lunedì 30 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 23.26

Vanessa: una di noi.
Un'ora di lutto non basta.
Ora Roma aspetta giustizia.

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, posted by vito.cirillo at 12.16
L’India è ormai considerata una potenza di prima grandezza nel panorama internazionale attuale e si avvia a diventare, con la Cina, una delle tre più grandi potenze mondiali (a tali due Paesi bisogna naturalmente aggiungere gli Stati Uniti).
Un libro, uscito di recente per la Mondadori, smitizza, però, alcune visioni troppo ottimistiche ed alcuni luoghi comuni riguardanti l’India. Il libro è intitolato Giochi sacri: l’autore è Vikram Chandra.
Con estremo realismo Chandra descrive situazioni di miseria e di arretratezza che convivono con situazioni di iuniquo arricchimento e di illecito benessere. Per Chandra, poi, l’India non è affatto «la sorgente della spiritualità» così come era stata idealizzata anche in Occidente. Chandra non esita a descrivere l’emergere e il diffondersi delle mafie locali nelle varie città indiane.
A Bombay, anche Bollywood - la «mecca» del cinema indiano -, è stata coinvolta nella crescente pratica del racket. Senza alcun dubbio Giochi sacri è un libro la cui lettura è non solo interessante ma anche illuminante.

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sabato 28 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 17.45
E’ uscito il numero di Aprile di Narcomafie, mensile di informazione, analisi e documentazione del Gruppo Abele. Narcomafie, è un progetto al quale cui collaborano giornalisti, docenti universitari, magistrati, centri di documentazione italiani e stranieri, gruppi e associazioni operanti nel settore del privato e del sociale.
Nata nel 1993, all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui vennero uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Narcomafie ha documentato in questi anni l’aggressione della criminalità organizzata allo Stato, gli interessi legati ai traffici illeciti, il mancato rispetto dei diritti umani e la reazione della società civile. Narcomafie è distribuita in tutta Italia ed è in vendita nelle seguenti librerie.

Sommario del num. 4 dell’Aprile 2007

ECOMAFIE
Stefania Bizzarri, Il grande sacco. Le mani delle archeomafie sui patrimoni d'arte
Roberto Bonuglia, Quando l'arte entra nel mirino della mafia
Archeomafie: effetti collaterali in tempo di guerra [s.b.]
CAMORRA
Pietro Nardiello, Lo Stato punta sul Quindici. Parla il Sindaco del piccolo paese campano conteso tra due clan
MEMORIA
Giuseppe Bascietto, Il padre del 416 bis. A 25 anni dall'omicidio di Pio La Torre
Dino Paternostro, La verità sta negli archivi. 60° anniversario della strage di Portella della Ginestra - Cronaca locale di una storia nazionale - L'archivio di Casarrubea
DOSSIER: Gela
Marco Nebiolo, Il laboratorio dell'antimafia - Scende la notte si accendono i fuochi
Elena Ciccarello, Denunciare per sopravvivere - Il motorino - Nascere all'ombra delle ciminiere
FOTOINCHIESTA
La Calabria in movimento di Peppe Ruggiero
MAFIE ESTERE
Matteo Tacconi, Tinteggiare la facciata non basta. Albania, un decennio di trasformazioni - Confessioni di un ex trafficante
DIRITTI
Guido Piccoli, Affare fatto, col sangue. Colombia, legami tra paras e multinazionali
SEGNALI
Intervista al cantautore Pippo Pollina
Elisa Speretta, La mafia è lenta. Ma l'antimafia è rock? - Quelli che alla mafia gliela cantano e gliela suonano
L'EDITORIALE
Livio Pepino, Giustizia, non lasciamo che il pensiero debole diventi pensiero unico
COSE NOSTRE
Pietro Nardiello, Celebrare don Diana? Sì, ma con i fatti
Francesca Marchese, Usura: prevenire è meglio che curare
I GIORNI DELLA CIVETTA Marco Nebiolo, Brevi di mafia
CRONACHE SOMMERSE Andrea Giordano, Iran, la guerra è già iniziata. Solo che è nascosta
RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE Stefania Bizzarri, Occidenti
IL SEGNALIBRO Stefano Fantino, La mafia? Agli Ordini
ARTI E INCONTRI Elisa Speretta, Gymnasium
L'OPINIONE Diego Novelli, Indulto, Torino si attrezza per rimediare al caos

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venerdì 27 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.28
Il primo ministro dell'India, Manmohan Sing, in alcune interviste, ha dichiarato di essere convinto che l'ascesa di India e Cina, fra le potenze mondiali, sia un fatto irreversibile. Fra alcuni decenni l'India e la Cina potrebbero sopravanzare perfino gli Stati Uniti. Ciò significa che l'Oriente sorpasserebbe l'Occidente.
Attualmente l'India ha bisogno di energia e di infrastrutture, che sono i settori in cui la cooperazione con l'Italia può essere fruttuosa.

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giovedì 26 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.14
Il 19 febbraio 2007, si è tenuto, a Gerusalemme, un vertice trilaterale tra Ehud Olmert, Abu Mazen e Condoleeza Rice. Lo scopo era quello di trovare un accordo sulla realizzazione della Roda Map [percorso per la pace] del 2002, nella quale si affermava l'esigenza della nascita di un vero Stato palestinese accanto allo Stato israeliano. Ciò accantonerebbe l'ANP [Autorità Nazionale Palestinese], nata nel 1994 in seguito agli accordi di Oslo. L'incontro trilaterale ha prodotto l'accordo sui due Stati.

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mercoledì 25 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 12.21
Tiranno è il nome di un uomo dalla vita malvagia, pessimo fra tutti gli uomini, che per forza vuole regnare sugli altri, un nome adatto soprattutto a colui che da cittadino qualunque sia divenuto tiranno. In primo luogo, perché è necessario dire che egli è superbo, in quanto vuole porsi al di sopra dei cittadini suoi pari, anzi al di sopra di quelli migliori di lui e di quelli ai quali piuttosto meriterebbe di essere soggetto […] E per il gran numero di fantasie, tristezze e timori che sempre gli rodono l’animo, ricerca i piaceri come medicine ai suoi tormenti: per questo quasi non esiste tiranno che non sia lussurioso e dedito ai godimenti della carne. E poiché egli non può mantenere la sua condizione, né darsi ai godimenti desiderati, senza una gran quantità di denaro, è senza alcuna misura avido di ricchezza. Per questo ogni tiranno è avaro e ladro. […] Ne consegue che il tiranno ha virtualmente tutti i peccati del mondo; primo, perché egli ha la superbia, la lussuria e l’avarizia, che sono la radice di ogni male; secondo, perché, essendo il suo obiettivo quello di mantenere il potere, non vi è cosa che non faccia per conservarlo; non esiste perciò delitto che egli non sia pronto a commettere, quando sia per la difesa del proprio stato, come l’esperienza dimostra, poiché il tiranno non risparmia nulla per proteggersi; egli ha dunque in animo, o nelle sue abitudini, tutti i peccati del mondo; terzo, perché il suo perverso governo genera nel popolo ogni sorta di colpa, di cui egli però è responsabile, come se lui stesso l’avesse commessa; per cui è corrotta ogni parte della sua anima.

Il tiranno si rivela pessimo nel governare, in quanto bada soprattutto che si realizzino tre condizioni. Prima, che i sudditi non comprendano nulla dell’esercizio del potere, o solo pochissime cose e di poca importanza, affinché non si conoscano le sue malefatte. Seconda, che nascano discordie fra i cittadini, non solamente all’interno della città, ma anche nei castelli, nei villaggi, nelle case, e tra i suoi ministri, e anche tra i suoi consiglieri e famigliari; perché, così come il regno di un re vero e giusto si conserva per la concordia dei sudditi, così la tirannide si conserva per la discordia degli uomini, dal momento che il tiranno favorisce una delle fazioni che, sottomessa l’altra, lo sostiene. Terza condizione, che sia ridotta l’autorità e la forza dei potenti, per sentirsi sicuro; perciò ammazza o danneggia i cittadini eccellenti o per censo, o per nobiltà, o per ingegno, o per altre virtù. Non tiene in alcuna considerazione gli uomini saggi e anzi li schernisce per toglier loro la fama, affinché nessuno li segua; non vuole tenere i cittadini come compagni, ma come servi: proibisce le riunioni e le assemblee, affinché non si stabiliscano tra gli uomini legami d’amicizia, per timore che essi possano far nascere congiure contro di lui; e fa in modo che i cittadini siano tra loro il più possibile aspri e asociali, sconvolgendo le loro amicizie […] fa di tutto perché il popolo sia sempre indaffarato per poter sopravvivere, e perciò lo tiene, quanto può, in ristrettezze con tributi e gabelle. Molte volte, soprattutto in periodi di prosperità e pace, lo occupa con spettacoli e feste, in modo tale che pensi a sé e non a lui; desidera che similmente i cittadini pensino all’amministrazione della propria casa e non guardino ai segreti di stato, affinché restino inesperti e sprovveduti circa il governo della città, mentre lui solo rimanga come amministratore e sembri più prudente di tutti. […] Ha in odio chi dice la verità, perché non tollera che lo si contrasti. Per questo disprezza gli uomini liberi nel parlare e non li vuole vicini. […] Coltiva le amicizie di signori e gran maestri stranieri, perché considera avversari i suoi cittadini e di loro ha sempre paura; e per tale ragione cerca di proteggersi con i forestieri. Governa in modo occulto, si presenta come artefice di tutti gli onori e di tutti i riconoscimenti che vengono distribuiti ai cittadini e fa in modo che ognuno li consideri provenienti da lui. Al contrario attribuisce ai magistrati le punizioni inflitte a coloro che sbagliano o che sono incolpati dai suoi complici per essere umiliati o precipitati nella disgrazia, e si scusa di non poterli aiutare per acquistare fama e benevolenza presso il popolo e far sì che i magistrati siano odiati da chi non riconosce il suo inganno.

Allo stesso modo cerca di sembrare religioso e dedito al culto divino; ma compie solo alcuni atti esteriori, come andare in chiesa, fare certe elemosine, edificare basiliche e cappelle, predispone arredi sacri e altre cose simili, tutto solo per ostentazione. Intrattiene anche colloqui con i religiosi e finge di confessarsi con chi è veramente religioso, per sembrare un perfetto cristiano […] Non permette ai giudici ordinari di amministrare la giustizia, per favorire, per ammazzare o per danneggiare chi voglia. Si appropria del denaro comune e trova sempre nuove imposizioni e balzelli per racimolare soldi con i quali impingua le tasche dei suoi gregari e assolda principi e altri capi, molte volte senza reale bisogno da parte della comunità, ma solo per offrire loro qualche guadagno e farseli amici e per poter più onestamente, almeno all’apparenza, gravare il popolo con la scusa di pagare i soldati. E per questa stessa ragione inoltre muove e fa muovere guerre inutili, con le quali non aspira a una vittoria, né a impadronirsi delle altrui ricchezze, ma che intraprende solo per immiserire il popolo e per render più stabile il suo potere. Attingendo al patrimonio comune molte volte innalza grandi palazzi e edifici sacri e ovunque appende i suoi contrassegni; mantiene cantori e cantatrici per esser, lui solo, magnificato.

Insomma, sotto un tiranno nulla è stabile e sicuro, perché tutto dipende dalla sua volontà, che non è guidata dalla ragione, ma dalla passione. Sarebbe lungo elencare tutti i suoi peccati e le sue malvagità, ma quelli fin qui ricordati basteranno.

Brano tratto da G. Savonarola, Trattato sul governo della città di Firenze, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 1996, pp. 184-193.

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martedì 24 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 20.06
Dopo il successo delle “Lezioni di Storia” dell’Auditorium, l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma ha organizzato, congiuntamente con Rai Educational, l'Istituto Luce S.p.A e l'Associazione Il Tempo e la Storia, la "Settimana della Storia", evento di apertura dell'Estate Romana 2007.
La “Settimana della Storia” si svolgerà tra il 21 ed il 27 maggio presso il complesso monumentale dell’Ara Pacis e prevede la realizzazione di iniziative tra loro complementari, rivolte ad un pubblico vasto ed eterogeneo.
Il media partner della mostra sarà L’Europeo, storica testata dell’Italia repubblicana, fondata nel 1945 da Arrigo Benedetti ed oggi di proprietà del gruppo RCS: diretto da Daniele Protti e tornato ormai stabilmente nelle edicole italiane dal 2001, il numero di maggio de L’Europeo sarà interamente dedicato alla “Settimana della Storia”.
Uno dei momenti di maggiore attrattiva della manifestazione è rappresentato dal Caffè della Storia, un ciclo di sei conversazioni serali che si terranno sulla terrazza dell’Ara Pacis e durante le quali giornalisti, scrittori ed artisti racconteranno la «quotidianità» della Storia.
A partire da oggi, i lettori del Khayyam’s Blog, inviando una mail all'indirizzo info@settimanadellastoria.it, potranno prenotare in anteprima i posti per il Caffè della Storia, acquistare i biglietti della mostra fotografica curata dal prof. Maurizio Ridolfi Chiedere il voto. Propaganda e comunicazione politica nell’Italia repubblicana (1946-2006), prenotare il catalogo della mostra, ricevere il programma della Manifestazione, ricevere, al termine dell’Evento, gli interventi dei relatori intervenuti nel ciclo di incontri L’Italia s’è desta: l’avventura di un paese in cerca di identità (1917-1994).
Nei prossimi giorni il Khayyam's Blog vi terrà informati su tutte le iniziative della "Settimana della Storia".

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, posted by vito.cirillo at 08.55
Dall'Ucraina, nel 1972, Alona Kimhi giunse in Israele con la sua famiglia, quando aveva sei anni. Fece l'attrice prima di dedicarsi allo scrivere. Attualmente vive a Tel Aviv. Ha scritto due romanzi Susanne in un mare di lacrime e Lily la tigre, entrambi di grande successo in Israele.
La Kimhi, molto delusa dal presente della storia israeliana, si domanda perché sono finite le utopie del sionismo; perché gli ideali del laburismo israeliano si sono così annacquati; perché Israele è diventato un coacervo di contraddizioni, di confusione, di incertezze, di miope reazionarismo; perché la vera sinistra non esiste più in Israele.
Dalla prima guerra del Libano del 1982, in effetti, il popolo israeliano si è spostato a destra, nella consapevolezza [forse non del tutto fondata] che solo la destra può assicurare maggiore sicurezza e protezione dal terrorismo.
Per la Kimhi, inoltre, in Israele, attualmente è assente il senso morale. Perfino il senso d'appartenenza alla patria israeliana si è notevolmente attenuato.
Non sono, però, svanite tutte le speranze: Israele può ritrovare nella spiritualità giudaica, nella tradizione pioneristica delle varie ondate immigratorie dei primi sessant'anni del secolo scorso quelle forze e quegli stimoli che consentono di risollevarsi.

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lunedì 23 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.57
Sembra strano, ma in Cina, nonostante la detenzione del potere da parte del partito comunista, esiste un'opposizione di sinistra. E' quella che fa capo a Gong Xiantian, definito "il leader della fronda marxista". Egli si oppone ai cambiamenti verificatisi in Cina; e soprattutto è un ostinato avversario delle liberalizzazioni. Secondo lui questa modernizzazione della Cina "è l'alleanza tra funzionari di partito corrotti, intellettuali privi di coscienza e la borghesia idealista".
Rispetto ai dieci anni della "rivoluzione culturale" (1966-1976) in ui persino le persone erano considerate proprietà privata dello Stato - sostiene Gong Xiantian - si è abdicato alle storiche caratteristiche della Cina rivoluzionaria e si è dato via libera, nel 2007, alla proprietà privata.

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domenica 22 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 11.38
Ciò che è bene, lo sappiamo: è scritto nei comandamenti.
Ma Dio non si manifesta solo nei comandamenti; essi sono la minima parte di Dio. Puoi rispettare i comandamenti ed essere lontano da Lui.

Le religioni e le mitologie, come la poesia, sono un tentativo dell'umanità di esprimere l'indicibile che voi tentate invano di tradurre in ragione.

Da Herman Hesse, Religione e mito, Milano, Mondadori, 1999.

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sabato 21 aprile 2007, posted by Michele Mennielli at 10.23
L’edizione del 2003 del Festival di Berlino ha visto il trionfo di “Cose di questo Mondo (In this World)”, un docudrama di Michael Winterbottom. Il regista ripropone una poetica del viaggio in chiave socio-antropologica riadattata alla dura realtà dell’emigrazione forzata che caratterizza il Mondo contemporaneo. Oltre duecento ore di materiale raccolto in due mesi di riprese alle spalle di Jamal, un ragazzo afgano che parte insieme al giovane Enayat (attori non professionisti) dal campo profughi di Peshawar in Pakistan per cercare di arrivare a Londra. Un’odissea durata sei mesi, attraverso le tappe afgane, iraniane, turche, poi italiane (Trieste) e francesi (Parigi) prima di arrivare alla meta. Una macchina da presa digitale molto discreta che si limita a seguire il percorso di questi due ragazzi attraverso splendidi paesaggi ed amare verità. Non c’è copione in questo film, ma allo stesso tempo non può essere definito un documentario perché gli attori, seppur lasciati liberi nei dialoghi, devono comunque seguire delle linee guida tracciate dal regista.

Grazie a questa struttura ibrida ed alla decisione di non doppiare gli attori ma utilizzare solo sottotitoli, il film riesce ad avvicinare lo spettatore al mondo di Jamal e di quel milione di profughi che ogni anno tenta il suo stesso identico viaggio. È come se si viaggiasse insieme a loro, mossi da un profondo desiderio di libertà, con una tensione continua dovuta alle condizioni a volte disumane in cui vengono a trovarsi i due protagonisti. E come in tutti i viaggi, anche i più difficili da affrontare, la tensione viene a volte stemperata da una battuta, da un sorriso, da un incontro casuale. L’età del giovanissimo Jamal rende ancora più acuto il senso di disagio che nasce nello spettatore (soprattutto in quello occidentale) fin dalle prime immagini del film. La sua ingenuità di bambino, fatta di barzellette e partite a calcio improvvisate, giocate senza scarpe su strade sterrate si scontra con la sua maturità di profugo afgano, che lo spinge ad affrontare quaranta ore in un container senza luce e senza aria, oltre i limiti della sopravvivenza e della dignità umana.

Essendo un racconto di un road-trip, le immagini che fanno da sfondo alla vicenda sono, non solo essenziali, ma funzionali al significato intrinseco del loro viaggio. Paesaggi sempre in movimento, che sfuggono via veloci e svaniscono alle nostre spalle come fosse sabbia trascinata via dal vento. Forti emozioni che scorrono davanti agli occhi dei due protagonisti e subito diventano ricordi sbiaditi. Il sogno di libertà è più forte dei paesaggi totalizzanti che si susseguono a ritmo frenetico sullo schermo. Una libertà idealizzata fino al giorno in cui, arrivati nella “city”, dovranno scontrarsi con l’indifferenza ed il sospetto degli abitanti del luogo e, nel finale del film, con la cinica burocrazia che non guarda le persone bensì la loro nazionalità di provenienza.

Un film di estrema attualità che dovrebbe portare ad un ripensamento delle politiche sull’immigrazione, nonché di quelle di aiuto ai Paesi devastati da guerre e povertà.

Si sa che spesso un film può arrivare a toccare dei tasti nell’animo umano che nessun altro mezzo di comunicazione riuscirebbe neanche ad avvicinare. Quella di Winterbottom è proprio una di queste pellicole.

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venerdì 20 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 15.46

L'uomo che torna solo
a tarda sera dalla vigna
scuote le rape nella vasca
sbuca dal viottolo con la paglia
macchiata di verderame.
L'uomo che porta così fresco
terriccio sulle scarpe, odore
di fresca sera nei vestiti
si ferma a una fonte, parla
con l'ortolano che sradica i finocchi.
E' un uomo, un piccolo uomo
ch'io guardo di lontano.
E' un punto vivo all'orizzonte.
Forse la sua pupilla
si accende questa sera
accanto alla peschiera
dove si asciuga la fronte.

Poesia di Leonardo Sinisgalli, poeta lucano, 1908-1981.

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giovedì 19 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 10.02
Con il crollo del sovietismo totalitario, si era sperato che il liberalismo, nella sua autenticità e pienezza, si diffondesse più facilmente. Ma l'emergere del terrorismo fondamentalistico islamico, con le conseguenti paure fatte sorgere nei vari Paesi occidentali (e non solo) ha ridotto i margini del liberalismo ed ha inficiato anche le libertà democratiche.
Le garanzie individuali hanno subito un preoccupante processo involutivo, essendo state posposte alle necessità di maggiore sicurezza. E così, anche negli Stati Uniti (Paese democratico per antonomasia insieme con l'Inghilterra) sono state prese misure limitative delle libertà individuali messe in atto attraverso strumenti tecnologici sempre più perfezionati di sorveglianza e limitanti le fondamentali libertà dell'individuo: quelle di espressione, di movimento, di autonomia.
E' questo il paradosso di questa nostra epoca.

L'immagine del post è una vignetta satirica di Giannelli apparsa su Il Corriere della Sera.

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mercoledì 18 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.36
Negli ultimi giorni di marzo, si è verificato un fatto sicuramente non secondario riguardo alla situazione del Medio Oriente: sono entrati in crisi i rapporti tra Israele e Vaticano. Erano stati ricuciti, quattordici anni fa, da Giovanni Paolo II che completò così un'opera, abile e paziente, di avvicinamento della Chiesa ad Israele.
Di recente, il Vaticano ha richiesto allo Stato di Israele maggiore libertà per le comunità cattoliche e per le loro opere in territorio israeliano, in ottemperanza agli accordi del 1993 che prevedevano la costituzione di una commissione mista per cercare di risolvere il contenzioso. Tale commissione, però, non è mai stata costituita.
Il 27 marzo, poi, la delegazione del governo israeliano ha fatto saltare il tavolo della trattativa per costituire una commissione che porti a stipulare un "trattato globale" su tutte le questioni esistenti.
Ad aggravare la situazione si è aggiunta anche la polemica relativa alla beatificazione di Pio XII: gli ebrei gli rimproverano di non avere condannato con forza l'antisemitismo nazista e di non aver fatto nulla per impedire la deportazione degli ebrei romani, il 16 ottobre 1943.

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martedì 17 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.22
Il Cristianesimo copto è la religione prevalente in Etiopia.
Da secoli il culto è sempre lo stesso: sembra che il tempo si sia fermato. Anche il monachesimo copto sembra essersi fermato al Medioevo. Il clero copto è onnipresente ed ha con la popolazione un rapporto molto stretto. Nella città di Lalibela, considerata santa, si raduna ogni giorno una folla eterogenea: mendicanti, storpi, lebbrosi, infermi di vario genere. Essi aspettano di ricevere qualche grazia dal cielo.
Molti eremiti, inoltre, popolano le cime dei monti e le isole lacustri d'Etiopia. Secondo alcuni, in Etiopia si troverebbe addirittura l'Arca del Vecchio Testamento, quella che si trovava nel Tempio di Salomone.

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, posted by vito.cirillo at 09.16
La guerra è passata, devastando e sgominando; milioni di uomini non se ne sono accorti. Sono caduti, fuggiti gli individui, ma la vita è rimasta, irriducibile nella sua animalità istintiva e primordiale, per cui la vicenda del sole e delle stagioni ha più importanza, alla fine, che tutte le guerre, rumori fugaci, percosse sorde che si confondono con tutto il resto del travaglio e del dolore fatale del vivere.

Brano tratto da R. Serra, Esame di coscienza di un letterato, Palermo, Sellerio, 1994.

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lunedì 16 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 12.59
Proprio nelle acque della forra, che attraversava la canova di Samuele, il 23 marzo, vigilia della Pasqua del 1475, anno del giubileo, veniva trovato il corpo martoriato di Simonino, un bambino di due anni, figlio del conciapelli Andrea Lomferdorm. Dal tragico ritrovamento partiva l’inchiesta, che avrebbe portato all’incriminazione degli ebrei di Trento come sospetti del rapimento e dell’uccisione del bambino, al loro interrogatorio nel Castello del Buonconsiglio e alla loro condanna, dopo che avevano confessato sotto tortura di essere stati i responsabili del triste maleficio.
Infine i condannati sarebbero stati pubblicamente giustiziati, arsi sul rogo o decapitati, e i loro beni avrebbero subìto amara confisca. I verbali dei processi di Trento per l’uccisione di Simone, poi beatificato, avrebbero costituito in seguito il documento più importante e dettagliato mai scritto sull’accusa di omicidio rituale, un documento prezioso che ha conservato le voci degli ebrei imputati, sulle quali quelle degli accusatori e inquisitori non sempre sono riuscite a sovrapporsi o a confondersi.
Da quei testi ha modo di rivelarsi ai nostri occhi un mondo, quello ebraico ashkenazita delle terre di lingua tedesca e dell’Italia settentrionale, in tutte le sue peculiarità sociologiche, storiche e religiose. Era questo un mondo ebraico chiuso in se stesso, impaurito e aggressivo verso l’esterno, spesso incapace di accettare le proprie dolorose esperienze e di superare le proprie contraddizioni ideologiche. Era questo un mondo che, muovendo dalla realtà negativa e spesso tragica in cui era vissuto, cercava un improbabile ancoraggio nei testi sacri che illuminasse di qualche luce una speranza di riscatto, ormai priva di credibilità. Un mondo ebraico che scaricava in riti religiosi e miti antichi, ora rivissuti con nuova e diversa sensibilità e sempre tradotti in un alienante linguaggio confessionale duro e rigoroso, tensioni interne e frustrazioni irrisolte. Un mondo che, sopravvissuto ai massacri e alle conversioni forzate di uomini, donne e bambini, continuava a vivere traumaticamente quegli avvenimenti in uno sterile sforzo di capovolgerne i significati, riequilibrando e correggendo la storia.
Era un mondo profondamente fiducioso che la redenzione non potesse essere lontana, perché in essa Dio doveva essere coinvolto suo malgrado e trascinato, anche con la forza, a mantenere le sue promesse. Un mondo imbevuto di riti magici ed esorcismi, nel cui orizzonte mentale si confondevano spesso medicina popolare e alchimia, occultismo e negromanzia, trovandovi naturale collocazione, influenzando e talvolta capovolgendo i significati delle norme religiose originarie.
Di questo orizzonte mentale magico erano partecipi non soltanto gli ebrei, accusati di stregoneria e di infanticidio, di cannibalismo rituale e di sortilegi maligni, ma anche i loro accusatori, ossessionati da presenze diaboliche e alla continua ricerca di virtuosi talismani e antidoti stupendi, capaci di corroborare e preservare il corpo e l’anima dalle insidie degli uomini e dei demoni. Giovanni Hinderbach, il principe vescovo di Trento, vero regista dei processi del 1475, era cresciuto nella Vienna degli anni successivi al grande massacro degli ebrei, accusati di avere sostenuto gli Ussiti (1421) ed esposti dallo stesso duca Alberto II a una sanguinosa vendetta come fautori degli eretici. Ancor prima dell’infanticidio del povero Simonino, quando ancora non era assurto alla fama ufficiale di «castigatore degli ebrei assassini», Hinderbach aveva avuto modo di mostrare la sua scarsa simpatia nei loro confronti. In un caso, anzi, non aveva esitato ad approvare con compiacimento il cannibalismo, quando le vittime erano gli ebrei. In occasione del confronto bellico che nel 1465 opponeva Venezia a Trieste, su cui Federico III intendeva far valere i suoi diritti, Hinderbach, che allora fungeva da ambasciatore imperiale presso il governo della Serenissima, tesseva le lodi delle milizie asburgiche, chiamate a difendere Trieste, per il loro coraggio e la fedeltà che dimostravano verso l’imperatore. A buon diritto, osservava il pio vescovo, i soldati tedeschi, in caso di necessità, pur di non cedere le armi, avrebbero saputo sopperire alla fame cibandosi della carne di gatti, ratti e pantegane, e perfino degli ebrei loro conterranei, viventi in città.
Federico III, come ci informa Burcardo di Andwil, oltre che di scienze matematiche era un appassionato cultore di astrologia e negromanzia, e per questo motivo si diceva amasse circondarsi di ebrei e caldei, gente tendenzialmente dedita alle pratiche superstiziose. Ma il suo fedele servitore Hinderbach non era da meno. Magia e stregoneria esercitavano infatti un fascino irresistibile sul vescovo umanista, amico di Enea Silvio Piccolomini. Egli assimilava tout court gli ebrei ai negromanti, sempre pronti a effettuare esorcismi e malefici al servizio del diavolo. I demoni amavano il sangue e i negromanti, che resuscitavano i cadaveri, nelle loro divinazioni si servivano con poca parsimonia del sangue, mescolandolo all’acqua delle fonti e dei fiumi. Hinderbach non aveva esitazioni nel sostenere che gli ebrei erano incantatori e negromanti, «perché ammazzano i bambini cristiani e il loro sangue bevono e consumano, come lo scorso anno qui nella città di Trento e in molti altri luoghi è stato scoperto e provato». La Cabbalah pratica, che questi ebrei seguivano più o meno in segreto, era da assimilarsi in tutto e per tutto alla magia nera e alla negromanzia. È da notare che, in occasione
della prima festa del bambino beatificato, svoltasi a Trento nel 1589 con grande concorso di popolo, veniva composto un opuscolo celebrativo, successivamente pubblicato a Roma con il titolo di Ristretto della vita e martirio di S. Simone fanciullo della città di Trento. In esso si sosteneva, sulle orme dell’Hinderbach, che il pargolo era stato ammazzato dagli ebrei, «seguaci della Chabalà, scienza vana sotto il quale nome cuoprono spesso arte Magica e Negromanzia».
Dagli atti del processo sappiamo che Brunetta (Brünnlein), vedova di Samuele da Norimberga, arso sul rogo come colpevole dell’infanticidio, persisteva nel suo rifiuto a confessare, nonostante i tormenti cui era stata sottoposta. Per Hinderbach non sembravano sussistere dubbi che la donna fosse stata ammaliata e affatturata da negromanti ebrei. Era per questo motivo che ogni suggestiva pressione, esercitata sulla donna per persuaderla a parlare, era risultata inutile; dalla rasatura dei capelli e dei peli del corpo alle abluzioni nell’acqua santa. Ma il rimedio era infine trovato.
Si trattava di un santo elettuario, che a detta del vescovo di Trento, alla ricerca di incantesimi miracolosi e stupefacenti unguenti, si era dimostrato eccezionalmente valido nel precedente di santa Lucia, anch’essa indemoniata. Brunetta era fatta immergere in un bagno d’orina, prodotto laborioso di un «garzoncello vergine» di Trento, e subito dopo lo straordinario, se pur poco olente, lavaggio, la donna, senza ulteriori ambagi, iniziava a cantare la sua confessione.

Brano tratto da A. Toaff., Pasque di sangue. Ebrei d'Europa e omicidi rituali, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 58-60.

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domenica 15 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 16.39
Balda e loquace Polissena viene a bisticciarsi con i venditori sul cancello. L’erbaiolo sbatacchia la stadèra gridando il nome oscuro di Allah e giura sui propri occhi e su quelli dei figli ch’egli è un uomo onesto, mentre Polissena gli rovista nelle ceste per trovare melanzane che non siano bacate, zucchettine verdi e fresche, pomidori turgidi, e gli urla intanto che lo è, un ladro, e per questo non ha mai avuto scarpe ai piedi, Dio è giusto. L’arabo se ne va maledicendo chi lo maledice e Polissena viene a fargli vedere che ha rubato nella cesta un ciuffo di sedano o una manciata di piselli dolci: ride, accovacciata sui calcagni nudi, brutta e nerastra con quell’occhio violetto macchiato di bianco; se fa tanto chiasso e scompiglia le ceste, è per poter rubare a quel ladraccio che ha gli occhi buoni mentre lei ne ha uno di scoppiato, ma è tanto più svelta e furba. Anche il pesce ruba, e le uova, là sul cancello, con il suo fare battagliero e il disordine. Ma quello che non racconta è che un giorno la donna delle uova, una grassa fellaha, l’ha agguantata, e stridendo con la bocca nascosta dal velo nero le ha piantato le unghie nel viso, alla maniera delle femmine arabe. Abramino corre a se pararle. A terra Polissena singhiozza sulle uova rotte nella polvere, le mani alle guance ferite. La venditrice si agita mugolando, raccoglie la habara nera su le grosse mammelle ondeggianti, le irte ciocche rosse di henna e gli occhi sudici minacciano ancora la serva ladra, mentre di sotto il velo colano rapide maledizioni per la sua tomba, che il cane o il porco visiteranno. Il pellicciaio che è ricco paga tutto, le uova rotte e quelle rubate: e Polissena al tramonto si chiude nella sua camera, brucia sulla fiamma di una candela nove chiodi di garofano infilati in uno spillo mormorando il nome del nemico e facendosi il segno della croce: in nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo, e quando un chiodo scoppia viene a raccontarlo a Marco, tutta lieta: il malocchio c’era, ma essa l’ha rotto e beve tre sorsi d’acqua dal bicchiere dove ha gettato quei chiodi, poi sparge il resto dell’acqua sulla soglia della porta: oppure brucia l’incenso o altri oggetti misteriosi e fa tra i fumi i suoi esorcismi. La donna delle uova che adesso viene al cancello è un’altra, una beduina scarna e attenta che si accascia nella polvere con il paniere tra le gambe, conta le uova sulle dita leggere e lega le piastre nel fazzoletto. Il suo viso è scoperto, tatuato sul mento e sulle tempie di piccole strisce azzurre, quando scende verso la spiaggia il vento gonfia i veli neri del suo vestito che sembra quello di una regina e il sole accende alle caviglie nude i grossi anelli d’argento.
Anche il pescivendolo e il lattaio l’ingiuriano. Ogni mattina Polissena viene al cancello, fremente.
«Non rubare», le dice Marco mentre passa. Se ancora non sono apparse, quello è il momento in cui s’affacciano e entrano nel cortile Eva, Dinah, Haiganùsh, qualche volta tutte e tre, qualche volta una solamente, ma sempre qualcuna, tale è il timore degli scandali che Polissena fa con i venditori del mattino. (Anche la sera viene al cancello, ma placata.)
Curva sulle ceste Haiganùsh compera esosa e lenta, sceglie la roba, vuole il peso abbondante e tira sul prezzo. Polissena impaziente pesta la polvere e se non riesce a litigare con il venditore si attacca a Haiganùsh perché le lascia nelle ceste lo scarto, e se c’è soltanto un ramoscello di salvia è lei a portarselo via. Non sempre Haiganùsh risponde e se ne va muta e sprezzante, reggendo sulle braccia un petto verde di grossi cetrioli e di fresca lattuga e la serva greca piange in mezzo al cortile, lamentosamente, mostrando sulle palme che non ha potuto comperare niente per via della figlia di Aram, quella ventosa e immagina in tono sopracuto una specie di martirio che l’aspetta nella casa del pellicciaio se l’arrosto non è fatto con la salvia. Eva grida dalla finestra, stizzita: non ha niente da temere, anzi, e rientri per il lavoro, «il pellicciaio è un sant’uomo e mangia quel che trova, dei tuoi scandali abbiamo paura, non altro, e tanto peggio per quelli che non hanno creanza». Il suo volto acceso dal belletto, illuminato dalle sfolgoranti buccole d’oro, la gola turgida e bianca che le scoppia fuor dal vestito di raso nero, sono ancora adesso per Marco una ragione di stupore, ogni mattina. (Abramino è pazzo di tenersi per moglie quella figura dipinta e lussuosa, e volere che rimanga inquadrata nelle persiane sgangherate e storte di una povera finestra aperta in un muro scalcinato... Ci vuoi altro, ci vuoi altro.) Haiganùsh risponde malamente, anche lei dalla fine strada, e le parole le fischiano dalle labbra livide e grosse. Invece di far tanto baccano, la pellicciaia, venga al cancello a comperare, anch’essa come tutti, la roba fresca non puzza e non ci perderà né i pendenti né i braccialetti né la boria, anzi, e l’economia non fa male a nessuno. In quanto alla serva, scottarle le mani, si dovrebbe, con l’acqua bollente, in penitenza d’aver rubato tante volte. Con i pugni sui fianchi Polissena stringe le spalle per raccogliere la voce, e le vene del collo le si gonfiano come quelle di un gallo inferocito. Eva passando dice a Marco su un tono indolente: «Oh, vedi tu che non s’accapiglino», e gli resta intorno nell’aria, per un poco, il grasso profumo vanigliato della cipria che le macchia il vestito. Egli dondola sulla seggiola, abbagliato dagli anelli d’oro, dai braccialetti d’oro. (Pazzo, Abramino.) Poi viene Crissanti, cosi leggera e diritta, e va sulla soglia della casa del pellicciaio a consolare Polissena, a portarle un rametto di salvia colta fresca da un vaso”.
Se non è il giorno del bucato (e allora ci sono baruffe per le conche, per il sapone, per l’ombra e per il sole, donne sul terrazzo e donne nel cortile che si agitano arruffate dal vento, e questo dura fino al tramonto, quand’è scesa tutta la roba stesa sulle corde e le donne dietro le persiane hanno contato, sospettose e colleriche, fino all’ultimo panno), ma se è un giorno qualunque, passata l’ora dei venditori, all’ombra del fico vengono a sedere in pace i buoni del cortile, Dinah, Spiro. Anche lui, Marco, avvicina la seggiola, lega la catena al tronco e Beatrice sale tra il fogliame, ciarla lassù contenta, saltando da un ramo all’altro. Spiro Triandafìlu mette la seggiola al sole, i suoi polmoni ne hanno tanto bisogno. Le stanghette degli occhiali gli allontanano dalla testa scarna le orecchie gialle e trasparenti e tiene il giornale con le dita deboli che hanno già le unghie scure e spaccate dei morti. Suda e tossisce leggendo il Tachidromos e Marco, vicino a lui, ha imparato a compitare, ridendo, l’alfabeto greco. Anche Dinah ride mentre rammenda le grosse calze di Abramino e quelle di seta vegetale della madre, e guarda Marco, il suo petto nudo, la sua testa bruna e spettinata. Quando abbassa le palpebre sugli occhi feriti dallo splendore cenerino del giorno, sembra voglia nascondervi un languore.


[Fausta Cialente, Cortile a Cleopatra, prefazione di F. Cordelli, postfazione di E. Cecchi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004]

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venerdì 13 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 10.25

Il Profeta disse:«Se qualcuno riceve la ricchezza da Dio, ma non paga la tassa per l’assistenza, la sua ricchezza si trasformerà, il giorno della resurrezione, in una vipera che si attorciglierà intorno a lui e che lo colpirà con due fiotti di veleno. La vipera gli aprirà le mascelle e gli griderà: “Io sono la tua ricchezza, io sono il tuo tesoro”».

Il Profeta disse:«Dio ha proclamato: “Nel giorno della Resurrezione sarò l’avversario di tre tipi d’uomo: di colui che promette carità in mio nome, ma poi non mantiene la promessa; di colui che vende un uomo libero e poi dilapida il denaro ottenuto; di colui che fa lavorare un uomo e non gli dà il compenso pattuito”».

Il Profeta disse:«Il nostro Signore, sia benedetto ed esaltato, discende ogni notte nel cielo terrestre, quando è ormai la terza parte della notte, dicendo: “Chi mi chiama, in modo che io possa rispondere? Chi chiede di me, in modo che io possa dare? Chi cerca il perdono, i modo che iopossa perdonare?”».

Brani tratti da An-Nawawi, Il Giardino dei devoti. Detti e fatti del Profeta dell'Islam, Imperia, Al Hikma, 1999.

O voi che credete, che alcuni di voi non ridano di altri! Potrebbero essere migliori di quelli, né donne ridano di altre donne, potrebbero per avventura essere queste migliori di quelle; né vi diffamiate gli uni con gli altri, né vi ingiuriate a vicenda, con appellativi ingiuriosi; brutto è essere accusati di empietà dopo aver ricevuto la fede; chi poi non si pente, quelli sono gli iniqui.

Versetto 11 della sura 48 del Corano.

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giovedì 12 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 16.52
Colui per il quale il presente è la sola cosa che è presente, non conosce niente del tempo nel quale vive.
Per capire il XIX secolo è necessario capire ogni secolo che l'ha preceduto e che ha contribuito a farlo tale e quale è stato.

Quelli che gridano al deserto preparano la via degli dei.

Aforismi di Oscar Wilde.

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, posted by vito.cirillo at 08.52
Ci sono persone il cui unico merito consiste nel dire e fare sciocchezze utilmente, e che rovinerebbero tutto se cambiassero condotta.

La gloria dei grandi uomini si deve sempre rapportare ai mezzi di cui si sono serviti per conquistarla.

Ci sono rimproveri che lodano e lodi che screditano.

Pensieri tratti da Francois de La Rochefoucauld, Massime, Milano, BUR, 2001.

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mercoledì 11 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 15.07
Comportati con il tuo inferiore come vorresti che il tuo superiore si comportasse con te
Da Lettera a Lucilio di Seneca, filosofo latino, 4 a.C.-65 d.C.

Una pace certa è preferibile e più sicura di una vittoria sperata
Da Storia di Roma di Livio, storico latino, 59 a.C.-17 d.C.

Nasciamo una sola volta, due non è concesso; tu, che non sei padrone del tuo domani, rinvii l'occasione di oggi; così la vita se ne va nell'attesa, e ciascuno di noi giunge alla morte senza pace.
Da Massime e aforismi di Epicuro, filosofo greco 341 a.C.-271/270 a.C.

Questi i precetti del diritto: vivere onestamente, non offendere alcuno, dare a ciascuno il suo.
Dal Digesto di Ulpiano, giurista romano del II secolo d.C.

Non credere che si possa diventare felici procurando l'infelicità degli altri
Da Lettera a Lucilio di Seneca, filosofo latino, 4 a.C.-65 d.C.

E' difficile restare nascosto per chi commette l'ingiustizia, impossibile restarlo per sempre.
Da Massime e aforismi di Epicuro, filosofo greco 341 a.C.-271/270 a.C.

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, posted by vito.cirillo at 10.33
Nel 1983, nel Bangladesh, nacque il microcredito, ad opera del professor Muhammad Yunus (ora premio Nobel).
Il microcredito è una straordinaria e coraggiosa intuizione: si dà del denaro in prestito basandosi solo sulla fiducia concessa al debitore, il quale restituisce il prestito non appena gli è possibile, dopo aver dato inizio ad una attività economica che lo fa uscire dallo stato di nullatenenza e gli apre prospettive di un futuro più rassicurante. Donne e uomini hanno beneficiato e beneficiano del microcredito.
Le nostre banche imparino.

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martedì 10 aprile 2007, posted by Michele Mennielli at 12.43
«Circa 180 milioni di anni fa, appena sopra l’equatore si estendeva un mare caldo e poco profondo che separava le terre emerse in due subcontinenti, il Laurasia ed il Gondwana. […] Gli è stato dato il nome di Tetide, in onore della mitologica ninfa figlia di due divinità greche del mare, Nereo e Doride, a loro volta figli del dio del mare Ponto e di Gea, la madre Terra che generarono cinquanta ninfe oceaniche e tutti gli dèi fluviali. […] Molto tempo dopo ci siamo impossessati dei prodotti della Tetide come se ci appartenessero di diritto»

Il lavoro di Sonia Shah, nelle sue prime pagine, offre al lettore una ricostruzione storico-geologica “dell’oro nero” per meglio comprenderne l’utilizzo che, fin dalla sua scoperta, l’uomo ha fatto di questa risorsa: un ottimo strumento per capire la “morbosa relazione” che lega uomo, petrolio e pianeta.

Sfogliando le pagine del libro si impara a conoscere il petrolio per quello che è: una fonte non rinnovabile di energia alla quale l’uomo ha ciecamente affidato la propria sopravvivenza. Così si scoprono aspetti interessanti, spesso trascurati e certamente poco conosciuti: il consumo medio annuo di petrolio è 100.000 volte maggiore rispetto al tempo impiegato per la sua rigenerazione; i finanziamenti alla ricerca di nuove tecniche estrattive sono centinaia di volte superiori a quelli legati allo studio di fonti alternative; la maggior parte dei disordini (non di rado vere e proprie guerre) nel continente africano sono stati (e sono tuttora) causati dalla fame di petrolio delle multinazionali del settore; l’inquinamento ambientale, così come quello atmosferico, sono in massima parte dovuti all’intero ciclo produttivo dell’industria petrolifera: dall’estrazione alla distribuzione, passando per il trasporto e la raffinazione, non vi è attività che non incida negativamente sull’ambiente che ci circonda.

Prendere coscienza di ciò che accade intorno a noi è ciò che ci aiuterà a restituire a Tetide ciò che ingiustamente le abbiamo sottratto.




Sonia Shah, Oro nero. Breve storia del petrolio, Milano, Mondadori, 2005.

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, posted by vito.cirillo at 11.20
Qual'è il senso della nostra esistenza, qual'è il significato dell'esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda? Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.

Brano tratto da A. Einstein, Come io vedo il mondo, Roma, Newton Compton, 1975. Nella foto a destra, un giovane Einstein.

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lunedì 9 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 10.05

[Brano tratto dall'Enciclopedia Libera Wikipedia]

Il lunedì dell'Angelo è il giorno dopo la Pasqua. In questo giorno si ricorda l'incontro dell'angelo con le donne accorse al sepolcro.

Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l'accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto" [Matteo 28,5-6]. E aggiunse: "Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli", e si precipitarono a raccontare l'accaduto agli altri.

La festa del lunedì dell'Angelo, detta anche Pasquetta, o lunedì di Pasqua, è festa di ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici, cosa che comporterebbe l'obbligo di partecipare alla santa messa. Si tratta infatti di un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, e che è stato creato per allungare la festa della Pasqua, in modo da rendere quel giorno più festoso e sereno, senza il pensiero incombente del lavoro dell'indomani, così come è avvenuto per il 26 dicembre, indomani di Natale.

Il lunedì dell'Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme a parenti od amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull'erba e attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata "fuori le mura" o "fuori porta".

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domenica 8 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.25
Il Khayyam's Blog augura a i suoi 2.500 lettori una buona Pasqua

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sabato 7 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 09.35
E' una forma di misticismo popolare ebraico. Era una propaggine del misticismo cabalistico sorto in Polonia verso la metà del 1700 per iniziativa di Israel Baal Shem-Tov.
Il Chassidismo era ancora vivo all'inizio del XX secolo. Il suo fondatore fu chiamato BaalShem-Tov, perché tale termine significa "Maestro dal Buon Nome". Il Chassidismo si proponeva di conoscere il "nome di Dio" e, conoscendolo, di possederlo.
Tale movimento fu anche definito "esistenzialismo" religioso ebraico.

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, posted by vito.cirillo at 09.30
La cabala o kabbalà significa originariamente "ricezione". Questo termine viene usato per indicare il passaggio di una tradizione il passaggio di una tradizione da una generazione all'altra. In seguito, cabala è servito a indicare il complesso delle dottrine esoteriche e mistiche ebraiche in relazione a Dio e all'universo. Queste dottrine anticamente furono rivelate a un ristretto numero di seguaci. Furono, poi, tramandate di generazione in generazione.

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venerdì 6 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 20.24
Nella sua visita in Turchia, il 15 febbraio, il Premier israeliano, Ehud Olmert, si è lasciato andare ad una incoraggiante confessione: «Sì alla pace con la Siria, se non sostiene più il terrorismo». E’ un’apertura di indubbio interesse che è indice di un mutamento nei rapporti fra Israele e Siria, sia pur con tutte le cautele del caso. E’ la conferma, inoltre, dell’esistenza di contatti segreti fra i due Paesi. Un accordo potrebbe portare alla restituzione della alture del Golan alla Siria.

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, posted by vito.cirillo at 10.45
Dio dice: "Non voglio dare a nessuno il mio onore" [Isaia, 42-8], ovvero l'onore e la gloria non appartengono ad altri che a Dio.
Se mi attribuisco qualcosa di buono, che sono o che posso, che so o che faccio [...] mi attribuisco qualche gloria ed onore, e faccio così due volte male. In primo luogo, una caduta e un allontanamento [...] giacchè tutto quello che si deve chiamare bene non appartiene ad altri che all'eterno e vero bene, e chi se lo attribuisce compie qualcosa di ingiusto contro Dio.

Brano tratto da Libro della vita perfetta, di Anonimo Francofortese [Roma, Newton-Compton 1994].

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giovedì 5 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 08.45

Gli scienziati sono allarmati.
Le temperature sono in costante aumento, i ghiacciai si sciolgono; i livelli delle acque marine si innalzano.
Sono previsioni apocalittiche e quasi sicuramente non sono solo previsioni, ma constatazioni realistiche che devono indurre a prendere rimedi urgenti e improcrastinabili. La colpa è dell'uomo, della sua avidità e insipienza, della sua insensatezza e superficialità.
Occidente ed Oriente devono correre ai ripari coordinandogli interventi indispensabili e collaborando fattivamente. La sopravvivenza del genere umano è in pericolo.

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mercoledì 4 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 13.15
Se glielo dite una volta, pensano che sia meraviglioso. Se glielo dite di nuovo, dicono "E' una cosa che abbiamo già sentito da qualche parte. Dove credi che l'abbianomo presa?". Se glielo dite una terza volta, s'annoiano a morte e non vi vogliono ascoltare. Può essere ogni volta più vero. Ma si stufano di sentirlo.

Pensiero di Ernest Hemingway, scrittore americano.
L'immagine del post è un'opera di Vincenzo Conciatori, Il Potere, acrilico su tela, 70x100, 1996.

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, posted by vito.cirillo at 09.28
Il valore della nostra attività dipende quasi esclusivamente dall'umiltà con la quale ci accettiamo così come siamo. La ragione per la quale facciamo le cose così male sta nel fatto che non ci contentiamo di fare quello che possiamo.

Brano tratto da T. Merton, Nessun uomo è un'isola, Milano, Garzanti, 1991.

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martedì 3 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 20.07
Confucio, dal cinese K'ung Fu-tzu, vale a dire "maestro", visse dal 551 al 479 a. C.
Fu uomo politico ed anche acuto ed intelligente pensatore. Fu il padre di quella dottrina che da lui prese il nome di confucianesimo.
Esso forniva il codice di comportamento che i regnanti e i funzionari della Cina dovevano rispettare. L'insegnamento di Confucio fu preservato dai suoi seguaci col libro Colloqui.
Per Confucio la natura umana era fondamentalmente buona: e per progredire sul piano morale era necessario un processo di autocritica e di progressiva e paziente autorealizzazione.

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, posted by vito.cirillo at 20.01
I sutra vedici dell'Induismo fanno parte della Smiriti e sono considerati come tecniche dell'insegnamento scolastico. Redatti in uno stile molto conciso, essi riassumono alcuni punti di vista di scuole in relazione al diritto secolare o al diritto amministrativo. Hanno insieme carattere religioso e profano. Alcuni hanno per oggetto varie materie: astronomia, fonetica, metrica, etc.

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, posted by vito.cirillo at 08.49
Anche l'India conosce il terrorismo jihaidista. I terroristi di Al Qaeda si sono ben organizzati, sul territorio indiano, effettuando azioni terroristiche come quella di Bombay del luglio scorso. I terroristi si propongono lo scopo di destabilizzare l'India, la più grande democrazia del mondo.
Il processo di pace fra India e Pakistan, però, non si fermerà: musulmani pakistani e induisti indiani continueranno a privilegiare i negoziati, rinunciando all'uso della forza. Per questo, i terroristi potrebbero essere incorsi in un errore di calcolo.

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lunedì 2 aprile 2007, posted by vito.cirillo at 11.12
Le contrapposizioni estremistiche sono sempre da evitare. Anticattolicesimo, antilaicismo,: sono parole che esprimono posizioni che possono degenerare nell'intolleranza.
In una società complessa come quella odierna non si può e non si deve ritornare a quelle che Umberto Eco ha definito "guerre di religione" tra sanfedisti di opposte tendenze. La consistenza di più realtà, tutte degne di rispetto, non deve lasciare il posto a posizioni intransigenti ed esclusiviste.

L'immagine del post è una creazione di Edoardo Belinci

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, posted by roberto.bonuglia at 10.40
Ma chi sono i due afghani per i quali si è chiesta sabato a Piazza Navona la liberazione ed un rinnovato impegno al governo italiano?
Adjmal Nashkbandi è stato l’interprete di Daniele Mastrogiacomo e, col giornalista de La Repubblica, ora a casa, aveva condiviso i lunghi giorni del sequestro; attraverso un giornalista pakistano, proprio in questi giorni, ha rivolto un appello al Presidente afghano Hamid Karzai, rimproverandolo di essersi preoccupato solo «degli stranieri». «Mi avete dimenticato», ha detto, chiedendo al Presidente di aiutarlo. Rahmatullah Hanefi è, invece, il responsabile afghano dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gah ed ha svolto un ruolo determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Adjmal è scomparso il giorno stesso dell’abbraccio tra Strada e Mastrogiacomo, Rahmatullah è stato prelevato dai servizi segreti afgani all’alba del 20 marzo senza alcuna giustificazione.
Vale la pena di ricordare perché – ed in che modo –, un pacifista intransigente come Gino Strada, sia entrato in questa storia: dopo il rapimento del giornalista de La Repubblica Daniele Mastrogiacomo, il governo italiano ha deciso di contattare proprio Strada, attualmente impegnato nella costruzione di un grande ospedale per la cardiochilurgia pediatrica a Kartoum. Si è deciso di rivolgersi a Strada perché in Afghanistan egli è un uomo stimato che da otto anni costruisce nel paese ospedali e presidi sanitari – facilmente individuabili perché, oltre ad essere gli unici presenti, in essi all’entrata è possibile leggere la scritta «No weapons» – senza chiedere soldi a nessuna istituzione governativa. Ma ci sono anche anche altri perché di questa stima: in tali strutture, infatti, Strada rimette in piedi gli amputati resi invalidi dalle mine anti-uomo; fa nascere bambini gratuitamente; cura militari e guerriglieri che siano del governo o che facciano parte opposizione, senza distinzioni.
Fondamentale per la liberazione del giornalista italiano, proprio grazie a Strada, si è ottenuta la liberazione dell’ostaggio per la prima volta – almeno sembra – senza il pagamento di un riscatto. O meglio, di un riscatto «economico». Il prezzo pagato è stato, infatti, «politico»: i sequestratori hanno ottenuto, in cambio del rilascio di Mastrogiacomo, la liberazione, concessa dal governo Karzai, di cinque talebani. Per questo la storia dell’inviato di Repubblica ha avuto un lieto fine, ma il nostro governo è stato criticato da tutti: Usa, Gran Bretagna, Olanda e Germania.
Ma tornando ai due afghani dei quali si è chiesta a gran voce sabato la liberazione, bisogna ricordare che di Adjmal non si sa, in realtà, poi molto: giornalista e traduttore di Mastrogiacomo, è stato al centro dell’attenzione, in questi difficili giorni, solo dopo aver rivolto un accorato appello al Presidente afghano Karzai che è stato raccolto e diffuso da un altro giornalista, il pakistano Rahimullah Yusufzai. Queste le parole di Adjmal rimasto ancora nelle mani del Mullah talebano Dadullah: «Lei [Karzai] ha dimenticato un giornalista afghano. Si è preoccupato solo di liberare gli stranieri. Ma non si cura affatto degli afghani».
Di Hanefi, invece, si sa qualcosa in più, anche e soprattutto grazie all’articolo di Enrico Deaglio apparso su Diario di questa settimana [31 Marzo]: «Rahmatullah Hanefi – scrive il direttore della testata per la quale scriveva lo sfortunato Baldoni – è un afgano di 35 anni che collabora con Emergency dal 1999, ovvero da quando venne aperto il primo ospedale per le vittime di guerra, nella valle del Panshir. Nel 2001, i talebani che avevano preso il potere a Kabul fecero irruzione nell’ospedale di Emergency nella capitale. Hanefi venne arrestato e incarcerato dalla polizia talebana. L’accusa: uomini e donne mangiavano insieme nell’ospedale, divisi solo da una tenda e non da un muro come prescritto dalla loro legge, e lui ne era il responsabile […] Da alcuni mesi ha avuto un problema in più: l’esercito inglese ha arruolato 14 infermieri dell’ospedale offrendo loro, invece di 120 dollari, 500 dollari al mese. Ha dovuto fermare l’emorragia spiegando ai restanti che se sceglievano di lavorare con l’esercito, poi non sarebbero potuti tornare. E stato Hanefi che ha condotto le trattative per Mastrogiacomo con i capi talebani, come aveva fatto per il fotografo Gabriele Torsello. Ora è nelle prigioni del servizio segreto afgano. Di che cosa è accusato? Non si sa: forse di aver lasciato qualcuno fuori dalla trattativa; forse di filotalebanismo».
Hanefi quindi, svolge un ruolo molto importante: lavora come interfaccia tra Emergency e le istituzioni governative, in particolare il ministero della Sanità. In tal modo ha contribuito, ad esempio, in modo determinante, ad impiantare l’ospedale Tiziano Terzani a Lashkar Gah, nel sud del Paese e nella provincia nella quale è avvenuto il rapimento di Mastrogiacomo. In questo ospedale, è anche il direttore del personale, un lavoro, questo, che svolge tra mille difficoltà, ma forte di un grande ascendente: in una zona dove non esiste nessuna credibile autorità statale, incontra e tratta con capi villaggio e capi tribù, talebani compresi.

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domenica 1 aprile 2007, posted by roberto.bonuglia at 19.58
Sono stati circa 15 mila secondo una stima degli organizzatori, i partecipanti alla manifestazione nazionale «Liberi anche loro» organizzata da Emergency alle 14:40 nella centralissima Piazza Navona a Roma, per chiedere la liberazione dei due afgani, Adjmal Nashkabandi e Rahmatullah Hanefi ancora non rilasciati dopo la liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo. Prima della manifestazione, Emergency aveva lanciato un appello che aveva avuto l'adesione, in soli tre giorni, di 90.000 cittadini.
Tra le tante persone «normali», quali pensionati, studenti e, non ultime, intere famiglie, hanno partecipato anche personaggi della politica, dello spettacolo e della cultura. Alla manifestazione indetta da Emergency di Gino Strada con lo scopo di richiamare l’attenzione sui due [ancora] prigionieri afgani Adjmal Nashkabandi e Ramatullah Hanefi si sono visti, infatti, alcuni politici [Paolo Cento, Gennaro Migliore, Loredana De Petris, Giovanni Russo Spena e Angelo Bonelli] e molti altri uomini dello spettacolo, dell’informazione e della cultura che hanno manifestato il loro appoggio all’iniziativa: Davide Riondino, Vauro Senesi, Furio Colombo, Ascanio Celestini, Dario Fo, Franca Rame, Beppe Grillo, Jacopo Fo, Furio Colombo, Antonio Tabucchi, Sandro Portelli, Serena Dandini, Giuliana Sgrena, Simona Torretta, Antonio Cipriani.
Tra tutti, particolarmente accorato l’appello di Beppe Grillo, intervenuto telefonicamente alla manifestazione di ieri: «Il governo dovrebbe andare in Afghanistan a protestare ufficialmente, perchè Rahmatullah è trattenuto e sottoposto a sevizie, quindi bisogna andare lì e dire che lo rivogliamo nel giro di 24 ore […] Ho un senso di vergogna come italiano, europeo ed essere umano. […] I ministri degli Esteri invece di parlare dovrebbero andare là a calci nel culo, e non fare interviste a Vanity fair. Basta con questa farsa delle guerre non volute, non e' possibile che l'unico pacifista che è riuscito a fare qualcosa [Gino Strada], ci debba rimettere».
L’altro importante intervento di ieri è statoquello dello stesso Daniele Mastrogiacomo che ha inviato un messaggio letto sul palco della manifestazione a Piazza Navona dalla sorella Chantal «In questo momento mi trovo lontano. Cerco di riprendermi, di recuperare, di uscire da questa terribile esperienza. Ma il mio animo, la mia mente è lì con voi. E' con il mio interprete Ajmal che continua ad essere vittima di un assurdo ricatto. Il giorno del mio rilascio, ho visto togliergli le catene dalle caviglie, l'ho visto prepararsi per uscire dalla nostra ultima prigione, salire sulle auto di un altro convoglio. Ero convinto che ci saremmo riabbracciati, felici di essere stati restituiti ai nostri affetti. Il mio cuore, i miei pensieri sono concentrati su di lui e su Rahmatullah, sul suo viso dolce, sui suoi occhi che mi consolavano mentre piangevo per essere tornato libero». Dario Fo ha sintetizzato così molti dei sentimenti diffusi tra la piazza, gremita almeno fino alle 18: «Veder svicolare, scantonare i responsabili del nostro governo non può andare avanti [...] Siamo qui per dire con la massima forza al governo: attento a dove stai andando. Cioè verso la fine non solo delle vostre carriere ma anche della nostra possibilità di sostenervi. Non possiamo continuare a dirci: per Dio, cosa ho eletto, per cosa mi sono battuto […] Non possiamo continuare a truccarci da clown per star dietro a un governo che ci spernacchia». Franca Rame, dal canto suo, ha invece cercato di allargare l’analisi della situazione analizzando il comportamento del governo afghano: «Il governo Karzai si sta comportando come un nemico dell’Italia. Soprattutto mostra di risponderci: “Chi se ne frega di due afghani, ne muoiono tanti…”». Ai coniugi Fo fa da eco il commento del vignettista Vauro, da tempo portavoce-bis di Emergency, il quale ha dichiarato: «Hanefi è stato l’importante tramite con i rapitori non di Emergency che non avrebbe potuto avere la veste per farlo, ma del governo italiano, di Prodi e di D’Alema. E’ inconcepibile che chi ha rischiato la vita anche nel loro nome sia stato fermato da Karzai».
L’altro importante messaggio della manifestazione di ieri è stato quello di Gino Strada che, in collegamento telefonico con la manifestazione, ha pesantemente attaccato sia il governo italiano sia quello afgano, dei quali ha sostenuto di non fidarsi più. Il fondatore di Emergency – che aveva già espresso la sua posizione fortemente critica nei confronti del governo italiano sia ai microfoni di Rainews24 sia nel corso della trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa – ricollegandosi a quanto sostenuto nei giorni scorsi dalla presidente dell’organizzazione Teresa Sarti, ha poi aggiunto: «Sono 11 giorni che chiediamo una richiesta ufficiale e ci sentiamo rispondere: ‘Stiamo facendo il possibile’. Noi vogliamo sapere se la liberazione rientra nel possibile o è esclusa».
Gino Strada aveva già chiesto a gran voce un intervento pubblico del governo italiano, ovvero una richiesta ufficiale con la quale dare immediata visibilità mediatica al governo afghano per la liberazione dei due ostaggi.

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Fondato nel 1865 dal pastore metodista William Booth, l'Esercito della Salvezza [Salvation Army] combattè contro la povertà, il peccato ed il vizio, nei quartieri più miserabili di Londra.
Ora è presente in ben 83 paesi ed è attivo soprattutto in quelli protestanti [Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Canada].
In tutto il mondo esistono oltre 19.000 posti di evangelizzazione e 25.000 "ufficiali", cioè evangelizzatori. Sono presenti anche a Roma.

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Verso 75 del XVI canto del Purgatorio di Dante Alighieri, poeta italiano, 1265-1321.

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Da Satire di Giovenale, poeta satirico latino, 60?-140 d.C.

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