mercoledì 31 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 07.14
Dio è quella indefinibile cosa che tutti sentiamo, ma che nessuno conosce. Per me Dio è Verità e Amore. Dio è etica e moralità. Dio è assenza di timore. Dio è la fonte della Luce e della Vita e, tuttavia, Egli è al di sopra e al di là di entrambe. Dio è coscienza. Egli è anche l'ateismo degli atei. Perché nel suo amore senza limiti, Dio permette all'ateo di vivere. Egli è lo scrutatore dei cuori. Trascende la parola e la ragione. Ci conosce e conosce i nostri cuori meglio di noi stessi. egli non ci prende in parola perché sa che, spesso, non abbiamo intenzione di mantenerla, alcuno consciamente, altri inconsciamente. Per coloro che hanno bisogno della sua personale presenza, è un Dio personale. Si personifica per coloro che hanno bisogno del suo tocco. E' la più pura essenza. Egli è semplicemente per quelli che hanno fede.

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martedì 30 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 19.35
Si complica sempre più la situazione pakistana. Avanza, in modo pericoloso, il fondamentalismo islamico. Esplodono, è notizia di queste ore, violenze etniche e politiche.
La posizione del Presidente Musharraf non è molto solida, come testimonia l'attentato di oggi.
Essendo egli un alleato dell'Occidente, la sua caduta creerebbe seri problemi, di carattere geopolitico, nell'area asiatica.
L'interesse dell'Occidente è, quindi, quello di sostenere Musharraf e di impedirne la caduta, pur non essendo egli un campione di democrazia

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lunedì 29 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.17
Nel 1949, il premier israeliano David Ben Gurion, dichiarò: "Tra i paesi arabi, l'Egitto è l'unico che possa definirsi un vero stato, capace di forgiare un vero popolo al suo interno. Si tratta di un notevole stato. Se riuscissimo ad arrivare con esso a una pace, sarebbe per noi una conquista importantissima".
Molto probabilmente il Presidente egiziano, Anwar Sadat, si ricordò di queste frasi, si adoperò nel 1977 per arrivare a concludere la pace con Israele. Cosa che avvenne, nel 1979, a Camp David, con il premier israeliano Menachen Begin, alla presenza del Presidente statunitense Jimmy Carter.

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domenica 28 ottobre 2007, posted by roberto.bonuglia at 03.34
Oltre che per le «religioni rivelate» (Islam, Cristianesimo, Giudaismo) anche secondo il «creazionismo» l’uomo è stato creato da Dio per essere il re della creazione terrestre. La sua intelligenza e la capacità dei suoi sensi gli danno perciò il potere di intraprendere i lavori più diversi e difficili. Egli può, tra l’altro: scoprire da solo cose nuove; dirigere il suo pensiero più lontano della terra; cogliere la grandezza del meccanismo solare; ammirare il sublime «movimento ad orologeria» della rotazione degli astri nello spazio; delimitare la traiettoria di una cometa che sfiorerà periodicamente ogni 40, 60 o 80 anni il sistema solare terrestre, per andare ad apparire in seguito in altri sistemi solari, anch’essi grandi e prodigiosi come quello del nostro pianeta.

L’uomo è capace, inoltre, di esprimere il suo pensiero: il suo linguaggio può essere piacevole e distinto, la sua memoria prodigiosa, la sua benevolenza, la sua fedeltà ed il suo amore ineffabilmente belli e benefici. Il timbro della sua voce può affascinare l’orecchio e riempire il cuore di entusiasmo. In tal senso, giova ricordare che l’uomo può anche trarre da certi strumenti musicali di sua fabbricazione dei suoni magnifici, mentre col suo pensiero può anche concepire ogni genere di cose, che non sono espresse solamente con la voce: l’uomo, infatti, può esprimere i suoi pensieri ed i suoi sentimenti mediante il fluido che si sprigiona da lui: è il caso, secondo alcuni, della «telepatia».

Mediante la sua attività, il cuore dell’uomo produce la circolazione del sangue e lo conduce al cervello: da questo momento egli diventa un essere cosciente e tale produzione d’energia può essere paragonabile a quella di una pila elettrica di un telefonino o di un altro apparecchio in grado di emettere delle onde. Queste onde si producono se la circolazione del sangue è normale, perché il cervello ed il sistema nervoso sono strettamente dipendenti da tale circolazione. La circolazione del sangue dipende pure dal sistema nervoso motorio ed esso, a sua volta, funziona bene quando la circolazione del sangue si mette in movimento e gli trasmette l’energia necessaria, quella, cioè, che negli apparecchi elettrici è chiamata elettricità.

Nonostante i progressi della scienza, nessun elettrotecnico ha potuto definire l’energia elettrica, come nessun scienziato ha potuto spiegare, ad oggi, il principio della vita. Quando un bambino nasce, non ha ancora una vita indipendente; ma nel momento in cui l’aria entra nei suoi polmoni, la circolazione del sangue si mette in movimento, l’ombelico si chiude, ed un essere cosciente inizia l’esistenza. La vita non è possibile senza che il sangue circoli in tutto il corpo. Quando questa circolazione giunge al cervello, si manifesta l’essere cosciente. Da questo essere cosciente possono essere emesse delle onde magnetiche per mezzo della potenza della volontà.

L’uomo riunisce in se stesso tutto ciò che può esistere sulla terra come «produzione». E’ lui stesso un meccanismo microscopico. Ma per comprendere tutti questi misteri, egli avrebbe bisogno di una nuova educazione, tale da consentirgli di mettere da parte il suo orgoglio che lo rende talmente stupido al punto di trovare l’infelicità pur cercando la felicità, di cercare la vita tenendo comportamenti che danno come risultato la morte. Secondo la teoria creazionista questo accade, perché l’uomo è egoista mediante il suo essere cosciente, mentre, tramite le funzioni degli organi del suo corpo, egli sarebbe un altruista per eccellenza. Ciò che impedisce all’uomo di potersi servire di tutte le facoltà che sono in lui, è la falsa educazione causata dalle impressioni cattive che egli riceve mediante i sei sensi che possiede. Egli può essere colpito, per mezzo dei suoi sei sensi, da impressioni che gli sono sfavorevoli e che fanno di lui un essere decaduto. Questo è ciò, secondo le «religioni rivelate», che è accaduto a tutti gli uomini dopo la caduta dei nostri primogenitori, Adamo ed Eva, nell’Eden, il «giardino perduto».

Le tare ereditarie sono il risultato del potere di concepimento esercitato in modo sconveniente e guidato da uno spirito egoistico. Esse derivano anche da una gestazione difficile, che ha avuto luogo dopo molte delusioni e dolori morali e fisici. Tutte queste impressioni si ripercuotono sul bambino che risente così, già prima di nascere, delle impressioni sfavorevoli. Vi sono dunque in lui delle tendenze infelici pronte a risvegliarsi alla prima occasione: i bambini, oggi più di ieri, crescono in una società umana egoistica e di conseguenza nefasta e le impressioni che i bambini ricevono, di conseguenza, nel loro cervello sono sempre più svantaggiose, poiché divengono sempre più egoistiche.
L’uomo cerca di preservarsi da ogni genere di pericoli reali o immaginari. Poiché il suo prossimo gli ha dato numerose impressioni disastrose, egli diviene forzatamente, senza rendersene bene conto, «nemico» del suo simile. Egli è, per questo, «nemico» di se stesso e della sua prosperità: lo spirito del mondo - o come altri lo definiscono «spirito diabolico» -, si fa sentire in modo più o meno accentuato sugli uomini. A causa delle condizioni svantaggiose nelle quali l’uomo è posto attualmente, diviene molto difficile concepire o eseguire degli atti nobili e caritatevoli, che tuttavia dovrebbero essere completamente naturali per ognuno di noi. Grazie al suo organismo, ogni uomo sarebbe capace di vivere con bontà, nobiltà, compassione ma, sfortunatamente, poiché la vita giornaliera degli uomini è molto difficile a causa delle istituzioni egoistiche e malvagie che essi si sono date, questi barlumi vengono ben presto oscurati dall’avidità del guadagno, dagli affanni, dalle preoccupazioni della vita giornaliera, del lavoro e delle circostanze.

L’uomo di tutto questo soffre e tutto questo non gli permette di avere delle impressioni felici che gli diano la capacità di essere paziente, buono, caritatevole: molto spesso compie azioni malvagie che poi rimpiange quando vede gli effetti che ne risultano. Ciò dimostra che l’uomo è molto influenzabile proprio da quello «spirito del mondo», da quello spirito egoistico che le «religioni rivelate» attribuiscono a Satana e che crea all’uomo una difficoltà innata a mettersi al diapason con l’altruismo. Tuttavia l’altruismo è l’espressione della legge universale vissuta automaticamente dall’organismo umano, ad eccezione del suo cervello che vive il contrario: la legge universale regge l’universo intero. Essa non è altro che l’essenza stessa del fluido vitale, dello spirito di Dio.

Se dunque l’uomo vuole ottenere la sensibilità buona, quella divina, deve sottomettersi ad una scuola particolare, capace di trasformarlo. Egli è, come abbiamo detto, sensibilissimo allo spirito del mondo, perché vi è stato abituato. L’egoismo, l’essenza stessa di questo spirito malvagio, è per lui una manifestazione abituale, mentre l’altruismo, che è il concentrato dello spirito di Dio, non è affatto usuale nei pensieri dell’uomo.

L’egoismo che regge attualmente la società umana produce dei frutti avvelenati. Gli uomini che vogliono raggiungere la vitalità devono essere alimentati dallo spirito contrario, il fluido vitale, che è altruistico. Devono rendersi accessibili all’azione di questo fluido meraviglioso, affinché esso possa fare effetto sul loro cervello. E’ dunque indispensabile, per l’uomo che vuole risalire il pendio verso la vita, passare per una scuola che deve imporsi lui stesso per divenire legale, affinché il fluido vitale, lo spirito di Dio, possa fare il suo effetto vivificante sul suo essere intero. Giova ricordare, in tal senso, che secondo il Cristianesimo si può considerare la possibilità della vita eterna per l’uomo soltanto sulla base della sua fede nel riscatto che il nostro caro Salvatore ha pagato per tutti gli uomini, dando la sua vita per loro sulla croce.

Come abbiamo visto, il cervello dell’uomo emette delle onde che possono essere ricevute da un altro cervello, l’apparecchio ricevente. Dal corpo dell’uomo si sprigiona una vera energia calorifica ed elettrica. Se queste capacità diverse possono essere da lui acquisite nella sua condizione decaduta, allora, a maggior ragione si manifesteranno delle capacità straordinarie quando egli camminerà secondo lo spirito della legalità.

Oggi l’uomo cade talvolta molto in basso. Così, come si può considerare ed ammirare il corpo umano nella bellezza delle sue linee, si è profondamente rattristati nel constatare la deformità morali di molti uomini particolarmente crudeli che giungono ad uccidere senza ritegno altri loro simili, ed a compiere violenze inaudite contro il bene più prezioso che la specie umana possieda: i bambini. Ciò accade, secondo le «religioni rivelate», perché attualmente nessun uomo sulla terra ha le attitudini che gli sarebbe possibile avere, in quanto è «decaduto». Ma, nonostante tutto, vi sono in lui, tutti gli organi e tutte le facoltà necessarie per manifestare un prodigioso potere, quando egli è sotto l’azione dello spirito di Dio.

La «teoria creazionista» recupera parte di questa impostazione e sostiene che l’uomo non può realizzare questa potenza e queste manifestazioni gloriose unicamente a causa della sua decadenza e della sua cattiva educazione: quando, nel tempo della restaurazione di ogni cosa, tutti gli organi del corpo degli esseri rigenerati saranno bilanciati dalla legge dell’equilibrio perfetto, gli uomini potranno sviluppare delle capacità di cui non hanno alcun’idea. Queste possibilità gli procureranno un’abilità prodigiosa, e lo metteranno nella situazione di poter realizzare la vitalità mediante la potenza del fluido vitale, dello spirito di Dio, che potrà agire in lui senza restrizione. Il potere vitale è la potenza che rigenera e ravviva costantemente l’essere umano e alimenta la vita in tutti coloro che si sottomettono alla sua azione benefica.

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sabato 27 ottobre 2007, posted by roberto.bonuglia at 02.56
Solo sul finire dell’Ottocento, il generico fastidio, per l’ideologia positivista, cominciò a tradursi in una ribellione consapevole e drammatica. In palese contraddizione con le ottimistische previsioni del positivismo stesso, la storia d’Europa si indirizzava verso un tragico esito delle proprie crisi: la Prima guerra mondiale.

Alla luce dei fatti, si vennero dissacrando gli affascinanti miti ideologici che avevano nutrito intere generazioni (primo fra tutti quello della indefinita perfettibilità della società e della storia) e da tale opera di riflessione, venne completamente modificato quel complesso ma solidale rapporto che, dal romanticismo in poi, si era venuto stabilendo tra l’intellettuale ed il suo pubblico.

Non fu casuale, infatti, che nell’allora nascente società di massa ‒ in cui ceti sociali diversi erano accumunati dall’euforia per il progresso tecnologico e dai primi miti di impronta nazionalistica della razza, del sangue e della superiorità della cultura occidentale sulle altre culture ‒, l’intellettuale iniziò ad interrogarsi sulla propria funzione.

Non più vate della storia, come era avvenuto nel periodo romantico, né sacerdote della scienza, come volevano i positivisti. Due erano ora le strade che si aprivano all’intellettuale: o tentare di conquistare una posizione di predominio, di egemonia, nella nuova situazione storica, enfatizzando i temi della superiorità, della soggettività (come fece, meglio di chiunque altro, D’Annunzio); oppure, al contrario, isolarsi, prendere atto della perdita del proprio ruolo di depositario della verità, della propria impossibilità di incidere sul corso degli eventi, e della necessità di trasferire la propria volontà di valori assoluti sul piano del puro esercizio artistico.

Si affermò così, in quel periodo di fine secolo, un soggettivismo che altro non era se non solitudine dell’«Io», di un «Io» individualità assoluta, esistenza singola sospesa nel nulla: ben diverso, quindi, da quello nutrito di utopia progressiva degli intellettuali dell’età romantica, il quale si presentava come la sintesi di un intera fase storica (nel romanzo storico, ad esempio, la vicenda di un personaggio rifletteva i problemi ed i drammi di un’epoca, e la piena infinita ricerca della felicità).

Nel vuoto di valori umani e civili, cominciavano intanto ad alimentarsi ideologie mistiche ed irrazionalistiche. Così nel continente dell’«Io», che appariva sempre più penetrabile alla ragione storica, precipitavano tutti quei fermenti culturali che sono stati catalogati sotto l’etichetta comune di irrazionalismo: attivismo, estetismo, misticismo, panismo, nietzcianesimo, furono tutti atteggiamenti filosofici, stili di vita, scelte culturali, che investivano totalmente il sistema di valori della società liberale ed, in primo luogo, la fiducia dell’uomo di agire secondo valori saldamente radicati nella storia (la patria, la nazione, l’umanità).

Si può dunque sostenere che, se è l’«Io» ad essere valorizzato in questa complessa crisi ideologica si tratta, paradossalmente, di un «Io» sempre più lacerato, sempre meno padrone in casa propria (come sosteneva, tra gli altri, Freud), sempre più costretto a perlustrare i propri confini.

Questi atteggiamenti confluirono nella corrente decadente, particolarmente attiva in quel periodo.

Nell'immagine del post: Gerrit (Gerard) Dou, Studioso con globo e candela (o Astronomo al lume di candela), 1665 ca. Los Angeles, The J. Paul Getty Museum.

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venerdì 26 ottobre 2007, posted by roberto.bonuglia at 11.01
La responsabilità di quanto scritto nel post di oggi è esclusivamente mia. L’iniziativa non è in alcun modo imputabile agli altri membri dello staff del Khayyam’s blog.

Sei mesi senza giustizia, sei mesi senza te.

Troppo bella per la questa vita. Troppo sola.

L’8 novembre inizierà il processo a Doina Matei. Sarà allora che di Vanessa parleranno nuovamente tutti. Ma chi ha conservato in queste lunghe settimane il suo ricordo e lotta da sei mesi contro l’ipocrisia sa bene che ora:

It's too late to apologize, it's too late
I said it's too late to apologize, it's too late...



Il post è dedicato anche a chi, come la parlamentare di Rifondazione Comunista Elettra Deiana, non ha esitato lo scorso maggio a visitare in carcere l’omicida rumena Doina Matei guardandosi bene, però, dal farsi vedere il 25 luglio all’ospedale Sant’Andrea di Roma dove la madre di Vanessa, consumata da mesi di dolore, è stata ricoverata per aver tentato il suicidio.

Sia infine consentito un ringraziamento al poeta degli angeli per i versi che accompagnano la foto di Vanessa ed a Eunhee Kim per aver fornito il video di Apologize [Timbaland feat One Republic]

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giovedì 25 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 18.48
Il destino dell'Africa deve essere a cuore di tutti. L'Italia dedica all'Africa una giornata, il 25 maggio di ogni anno, nella sede dell'ISIAO (Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente), alla presenza del Presidente della Repubblica.
La UA (Unione Africana), va sostenuta, incoraggiata e rafforzata. Molto, in questo senso, può fare l'Europa. Imporatante è stato il tentativo nel gennaio 2007 di dare vita a un Forum di Paesi Africani per affrontare i complessi e difficili problemi continentali.

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mercoledì 24 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.51
Questo il titolo di un articolo del Domenicale, supplemento de Il Sole24Ore del 23 settembre scorso. L'articolo, dal titolo intrigante, si riferisce ai tentativi che l'industria farmacologica fa per prolungare il più possibile la vita degli uomini: è' l'antica aspirazione umana a diventare immortali.

Ma perché l'utilizzo dell'aggettivo "immorale"?

L'immoralità sta in questo: prolungare la vita solo degli uomini dei Paesi ricchi; e quelli dei Paesi poveri? Cosa ne sarebbe di loro? Eppoi: anche nei Paesi ricchi ci sono poveri, diseredati, persone disagiate. Che senso avrebbe prolungare la loro condizione di disagio e, spesso, di sofferenza? Perché non cercare allora di porre rimedio a questo stato di cose? Perché rincorrere iniqui miraggi?

L'immagine del post è tratta dal bel sito dei cocoon che vi invitiamo a visitare cliccando qui.

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martedì 23 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 14.43
Brian Jenkins (nella foto) uno degli esperti mondiali sul terrorismo, ritiene che con la sola opzione militare il terrorismo non sarà mai sconfitto.
E' necessaria una politica di dialogo col mondo islamico, oggetto di pregiudizio con conseguente emarginazione e discriminazione. Bisogna dissipare quel senso di minorità che affligge tanti islamici e li fa cadere nelle braccia del fondamentalismo che presenta loro un recupero di identità e un senso di rivalsa nei confronti dell'Occidente. Il dialogo deve essere basato sul reciproco rispetto, scevro d'ogni forma di pregiudizio.

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lunedì 22 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 17.39
Gli USA sono stati superati dalla Cina quanto a inquinamento. Il gas serra, a Pechino (capitale della Cina), è di tale livello (a causa dei numerosissimi cantieri e fabbriche) da porsi al primo posto tra i luoghi più inquinati del pianeta. In un anno, le emissioni di gas serra sono aumentate dell'8%. Questo record negativo è stato raggiunto 4 anni prima del previsto.

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domenica 21 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 21.34
Il druidismo è la religione degli antichi popoli celtici. essi ricoprivano cariche religiose e politiche. I loro riti erano celebrati nelle foreste ed erano anche caratterizzati da sacrifici umani. Essi pensavano che i confini della terra coincidessero con quelli della Bretagna.
recentemente, sono riapparsi, in Francia, seguaci del druidismo, bruciando numerose chiese, cappelle rurali, e luoghi di culto. e' un rinascente paganesimo fondato sul rifiuto della religione dei cristiani, considerati "intrusi".

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sabato 20 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 12.29
Ha destato scalpore e sconcerto (soprattutto tra i cattolici), la notizia secondo la quale la beata Madre Teresa di Calcutta ha rivelato, in alcune lettere ai confessori, di aver cercato Cristo e di averlo trovato. Ha sentito intorno a aridità e vuoto e si è sentita preda di una profonda solitudine. E' triste constatare questo. Ciò non toglie che le sue opere di carità verso i bisognosi e i derelitti, il suo umanitarismo, il suo altruismo non vengano intaccati. La sua statura morale non è diminuita.

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venerdì 19 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 14.24
Nella Conferenza di Roma, tenutasi il 3 e il 4 luglio 2007, per fare il punto sulla situazione della giustizia e sui modi più adeguati e utili per farla migliorare, è emerso un problema di fondo che ha creato e continua a creare effetti negativi. Non vi è, infatti, una stretta collaborazione fra l'ISAF, Enduring Freedom (la missione americana) e l'esercito afghano.
La mancanza di un valido coordinamento si ripercuote sempre più sulla popolazione afghana, che paga soprattutto in termini di vite umane

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giovedì 18 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.23
La giovane deputata della Camera dell'Afghanistan, Malalai Joya, è stata sospesa dalla sua carica di rappresentante del popolo per il suo impegno a favore delle donne afghane. Malalai cerca di sottrarle alle antiquate consuetudini tribali, ancora molto forti e diffuse nel Paese.
Per questo rischia la vita ogni giorno.
In televisione, Malalai ha accusato il Parlamento afghano di essere una stalla ed è arrivata a definire criminali i parlamentari per l'insensibilità riguardo alla condizione femminile in Afghanistan.

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mercoledì 17 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.23
Ladislao Mittner nella sua Storia della letteratura tedesca afferma, a proposito di Herman Hesse, che «quello che si cercò di definire con il suo pensiero, si esaurisce in una irresolubile problematica del corpo e dell’anima». Martin Buber, a sua volta, precisa che Hesse, da quell’homo humanus che era, ha propugnato la totalità e l’unità della natura umana. Questi due giudizi critici definiscono, sia pur sinteticamente, la caratteristica di fondo della spiritualità di Hesse. Già dal primo romanzo, Peter Camenzind (1904), Hesse lascia trasparire «la problematica del corpo e dell’anima», la dialettica tra sensualità e spiritualità.

Nello scontro con la vita quotidiana, Hesse rinuncia a poco a poco ai sogni e alle illusioni di trovare nelle cose al di fuori di sé la libertà, la bellezza, la verità, l’armonia. Camenzind si rende conto che la libertà e la verità possono essere raggiunte solo nel proprio intimo, mediante un profondo sentimento di unità delle varie cose, il quale a sua volta produce un’inclinazione a considerare e sentire ogni cosa come parte di un tutto: Dio.

Dopo. questa scoperta, egli, ritornato al suo paese natale, riscopre che tutte le cose, anche le più piccole ed ordinarie, hanno un valore, un’importanza, e perciò vanno godute e gustate intensamente. Camenzind sente anch’egli come il San Francesco del Cantico delle Creature che tutte le cose, tutti gli elementi sono «sorelle e fratelli». Una lezione d’amore per le cose, per la vita, egli la ricevette da un povero sventurato: il gobbino paralitico di nome Boppi, una splendida figura, forse una delle più belle dell’intera produzione letteraria di Hesse. Questo senso di unità delle cose e di fraternità Hesse lo mutò, oltre che da Francesco d’Assisi, dalla lettura di opere della civiltà orientale. La scoperta del buddismo e poi del taoismo rappresentarono per lui i momenti di più elevata ed inebriante esaltazione spirituale.

L’Oriente divenne per lui il faro il punto d’irradiazione di maggior luce. La cultura tedesca aveva già avuto dei precedenti in questo ispirarsi allo spirito orientale - si pensi a Herder, Goethe, Schopenauer -, ma per Hesse non fu solo questione di influenze letterarie e filosofiche. C’era in lui, intatti una predisposizione per così dire «genetica». Nello scritto La mia lettura preferita (1945), Hesse rivela: «Verso l’India, almeno, ero già avviato, e predestinato: i miei genitori e i miei nonni erano stati in quel paese, avevano imparato quegli idiomi e assaporato qualcosa dello spirito indiano». Questa «predestinazione» lo portò a compiere un viaggio in India, nel 1911. Passò da Singapore a Sumatra a Ceylon (dove incontrò il poeta crepuscolare italiano Guido Gozzano). Questa esperienza che, in realtà, lo deluse un po’ quello da lui visto era un continente colonizzato e come tale ibrido, la descrisse nell’opera Viaggio in India (1913), che anticipò quella «fuga o, pellegrinaggio» in India che ha caratterizzato e ancora caratterizza tanta parte della cultura contemporanea, prima fra tutte quella prodotta, negli Anni Settanta, dalla generazione hippy. A questo proposito non è azzardato, dire che da allora Herman Hesse è (ancora oggi) l’autore più letto e amato dai giovani. Al Viaggio in India farà seguito il Pellegrinaggio in Oriente (1922), un romanzo in cui si narra di un singolare viaggio senza ritorno in Oriente alla ricerca del tao e della Kundalini per giungere alla conoscenza della verità.

In Siddartha - il capolavoro di Hesse per la perfetta fusione tra forma e contenuto -, viene descritto il pellegrinaggio del samana (pellegrino) alla ricerca dell’Assoluto. Egli conosce l’amore per una prostituta, l’amore per il denaro, per le cose esteriori. Si immerge nei mondo degli «uomini-bambini» succhiandone, fino in fondo, il veleno. Ma la sua sete di verità rimane insoddisfatta, anzi, l’ansia e l’insoddisfazione sono aumentate. Alla fine, il samana placherà la propria sete di Assoluto mettendosi ad ascoltare il fluire delle acque del fiume, che gli si rivela come un linguaggio sempre diverso eppure sempre uguale, punto di sintesi di tutte le voci del mondo.

Le tragedie della prima guerra mondiale, l’internamento della moglie in un manicomio, la morte del padre e la grave, malattia del figlio più piccolo, determinarono in lui una profonda crisi depressiva e spirituale, spingendolo allo studio delle opere psicanalitiche di Freud e Jung. L’effetto di queste letture è riscontrabile nell’opera Demian (1917) pubblicata con lo pseudonimo di Emil Sinclair. In Demian, Hesse descrive la storia di un giovane combattuto fra il mondo del bene e quello del male: il primo rappresentato dal misterioso Demian; il secondo da Kromer, un compagno di scuola bugiardo, ladro e malvagio. Thomas Mann considerò Demian un piccolo capolavoro. Il. romanzo più discusso di Hesse è senz’altro Il lupo della steppa (1927). È un romanzo di sapore fortemente pirandelliano nel quale Harry Haller, il protagonista, personifica un dualismo presente in ogni uomo: il coesistere di caratteristiche irrazionali con quelle nazionali.

Tale coesistere produce, poi, il sorgere non solo di due nature, ma di molteplici nature delle quali alcune, nel corso dell’esistenza umana, appaiono manifeste, altre rimangono sullo sfondo, nell’oscurità. Harry Haller, un intellettuale sulla cinquantina, è dibattuto, fra due modi di essere: essere uomo ossia un mondo di sentimenti, di ragione, di cultura; essere «lupo» ossia un mondo di istinti irrazionali, di passioni selvagge. È evidente, in questo romanzo, l’influenza che su Hesse. esercitò il romanzo di Feodor Dostoevskj Memorie dal sottosuolo. L’antitesi tra i due mondi, però, non è netta ed assoluta perché, secondo Hesse, nel mondo dell’uomo si possono celare anche delle meschinità (quelle piccolo-borghesi, ad esempio) e nel mondo del «lupo», delle energie liberatrici per cambiare situazioni di ingiustizia e di oppressione, delle potenzialità rivoluzionarie insomma.

La dialettica tra bene e male, il dualismo de Il lupo della steppa li ritroviamo in un altro romanzo Narciso e Boccadoro (1930). Hesse si serve di elementi fiabeschi per narrare la storia, ambientata nel Medioevo, di Narciso, un monaco ricco di sapienza e di spiritualità e di Boccadoro, un artista insoddisfatto, sensuale, errabondo. Pur essendo diversi, entrambi, sono alla ricerca di qualcosa: dell’ideale, dell’assoluto. Il tema dell’artista irrequieto era già stato affrontato da Hesse in Peter Camenzind e in Sotto la ruota (1906).


L’ultima delle sue grandi opere è, infine, Il gioco delle perle di vetro (scritto fra il 1931 e il 1942). È un’opera ambientata in un futuro da fantascienza, in un luogo chiamato Castalia. Qui vive il «fior fiore» del mondo dell’arte, della scienza, dei valori del passato. Essi si dedicano ad un gioco spirituale, «il gioco delle perle di vetro», che consiste nel trarre diversi concetti, colori, suoni da alcuni fili di perle tese su di un grande telaio. Vengono, così riassunti temi filosofici, scientifici, musicali. Attraverso questo gioco, i saggi di Castalia intendono conservare e tramandare l’immagine di una civiltà ormai in rovina, quella moderna delle macchine che produce alienazione e crescente disumanizzazione. È ripreso così un tema già presente né Il lupo della steppa: quello dell’odio per la civiltà delle macchine. Harry Haller, infatti, con i suoi amici partecipa ad una specie di «caccia grossa» contro le macchine, facendo strage di veicoli e di guidatori. È la natura del lupo che, in questo caso, si scatena per annientare un, prodotto perverso – secondo Hesse -, dell’ingegno e della razionalità dell’altra natura, quella dell’uomo. Per questo elemento, l’odio per la moderna civiltà industriale (sempre più alienante e distruttiva delle caratteristiche umane) dagli Anni Settanta in poi, «i figli dei fiori», gli hippies, i giovani insoddisfatti di questa società hanno eletto Herman Hesse a loro autore preferito, a loro cibo spirituale. Si pensi, a tale riguardo, che di, Siddharta, solo negli Stati Uniti, solo dal 1970 al 1980, state vendute oltre 1.500.000 copie.

Pare il caso di ricordare, ai sempre più numerosi lettori del Khayyam’s Blog, che nella sua opera Hesse rivelò, inoltre, in più di un’occasione l’importanza che nella sua vita spirituale ed intellettuale hanno avuto i grandi cinesi Mencio, Confucio, Lao-tzu. Di Confucio egli ricorda questa massima: «Il saggio non è forse colui che sa che non è possibile, eppure lo fa ugualmente». Riguardo a questa massima, Hesse scrisse: «Ripenso spesso a questa massima, ed a parecchie altre, anche quando osservo gli avvenimenti mondiali e le dichiarazioni di coloro che hanno in animo di governare e rendere perfetto il mondo nei prossimi anni e decenni. Essi fanno come Confucio, il Grande, ma dietro la loro azione non c’è, come in lui, la cognizione «che non è possibile». È, come si vede, un invito ad un sano realismo, alla modestia, all’effettiva concretezza per i politici e i governanti d’ogni parte del mondo. Non ideologie palingenetiche e programmi da «luna nel pozzo», quindi. Ma in Occidente, purtroppo, la saggezza dell’Oriente non ha mai messo profonde radici!

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martedì 16 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.13
Nella difficile e complicata situazione politica del Pakistan, riappare la figura di Benazir Bhutto, ex-premier, che diventa cruciale per i piani degli Stati Uniti. Benazir, che ha 54 anni, figlia di Ali Bhutto, che fu presidente del Pakistan dal 1977 al 1973 e, poi, dal 1973 al 1977, primo ministro.
Nel 1979, Ali Bhutto fu ritenuto colpevole di aver autorizzato l'uccisione di un oppositore politico e fu impiccato per ordine della Corte Suprema. Nel 1986, a 25 anni, Benazir fu eletta primo ministro del Pakistan. Nel 1990 fu accusata di corruzione e dovette dimettersi. Nel 1993, ricevette un secondo mandato, ma, nel 1996, fu costretta ad andare in esilio.
E' ancora, tuttavia, leader del Partito popolare del Pakistan.

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lunedì 15 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.43
Cominciato con dei palestinesi che negli Anni Novanta diventarono suicidi-omicidi facendosi esplodere nel territorio israeliano per seminare il terrore fra la popolazione israeliana, il fenomeno dei kamikaze si è esteso a macchia d'olio.
Dagli aerei del gruppo di Mohammed Atta (che distrussero le Twin Towers l'11 settembre 2001) ai numerosissimi kamikaze immolatisi in Iraq, dopo il 2003, anno in cui si verificò la Terza guerra del Golfo, il fenomeno è pervenuto anche in Afghanistan, dove sta causando decine e decine di morti. Anche i talebani se ne servono per seminare il terrore fra la popolazione e intimorire le forze di occupazione dell'ISAF.

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domenica 14 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.33
Quello che è successo in Birmania, recentemente, è ammirevole. Dei religiosi, esattamente dei monaci buddisti, hanno guidato delle manifestazioni popolari contro la giunta militare che detiene il potere in Birmania (che oggi si chiama Myamar).
Lo scopo era quello di rivendicare più libertà: uno scopo politico, quindi. Molti monaci sono stati uccisi. Vincendo la paura e in nome della nonviolenza, tipica del buddismo, i monaci hanno guidato il movimento di protesta contro il potere oppressivo: e la loro forza e il loro coraggio sono stati premiati: dei militari si sono rifiutati di sparare, gettandosi in ginocchio davanti ai monaci.

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sabato 13 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.56

Fra le cosiddette opere minori dello scrittore russo Leone Tolstoi, La sonata a Kreutser ha un posto di rilievo.
Parla di matrimonio, di sesso, di amore. Fu scritta negli anni 1889-1890. Anticipò temi che sono molto attuali: la crisi spirituale che viene riempita con la passione fisica, il senso di frustrazione e perfino di dannazione che consegue al soddisfacimento di appetiti solo sessuali.
Questo "lungo racconto" tolstoiano, per molti versi autobiografico, è una vera e propria perla.

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venerdì 12 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 08.59

Le elezioni politiche del 22 luglio scorso, in Turchia, hanno dato la vittoria al partito islamico moderato di Erdogan. L'AKP (così si chiama il partito) ha ottenuto la maggioranza assoluta. Sono così salvaguardati la democrazia e la laicità dello Stato turco, cosa che permette alla Turchia di mantenere vive le speranze di entrare nell'Unione Europea. Dalle elezioni, comunque, è emersa una Turchia conservatrice dal momento che hanno vinto i partiti religiosi e nazionalisti.

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giovedì 11 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.55
Qualche mese fa, l'ex-premier inglese, Tony Blair, si è recato da Benedetto XVI, in Vaticano.
Si è parlato di conversione al Cattolicesimo (la moglie e i figli sono già cattolici). Se così fosse, sarebbe una conversione al Cattolicesimo di tipo dossettiano, un cattolicesimo di sinistra, per così dire, essendo Blair un convinto socialista.
Egli ritiene, infatti, che cristianesimo e socialismo possano sovrapporsi ed alimentarsi a vicenda. Non è, però, cosa nuova. Un italiano, Camillo Prampolini, nell'Ottocento, era profondamente convinto di questo.

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mercoledì 10 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.14

Cento anni fa, nel 1907, nacque Altiero Spinelli che dedicò l'intera sua vita alla causa dell'unificazione europea. Pur non avendo alcun partito dietro di sè, Spinelli per quella che allora appariva un'idea "visionaria". Nella piccola isola di Ventotene, tagliato fuori dal mondo, concepì con lungimiranza, l'idea dell'Europa unita.

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martedì 9 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.10
E' il titolo di un bel libro di Marcello Curti, giornalista che visitò tanti Paesi europei. Nel 1969, fece un viaggio in Israele e il libro tratta proprio di tale viaggio. In ogni luogo, Curti aveva la sensazione di sentirsi a casa sua.
Dopo la "guerra dei sei giorni", anche le alture del Golan erano sotto il controllo israeliano. Curti visitò allora anche questo luogo, ritraendone una particolare sensazione. Il libro descrive anche molti Kibbutz. Belle, inoltre, le pagine dedicate a Gerusalemme, a Tel Aviv, ad Haifa, a Beer Sheva.
Molto interessanti le considerazioni riguardanti i problemi del lavoro e il sindacato (Histadruth).

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lunedì 8 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 14.15
Crudele fabbro, Amore, mi hai scagliato
l'ascia di nuovo,
e mi hai tuffato in un torrente gelido.
E io amo e non amo
e più non so se la mia mente è mia
o non sono più in me.

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domenica 7 ottobre 2007, posted by Gettodinchiostro at 23.27
Oggi ricorre il primo anniversario dell'assassinio di Anna Politkovskaja, coraggiosa giornalista che, in solitudine e a prezzo della vita, ha denunciato crimini di guerra in Cecenia, violazioni dei diritti umani e progressiva disintegrazione della fragile democrazia russa nell'era Putin.
L'ultimo oltraggio: la strombazzata soluzione che la procura generale moscovita ha dato del suo omicidio imputandolo ad un complotto internazionale volto a destabilizzare la Russia.
Rimangono i suoi scritti come antidoto alle comode menzogne che l'Occidente sembra accogliere volentieri dal regime di Putin.
In Diario russo (pubblicato in Italia da Adelphi) il testamento morale della giornalista e la ricostruzione delle tappe cruciali che hanno portato alla nascita e al consolidamento del regime antidemocratico nella Russia contemporanea.

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, posted by vito.cirillo at 09.56
In Saba s’incontrano diverse culture, oltre a quella genuinamente Italiana: in primo luogo, quella mitteleuropea (dovuta al luogo di nascita, Trieste); in secondo luogo, quella ebraica (dovuta al suo essere ebreo da parte di madre). Tali eterogenei elementi si fondono profondamente nell’animo di Saba dando vita ad una poesia che realizza un esemplare connubio fra pensiero e immagine, fra ragione e passione, fra calore di sentimenti e desolazione metafisica, fra innocente freschezza infantile e disillusa pensosità di adulto.

Sulla scia del Canzoniere di Francesco Petrarca (simbolo ed espressione dell’accidia e dell’inquietudine di un uomo del Trecento), Saba compose un suo Canzoniere, espressione moderna non solo della serena disperazione del poeta, ma lirico e amaro ritratto dell’uomo di una intera epoca. Le contraddizioni dell’uomo moderno non sfuggono alla sensibile attenzione del poeta: O mio cuore dal nascere in due scisso, - quante pene durai per uno farne!

La ricerca dolorosa della verità è come un imperativo morale per il poeta: Amai la verità che giace al fondo, - quasi un sogno obliato, che il dolore - riscopre amica…

La disillusione che crudelmente stronca ogni nostro vagheggiare, ogni nostro abbandonarci al sogno: Ecco, adesso tu sai che tra i beati - non è dimora per noi. Che la vita, - colpe un avido sguardo, è tutta piena di lacrime nascoste.

La fragilità della giovinezza sempre minacciata: Rumorosa la vita, adulta, ostile, - minacciava la nostra giovinezza.

La consapevolezza del destino di solitudine che incombe sull’uomo e dalla quale invano l’uomo cerca di evadere: Sono solo. Nessuno ascolta dove - agli amici dispersi ogni richiamo - è vano. - Brilla come un ghiacciuolo l’odio...

Il disincanto che prevale a mano a mano che l’uomo cresce, matura: Quando si apriva il velano sul mondo - della mia fanciullezza, accorsi come - ad una festa promessa. Cadute - sono le meraviglie ad una ad una; - delle concette speranze nessuna - che mi valga al ricordo, anche una lacrima, anche tu, sola sospiro...

L’aspirazione intima del cuore alla fratellanza, all’unione tra gli uomini: Ho fatto un sogno, e all’alba lo ritrovo. — Parlavano gli uccelli, o m’un uccello — m’ero, io uomo. mutata. Dicevano: — Noi di becco gentile amiamo i frutti — saporiti degli orti e siamo tutti — nati da un uomo.

Proprio il sogno d’un bimbo e d’un uccello. La precarietà dell’esistenza umana: Io sono come quella foglia — guarda — sul nudo ramo, che un prodigio ancora — tiene attaccata.

Una straordinaria poesia, fra le tante del poeta, è quella dedicata alla moglie. Sorprendenti ma intelligenti sono i paragoni con alcuni animali dei quali Saba prende le qualità più precipue e le adatta alla moglie. Il tutto con grande sensibilità e delicatezza.

I suddetti temi possono essere considerati elementi fondamentali della poetica di Umberto Saba, Tali temi vengono espressi mediante un linguaggio poetico sicuramente non aulico, ma incontestabilmente proprio, preciso, limpido, di una musicalità profondamente sentita. Tale linguaggio ha fatto arricciare il naso a molti critici in cui sono prevalse le analisi di natura formalistica. Al riguardo, si è parlato di «prosaicità», di stile «quotidiano», di «monotonia» di versi «sbagliati per accenti, iati, e enjambements non giustificati».

La semplicità dello stile di Saba è, invece, il frutto di una continua ansia di chiarezza che lo porta ad avvicinarsi alle cose con una sorta di infantile innocenza, che lò porta a discendere fin nelle più remote radici del suo esser uomo con animo puro, sereno, talora incantato talora lucidamente pensoso. Questo approccio verso le cose lo porta, pascolianamente per la verità, a prendere in considerazione anche le piccole cose (gli uccelli, una partita di calcio, le erbe, la frutta, il fumo, la foglia, il camioncino, ecc.) verso le quali mantiene quell’attenzione e quella considerazione che di solito vengono riservate solo alle grandi cose.

La poesia di Saba non è catalogabile secondo etichette di scuola o di gruppo: è poesia veramente personale e, per questo, universale in quanto espressione di autenticità, di spontaneità, di sincerità. Saba è stato, oltre che poeta, anche un grande prosatore. I suoi scritti prosaici sono scritti narrativi, autobiografici, critici, diaristici.

Nel 1953, Saba ricevette dall’Università di Roma la laurea in Lettere honoris causa. In precedenza. nel 1946 aveva vinto il premio «Viareggio» e nel 1951 il premio «Feltrinelli» dell’Accademia dei Lincei. Vinse, poi, nel 1957, insieme con Mario Luzi, il premio «Marzotto». Pur avendolo meritato più di altri, il poeta non ricevette il Nobel per la letteratura.

La sua vita non fu caratterizzata da eventi esteriormente degni di nota. Le cose degne di nota si verificarono nel suo animo, sempre attento a percepire ed a analizzare tutto ciò che la vita gli presentava. Nel 1957, a Gorizia, fu colto dalla morte. Quella morte per la quale aveva scritto: Di me diranno, quando sarò morto: - Povero vecchio disperato e solo. – Cantava come canta un rosignuolo.

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sabato 6 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 09.26
A largo della Guinea Bissan, c'è l'arcipelago delle Bijagos, composto da 88 isole e isolotti. L'originalità di questo arcipelago è data dal fatto che in esso comandano le donne. Per l'esattezza il comando è nelle mani delle sacerdotesse di una divinità pagana, Nindo.
In questa parte dell'Africa, quindi, le donne si prendono una rivincita. Gli uomini versano in una condizione di vera e propria subordinazione al punto che non hanno nemmeno il dirito di chiedere di sposarsi.

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venerdì 5 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 10.26
Un grande successo sta riscuotendo il romanzo Il cacciatore di aquiloni dello scrittore afghano Khaled Hosseini.
E' un romanzo autobiografico che narra le vicende di vita dell'autore, ora vivente negli Stati Uniti.
Il tribalismo, il severo tradizionalismo delle etnie afghane, l'invasione sovietica, la resistenza dei mujaheddin, il periodo oscuro dei talebani: tutti questi aspetti vengono trattati con grande capacità narrativa. Non mancano momenti narrativi di grande intensità.

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giovedì 4 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 08.29
Qualche mese fa è stato ucciso dalla polizia, in India, Shiv Kumar Patel, definito il Robin Hood indiano. Accusato di aver commesso oltre 2.000 reati (tra cui omicidi, rapimenti, saccheggi) Patel era conosciuto come il bandito che era solito rubare ai ricchi per dare ai poveri delle caste più basse, che lo amavano e lo idolatravano. Alla notizia della sua morte, infatti, moltissimi lo hanno piano.

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mercoledì 3 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 18.21

La Polonia, con la Russia zarista, è stato, nell'Ottocento, il Paese che annoverava il maggior numero di ebrei.
In Polonia si è diffusa la cultura yiddish. In Polonia è nato anche il fondatore dello Stato di Israele: David Ben Gurion.
Dopo i pogrom, centinaia di migliaia di ebrei emigrarono verso la Palestina, sia quando essa faceva parte dell'Impero ottomano sia dopo il mandato britannico a partire dal 1920.
Se si pensa che, nel 1939, gli ebrei in Polonia erano tre milioni e mezzo e nel 1945 soltanto 250.000, si capisce quale strage sia stata fatta dai nazisti. Oggi sono appena 2.000 e sono molto amati tanto che vengono organizzati festival riguardanti la loro cultura.

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martedì 2 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 17.34
In Cina è sorto il movimento dei "Mille". Essi hanno scritto una lettera con la quale reclamano la libertà. Hanno chiesto la scarcerazione dei prigionieri politici e la fine della censura sui mass media.
Tra i nomi citati nella lettera, il cyberattivista Shi Tao e Lu Gengsong, recentemente arrestato.
E' una prova di grande coraggio motivata dalla disperazione che le cose non cambino nella sostanza.

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lunedì 1 ottobre 2007, posted by vito.cirillo at 19.50
La notizia (diffusa dopo la morte, avvenuta ques'estate) secondo la quale Bergman, da giovane, era un ammiratore di Adolf Hitler, è tutta da verificare. Se fosse vera, sarebbe un peccato di gioventù. Ciò non intaccherebbe la grande arte cinematografica di Bergman, unanimemente considerato uno dei più grandi cineasti della storia del cinema. La sua trilogia (Il settimo sigillo, La fontana della vergine, Il posto delle fragole) è da annoverare tra le perle della filmografia d'ogni tempo.

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