di Buddha).
Buddha nacque nel 565 a.C., a Kapilavastu, nell'India settentrionale. A 30 anni, abbandonò la moglie e il figlio per dedicarsi interamente all'ascesi, alla meditazione ed alla predicazione dopo aver ricevuto l'illuminazione e divenendo così il Buddha, cioè l'illuminato. Prima si chiamava Siddhartha Gautama. Morì intorno al 486 a.C.

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, posted by vito.cirillo at 19.53
Nel marzo del 2001, i talebani che predominavano in Afghanistan, si resero colpevoli di un crimine contro la cultura, in particolare contro l'arte. Fecero saltare per aria le due straordinarie statue di Buddha della valle di Bamiyan.
Secondo alcuni archeologi, però, c'era un terzo Buddha: quello dormiente, nascosto in un monastero sepolto. Facendo gli scavi, in effetti, vennero alla luce parti del monastero buddista. Prolungando gli scavi, venne alla luce una gamba che dovrebbe appartenere al Buddha dormiente, un immensa statua in posizione orizzontale che sarebbe lunga 300 metri.

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, posted by vito.cirillo at 19.48
Chi governa con la virtù, è paragonabile alla stella polare, che resta immobile al suo posto mentre tutte le altre le ruotano intorno.

Se lo guidi con leggi e lorendi uniforme con le punizioni, il popolo le scanserà e non conoscerà vergogna. Se lo rendi uniforme con i riti, conoscerà la vergogna e perverrà al bene.

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venerdì 23 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 11.41
La «globalizzazione» è una parola molto usata sia nelle scienze sociali sia nell’informazione giornalistica. Alla base del processo di globalizzazione vi sono le grandi trasformazioni iniziate negli Anni Settanta, sviluppatesi poi negli Ottanta e che furono percepite nella loro estrema rilevanza solo nel decennio successivo. Negli Anni Novanta, infatti, le nuove forme di comunicazione (la TV, la comunicazione satellitare, internet) hanno finito per caratterizzare la società odierna come un insieme di interrelazioni a livello planetario con evidenti ripercussioni sull’economia e sulla cultura.

Nel contempo, i grandi cambiamenti dell’assetto geopolitico mondiale come la fine della Guerra fredda, la costituzione dell’Unione europea, la crescita economica di Cina e India, il crollo economico della Russia, l’11 settembre 2001 hanno profondamente mutato i tradizionali rapporti di potere nello scacchiere geopolitico mondiale e, soprattutto, hanno contribuito a rendere più mutevole e veloce il quadro economico, favorendo, ad esempio, la circolazione di persone, idee e “cose” tanto che, quello di oggi, è un mondo nel quale non sono più solo le merci ad essere esportate, ma lo sono anche le filosofie di vita, i modelli di consumo, i modi di produzione.

La “globalizzazione” è perciò l’insieme di meccanismi molto complessi che si sono manifestati con velocità vertiginosa che hanno finito per rendere, appunto, “globali” gli spazi economici, culturali e informativi che prima “esistevano” solo a livello regionale ed, al massimo, nazionale.

Le trasformazioni di cui la globalizzazione è stata, allo stesso tempo, causa ed effetto hanno infatti determinato delle situazioni del tutto nuove alle quali si è dovuto inevitabilmente far fronte. Prima di tutto va ricordato che, oltre al venir meno, nel 1989, della grande linea di partizione fra Est ed Ovest, si sono registrati, nei primi Anni Novanta, altri rilevanti fenomeni che hanno contribuito ad accelerare alcuni processi d’integrazione, di confronto e di conflitto: le aree che solitamente venivano individuate con il termine “Terzo Mondo” sono venute a stretto contatto con quelle dove il benessere era da tempo consolidato mettendo così in evidenza la diversità dei modelli di sviluppo su cui si erano fino ad allora basati gli equilibri esistenti: lo stesso sistema delle relazioni internazionali è divenuto, dopo il 1989, molto più fluido e instabile: il processo di globalizzazione ha inciso fortemente sulla modificazione degli equilibri geopolitici mondiali ed il momento storico fondamentale della “svolta” è il 1989.

Tra il 1954 ed il 1989, infatti, entrambi i centri di potere (Usa-Urss) erano incentivati a sostenere lo sviluppo economico all’interno delle proprie “sfere di influenza” e nei Paesi che Usa e Urss cercavano di persuadere a loro favore nella contesa contro il nemico, ma questo approccio geopolitico si è sgretolato col crollo del Muro di Berlino: molto rapidamente i mercati hanno iniziato a premiare regioni e località che potevano contare autonomamente su risorse proprie - come la manodopera a basso costo, l’accesso alle tecnologie, la disponibilità di capitali - e che prima, nel mondo bipolare, magari, si trovavano invece ai margini di questo sistema: emblematico il caso del Mediterraneo che, soprattutto dopo i fatti dell’11 settembre 2001, ha ritrovato la sua centralità geopolitica perduta molti anni, forse secoli, prima.

Prima della globalizzazione, infatti, la geopolitica mondiale era molto “statica”, caratterizzata da un contrasto EST-OVEST tra paesi del Blocco sovietico e paesi del Blocco atlantico: gli schieramenti erano determinati da divisioni di tipo ideologico (liberalismo-comunismo) ed i modelli economici concorrenti (capitalismo-programmazione sovietica) risentivano di tale diversità.

Con il crollo del Muro di Berlino questo sistema bipolare è andato in crisi, e solo dieci anni dopo, con i fatti dell’11 settembre, si è manifestata una nuova caratterizzazione della geopolitica mondiale: il contrasto EST-OVEST è diventato un contrasto NORD-SUD tra paesi industrializzati (USA e EUROPA-Paesi del terzo mondo) nel quale la rilevanza della ideologia è stata sostituita dall’importanza, sempre crescente che ha avuto il fattore religioso, manifestatosi nel confronto ISLAM-CRISTIANESIMO che ha proposto nuovi assetti geopolitici mutando in modo considerevole il peso e l’importanza fin qui avuta dalle diverse macro-aree nello scacchiere internazionale.

Una di queste, che ha visto in breve tempo cambiare considerevolmente il proprio ruolo, è è proprio quella del Mediterraneo, tornato, dopo mezzo secolo di marginalizzazione geopolitica, ai primi posti dell’agenda delle cancellerie e dove si giocherà, nei prossimi anni, una partita decisiva per la pace, la sicurezza e il progresso dei popoli “delle tre rive”.

Mai come oggi le varie parti del mondo sono state tanto avvicinate le une alle altre dal processo di globalizzazione, dalla rapidità e dall’intensità della comunicazione, dall’interscambio delle idee, delle informazioni, delle merci e delle persone, dall’omologazione delle tecniche produttive a mano a mano che si allarga l’area dello sviluppo. Allo stesso tempo, però, questo processo che tende ad intensificare la rete delle relazioni di ogni genere pone in essere anche diversità culturali, religiose, sociali ed economiche, le une di fronte alle altre, dando luogo a problemi di convivenza, accettazione reciproca, la cui mancata soluzione genera crisi, rotture, conflitti e, non ultime in ordine di rilevanza, nuove guerre.

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giovedì 22 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 10.46
Il fondatore dell'Islam, Muhammad (Maometto), nacque a La Mecca, nel 570 d.C.
Dopo la sua morte (632 d.C.) La Mecca, divenne la città sacra della sua religione. E' oggi città dell'Arabia Saudita, meta annuale di pellegrinaggi dei musulmani che, in osservanza delle prescrizioni del Corano, devono visitarla almeno una volta nella vita per ubbidire a uno dei cinque pilastri dell'Islam, il pellegrinaggio canonico. Tutti i musulmani, inoltre, dovunque si trovino, devono pregare in direzione della città santa.

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, posted by vito.cirillo at 10.41
La popolazione della Cina è cresciuta notevolmente in pochi decenni fino ad arrivare alla cifra record di un miliardo e trecento milioni. Da qui il divieto di limitare le nascite con una legge drastica: non più di un figlio a famiglia.
Questo divieto è stato riconfermato di recente, dal presidente Hu Jintao. Questo provvedimento quasi certamente durerà ancora a lungo: una sovrappopolazione eccessiva potrebbe minare gli equilibri sociali ed economici sin qui raggiunti.

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, posted by vito.cirillo at 10.36
Il Mahatma Gandhi ebbe modo di visitare anche l'Italia. Ciò avvenne nel dicembre del 1931. Arrivò a Roma e fu ricevuto da Benito Mussolini. Il desiderio di Gandhi, però, era quello di farsi ricevere dal papa, che allora era Pio XII.
I gesuiti, però, furono molto freddi, sostenendo che non si trattava di San Francesco. Gandhi visitò la Cappella Sistina e fu preso da profonda commozione davanti alla raffigurazione di Gesù Cristo, dichiarando la sua ammirazione per il suo "Discorso delle beatitudini".

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mercoledì 21 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 9.55

Il progresso importuna la natura e dice di averla conquistata. Ha scoperto morale e macchine per portar via la natura alla natura e all'uomo; e si sente al sicuro in una costruzione del mondo tenuta insieme dall'isterismo e dai comfort.
***
Quando l'uomo viaggiava con la diligenza, il mondo andava avanti meglio di oggi in cui anche il commesso vola nell'aria. A che serve mai guadagnare tempo se il cervello si è spappolato per strada? Come procureremo a chi verrà dopo di noi le manopole primitive necessarie per mettere in moto le macchine più complicate?

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, posted by vito.cirillo at 7.52
Vi sono delle cose che è bene dire, ma che possono essere dette al momento inopportuno e alle persone non idonee.

L'artista non è mai morboso. L'artista può esprimere tutto.

Il dovere è quello che pretendiamo dal prossimo, ma non quello che facciamo noi.

Si può resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

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martedì 20 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 12.00
Nel 1954, la rivista Time lo definì «il più noto e ammirato leader cristiano dopo il Papa». Da allora, è stato onorato da tutti i sovrani ed i presidenti dei mondo protestante, ha fatto tre volte il giro del mondo predicando a folle oceaniche ed ha convertito almeno un milione di persone. Durante le sue «campagne di evangelizzazione», l’affluenza dei fedeli alle chiese aumentava bruscamente di una media del 15%. Ciò nonostante, molti lo considerarono in assoluta buona fede ma privo di una seria preparazione teologica chiamandolo con disprezzo «l’Arcangelo Gabriele in gabardine» o «il Barrymore della Bibbia».
Ma chi era in realtà l'oggi novantenne Billy Graham?
Nato il 7 novembre 1918 in una fattoria della Carolina del Nord, a 5 miglia da Charlotte. I genitori erano protestanti di origine scozzese i cui antenati avevano combattuto dalla parte dei Sudisti nella guerra civile. Da ragazzo studiava poco, era irrequieto e correva volentieri dietro le gonnelle. Fu convertito all’età di 17 anni dal predicatore evangelico Mordecai Ham. I parenti dovettero trascinarlo quasi con la forza in chiesa ad ascoltare il primo sermone del predicatore, ma poi Billy vi ritornò di sua iniziativa ogni sera, e dopo un tormentoso conflitto interiore andò in sacrestia a pronunciare il suo atto di fede. L’anno successivo si iscrisse al collegio di studi teologici Bob Jones di Cleveland e, dopo avere completato la sua preparazione alla Scuola Biblica di Tampa e all’Università di Wheaton, nel 1940 fu ordinato ministro battista. Poco più tardi si sposò con Ruth Nelson, figlia di un missionario in Cina, che fu tra i primi ad incoraggiarlo a sfruttare le singolari doti di predicatore rivelate fin da studente e che ha sempre esercitato una notevole influenza su di lui.
E’ diventato, cosi, il più famoso predicatore evangelico negli Usa e nel mondo: in circa 20 anni ha predicato a oltre 50 milioni di persone recandosi personalmente in sessanta nazioni. Ne ha raggiunti almeno altri cento milioni per mezzo del suo spettacolo televisivo, della sua attività pubblicistica e del suo mensile Decision, che ha raggiunto in alcuni anni la tiratura di 2.900.000 copie. Alto 1,85 e grazie a una rigorosa dieta ha sempre mantenuto il suo peso al di sotto degli 80 chili. Capelli castani e ondulati, occhi azzurri e dotati di un eccezionale magnetismo. Prima della conversione amava gli abiti vistosi e le cravatte sgargianti, poi, progressivamente, iniziò a vestire di scuro.
I suoi primi passi furono incerti e difficili: Billy fu destinato come pastore a una piccola e poverissima comunità alla periferia di Chicago, dove la sua attività era necessariamente limitata. Ma una rubrica settimanale che teneva per una radio locale richiamò presto su di lui l’attenzione dei superiori, e nel ‘45 fu nominato dirigente della Gioventù per Cristo, una filiazione della potente Midwest Bible Church. In questa veste, cominciò a viaggiare negli Stati Uniti e fuori, visitando anche sei volte l’Europa e a tenere i primi convegni revivalisti. Nessuno, tutta via, si accorse di lui fino al 1949, quando improvvisamente il suo nome comparve sulle prime pagine di tutti i giornali. «Il mio successo» dice Billy «fu talmente improvviso, che può essere stato soltanto opera di Dio».
Billy era stato invitato da un gruppo protestante a tenere una serie di prediche sotto un tendone da circo a Los Angeles. Nessuno si aspettava nulla di sensazionale e la sua «crociata» doveva durare in tutto tre settimane. Invece, si prolungò per otto e diventò un avvenimento nazionale. Il messaggio di Billy era una feroce denuncia del materialismo, dell’immoralità e del paganesimo dell’America contemporanea e un invito a tornare alla religiosità tradizionale fondata sulla parola di Dio. Oltre duecento mila persone corsero ad ascoltarlo e molte «decisero per Cristo». Lo stile pittoresco di Billy contribuì senza dubbio al suo successo. Mentre parla, marcia su e giù per il podio e punta continuamente il dito indice con fare accusatore. I suoi discorsi sono inframmezzati di battute che, quando uno meno se lo aspetta, alleggeriscono la tensione. Ogni tanto usa un linguaggio quasi sacrilego, come quando disse che l’unica cura contro la bestemmia era di «lavarsi la bocca con il sangue di Cristo e inchiodare la lingua alla croce». In altre occasioni descrive la lotta di Cristo con il Diavolo come un incontro di pugilato.
Negli anni in cui iniziava il magistero di Graham, l’America aveva già “prodotto” predicatori famosi come George Whitefield, Lyman Beecher, Charles Finney ed il discusso Billy Sunday. Graham emerse proprio al momento giusto per raccogliere la loro eredità e le conversioni, che fecero molto parlare, del famoso cantante Stuart Hamblen e del gangster Arthur Vanew contribuirono a rafforzare la sua “leggenda”.
Dopo il trionfo di Los Angeles, Graham estese rapidamente la sua crociata evangelica a tutti gli Stati Uniti e cominciò formare un’organizzazione che assecondasse i suoi sforzi. Nacque così la Billy Graham Evangelica Society, con sede a Minneapolis e che contava sul lavoro di circa 400 persone a cui si aggiungevano un gran numero volontari che prestano la loro opera saltuariamente. Le campagne di Billy erano anche accompagnata con campagne pubblicitarie appoggiate con tutti i mezzi dalle chiese locali. Un gruppo di consiglieri, inoltre, seguiva Billy dopo ogni predica che si metteva a disposizione di coloro i quali, persuasi dalle sue parole, manifestavano la volontà di cambiare vita e chiedendo assistenza spirituale. Nessun sermone di Graham ha mai prodotto meno di cento conversioni anche se poi, quelle «durature», per ammissione dello stesso Graham, erano molto meno.
Con la popolarità, arrivò anche il successo finanziario: i fedeli cominciarono ad inviare Billy contributi per circa 6.000.000 di dollari l’anno. Graham riservava per sé soltanto uno stipendio di 15.000 dollari annui e destinava tutto il resto alla sua crociata. Con i denari ricevuti pubblicava un mensile, finanziava programmi televisivi ed una serie di nuove crociate che, in quindici anni, lo portarono in 60 nazioni sparse sui 5 continenti. Va ricordato in suo onore e per dovere di cronaca che alla causa evangelica destinò anche la maggior parte dei guadagni dei suoi libri, della rubrica settimanale che tiene su una catena di giornali protestanti, e dei film prodotti dalla sua organizzazione, distribuiti in tutto il mondo.
Graham, dotato di eccezionali doti organizzative, sovrintendeva a tutto personalmente. Ma quando si preparava a una «crociata» ‒ termine usato per definire simbolicamente le campagne di evangelizzazione e recuperato in questi anni da Benny Hinn ‒ , si ritirava nella sua casa della Carolina del Nord a meditare. Faceva 3/4 crociate all’anno e ogni volta durante queste tournee evangeliche, perdeva almeno tre chili di peso.
Durante il suo «Ministero» Graham ha attirato decine di migliaia di fedeli non soltanto in America, ma anche a Londra, Nigeria, India e Australia. I suoi raduni allo stadio di Harringay e nell’immenso Salone di Earl’s Court, a Londra, probabilmente, sono ancora oggi le più imponenti manifestazioni di religiosità registratesi in Gran Bretagna nel secondo dopoguerra. D’altra parte gli valsero l’ammirazione dello stesso Churchill…. Non solo Europa, però, nei trionfali incontri evangelici organizzati e animati da Graham: nel 1956 a Lagos 75.000 negri lo osannarono durante la sua crociata afroasiatica.
Già negli Anni Sessanta riteneva che in Africa il Cristianesimo potesse ritrovare la sua migliore occasione di rinascita, convinto com’era che fosse inutile assistere materialmente i paesi sottosviluppati se nello stesso tempo non li si sarebbe convertiti al Cristianesimo: non può esservi progresso senza fede.
Il suo insegnamento era fondato sulla Bibbia, «consumata» a forza di leggerla e studiarla, in otto esemplari nella sua carriera e che conosceva quasi a memoria. Per educazione e inclinazione si ispirava essenzialmente alla tradizione pietista. Ma per diventare il portavoce di tutte le Chiese riformate, cioè un uomo capace di ispirare «tutti i coloro che sono interessati al bene», rese il suo messaggio più semplice e diretto. Era ufficialmente iscritto al partito democratico (nel sud) ma le sue simpatie erano di fatto volte ai repubblicani: anticomunista di stampo dullesiano, come Goldwater, diffidava nell’appeasement delle Nazioni Unite. Dopo il 1960 ha però cercato gradualmente di estraniarsi dalla politica e di concentrarsi soltanto sulla sua missione di risanamento spirituale.
Nel 1952 il suo libro Pace con Dio e, nel 1965, il suo nuovo studio Mondo in fiamme sono stati bestseller a livello mondiale. Nel 1988 ispirò il Congresso Mondiale sull’Evangelizzazione a Berlino sul cui esempio vennero organizzati eventi in tutto il mondo. Fu anche amico personale di pontefici, capi di stato e presidenti americani, come Dwight Eisenhower e Bill Clinton.
E’ stato il primo cristiano a predicare in pubblico dietro alla Cortina di Ferro dopo la Seconda Guerra Mondiale. Memorabili le “riunioni” di Budapest (1989) e di Mosca (1992), uniche, ad oggi, quelle a Pyongyang in Corea del Nord (1992) e di Pechino (1993). La sua reputazione e ministero rimane immacolata e libera da scandali finanziari e sessuali che hanno invece pregiudicato anche alti esponenti cattolici e/o anglicani nonché le carriere di altri evangelisti a lui contemporanei come Jim Bakkler e Jimmy Swaggart. Del suo magnetismo e della sua reputazione è esemplare il fatto che i suoi sermoni siano ancora tra gli Mp3 più scaricati in America e che sia stata recentemente immessa sul mercato una versione dell'Ipod col suo autografo.

Frasi celebri di Billy Graham:

«Noi propagandiamo la fede, il più grande prodotto che esista sulla terra. Perché dovremmo reclamizzarlo meno energicamente di quanto altri promuovono un pezzo di sapone?».

«D’inverno vado sempre nelle Hawai perché è il posto dove vanno i peccatori, ed il mio compito è appunto quello di in seguire i peccatori nei loro rifugi».

«Io non sono altro che un Fattorino della Western Union che invece di telegrammi distribuisce il verbo di Dio».

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, posted by vito.cirillo at 11.08
Fin dall'antichità, da Aristotele (Etica nicomachea) a Seneca (Lettere a Lucilio) la ricerca della virtù, con l'osservanza di principi morali, ha avuto sempre un'importanza fondamentale nella cultura occidentale. Anche in quella orientale è stata la stessa cosa: si pensi a Confucio, Lao Tze, oltre Buddha e Zoroastro.
Oggi, invece, l'etica è diventata un optional.
L'utilitarismo individualistico è diventato predominante. Ipocritamente si proclamano i valori etici; nella pratica, li si smentisce. Senza i valori etici, laicamente parlando (senza scomodare, cioè, i precetti religiosi), le civiltà marciscono.

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, posted by vito.cirillo at 11.02
Tra le tante opere di Herman Hesse, il romanzo breve Knulp è di un certo rilievo. Tre storie brevi raccontano tre momenti della vita di Knulp, un vagabondo.
Il protagonista di tali racconti è un personaggio estroso, brillante, che fin dalla prima giovinezza si dedica al vagabondare. In modo anticonformistico, egli non si cura di ciò che gli altri pensano e dicono. Rifiuta obblighi ed imposizioni sociali. Egli vive accettando l'ospitalità che gli amici di continuo gli offrono. Come contraccambio egli offre la sua compagnia caratterizzata da una affascinante capacità di conversare.
Hesse vuole esaltare il vivere poetico di chi rifiuta la staticità e l'immobilismo e insegue i suoi sogni di vivere come "viandante" senza i legami ed i limiti che comunemente caratterizzano la vita umana.

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, posted by vito.cirillo at 10.59
Nelle sue Meditazioni per uomini che hanno troppo da fare, Jonathon Lazear, scrittore americano, fornisce dei suggerimenti su come non farsi travolgere dalla frenesia della vita moderna.
In una sua meditazione, scrive: "L'uomo che conosce i propri limiti, è un saggio. Oggi si deve considerare il lavoro come una semplice componente della vita, non come la mia stessa vita".

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lunedì 19 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 13.50
Nato a Busto Arstizio, in provincia di Varese, nel 1886, Francesco Olgiati, fu uno dei principali esponenti del neoscolasticismo italiano. Egli era convinto della perenne validità del pensiero di Toomaso d'Aquino.
Credeva nella superiorità della metafisica, avente le basi nella ineludibile realtà che lo portò a privilegiare il concetto di realismo nelle sue opere. Fra queste, da ricordare: Il significato storico di Leibniz (1929), Marx (1953), Croce e lo storicismo (1953).

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domenica 18 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 15.06
Lo scorso 13 maggio, alla vigilia di una visita di due giorni in Israele (in occasione del sessantesimo della sua fondazione), il presidente degli Usa George W. Bush aveva inasprito i toni nei confronti di Teheran, dichiarando: «L'Iran è la minaccia più grave nel lungo periodo per la pace in Medio Oriente e ha pure un regime particolarmente negativo». Alla stampa israeliana, inoltre, Bush aveva detto: «Gli Stati Uniti non escludono alcuna opzione per impedire all'Iran di realizzare le sue aspirazioni nucleari. Noi prendiamo seriamente la volontà dell'Iran di acquisire le tecnologie e le conoscenze necessarie per sviluppare armi atomiche. Tutte le opzioni sono sul tavolo anche se noi naturalmente preferiamo risolvere il problema in modo diplomatico».

Già da tempo, dopo le periodiche quanto preoccupanti dichiarazioni del presidente iraniano
Ahmadinejad, Stati Uniti e Israele si sono espressi sulla necessità di concretizzare «un'azione tangibile» per impedire all'Iran di dotarsi della bomba atomica. La novità emersa ieri è che a far proprie queste parole sia stato Mark Regev, portavoce del premier israeliano Ehud Olmert.

Al termine della visita di Bush, Regev ha così salutato il presidente americano che oggi prosegue la sua visita in Medio Oriente recandosi in Egitto: «La pensiamo allo stesso modo, siamo entrambi consapevoli della minaccia ed entrambi comprendiamo che è necessaria un'azione tangibile per impedire agli iraniani di sviluppare l'arma nucleare». Il portavoce israeliano ha inoltre aggiunto che gli sforzi compiuti finora per fare pressione su Teheran sono stati "positivi", ma che, allo stesso tempo, «non stati sufficienti, e serviranno ulteriori passi».


Una fonte governativa israeliana ha riferito che, durante i colloqui tra il premier Olmert e Bush, sono state presentate a quest’ultimo, nuove informazioni per influenzare la posizione dell'amministrazione Usa allo scopo di indurla a rivedere l'ultimo rapporto dei servizi d'intelligence americani, secondo cui l'Iran avrebbe sospeso il suo programma militare nel 2003.

Queste dunque, le fonti ufficiali della vicenda. Pare però il caso di ricordare che, sempre nella giornata di ieri, la radio di Gerusalemme ha riferito che il premier israeliano Olmert avrebbe chiesto l'accesso alla DSP americana (la rete di satelliti che controlla, attraverso sensori a raggi infrarossi, ogni tipo di lancio di missile sulla terra per conto degli Stati Uniti, indicandone la posizione) e di poter utilizzare la tecnologia per un nuovo tipo di radar americano capace di intercettare anche oggetti molto piccoli: questi due sistemi sono stati chiesti al fine di potenziare la rete antimissile di Israele, invero già molto efficiente, con i suoi sistemi Arrow e Patriot.

Facile capire le motivazioni di tali richieste: Israele è da tempo convinto che, in realtà, Teheran non abbia mai fermato le sue attività illecite per sviluppare la bomba atomica. Molti osservatori vedono in questo atteggiamento un’eccessiva preoccupazione degli israeliani che però non sempre infondata: il presidente iraniano Ahmadinejad non ha mai rassicurato l’opinione pubblica mondiale su tali presunte operazioni di disarmo, dichiarando piuttosto con soddisfazione «i rilevanti progressi iraniani» nel campo nucleare senza nascondere il fine ultimo di questi progressi. Tra le “esternazioni” di Ahmadinejad, ad esempio, questa: «Prima o poi, Israele sarà cancellato ad opera del popolo palestinese che ora sta tenendo a mente i nomi dei paesi che sostengono il regime sionista». Inquietanti, inoltre, gli “auguri” di buon compleanno rivolti al suo vicino indesiderato in occasione dei 60 anni dalla sua fondazione: i festeggiamenti di Israele sono, ha detto il presidente iraniano, come «i funerali per un uomo morto» e «non potranno riportarlo in vita».

In conclusione, pare proprio che le vicende di questi ultimi giorni, possano far ritenere non del tutto improbabile l’intenzione degli USA di attaccare militarmente l'Iran entro la fine dell'anno: appena prima della scadenza del mandato di George W. Bush.

Nell'immagine del post, la copertina di un numero dello scorso febbraio dell'Economist.

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, posted by vito.cirillo at 11.56
La coscienza è lo strumento interiore che ci rende certi della nostra autentica identità e della nostra "verità" esistenziale. Lo scrittore latino Giovenale, nella tredicesima satire, dice: "Se indice nemo nocens absolvitur" [Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza]. Non si può ingannare la propria coscienza, dunque. Se la si fa tacere, allora si devia dal processo suddetto e si perde la propria identità. Allora la falsità, l'inganno, l'ipocrisia, la finzione diventano le caratteristiche dell'uomo e ne minano la vera sua "umanità". Quando ciò succede, la società diventa un triste e desolante palcoscenico sul quale si recita, ma non si è se stessi.
E così si nasce, si vive e si muore nella falsità di sé. Ciò, però, non è indolore. Produce solo clienti per gli psicoanalisti e, nei casi peggiori, pazienti per gli psichiatri. Rinunciare alla verità di sé può dare qualche gioia momentanea, ma produce l'infelicità di fondo.

Per i precedenti post della Rubrica del Neoumanesimo:
primo post
secondo post
terzo post
quarto post
quinto post
sesto post
settimo post
ottavo post
nono post
decimo post
undicesimo post
dodicesimo post
vito.cirillo@libero.it

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sabato 17 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 17.25
Inizialmente attribuito esclusivo di Dio e di tutto ciò che aveva a che fare direttamente con esso [il tempio, il cielo, il popolo, etc.] il concetto di «santità», ben presto, iniziò ad assumere i contorni di una caratteristica attribuibile anche ai primi «martiri» cristiani che, pagando con la propria vita, avevano reso testimonianza a Dio. Successivamente, mentre si diffondeva nell’Europa cristiana una «concezione estensiva di santità che si applicava anche ai viventi» [1] vennero riconosciuti “santi” alcuni monaci e vescovi [Leone Magno, Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, etc.] che avevano salvato le loro città o avevano fondato in esse le prime chiese locali.

Con l’evangelizzazione dei popoli europei si affermò, poi, un nuovo tipo di «santità», quella dei Re: il clero, infatti, aveva esaltato nell’Alto Medioevo, la figura del sovrano «unto» e della regina «santa». La santità iniziò così ad essere percepita come una virtus, una forza, cioè, che «promana da un corpo santo e manifesta la potenza guaritrice di Dio»[2]. In tal modo, si costituirono le premesse per il culto delle reliquie dei santi e per la diffusione della pratica devozionale del pellegrinaggio. Entrambi i fenomeni si diffusero tra il XII ed il XIII secolo quando, cioè, in corrispondenza della rinascita delle città, molti dei comuni italiani sentirono il bisogno di «trovare nuovi protettori celesti e, non di rado, li trovarono in donne che avevano esercitato un ruolo pubblico nel corso della loro vita»[3]. Non fu perciò un caso che, oltre alle martiri e ad alcune monache, le prime sante spesso furono donne forti – come nel caso di santa Genoveffa – e che, sempre più frequentemente, il modello femminile di santità divenne – come nel caso della regina di Polonia Cunegonda – quello delle regnanti.

In entrambi i casi, però, si trattava di donne dotate di particolari doni o comportamenti che le facevano identificare e riconoscere come sante, in connessione con un modello di santità consolidato già da tempo. All'inizio del Cinquecento, infatti, come è stato osservato, «due modelli di santità riscuotono il maggior consenso popolare: quello mistico-profetico e quello eremitico-penitenziale, che configurano anche un differente rapporto femminile/maschile nei confronti della santità. Digiuno, stigmatizzazione e profezia caratterizzano il modello di santità femminile su cui gli storici hanno dato diverse interpretazioni. Pratiche ascetico-penitenziali e predicazione apocalittica connotano viceversa il “santo” popolare»[4].

Nel primo caso, particolarmente eterogenea è l’origine del culto delle «sante»: di esse venivano ammirate le più diverse forme di digiuno, penitenza, estasi e profezia. E’ stato infatti giustamente osservato che le mistiche italiane – da santa Margherita di Cortona a santa Chiara di Montefalco, dalla beata Angela da Foligno a santa Caterina da Siena – si videro riconosciuti dei «meriti» tra loro molto diversi che andavano «dalla reclusione solitaria ma ben pubblicizzata, alle incursioni profetiche nelle piazze cittadine (Rosa da Viterbo), alle appassionate discussioni anti-ereticali (Chiara da Motefalco) alla risoluzione pacifica delle lotte tra le fazioni cittadine (Umiliana de’Cerchi, Margherita da Cortona), dalla liberazione della propria città dal pericolo di un’invasione (santa Chiara) alla corrispondenza con le più alte autorità dell’epoca, tra cui il papa, l’imperatore e i re (santa Caterina da Siena). Nel complesso, le sante del Basso Medioevo si adoperarono quindi per costituirsi un prestigio incisivo, basato su un potere mistico e carismatico»[5].

Ma non solo donne «forti» e con «ruoli pubblici» furono oggetto di ammirazione prima e di devozione poi: ben presto, anche le «semplici» monache vennero notate, rispettate e stimate poiché, per loro natura, «compivano un’azione indispensabile: intervenivano presso il suo sposo, Cristo, per tutti quei problemi che la presenza del monachesimo nella storia rendeva impellenti. La loro preghiera diventava, in tal modo, azione; un’azione che andava ben oltre le mura del monastero, divenendo un fattore su cui contare»[6].

Le monache, inoltre, con la loro condotta, esercitavano sui fedeli un duplice effetto: fornivano un modello di comportamento da seguire ed, allo stesso tempo, dimostravano che l’imitazione di Cristo era qualcosa di possibile, di concretamente realizzabile, anche nelle loro città e, soprattutto, nelle loro vite. Per questo, come testimoniano alcune pagine di Battista Caironi da Crema, i fedeli iniziarono a guardare con stupore alcune “monache sante” tanto che: «Imperò che molti si parteno da casa sua et lassano le proprie faccende per andare a vedere o udire uno qualche huomo o donna; da poi che l'hanno visto o udito non pigliano altro che admiratione et stanno stupefatti come possa stare tanto tempo in oratione et extasi, o come possa stare tanto tempo senza mangiare o in tanta povertà. Che vale a voi avere avuto tal bono esempio et non seguitarlo?»[7].

La testimonianza di Battista Caironi da Crema conferma quanto, tra il 1450 ed il 1520, si sia effettivamente registrato - soprattutto in Italia - «un non comune slancio espansionistico delle comunità monastiche femminili». In quegli anni, infatti, mentre nell’Europa centrale si diffondevano il protestantesimo luterano, nella Penisola, come in tutti i periodi di apertura ai laici e di crisi della Chiesa, «le donne emergevano nella storia in quanto movimento religioso e in quanto profezia»[8]. Ciò era anche una diretta conseguenza del fatto che, soprattutto in Italia, la figura della Madonna aveva assunto[9], nel corso dei secoli ed in misura sempre maggiore, «le caratteristiche di un modello comportamentale per le donne connotato da alcuni tratti caratteristici»[10] che finirono per corrispondere con quelli assunti dalle “monache sante”: «la confermazione della verginità come più alto stato di perfezione, l’umiltà come fondamento della virtù e l’obbedienza come atteggiamento costante delle donne nei confronti delle autorità»[11].

Osservare ed adempiere questi tre precetti accresceva di certo il prestigio delle monache verso i fedeli tanto che, di fronte a questo proliferare di “monache sante” e di “vergini mistiche”, il Concilio di Trento predispose alcune norme – poi ribadite sia da Pio V nel 1566 e nel 1571 sia da Gregorio XIII nel 1572 – volte a garantire l’autenticità delle vocazioni e di accertare i veri casi di «santità monacale». In primo luogo, con il ripristino della vita disciplina monastica, i monasteri che tanto avevano calamitato l’attenzione dei fedeli tornarono ad essere luoghi protetti ed isolati dal mondo esterno. In secondo luogo, due norme furono disposte in virtù garanzia dell’autenticità delle vocazioni: «la disposizione impartita ai vescovi di interrogare ciascuna monaca sulla libertà della propria vocazione e la presenza del vescovo o di un suo delegato alla cerimonia della professione religiosa»[12]. Entrambe le disposizioni corrispondevano ad una esigenza percepita dalla Chiesa post-tridentina e cioè l’ormai diffusa convinzione di stimolare un definitivo «superamento del modello mistico medievale e la proposta, in sua vece, del modulo centrato sulle virtù eroiche e sull’impegno religioso, additati all’imitazione del popolo cristiano»[13].

In altre parole, di fronte al proliferarsi del numero di monache sante e mistiche, la Chiesa post-conciliare – elaborando un codice rigido di pratica religiosa uniforme e predisponendo un sistema compatto di regole e di comportamenti religiosi –, avviò un processo di regolamentazione e di disciplinamento della «santità femminile» in direzione di una più stretta osservanza dei precetti e del ritorno ad una condizione «primitiva di vita religiosa più aspra e austera»[14] che il culto delle «monache mistiche» aveva in parte attenuato aprendo, ad esempio, molti monasteri ai fedeli.

Durante il Concilio di Trento si fece allora diffusa la convinzione di rendere «sempre più mediati dal controllo dei vescovi e dalla presenza dei direttori spirituali e dei confessori, i rapporti dei monasteri con l’esterno, almeno nei loro modi più diretti e stridenti»[15]. Ciò si era reso necessario perché la situazione creatasi iniziava ad assumere i caratteri di un fenomeno sociale che iniziava ad interessare non solo il «popolo dei fedeli», ma anche ceti più agiati, come testimoniato ancora dalle parole di Battista Caironi da Crema: «Molte sorte di genti così seculari et gran Maestri, come religiosi et molti litterati et così gran prelati, quando sentono la fama di alcuna persona vanno da quella, alcuni per pura curiosità, per vedere e intendere che cosa dice tal persona; alcuni altri vanno per dimandare qualche cosa non necessaria... Et altri così dimandano che cosa serà di tal mio figliolo o figliola, nepote, parente o amico, et dimandano se si mariterà o se sarà religioso, overo se harà bona o mala fortuna; alcuni altri se sarà guerra o pace, se venirà carestia overo diluvio»[16].

Preoccupazione del Concilio di Trento fu quella di evitare che tali situazioni fossero generate intorno a casi di «false sante» queste colpevoli, tra le altre cose, agli occhi della gerarchia ecclesiale, soprattutto di «rovesciare il rapporto codificato dei ruoli tra direttore spirituale e penitente, e di recuperare la pericolosa e oramai condannata pratica del magistero femminile e della maternità spirituale»[17]. Piuttosto, con il ripristino e la regolamentazione della disciplina monastica la Chiesa controriformata puntò all’integrazione ed alla corrispondenza – talvolta forzate – tra «modelli di comportamenti e esempi di santità»[18]. Di conseguenza, tra le virtù di carità, di devozione e di obbedienza che tanto avevano avvicinato il «popolo devoto» ai casi di «santità femminile», sarà ribadita l’importanza solo dell’ultima virtus che, insieme alla fedeltà al «padrone» – e cioè a Dio –, sarebbe stata sufficiente per caratterizzare i nuovi modelli devozionali post-tridentini.

Contemporaneamente, anche il modello della «santa regina» perderà importanza e, se si eccettua la canonizzazione di Elisabetta di Portogallo, proclamata santa da papa Urbano VIII nel 1625, nel corso del 1600 le «sante regine» diventeranno sempre più rare mentre è il modello della santità mistica – ma ben accertata – a trionfare: tutte le nuove sante del XVII sono infatti, come osservato dal Renoux, delle mistiche riconosciute come tali non solo dal popolo, ma dai vertici ecclesiali: Francesca Romana [morta nel 1440], Teresa d’Avila [1582], Maria Maddalena de’ Pazzi [1607] e Rosa da Lima [1617][19]. Stessa cosa può dirsi per i processi di beatificazione: Coletta di Corbie [1447], Gertrude la Grande di Helfta [1301], Margherita di Città di Castello [1320] e Rita da Cascia erano infatti tutte “mistiche”[20].

Questo vero e proprio itinerario di normalizzazione e di codificazione nella sua specifica destinazione sociale indirizzò, come è stato osservato, il modello della “serva ideale” «a tutti gli individui di condizione inferiore, rispondendo alle ansie di controllo religioso e politico dei ceti popolari elaborate dalle gerarchie ecclesiastiche e civili»[21]. Nel processo di femminilizzazione [devozionale e istituzionale] religiosa post-tridentino, le donne e i ceti popolari, infatti, apparirono come «le nuove risorse, più saldamente ancorate alla Chiesa, su cui fondare la ricomposizione della società cristiana e le strategie della riconquista cattolica»[22].

***

[1] G. Zarri, Le sante vive. Cultura e religiosità femminile nella prima età moderna, Torino, Rosenberg & Sellier, 1990, p. 49 e passim.

[2] M. Bartoli, Caterina la santa di Bologna, Bologna, EDB, 2003, p. 23.

[3] Ivi, p. 25.

[4] G. Zarri, L’officina della perfezione. Modelli popolari e modelli ufficiali nella santità moderna, lezione tenuta presso la «Fondazione Collegio San Carlo» l’8 febbraio 1996, ora in Id. La memoria di lei : storia delle donne, storia di genere, Torino, Società Editrice Internazionale, 1996.

[5] A.Vauchez, Esperienze religiose nel Medioevo, Roma, Viella, 2003, p. 107.

[6] E. Pasztor, Donne e sante. Studi sulla religiosità femminile nel Medio Evo, Roma, Studium, 2000, p. 45.

[7] Cfr., Battista Caironi da Crema, Specchio interiore, Milano, dal Calvo, 1540.

[8] A.Vauchez, I laici nel medioevo, Milano, Il Saggiatore, 1987, p. 34.

[9] Va infatti ricordato che, proprio nel XV secolo, il culto della Vergine Maria «giunge effettivamente a rivaleggiare con il culto dei santi, temporaneamente posto sotto accusa ed epurato dei più evidenti caratteri del meraviglioso e del magico». D’altro canto, «la maggior parte dei santuari dedicati alla Madonna furono eretti in Italia nei secoli XVI e XVII». Cfr. G. Besutti, Motivi del sorgere e dello sviluppo dei santuari, in AA.VV., Nuovo Dizionario di Mariologia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1986, pp. 1268-1272.

[10] G. Zarri, Dalla profezia alla disciplina (1450-1650), in AA.VV., Donne e fede. Santità e vita religiosa in Italia, a cura di L.Scaraffia e G.Zarri, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 188.

[11] Ibidem.

[12] Ivi, p. 209.

[13] R. De Maio, L’ideale eroico nei processi di canonizzazione della controriforma, in Id., Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, Napoli, Guida, 1973, pp. 257-278. In tal senso cfr. anche G. Zarri, Le sante vive. Profezie di corte e devozione femminile tra ’400 e ’500, Torino, Rosenberg & Sellier, 1990, pp. 123 e ss.

[14] M. Rosa, La religiosa, in “L’uomo barocco”, a cura di R.Villari, Laterza, Roma-Bari 1998, p. 220

[15] Ivi, p. 221.

[16] Cfr., Battista Caironi da Crema, Specchio interiore, Milano, dal Calvo, 1540, cit.

[17] G. Palumbo, «Vera» santità, «simulata» santità: ipotesi e riscontri, in AA.VV., Finzione e santità tra medioevo e età moderna, a cura di Gabriella Zarri, Torino, Rosenberg & Sellier, 1991, pp. 9-17.

[18] M. Caffiero, Tra modelli di disciplinamento e autonomia soggettiva, in AA.VV., Modelli di santità e modelli di comportamento, a cura di Giulia Barone, Marina Caffiero, Francesco Scorza Barcellona, Torino, Rosenberg & Sellier 1994, p. 268.

[19] C. Renoux, Canonizzazione e santità femminile in età moderna, in AA.VV., Storia d’Italia, Annali 16, Roma, la città del papa. Vita civile e religiosa dal giubileo di Bonifacio VIII al giubileo di papa Wojtyla, a cura di Luigi Fiorani e Adriano Prosperi, Torino, Einaudi, 2000, pp. 739-740.

[20] Ibidem.

[21] M. Caffiero, Tra modelli di disciplinamento e autonomia soggettiva, in AA.VV., Modelli di santità e modelli di comportamento, cit., p. 273.

[22] M. Caffiero, Istituzioni, forme e uso del sacro, in AA.VV., Storia di Roma dall’antichità ad oggi. Roma moderna, a cura di Giorgio Ciucci, Roma-Bari, Laterza, 2002, p. 167.

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, posted by roberto.bonuglia at 15.52
Quando operate con amore legate voi a voi stessi, e l'uno all'altro, e a Dio. E che cos'è operare con amore? E' tessere la stoffa con i fili del cuore, come se anche chi amate dovesse indossarla. E' costruire una casa con affetto, come se anche chi amate dovesse abitarla. E' seminare con dolcezza e mietere il grano con gioia, come se anche chi amate dovesse mangiarne. E' impregnare ogni cosa che plasmate con un soffio del vostro spirito, è sapere che tutti i morti benedetti vi stanno intorno e vi osservano.


Gibran, non c'è dubbio, è stato davvero un grande poeta. Nacque nel 1883 in Libano e morì nel 1931 a New York. Oltre che poeta, fu anche filosofo e pittore. Anche per questo la sua fama si espanse al di là del Medio Oriente: le sue poesie furono tradotte in più di 20 lingue. I suoi quadri furono esposti nelle più importanti gallerie del mondo. Dal 1911, visse negli Usa.
Tra le sue opere, vanno certamente ricordate: Il profeta, I segreti del cuore, Le ali spezzate, Il miscredente. In lui rivivono la mentalità, le tradizioni e i tabù della cultura orientale con i quali si scontrano elementi della storia e della cultura occidentali.
La sua poetica è ricca di passione orientale, nel cui fondo è radicata una spiritualità sincera e fervida.

post dedicato a redpaula. La citazione de Il profeta è "sua".

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, posted by vito.cirillo at 10.07
L'allievo di Amartya Sen, Kaushik Basu, ha scritto un saggio che si intitola: Elè bele. L'India e le illusioni della democrazia globale.
Basu è un economista che col suo lavoro vuole denunciare l'insincerità e l'ipocrisia dei politici quando promettono la democrazia. Egli sostiene che si tratta di una democrazia per finta. Si illude solo l'opinione pubblica. I cittadini sono elè bele ossia giocatori che credono di essere parte attiva di un gioco al quale, in realtà, partecipano solo apparentemente.
E' una metafora straordinaria.

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venerdì 16 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 11.10
Come è noto, nel XX secolo iniziarono a diffondersi sempre più le teorie razziste basate su prove dimostrabili, biologiche, zoologiche e/o statistiche: molti stereotipi su ebrei e negri vennero così accettati dai cristiani di molte chiese. Le radici di questo strano rapporto tra cristianesimo e razzismo sono da rinvenirsi nella certezza biblica del «nuovo patto» siglato da Dio con l’umanità [e non solo il popolo ebraico, quello «eletto» nel Vecchio Testamento] sacrificando il suo unigenito figlio per redimere i peccati dell’umanità e creare un rapporto diretto, individuale con ogni singolo credente.

Secondo Renan [Vita di Gesù], in un certo senso, fu sviluppato questo concetto: Cristo non ha rinnovato la vecchia religione [il giudaismo] bensì ha proclamato una religione eterna dell’umanità opposta al dogmatismo e all’intolleranza del Vecchio Testamento.

In Germania, dove Lutero fu sempre visto come un grande patriota che si era contrapposto al cattolicesimo ultramontano, inoltre, il protestantesimo militante stimolò

1) una tendenza anti-francese ed anti-inglese [cfr. KulturKampft bismarchiano]
2) una avversione al Vecchio Testamento

Quando il razzismo recuperò questo approccio «nazionalistico» protestante alla storia, San Paolo fu accusato di essere «rimasto fedele alle sue originarie tradizioni ebraiche» e di aver «cercato di imprigionare il cristianesimo nella legge mosaica».

Va però ricordato che la teologia cristiana non ha mai patrocinato come scopo principale lo sterminio degli ebrei, ma al massimo la loro esclusione dalla società in quanto testimoni viventi del deicidio [ghetti e pogrom].

Terreno fertile per l'antisemitismo di origine cristiana [cattolica e protestante] fu trovato nel ruralismo, che proponeva uno stereotipo dell’ebreo «capitalista» interessato a sovvertire l’ordine tradizionale, in alcuni casi secolare, delle campagne in favore della realizzazione di una società industriale e quindi «diretta, controllata» dagli ebrei.

Karl Von Vogelsang, fondò il «cattolicesimo sociale» che combatté l’aperto razzismo e condannò gli antisemiti pangermanisti che avevano adottato tra gli altri simboli «quello di un ebreo pendente dalla forca» [!]. Essi erano sì un popolo straniero, avversario della giustizia e della comunità, ma egli rifiutò di attaccare la religione ebraica in sé.

Oggetto delle critiche all’ebraismo e tematica razzistica fu la critica al TALMUD che contiene una serie di «esortazioni alla frode, alla lussuria ed all’odio verso i cristiani» e come tale giudicato un «breviario anti-cristiano» [tra le pratiche ammesse in quelle pagine va ricordata l'usura, vietata tra ebrei ma ammessa se applicata verso i cristiani]. Il più critico verso il Talmud fu Rohling che rinverdì il mito che identificava negli ebrei «l’anticristo». Rosenberg, invece, vide in esso l’origine del bolscevismo e del capitalismo, due sistemi con i quali gli ebrei tendevano a controllare il mondo intero.

Lueger [fu sindaco di Vienna] identificò gli ebrei con l’ateismo ed il liberalismo, il capitalismo finanziario e la socialdemocrazia, «mali che i cattolici sociali avevano da sempre denunciato».

In quegli anni l’antisemitismo si diffuse pure in Francia [si pensi all'affare Dreyfus ed alle vicende che videro protagonista l'Azione Francese] Va infine ricordata l’opera del vescovo Alois Hudal che nel libro I fondamenti del nazionalsocialismo, auspicò un’alleanza tra i cattolicesimo e l’«uomo germanico»: il nazionalsocialismo doveva respingere il neo-paganesimo e diventare un movimento unicamente sociale e politico.

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giovedì 15 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 16.02
...Ma l'Europa potrà contribuire al disarmo generale soltanto se si presenterà unita e la sua edificazione le consentirà di dare al mondo consigli disinteressati, come un'effettiva esperienza di disarmo atomico (e tutte le ragioni possibili la spingono in questa direzione).
Solo l'Europa unita può avviare la riduzione generalizzata degli armamenti. Senza di che la nostra storia non avrà futuro.

[Dal rapporto al popolo europeo di Denis Rougemont]

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, posted by vito.cirillo at 12.05
Per tutto ciò che riguarda l'ambiente e la sua salvaguardia, non bisogna dimenticare i tentativi di buona volontà che il mondo ha messo in atto. Al riguardo, molto importante fu il "Protocollo di Kyoto". Esso entrò in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Era, però, già stato adottato l'11 dicembre del 1997 dai governi di 160 Paesi. Il "Protocollo di Kyoto" impegna i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo a ridurre, entro il 2012, le emissioni di gas serra del 5% rispetto ai livelli odierni.

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, posted by vito.cirillo at 10.13
Kuki Gallmann è nata in veneto nel 1946. Si è poi trasferita in Kenya, nel 1972, dove qualche anno dopo ha perso il marito e il figlio in circostanze tragiche. In Kenya scrive e si dedica ad opere umanitarie.
Il suo libro più famoso è Sognavo l'Africa, tradotto in 21 lingue.
La Gallmann sostiene che i mass media si occupano del Kenya solo in certe circostanze eclatanti. Le lotte tribali, però sono sempre esistite. Ma non se ne parlava, quando i morti non interessano.

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mercoledì 14 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 0.43

E' stata assolta.

Secondo la giustizia di un Paese da molti anni ormai in declino come il nostro e, di conseguenza, incapace di garantire la sicurezza e la giustizia dei propri cittadini, non è fondata l’accusa di favoreggiamento imputata a Costantina Beatrice Ispas, l’amica minorenne di Doina Matei, la prostituta romena che, poco più di un anno fa il 26 aprile 2007, nella metropolitana di Roma, uccise barbaramente con un ombrello il nostro angelo, la nostra Vanessa.

La decisione è stata presa oggi e resa nota solo qualche ora fa dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale dei minorenni, al termine del rito abbreviato.

Secondo il “giudice”, dunque, non può essere considerato "favoreggiamento" rimanere inerme mentre la propria amica ferisce a morte colpendo violentemente e volutamente con un ombrello (la cui punta, avrebbe dovuto ricordare il “giudice”, dopo essere penetrata nel suo occhio, sfondò il cranio di Vanessa che morì il giorno dopo) una sua coetanea, alla fine di una lite che secondo i testimoni oculari poteva ben definirsi un'aggressione anche se non fosse finita nel modo tragico che sappiamo.

Non era "favoreggiamento" suggerire alla prostituta rumena di colpire Vanessa con una crudeltà ed una efferatezza che appare riduttivo considerare incivile, incalcolabile, inumana, bestiale.

Non era "favoreggiamento" suggerire all’appena omicida rumena di non consegnarsi alla Polizia, dopo che entrambe erano ricercate in tutta Italia, immortalate come erano state dalle telecamere della metropolitana.

Non era "favoreggiamento" accompagnare l’amica vigliacca nelle Marche, a Tolentino, nel vano tentativo, tipico dei vili, di fuggire alla giustizia, sottraendosi all'arresto.

Costantina, tornata a Bucarest nei mesi scorsi per stare di nuovo con la madre (lei, a differenza di Vanessa, può farlo ancora), oggi non era nemmeno presente in aula. Probabilmente per Costantina la vita di una ragazza stroncata senza motivo e con disumana brutalità non vale il prezzo del biglietto per tornare e magari chiedere perdono.

Costantina Ispas era accusata dalla procura, come si legge nel capo di imputazione, di aver «aiutato Doina Matei a eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaria, prima fuggendo con lei dallo scenario del delitto e rendendosi entrambe irreperibili, successivamente consigliando alla maggiorenne che intendeva consegnarsi alla polizia per chiarire la sua situazione, di restare nascoste in attesa degli eventi». La ragazza è accusata invece da noi, e sempre lo sarà, di aver contribuito in modo determinante all’omicidio della nostra Vanessa e di aver fatto tutto il possibile perché la sua connazionale, la prostituta Doina Matei potesse rimanere in libertà aiutandola a nascondersi vigliaccamente a Tolentino, nelle Marche, dove poi furono arrestate.

Nella foto, Costantina Beatrice Ispas entra nella metropolitana tenendo in mano l’ombrello col quale la sua amica, la prostituta rumena Doina Matei ucciderà il nostro angelo.

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martedì 13 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 11.52
Da qualche tempo, la regina di Giordania, Rania, ha fatto ricorso a Internet. Lo scopo è quello di far conoscere l'islamismo moderato. Si serve dell'inglese e ciò ha suscitato le proteste di alcuni arabi i quali ritengono che dovrebbe usare la lingua araba.
Nonostante questo, l'iniziativa di Rania (pubblicata a suo tempo dal Khayyam's Blog e che potete rivedere cliccando qui) è da salutare positivamente perché può chiarire cose fondamentali sull'Islam che è troppo spesso visto solo nei suoi aspetti degenerativi: quelli del fondamentalismo.

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, posted by vito.cirillo at 11.51
Il capo degli Hezbollah è lo sceicco Nasrallah. Nascuq, nel 1960, in un quartiere povero di Beirut. Durante la guerra civile libanese, nel 1975, entrò a far parte del movimento sciita Amal.
Fece studi islamici in Iraq e in Iran. Nel 1982, lasciò Amal ed entrò a far parte degli Hezbollah. Dieci anni dopo, dopo la morte di Abbas al-Mussawi, diventò segretario generale degli Hezbollah. Nel 2006, con la seconda guerra del Libano, diventò l'uomo-chiave del Partito di Dio, la Guida suprema, prendendo a modello Khomeini.

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, posted by vito.cirillo at 11.43
All'inizio del 2008, all'età di 77 anni, è scomparso, per un incidente stradale, Sergio Noja Noseda, che si occupò, fin dalla sua gioventù, anche di orientalismo.
Si ritagliò, così, un notevole spazio nell'ambito dell'arabistica italiana. Fu un personaggio fuori dagli schemi accademici e, in modo spregiudicato, sostenne anche tesi eterodosse: fu una "voce fuori dal Corano".
Si dedicò al commento del diritto coranico, essendo fornito di una profonda preparazione giuridica.
Dedicò la sua attenzione allo studio dei più antichi testi del Corano. Storicizzò, così, l'evoluzione del diritto coranico, sottraendolo a interpretazioni troppo statiche. Per saperne di più, leggete qui l'intervista fatta a Sergio Noja Noseda da Giacomo Fiori.

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lunedì 12 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 15.31
Secondo lo scrittore sudamericano Mario Vargas Llosa, gli Usa hanno finalmente capito che l'approccio dei militari americani con la popolazione irachena era sbagliato, negativo e improduttivo. Dopo aver vinto la guerra, bisogna, per così dire, vincere la pace, cosa ancor più difficile.
Il nuovo comandante americano, il generale Petraeus, ha capito quale fosse l'errore ed ha cambiato strategia.I soldati non devono spaventare la popolazione. Devono suscitare fiducia nella gente. In tal modo, si riducono anche le possibilità di alimentare il terrorismo.

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, posted by vito.cirillo at 15.28
I giornali liberali delle donne dell'Iran non se la passano tanto bene. Su di essi si abbatte la scure degli intolleranti khomeinisti, i pasdaran.
E' stato chiuso il giornale Zanan, simbolo dell'Iran liberale. La motivazione: Zanan da 17 anni dava ospitalità alle voci dei dissidenti. La rivista, infatti, fondata nel 1991, era diretta da Sharia Sherkat ed era un punto di riferimento per le femministe di tutti gli orientamenti.

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domenica 11 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 15.20
Il partito di Dio, in arabo Hezbollah, nacque in Libano, nel 1982 su pressione dell'ayattolah iraniano Khomeini.
I seguaci Hezbollah sono sciiti. Antisionisti per eccellenza, sono una spina nel fianco di Israele.
Nelle elezioni libanesi del 2005, Hezbollah conquistò 33 seggi dei 128 del Parlamento libanese. Diventò, così, la seconda forza politica del Libano Hezbollah partecipò alla seconda guerra del Libano, nell'estate del 2006 e resistette efficacemente all'esercito israeliano.
E' attestato nella zona meridionale del Libano, fra il confine con Israele (Galilea) e il fiume Litani.

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, posted by vito.cirillo at 11.48
Questo "centro di gravità permanente", per così dire, è la scoperta della propria identità, l'appropriazione di sé e la consapevolezza autentica di sé.
L'uomo non è veramente tale se è privo di tali componenti messe assieme. Ogni uomo ha una sua precisa identità spiritual-psico-fisica. Il suo compito è quello di scolpirla, di conoscerla esattamente, di appropriarsene e di esserne continuamente consapevole. In tal modo, si perviene al possesso di ciò che si è in verità.
La consapevolezza della propria "verità" esistenziale fa sì che l'uomo sia consapevole di quale sia il suo bene e di che cosa, invece, si contrapponga al suo bene. Una identità non sviluppata o addirittura deviata non permette all'uomo di trovare il suo vero "luogo" nel vivere. Il suo io è immaturo e non potrà produrre frutti maturi.
In questo processo essenziale di appropriazione e di scoperta di sé, l'uomo non può farcela da solo. Deve essere aiutato dalla scuola, dalla società.

Per i precedenti post della Rubrica del Neoumanesimo:
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sabato 10 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 13.40
Sono state pubblicate recentemente le lettere che Giorgio La Pira, all'epoca straordinario sindaco di Firenze, indirizzò a papa Giovanni XXIII.
La Pira riteneva che la pace era indispensabile: unica soluzione ai conflitti che affliggevano le nazioni del mondo. Per questo egli operò numerosi viaggi come uomo di pase (sostenuto da una profonda fede cristiana) nel tentativo di instaurare un dialogo dovunque fosse possibile, per allontanare lo spettro della guerra. Una particolare attenzione la dedicò al'Africa ed all'Asia.
Nella lettera del 6 giugno 1961, scrisse: "La pace è ineluttabile: tutti gli schemi politici e culturali sono spezzati (marxismo e liberismo, ad esempio); le generazioni nuove presso tutti i popoli cercano (anche se non lo sanno) l'unico Signore....direbbe San Paolo".

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venerdì 9 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 12.19
Atene e sparta sono le città simbolo della civiltà dell'antica Grecia. Atene era il simbolo della democrazia (si pensi a Pericle); Sparta era il simbolo di una strana forma di regime: il comunismo aristocratico. A Sparta, infatti, il potere era detenuto dagli omoioi, diecimila spartani per i quali vigeva il principio dell'assoluta uguaglianza. Erano soggetti ad una ferrea disciplina ed addestrati ad essere valorosi ed impavidi guerrieri.
In effetti, gli spartani erano i migliori combattenti dell'antichità ma non vi erano tra loro artisti né intellettuali: contava solo la forza fisica.

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, posted by vito.cirillo at 10.24
Secondo il professore dell'Università di Berkeley (Usa), Bradford De Long, il mercato mondiale di oggi non smentisce affatto la concezione economica di Karl Marx, anzi sembra dare ragione ad essa.
Nell'era della globalizzazione, l'economia mondiale cerca ancora strumenti di gestione che assicurino prezzi più bassi ed una distribuzione più razionale ed equa del reddito.
Scompensi, speculazioni, egoismi dominano la scena economica mondiale.

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, posted by David.Rettura at 1.50



Tra pochissimo avrò 35 anni e dunque appartengo in pieno a quella generazione pasciuta a cartoni giapponesei senza l'ottundente filtro oggi adoperato dalle reti Mediaset su tale tipologia di prodotto, e quindi la cultura nipponica ha indubitabilmente esercitato su di me un'influsso notevole, che mi ha portato anche oggi ed essere legato ad autori letterari, cinematografici e di fumetti del Sol Levante. Credo che si possa dedurre anche dalla lista dei miei video favoriti su youyube: www.youtube.com/daveinrome. Mi piacciono poco i castelli fantasy e le storie troppo irrealistiche, se non quando sfociano nella parodia o comunque nell'umorismo, e non mi trovo troppo a mio agio con l'erotismo giapponese contemporaneo, che secondo me ha sviluppato un gusto eccessivo per l'iperbole. Amo molto le avventure realistiche dei Samurai e sono quasi schiavo delle ambientazioni di epoca Meiji e Taisho, ma sono le storie d'amore sentimentale quelle che mi avvincono ed avvinghiano maggiormente. E dunque voglio portarvi tre esempi, del tutto diversi tra loro. Il primo è un film del maestro Akira Kurosawa (sia chiaro che anche per me è valido ciò che ha detto a suo riguardo il grande regista tedesco Herzog: "Mi inchino ogni volta che sento fare il suo nome"): Una meravigliosa domenica (http://www.imdb.com/title/tt0039871/ ), la splendida storia dai toni neorealistici di due fidanzati che non possono vedersi che una volta a settimana perchè lavorano, e quando possono farlo non hanno che pochissimi Yen in tasca e dunque vagabondano senza meta con alti e bassi, ora felici ed ora tristi, affidandosi l'uno all'altro con momenti di toccante lirismo, come nelle scene dei due che soli sul palco di un'orchestra mimano non ricordo più se Brahms o Chopin o chi, oppure quando sognano ad occhi aperti il piccolo caffè che gestiranno insieme in un domani che immaginano prossimo.






Un'altro dolce esempio è quello dell'amore adolesceneziale di Satoko per Kiyoaki che questo poi ricambia in un crescendo che porta alla tragedia: non volendo scrivere della trama che lascio a voi, voglio solo raccontarvi di me: stavo leggendo il libro nella metro di Roma ed ero assorto come raramente mi è accaduto quando un ragazzo mi ha scosso, all'altezza della fermata della Garbatella per chiedermi: -Tutto bene? mi sembrava stessi per piangere.... Ed Era vero. Ancora ora, ripensando ai dolci amori della giovinezza con tutti i retrogusti amari, ho la pelle d'oca.





L'ultimo esempio lo prendo dai miei amati Manga, ormai tanto sdoganati da essere oggetto di una ampia e documentata analisi persino su Giappone, la autorevolissima rivista Yamatologica dell'ISIAO e dell'Istituto Giapponese di cultura. E penso a Maison Ikkoku, uno dei capolavori di Rumiko Takahashi, la principessa dei Manga, che in quest'opera cominciata alla fine degli anni settanta ed unica opera seriale (One Pound Gopsel è più una miniserie) ancora completamente alla verosimiglianza ed al realismo, racconta dell'amore di uno spiantato e timido studente universitario per la giovane padrona della pensione dove egli vive circondato da figure misteriose ed irresistibili. Solo che la giovane è purtroppo già vedova ma ancora legata al ricordo dell'adorato marito, e dunque, in piena consonanza ai caratteri riservati e schivi della maggioranza dei giapponesi la loro storia si trascina a lungo prima di sbocciare, tra equivoci, malintesi e fraintendimenti vari.

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giovedì 8 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 2.06
Il Khayyam's Blog ha il piacere di segnalare a tutti i suoi lettori un nuovo ed interessante evento, dedicato all'opera artistica originale ed unica di Federico Fellini, indimenticato regista della Dolce vita romana e non solo. L'appuntamento è per oggi pomeriggio alle ore 18.30 alla Galleria d'arte "Le opere", in vicolo della Campanella, 10 - 00186 Roma. Info: 06.68.13.61.00. La mostra è visitabile fino al 21 maggio. Vi aspettiamo.

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, posted by vito.cirillo at 0.03
Dopo la nascita dello Stato d'Israele, il premier israeliano David Ben Gurion chiese al cancelliere della Germania Occidentale Konrad Adenauer, un risarcimento per la Shoah (olocausto o sterminio degli ebrei perpetuato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale).
Fu un atto coraggioso e politicamente intelligente da parte di Ben Gurion che i religiosi ultra-ortodossi e la destra politica israeliana, però, criticarono aspramente. Il riconoscimento, però, fino al 1965, fece entrare nelle casse di Israele oltre mille milioni di dollari che furono di grande aiuto all'economia israeliana.

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mercoledì 7 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 10.08
Gamal Abdel Nasser, presidente dell'Egitto, morì nel 1970. Ben Gurion, l'artefice della nascita di Israele e capo del governo israeliano fino al 1963, morì nel 1973, dopo la guerra del Kippur.
Pur essendo nemici, questi due autorevoli leader del Medio Oriente avevano una grande considerazione l'uno dell'altro. Entrambi si ispiravano all'ideologia socialista ed entrambi erano molto amati dai loro rispettivi popoli.
Poco prima di morire, Nasser voleva incontrare Ben Gurion per cercare di trovare un'alternativa alla guerra fra Egitto e Israele. Prima che ciò avvenisse, però, morì.

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martedì 6 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 12.17
La lingua yiddish, praticamente in estinzione, era parlata dagli ebrei ashkenazi, nei Paesi dell'Europa orientale. Era la lingua degli ebrei della "diaspora", cioè della dispersione.
Questa lingua produsse anche una cultura: il pittore Marc Chagall ben seppe raffigurare quel mondo.
La scrittrice americana Dara Horn alla cultura yiddish ed ebraica in genere ha dedicato un libro Il mondo che verrà. Esso raccoglie fatti e leggende tipiche del mondo ebraico. Un esempio di quelle pagine: "Prima di nascere, una mano ci conduce per il mondo e ci fa vedere quello che vivremo"

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, posted by vito.cirillo at 12.07
Nacque negli Usa nel 1892 e morì nel 1973. Suo padre era un missionario e fu mandato in Cina. Pearl S. Buck visse perciò, in Cina dove ambientò molti romanzi: Vento dell'Est, vento dell'Ovest, La buona terra, La madre, L'amore di Ai Uan, Stirpe di drago.
Un anno prima di morire, nel 1972, la scrittrice pubblicò un interessante libro: La cucina orientale.
Non solo la Cina, però, fu oggetto dei suoi romanzi. All'India dedicò uno dei romanzi più belli: Mandala. Nella religione induista, per Mandala si intende lo sforzo di unificare l'io. Il romanzo è un tentativo di unificare le due anime: quella occidentale e quella orientale, tramite la storia d'amore di un orientale e di una occidentale.

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, posted by vito.cirillo at 10.13
Sempre più frequentemente si hanno brutte notizie dall'Iraq che riguardano i cristiani. Ad esempio, il 5 aprile, fu ucciso un prete cristiano, a Baghdad, mentre usciva di casa. Uccisioni e persecuzioni si susseguono sempre più da parte di fanatici islamici. Qualcuno, nella Chiesa cattolica sostiene che, al tempo di Saddam Hussein, i cristiani iracheni erano più al sicuro al punto che il vice di Saddam, Tarek Aziz, era non a caso, proprio un cristiano.
Di fatto, oggi tra i cristiani iracheni, una piccola minoranza, serpeggia la paura.

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lunedì 5 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 13.59

Il grande giornalista Mario Pannunzio morì 40 anni fa. Egli fondò Il Mondo, un giornale di grande qualità, raffinato, elegante nell'impaginazione.
Uomo di pensiero, Pannunzio colmò un vuoto della politica dando vita ad una terza forza liberale.
Oggi, molti si rifanno al suo pensiero, al suo antitotalitarismo ed al suo anticlericalismo.
Si tratta, però, di "pannunzianesimo" superficiale, che non tiene conto della serietà intellettuale e della moralità del grande giornalista.

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domenica 4 maggio 2008, posted by roberto.bonuglia at 21.55
Esiste una favola antica ebrea che racconta di un criminale che la folla lapidava. Non protestò quando lo colpirono le pietre grosse ma quando fu colpito da un ciottolo, sussultò dal dolore.
Qualcuno gli chiese perché sassi grossi non gli avevano fatto tanto male, quanto un piccolo ciottolo che lo aveva fatto gridare dal dolore.

L'uomo rispose: "Quel sasso l'aveva lanciato un amico".


Cfr. L'Araldo della sua venuta, a. L, n. 1 del gennaio-febbraio 2008, p. 8

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, posted by vito.cirillo at 11.38
Il grande filosofo tedesco, Immanuel Kant, nei Fondamenti della metafisica dei costumi, scrisse: "Agisci in modo da considerare l'umanità sia nella tua persona sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo e mai come semplice mezzo".
Ecco il punto. L'uomo come fine, non come strumento. E, invece, si è strumentalizzato l'uomo.
Si è sbandierato, a destra e a manca, di volerlo far crescere, progredire,; ma si è, invece, limitata (e sovente impedita) la sua autentica ed integrale crescita. Filosofie, studi, ricerche: ogni cosa inneggiava alla crescita e allo sviluppo dell'uomo.
Nella pratica e nell'agire reale, si è verificato l'abbassamento dell'uomo nella sua integralità e nell'estrinsecazione delle sue vere potenzialità, nonostante lo sviluppo economico e finanziario. Proprio quest'ultimo ha indotto a pensare che l'uomo non avesse bisogno di altro materialismo e consumismo hanno progredito di pari passo, impedendo all'uomo di trovare e stabilizzare il suo "centro di gravità permanente" per dirla col cantautore Franco Battiato.

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sabato 3 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 14.03

Oggi non è facile porsi in una situazione di superamento del fascismo, di "dopo" il fascismo.
Questo "dopo" indica agl'italiani una meta; non è un fatto di tempo: prima c'era il fascismo, e dopo nonn c'è più. Porsi "dopo il fascismo" è un atto di coscienza, di stile, di tono di vita, di mentalità, di metodo politico e sociale.

[Brano tratto da "Aggiunta religiosa all'opposizione" di Aldo Capitini, filosofo e pacifista italiano]

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venerdì 2 maggio 2008, posted by vito.cirillo at 14.07
Nei suoi Quaderni piacentini, Piergiorgio Bellocchio esprime la sua amarezza oltre che la delusione, per l'Italia di oggi. Egli pone sotto accusa soprattutto la cultura di sinistra che, secondo lui, è incapace di guidare e governare i processi di cambiamento di cui si parla in continuazione. Bellocchio invita a non dimenticare la disamina profetica dei mali d'Italia che Pasolini sapeva intelligentemente individuare ed analizzare.

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giovedì 1 maggio 2008, posted by David.Rettura at 0.20


E' davvero Marco Polo andato in Cina? Ha visto dunque egli tutto quel milione di cose meravigliose che ritroviamo nei ricordi che avrebbe affidato a Rustichello da Pisa? Nel Cataio è stato davvero a servizio del Gran Khan? O era solo un millantatore o quantomeno uno spaccone che se non inventava le sue esperienze di sana pianta rubando ai racconti favolosi di altri quantomeno le ingigantiva per disegnarsi un ruolo di più ampio respiro? Bertuccioli e Masini hanno dato conto di questi dubbi, che aleggiarono anche su altri viaggiatori spintisi nel Medioevo verso quell'Oriente misterioso che stava al di là della già misteriosa India, dell'insormontabile Himalaya e dell'inospitale Gobi; certo è sicuro che alcune peculiarità significative della civiltà cinese rimangono inespresse nell'opera di Polo, ma le ragioni possono essere le più diverse, legate alla natura delle diverse missioni svolte da Marco, prima mercante e poi funzionario di governo.

Marco Polo era inoltre un'uomo tutt'altro che colto, anche riguardo allo standard dei suoi tempi; era nato in una famiglia di commercianti, e probabilmente erano le discipline contabili quelle nelle quali, insieme all'assoluta necessità di una flessibilità linguistica, egli poteva essere versato; a sua conoscenza delle Scritture era certamente solida ma da buon uomo del basso medioevo era certto meccanica e poco versatile filosoficamente. Era dunque nient' affatto paragonabile ai Padri Gesuiti che nel XVII° secolo affrontarono in maniera completamente diversa la Cina riportando in Europa, nell'opera di Ricci come in molte lettere edificanti e curiose, un'immagine più completa e sicuramente maggiormente circostanziata della vita, dei costumi e della cultura di derivazione confuciana. E' dunque possibile che egli non abbia avuto modo di rendersi conto di molte delle cose attorno a sè, oppure che possa averle giudicate non degne di attenzione all'interno della logica che muoveva e doveva muovere le sue analisi. Non si può non considerare che Marco Polo non va in Cina per diletto o come emissario poolitico religioso e dunque la sua avventura commerciale resta sempre il fulcro dei suoi agire. A molte di queste speculazioni vuole porre fine Adriano Madaro con alcuni reperti esposti nella meravigliosa mostra da lui curata alla casa dei Carraresi di Treviso ed intitolata a Genghis Khan. Il dottor Madaro presenta alcune figurine di visitatori stranieri in estremo oriente che mi hanno richiamato le esagerate fattezze delle illustrazioni di alcune fiabe nordeuropee, così come almeno una paiza, il lasciapassare passepartout dell'impero mongolo dell'epoca di cui Marco amipamente parla, ma soprattutto espone il testamento dell'esploratore, con il quale egli restituisce la libertà ad uno schiavo, nominato, riportato dall'Oriente.

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