mercoledì 20 ottobre 2010, posted by roberto.bonuglia at 12:07
Ricominciare a pensare. Ricominciare a riflettere. Ricominciare a farlo perché solo così ci si può riappropriare della nostra libertà. Queste le parole con cui Giuseppe Sbardella ha aperto l’incontro organizzato lo scorso 9 ottobre da Persona É Futuro – di cui è coordinatore – che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Savino Pezzotta, Rocco Pezzimenti, Isabella Nuboloni e Paolo Bonini.

Persona É Futuro è una bella realtà associativa che negli ultimi mesi ha intensificato con successo la propria attività: un “laboratorio”, come ha precisato Sbardella, «di matrice cristiana, dove si elaborano idee e si lavora su soluzioni concrete anche territoriali» e al contempo, una sorta di “tavolo” «intorno al quale confrontarsi innanzitutto fra cristiani, di varia ispirazione culturale, ma di seria sensibilità sia alle problematiche bioetiche sia, con uguale intensità, a quelle sociali, e anche con laici non credenti ma aperti all’utilizzo di una ragione che non neghi il trascendente».

L’incontro svoltosi presso la Sala dei Certosini – come era successo per quelli precedenti organizzati sul tema del Personalismo e sulla Costituzione – ha regalato stimoli e suggestioni per il pubblico presente che ha seguito i lavori in modo attivo e partecipato. Persona É Futuro opera con successo da ormai due anni e, oltre agli eventi organizzati, è attiva anche online come confermano il sito internet e la pagina facebook che conta ad oggi ben 375 iscritti. L’obiettivo di questa bella realtà associativa è nobile e ambizioso: fornire il proprio contributo per favorire il sorgere di una nuova classe dirigente «volta alla mitezza dinamica» che vada oltre le tradizionali definizioni di elite «moderata» o «conservatrice». E stimolare un rinnovamento della classe politica – ma anche la nascita di un’area socio-culturale – che si faccia «avanguardia creativa» andando «faticosamente controcorrente». Dio solo sa quanto in Italia ci sia bisogno di tutto questo.

L’intervento più atteso, quello di Pezzotta, è stato preceduto da due interessanti riflessioni. La prima è stata quella di Isabella Nuboloni che si è soffermata sul contributo che le donne possono fornire oggi «alla politica nella nostra società secolarizzata stimolando l’attenzione per il diverso» contribuendo a valorizzare e perseguire «non la concorrenza ma la cooperazione e il confronto tra i generi». L’altra, quella di Paolo Bonini, ha posto l’accento sulla «volontà di essere giovani» e di volerlo essere «convinti di non rompere i legami con chi “ci ha preceduto” ma mettendo le proprie energie al loro servizio per non tollerare più chi si vuole servire dei nostri principi per i propri interessi».

Considerato il triste momento economico e il vuoto politico del nostro Paese le pragmatiche osservazioni di Pezzotta sono risultate insolitamente concrete e apprezzabili poiché contraddistinte da una ormai desueta – nel panorama attuale – capacità di analisi politico-economica attenta e sensibile alle questioni etico-morali.

L’ex segretario generale della CISL non ha nascosto la propria inquietudine e preoccupazione per l’attuale situazione politica italiana. Un momento – non si può non essere d’accordo – tra i più brutti degli ultimi vent’anni in cui ci si sta sempre più rendendo conto di come si stia «perdendo il senso della dimensione etica minima». E basterebbe aver letto anche solo velocemente le pagine politiche dei quotidiani italiani dell’ultimo anno per rendersi conto di quanto sempre meno siano le questioni economico-sociali ad essere discusse e sempre più il gossip, l’immoralità – pubblica e privata – della classe politica siano oggetto delle notizie e degli editoriali.

Nessuno sembra rendersi conto invece dello stato in cui versa l’economia italiana: la crisi, tangibile, è molto più grave di quanto non si possa pensare. Il tasso di disoccupazione ufficiale dichiarato – l’8% per quanto concerne il dato complessivo, il 27% relativo solo a quella giovanile – non tiene infatti conto dell’inoperosità lavorativa di quanti non producono (cassintegrati, disoccupati – soprattutto giovani – che non cercano nemmeno più un’occupazione, etc.). E non a caso, lo scorso 15 ottobre, il Bollettino economico della Banca d’Italia ha confermato il presentimento di Pezzotta stimando un tasso reale di disoccupazione dell’11%, superiore di ben tre punti percentuali rispetto a quello ufficiale. Una crisi, questa, della quale – come ha fatto l’ex sindacalista – è giusto e necessario parlare perché è evidente che si tratti di una crisi «non congiunturale ma strutturale» destinata, purtroppo, a non risolversi nel breve periodo.

Il contesto politico che fa da sfondo alla nostra crisi non aiuta certo ad essere ottimisti: il bipolarismo forzato della Seconda Repubblica ha tolto dal dibattito le questioni politiche per lasciare spazio solo alla demonizzazione dell’avversario – di cui il dossieraggio è la cartina da tornasole – e dei problemi sociali che si strumentalizzano a fini propagandistici; i criteri discriminatori orientano i provvedimenti amministrativi di molti comuni e provincie come mai era successo prima; la crisi demografica, figlia di quella economica, blocca e ostacola la formazione di nuove famiglie; la moralità è un valore sempre meno perseguito e veicolato alle nuove generazioni; una classe politica che ha dimenticato di orientare la propria azione – come ha ricordato Rocco Pezzimenti – alla prudenza verso l’elettorato e al rispetto verso l’avversario.

L’occasione di incontro fornita da Persona É Futuro ha avuto dunque il merito di far riflettere approfonditamente sull’attuale crisi economico-politica del nostro Paese e di farlo in modo costruttivo fornendo non solo una preoccupata analisi della situazione ma anche indicando la strada da percorrere per dare un proprio contributo fattivo superando l’attuale fase di stallo. L’auspicio di Pezzotta, ad esempio, è stato quello di vedere al più presto realizzarsi le condizioni «per un nuovo bipolarismo fatto di coalizioni di partiti veri, non annunciati da un predellino o da un discorso al Lingotto». Da qui l’invito ai «cattolici che oggi sono sulla soglia della politica ad entrare tornando a “sporcarsi le mani” superando le proprie paure». D’altra parte, «la politica si impara facendola ed i cristiani hanno l’obbligo di rischiare perché seguono chi ha rischiato la propria vita». Un monito, dunque, che va ben oltre gli estemporanei appelli alla creazione di un “terzo polo” di cui parlano in molti e che invece per Pezzotta andrebbe considerato «non come un punto di arrivo ma come un punto di partenza per favorire la creazione di un’area liberal-democratica maggioritaria nella quale i cattolici tornino ad essere “protagonisti” poiché la politica italiana ha bisogno della miniera etica che rappresentano».

E di etica, oggi più che mai, in politica c’è davvero bisogno.

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