Ovviamente la bellezza comprende la bellezza delle forme; ma senza bellezza interiore, il mero apprezzamento sensuale della bellezza delle forme conduce al degrado, alla disintegrazione. C’è bellezza interiore soltanto quando sentite vero amore per la gente e per tutte le cose della terra; e insieme a quell’amore ecco sorgere un senso enorme di considerazione per gli altri, di attenzione, di pazienza.Potete padroneggiare perfettamente la tecnica del canto o della poesia, potete saper dipingere o accostare armoniosamente le parole, ma se non avete dentro questa bellezza creativa, il vostro talento avrà assai poco significato.
Purtroppo, in maggioranza ci stiamo trasformando in semplici tecnici. Superiamo esami, apprendiamo questa o quella tecnica allo scopo di guadagnarci da vivere; ma apprendere una tecnica o sviluppare certe capacità senza prestare attenzione alla propria condizione interiore genera bruttezza e caos nel mondo.
Se risvegliamo dentro di noi la bellezza creativa, essa si esprimerà anche fuori di noi e dunque ci sarà ordine. Ma è molto più difficile che apprendere una tecnica, poiché significa abbandonarsi completamente, non avere paure, vincoli, resistenze, difese; e ci si può abbandonare in questo modo solo quando c’è austerità, un senso di grande semplicità interiore. Esternamente possiamo anche essere semplici, possedere pochi indumenti e accontentarci di un solo pasto al giorno; ma quella non è austerità. C’è austerità quando la mente è capace di esperienza infinita (quando ha esperienza) e, tuttavia, rimane estremamente semplice. Ma tale stato può realizzarsi soltanto quando la mente non pensa più in termini di «tanto più, tanto meglio», in termini di acquisire o diventare qualcosa col tempo.
Ciò di cui sto parlando può forse risultarvi difficile da capire, ma in effetti è piuttosto importante. Vedete, i tecnici non sono creativi; e ci sono sempre più tecnici nel mondo, persone che sanno cosa fare e come farlo, ma che non sono creative. In America esistono calcolatori capaci di trovare in pochi minuti la soluzione a problemi matematici che un uomo impiegherebbe cent’anni a risolvere. Si lavora per sviluppare ulteriormente queste macchine straordinarie, che però non potranno mai essere creative mentre gli esseri umani diventano sempre più simili a macchine. Anche quando si ribellano, la loro ribellione resta entro i limiti del funzionamento meccanico e dunque non è vera ribellione.
E’ molto importante, perciò, scoprire che cosa vuol dire essere creativi. Si può essere creativi solo lasciandosi andare ossia, quando non c’è alcun senso di coazione, alcuna paura di non essere, non ottenere, non arrivare. Ci sono allora grande austerità e semplicità e, con esse, c’è amore. L’insieme di tutto ciò è bellezza, lo stato di creatività.

Perché tanti di noi, nel raggiungere la cosiddetta maturità, diventano ottusi, insensibili alla gioia, alla bellezza, ai cieli aperti, alle meraviglie della terra?
Sapete, quando ci si pone questa domanda, molte sono le spiegazioni che si affacciano alla mente. Siamo così concentrati su noi stessi. Lottiamo per diventare qualcuno, per raggiungere e mantenere una certa posizione; abbiamo figli e altre responsabilità, e dobbiamo guadagnarci da vivere. Tutti questi fattori esterni cominciano ben presto a pesare su di noi, e così perdiamo la gioia di vivere. Guardate i volti delle persone adulte intorno a voi, vedete quanto sono tristi, in maggioranza, quanto sono ansiosi e malati, chiusi in sé, distanti e a volte nevrotici, incapaci di sorridere. Non vi chiedete perché? E anche quando ci chiediamo il perché, la maggior parte di noi sembra accontentarsi di semplici spiegazioni.
Ieri sera ho visto una barca risalire il fiume a vele spiegate, spinta dal vento dell’ovest. Era una barca grande, che trasportava un pesante carico di legna da ardere destinata alla città. Il sole stava tramontando, e la barca che si stagliava contro il cielo era di stupefacente bellezza. Il barcaiolo si limitava a controllare la rotta, senza alcuno sforzo, perché il vento faceva tutto il lavoro. Allo stesso modo, se ognuno di noi riuscisse a comprendere il problema della lotta e del conflitto, allora pensochè saremmo capaci di vivere senza sforzo, felicemente, con il sorriso sulle labbra.
Penso che lo sforzo — questa lotta in cui siamo impegnati quasi in ogni momento della nostra esistenza — ci distrugga. Se guardate gli adulti intorno a voi, vedrete che per la maggior parte di loro la vita consiste in una serie di battaglie con se stessi, con il proprio coniuge, con le persone vicine, con la società; e questa mischia incessante dissipa energia. Coloro che sono gioiosi, realmente felici, non sono impegnati in alcuno sforzo. L’assenza di sforzo non implica stagnazione, ottusità, stupidità; al contrario, solo i saggi, coloro che sono straordinariamente intelligenti, sono davvero liberi dallo sforzo, dalla lotta.
Ma, vedete, quando sentiamo parlare di assenza di sforzo, desideriamo anche noi conseguire uno stato simile, in cui non esistano lotta o conflitto; e così facciamo di questo il nostro fine, il nostro ideale, e ci affanniamo per realizzarlo, condannandoci in tal modo a perdere la gioia di vivere. Ancora una volta ci troviamo intrappolati nello sforzo, nella lotta. L’oggetto del contendere può variare, ma ogni lotta è essenzialmente identica. Si può lottare per riformare la società, o per trovare Dio, o per creare un rapporto migliore fra sé e il proprio coniuge, oppure fra sé e il prossimo; ci si può sedere sulla riva del Gange, prostrarsi in adorazione ai piedi di un guru, e così via. Tutto ciò è sforzo, è lotta. Ciò che è importante, dunque, non è l’oggetto della lotta, bensì comprendere la lotta stessa.
Ma è possibile per la mente avere non solo la consapevolezza occasionale di non essere, in un determinato momento, impegnata in alcuna lotta, bensì di essere del tutto libera da conflitti, sempre, in modo tale da arrivare a scoprire uno stato di gioia in cui non ci sia alcun senso del superiore e dell’inferiore?
La nostra difficoltà sta nel fatto che la mente si sente inferiore ed è per questo che lotta per essere o diventare qualcosa, oppure per trovare un compromesso fra i suoi desideri, vari e contraddittori. Ma non cerchiamo di spiegare perché la mente è piena di conflitti. Ogni essere pensante sa perché esiste conflitto fra l’interno e l’esterno. L’invidia, l’avidità, l’ambizione, la competitività che conduce a un’efficienza spietata: sono questi gli ovvi fattori che ci spingono a lottare, sia in questo mondo sia nel mondo che verrà. Non vi è bisogno di studiare i libri di psicologia per sapere perché lottiamo; e quel che è importante, senza dubbio, è scoprire se la mente può essere totalmente libera dal conflitto.
Dopo tutto, quando lottiamo, il conflitto è fra ciò che siamo e ciò che dovremmo o vorremmo essere. Orbene, senza fornire spiegazioni, è possibile comprendere l’intero processo della lotta affinché possa avere termine? Può la mente essere libera dallo sforzo, come la barca spinta dal vento? Certamente è questo l’interrogativo cruciale, e non come sia possibile conseguire uno stato in cui non ci sia conflitto. Lo stesso sforzo per conseguire tale stato è già in sé un processo di lotta, e dunque rende di fatto irraggiungibile quello stato. Ma se osservate attimo per attimo come la mente resta presa in una lotta perenne — se vi limitate a osservare questo dato di fatto senza cercare di alterarlo, senza cercare di imporre alla mente quella condizione che voi chiamate pace — allora scoprirete che la mente cessa spontaneamente di lottare; e in quello stato può imparare moltissimo. L’apprendimento non consiste dunque nella mera raccolta di informazioni, ma nella scoperta delle immense ricchezze che giacciono oltre i confini della mente; e per la mente che fa tale scoperta, c’è gioia.
Osservate voi stessi e vedrete come lottate da mattina a sera e come la vostra energia sia sprecata in questa lotta. Se vi limitate a cercare di spiegare perché lottate, vi perdete nelle spiegazioni e la lotta continua; se invece osservate la vostra mente molto tranquillamente, senza fornire spiegazioni, se lasciate che sia consapevole della propria lotta, vi accorgerete ben presto che, così facendo, sopravviene uno stato in cui non c’è affatto lotta, bensì una straordinaria attenzione. In questo stato di estrema attenzione non c’è alcun senso del superiore e dell’inferiore, non esistono il grand’uomo e il poveraccio, non ci sono guru. Tutte queste assurdità svaniscono, perché la mente è pienamente consapevole; e la mente che è pienamente consapevole è gioiosa.
La prima immagine del post riproduce una caricatura di Jiddu Krishnamurti fatta da Nick O'Sullivan del quale rimandiamo al suo sito [http://www.blognow.com.au/caricature/] per apprezzarne la bravura e l'originalità.
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