venerdì 30 luglio 2010, posted by roberto.bonuglia at 11:07
La notizia è di qualche giorno fa ma vale la pena ricordarla e farla girare: cari blogger, prepariamoci all’espatrio volontario in Islanda…

Mentre infatti nel nostro paese si rincorrono le polemiche – in molti casi strumentali ed eccessive – sulla cosiddetta “Legge Bavaglio”, nella piccola isola si consuma una vera e propria “rivoluzione” informatica e giornalistica. Nel paese europeo più vicino al Polo Nord, per merito di una deputata anarchica, Birgitta Jonsdottir, è stata approvata all’unanimità una legge che garantisce uno “scudo” quasi totale a chi pubblicherà sul web segreti militari, giudiziari, societari e di Stato di pubblico interesse. Non solo, ma i blogger che lo faranno saranno protetti dai processi.

Potranno dunque essere caricati sui server islandesi dossier e articoli che sarebbe vietato rendere noto negli altri Paesi dell’Unione Europea e non solo. Il piano legislativo prevede, di fatto, una serie di incentivi per attirare le attività legate al giornalismo investigativo e fare diventare l’Islanda una sorta di “paradiso legale” per l’informazione.

In Italia tra i primi a riportare la notizia è stato il sito di Repubblica, con un preciso articolo di Guido Rampoldi. Ma anche Lifegate ha dato la news dalle sue frequenze, non lesinando utili particolari e riportando la testimonianza incredula dell’anarchica islandese che riferendosi al momento dell’approvazione, guardando il risultato sul tabellone elettronico del parlamento confessa: «un mare verde. Approvato all’unanimità. Ero stupefatta».

Nei prossimi dodici mesi, dicono dall’Isola, sarà tutto pronto per rendere operativo non solo il disegno di legge ma un vero e proprio sogno per chi fa informazione: nascerà e si attiverà l’Icelandic Modern Media Initiative ossia la normativa di attuazione del decreto.

E non c’è dubbio che questo avverà visto che l’Islanda è il paese europeo con la percentuale più alta di “navigatori”. Il paese di Bjork, insomma, in totale controtendenza, proteggerà chi vuole rendere note verità di interesse pubblico scomode, tra cui, ovviamente, anche le intercettazioni telefoniche.

Vedremo nei prossimi mesi cosa succederà e seguiremo certamente gli sviluppi di questa vicenda. Ne vedremo, anzi ne leggeremo delle belle, c’è da scommetterci.

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martedì 27 luglio 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 20:40
Tre decenni dopo la scomparsa di quasi 2 milioni di persone sotto il regime degli Khmer Rossi in Cambogia, un Tribunale delle Nazioni Unite ha pronunciato il suo primo verdetto, accusando di crimini di guerra e contro l’umanità l’ex-direttore di un noto centro di detenzione. Kaing Guek Eav, alias Duch, è stato condannato a 35 anni di reclusione dalla Camera Preliminare delle Camere Straordinarie in seno al Tribunale della Cambogia (ECCC).

Prima persona processata in un Tribunale, Duch era a capo del campo S-21, conosciuto anche come Tuol Sleng, luogo in cui numerosi cambogiani sono stati illegalmente detenuti, soggetti a disumane condizioni di vita e lavoro forzato, torturati e giustiziati alla fine degli anni ’70.
Secondo un comunicato emesso dall’ECCC “Duch ha lavorato instancabilmente per garantire l’efficienza massima del campo S-21 e lo ha fatto al di fuori dell’assoluta lealtà ai suoi superiori”.
La Camera Preliminare ha dichiarato che Kaing non ha solo applicato, ma attivamente contribuito allo sviluppo delle politiche del Partito Comunista di Kampuchea presso l’S-21.
Le stime variano, ma si pensa che tra il 1975 e il 1979 almeno 2 milioni di persone abbiano perso la vita durante il regime degli Khmer Rossi, seguito poi da un periodo di guerra civile che ha impoverito ulteriormente il paese del sud-est asiatico.

Nell’emissione della sentenza, l’ECCC ha tenuto in considerazione diversi fattori, tra cui la gravità dei crimini. Sebbene la lista dei prigionieri del campo S-21 parli di almeno 12.272 persone detenute e giustiziate, la Camera Preliminare ritiene che il numero delle vittime sia di molto superiore. La Camera ha anche optato per una sentenza definitiva invece del carcere a vita, dovuto, tra gli altri fattori, alla cooperazione della difesa con l’ECCC, all’ammissione di responsabilità e al potenziale di riabilitazione.

La pena di Kaing sarà ridotta di cinque anni a causa della detenzione illegale perpetrata dal Tribunale Militare Cambogiano tra il 1999 e il 2007 ed egli è in credito per il tempo già scontato. Durante il suo processo, iniziato a marzo dello scorso anno e terminato a novembre, sono stati ascoltati 24 testimoni, 22 parti civili e 9 esperti. Più di 28.000 persone hanno seguito le fasi del processo dalla tribuna.

L’ECCC, fondato nel 2003 in base ad un accordo tra Nazioni Unite e Cambogia, ha l’incarico di perseguire i leader e i maggiori responsabili delle pesanti violazioni del Diritto Cambogiano e Internazionale, commesse durante il regime degli Khmer Rossi.

Lo staff è formato da impiegati e giudici Cambogiani e internazionali. I giudici co-investigativi del Tribunale potrebbero emettere un ordine di chiusura, o d’imputazione, contro quattro leader del regime degli Khmer Rossi, Nuon Chea, Ieng sary, Ieng Thirith e Khieu Samphan, entro la fine di quest’anno. In aprile, il Tribunale ha respinto gli appelli di tre di loro per il rilascio dalla custodia cautelare applicata prima dei processi.

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venerdì 23 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 11:05
Leggendo la Bibbia, soprattutto il Vecchio Testamento, si ha il modo di incontrare numerose figure femminili che hanno avuto un ruolo importante nella storia di Israele. Oltre a Eva, importanti sono le figure di Sara (moglie di Abramo), Rebecca (moglie di Isacco), Lea e Rachele (moglie di Giacobbe).

In seguito, incontriamo Miriam, sorella di Mosè e di Aaronne, Raab, la prostituta di Gerico che ebbe un ruolo fondamentale nell’espugnazione della città da parte di Giosué. Va poi ricordata la figura di Debora, profetessa e terzo giudice di Israele dopo Ehud e Samgar. Di rilievo anche la figura di Anna che fu madre del grande profeta e ultimo giudice di Israele, Samuele.

Altre figure rilevanti sono Ruth ed Ester, che fu regina e salvò i giudei dallo sterminio. Importante è anche la figura di Betsabea che concepì - con Davide – Salomone il grande re costruttore del primo Tempio di Israele.

Come si vede, nella storia degli ebrei - e dunque nel Vecchio Testamento – il ruolo delle donne è assolutamente rilevante e significativo.

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, posted by vito.cirillo at 11:00
Sulla figura di Maria Maddalena non si è fatta mai chiarezza e su di lei si è spesso equivocato. Era davvero una “peccatrice”, una prostituta, alla quale Gesù perdonò i suoi peccati e che divenne poi una sua seguace?

Molti hanno individuato in Maria Maddalena la peccatrice che bagnò di lacrime i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli. Nel quinto secolo dopo Cristo fu il papa Gregorio I a identificare questa peccatrice con Maria Maddalena. In verità, le cose stanno diversamente.

Maria Maddalena fu una delle donne pie che seguirono Gesù fin dall’inizio della sua missione. Era una donna di profonda spiritualità e per questo era molto apprezzata da Gesù. Dal Vangelo apocrifo di Filippo, vien fuori proprio la spiritualità di Maria Maddalena. Perciò fantasie prive di basi storiche sono le voci secondo cui Maria Maddalena fosse stata “la moglie” di Gesù.

Si tratta di diaboliche dicerie che sono state raccontate da Dan Brown nel suo best seller “Il Codice da Vinci” – molto “romanzo” e ben poco “storico” – che ha sì avuto tanto successo ma al contempo ha diffuso e presentato al mondo intero “verità” - storiche e religiose - distorte e infondate.

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, posted by vito.cirillo at 10:55
Il fondatore dell’Islam, Maometto, era membro di una nobile famiglia decaduta che discendeva da Ismaele, capostipite degli arabi. All’età di 25 anni, Maometto sposò una vedova, Kadigia che aveva 15 anni più di lui. Da questo matrimonio nacquero sette figli.

Tra questi, un ruolo importante fu ricoperto da Fatima. La nuova religione di Maometto, all’inizio, si diffuse tra i suoi familiari, in particolare aderirono convintamente la moglie e il cugino Alì. Poi, l’Islam si diffuse tra gli schiavi e i beduini, ma fu avversata duramente dai “patrizi” della città natale del “Profeta”, La Mecca.

Maometto dette la figlia Fatima in sposa al cugino Alì che quindi divenne suo genero. Alì fu il quarto Califfo, dopo la morte di Maometto, avvenuta nel 632 d.C.

Fatima era una donna di grande temperamento e di acuta intelligenza. Amava immensamente il padre e, dopo la sua morte, non resse al dolore, morendo un anno dopo di lui, nel 633 d.C. Alì perse così una meravigliosa compagna che rimpianse per tutta la sua vita.

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, posted by vito.cirillo at 10:51
Ai tempi dell’Imperatore romano Ottaviano Augusto, una giovane ebrea di Nazareth, in Galilea, promessa sposa a un ebreo di nome Giuseppe, ricevette dall’Angelo Gabriele un annuncio straordinario: avrebbe portato in grembo il figlio di Dio che sarebbe stato concepito per opera dello Spirito Santo, essendo la giovane vergine.

In tal modo, Maria concepì il figlio di Dio, Gesù, che sarebbe stato anche chiamato Cristo, cioè “Messia” o “Unto di Dio”. L’Autore del Terzo Vangelo, Luca, fornisce molti particolari nei primi capitoli del suo racconto evangelico. Egli parla anche del “magnificat” col quale Maria sarebbe stata chiamata “beata” per la straordinaria esperienza con la quale Dio l’aveva onorata. La Chiesa cattolica venera in modo particolare Maria, non così la Chiesa protestante che l’apprezza solo per l’esperienza della gestazione del figlio di Dio.

Pochi in realtà sanno che anche l’Islam venera Maria di Nazareth quasi come (e forse più) Fatima, la figlia prediletta di Maometto. Il Corano, ad esempio, dedica una sura (la 19) a Maria e la nomina per ben 40 volte. Il Corano crede nella immacolata concezione e nella sua assunzione in cielo. Il libro sacro dell’Islam, inoltre, riconosce a Maria il privilegio di aver concepito, pur essendo vergine, Gesù, che è considerato un grande profeta ma non il figlio di Dio (Gesù, nel Corano, è inferiore solo a Maometto, considerato l’ultimo inviato di Dio sulla terra).

Ogni anno, centinaia di musulmani vanno in pellegrinaggio nei santuari mariani sparsi per il mondo. Si dice che quando Maometto, nel 630, fece distruggere gli idoli nella Kaaba, fece salvare soltanto una icona raffigurante Madia di Nazareth.

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giovedì 22 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 09:35
Pietro Aretino visse nel 1500. In una prima fase abitò in un appartamento a Roma durante il regno pontificio di Leone X e di Clemente VII. In questo periodo fu autore di numerose “pasquinate”, ossia delle “satire” contro il potere dei papi e dei re. Dopo qualche tempo si trasferì a Venezia. In “laguna” scrisse un’opera scandalosa (Ragionamenti) nella quale una prostituta insegna «il mestiere più antico del mondo» ad una giovane. Scrisse anche una tragedia (Orazia) e numerose commedie fra le quali va ricordata La Talanta.

L’Aretino fu una penna velenosissima. Le sue maldicenze furono innumerevoli. Disse di se stesso: «Dissi mali di tutti tranne di Dio: “Non lo conosco”». Il suo linguaggio fu crudo e realistico. Non ebbe riguardi per nessuno.

Secondo molti critici, l’Aretino rappresenta il declino del Rinascimento, quello splendido periodo della cultura e dell’arte italiana. Ma è proprio così?

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, posted by vito.cirillo at 09:07
Il romano Cola di Rienzo visse nel 1300. In quell’epoca, Roma era in preda al disordine, alla violenza, alle ruberie dei nobili e del loro modo di vivere, vizioso e sopraffattore.
In questo periodo la sede del papato non era Roma, ma Avignone, in Francia.

Il popolano Cola di Rienzo, dotato di fiuto politico seppe portare i romani dalla propria parte e instaurò un regime di tipo repubblicano. Francesco Petrarca credette nel suo tentativo e gli scrisse una lettera in cui approvava la sua azine politica a favore del popolo e contro i nobili. Cola di Rienzo, però, non fu costante e coerente. La sua azione fu piuttosto mutevole. Arrivò persino a concepire l’idea di diventare un monarca. Tradì perciò la fiducia del popolo. In un tumulto popolare, infatti, nel 1354, egli perse la vita.

Aveva quasi 40 anni.

Cola di Rienzo è un esempio della volubilità che la detenzione del potere accentua sempre di più facendo deviare chi arriva al potere dagli scopi che si era prefisso.

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mercoledì 21 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 10:59
Il piemontese Silvio Pellico – nato nel 1789 e morto nel 1854 – appartenne al movimento “romantico”. Collaborò anche al giornale “Il Conciliatore”.

Si iscrisse alla Carboneria e fu arrestato nel 1820. Fu condannato a morte ma fu graziato e scontò 9 anni di prigione nel carcere dello Spielberg (Moravia).

Frutto di questa prigionia fu il suo bel diario “Le mie prigioni”. Pellico era diventato famoso per una tragedia, “Francesca da Rimini” che gli dette una grande notorietà. Egli, però, non si esaltò perché era un personaggio umile. La sua umiltà era accentuata dalla sua sincera e profonda fede cristiana.

Proprio la sua fede lo aiutò a superare la dura prigionia che dovette sopportare. Era un assiduo lettore della Bibbia sulla quale meditava frequentemente. In questo era molto vicino ad Alessandro Manzoni che conobbe quando scriveva per “Il Conciliatore”.

Silvio Pellico concepiva l’esistenza come una continua serie di prove e sofferenze che potevano essere alleviata soltanto dalla fede in Cristo.

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, posted by vito.cirillo at 10:19
Il napoletano Carlo Pisacane, nato nel 1818, morì nell'infelice spedizione di Sapri nel 1857. E’ uno dei grandi personaggi del Risorgimento italiano, anche se non viene ricordato in modo sufficiente.

Può essere considerato anche il precursore del socialismo italiano. Scrisse saggi e lettere in cui si soffermava sulla necessità di fare una rivoluzione politica, sociale ed economica che riducesse le enormi distanze fra ricchi e poveri che esistevano in Italia.

Parlò di «ricchi oziosi» e di «povera gente che gettava il sangue». Fu il primo a prendere a cuore la situazione dei contadini per cercare di farli uscire dell’isolamento in cui vivevano. Personaggio romantico concluse la sua esistenza a 39 anni organizzando la spedizione di Sapri con la quale si proponeva di far insorgere i contadini, cose che non riuscì perché furono proprio i contadini a contrastarli. Pisacane morì con altri 300 idealisti come lui che si immolarono eroicamente ma vanamente perché non ebbero la reale conoscenza della situazione.

Questa fu una delle cause del fallimento di tanti moti, di stampa mazziniano, che caratterizzarono il Risorgimento.

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, posted by vito.cirillo at 10:06
Giuseppe Mazzini, fondatore prima della Giovine Italia e poi della Giovine Europa, era colto – amava la letteratura – sensibile, altruista, idealista e visionario. Fin da bambino, si interessò alle condizioni delle persone povere e oppresse. Quando era in esilio, a Londra, fondò una scuola per bambini italiani poveri. Poté assistere ai cambiamenti prodotti in Inghilterra dalla Rivoluzione industriale, della quale condivise il liberismo economico.

Polemizzò anche con Marx, con Herzen, con Bakunin disapprovando la loro dottrina materialistica. Il potere non lo esaltava e quando lo esercitò, durante la Repubblica Romana, lo fece con modestia e spirito di servizio, dando vita, in poco più di tre mesi, a riforme sociali, amministrative e agrarie. In quei mesi, visse nella stanza più modesta del Quirinale e mangiò in una umile trattoria romana poco distante dal Colle.

Mazzini si interessò, inoltre, sempre con una certa costanza, ai problemi economici e sociali. Egli riteneva che il salario dovesse essere corrisposto in base alla natura del lavoro, alla qualità di esso e al rischio che comportava. Profondamente convinto dei valori del repubblicanesimo, si adoperò per farlo penetrare nelle coscienze scrivendo numerosissime pagine in tal senso: fu un vero grafomane, gli si attribuiscono circa 20.000 lettere!

Fu, di fatto, il «vero profeta dell’Unità d’Italia» ma, dopo l’unificazione, come ringraziamento, fu messo in prigione a Gaeta nel 1870. Morì all’età di 67 anni, nel 1872, avvolto in una coperta che gli aveva regalato Carlo Cattaneo. Le sue ultime parole furono: «Se credo in Dio? Credo, credo in Dio».

Vero antesignano delle istituzioni repubblicane, Mazzini fu anche un fautore dell’unificazione dei Paesi europei. Fu poi un cospiratore accanito – era considerato un terrorista rivoluzionario – perché si illudeva di far partecipare il popolo alla liberazione e all’unificazione dell’Italia. Bisogna dire che, in qualche modo, il popolo, anche attraverso l’opera del mazziniano Giuseppe Garibaldi, ha potuto partecipare, sia pur in misura ridotta, al processo di unificazione dell’Italia, che era divisa in sette Stati.

L’Unità d’Italia è ormai un bene indiscutibile del popolo italiano. Bene ha fatto, di recente, Gianfranco Fini a definire «invenzione» la Padania della quale si vanta la Lega Nord di Umberto Bossi. Bene ha fatto, inoltre, a non minimizzare i pericoli insiti nel secessionismo che la Lega Nord proclama a più riprese. Fini la definisce una «goliardata» ma invita a vigilare su questa “tendenza goliardica”.

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martedì 20 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 11:20
Molti luoghi comuni riguardano i giovani di oggi.

Si sente dire che sono interessati soltanto ai divertimenti, alle discoteche, all’evasione e alla ricerca dell’edonistico consumismo dei nostri giorni. I media parlano di ragazzi e ragazze che fin dall’adolescenza bevono alcool, fumano, usano sostanze stupefacenti, etc. Il panorama giovanile, quindi, si presenterebbe in modo davvero preoccupante e squallido.

Bisogna, però, distinguere: una parte dei giovani rientra in quel mondo sopra descritto. Ci sono però anche tanti giovani che non rientrano in quelle descrizioni. Ultimamente l’ANPI, ad esempio, ha reso noto un dato confortante e incoraggiante: 120.000 giovani si sono iscritti nell’ultimo anno. Sono giovani che vogliono perpetuare il ricordo della lotta partigiana e della Resistenza. Sono giovani orgogliosi di quello che i partigiani hanno fatto, sia pur con eccessi ed errori – anche molto gravi – come è proprio delle cose umane.

Sono ragazzi e ragazze che amano farsi raccontare dai partigiani ancora in vita fatti ed episodi che non devono essere dimenticati ma devono essere tramandati alle generazioni successive… Sono le “Staffette della Memoria”

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, posted by vito.cirillo at 11:06
Il socialista Salvador Allende fu eletto presidente del Cile il 4 settembre 1970 con la coalizione di sinistra “Unidad Popular” (Unità Popolare). Egli dette vita ad un programma fatto di nazionalizzazioni e di provvedimenti a favore delle classi popolari. In politica estera, si allontanò dagli Usa avvicinandosi a Fidel Castro.

Questo non piacque al presidente americano di allora, Richard Nixon, che affidò alla CIA il compito di reagire cercando di far cadere Allende. Ci furono scioperi e agitazioni prodotte dall’esterno e si operò sulla classe militare per isolare Allende. Rendendosi conto di questo, nell’agosto del 1973, Allende nominò a capo dei militari un generale di cui si fidava, Augusto Pinochet. Questi invece lo tradì e guidò il golpe dell’11 settembre (1973) con il quale s’impadronì del potere.

Romanticamente, come un eroe di altri tempi, Allende rifiutò la resa e la fuga che gli erano state offerte. Chiuso nel palazzo presidenziale "La Moneda", con un elmetto in testa e un mitragliatore in mano cercò di combattere. Quando, a mezzogiorno e mezzo si rese conto che non c’era più nulla da fare, si sedette sul divano, si mise il mitragliatore tra le gambe e si sparò, dopo aver mandato via tutti i suoi collaboratori, tranne uno, che lo vide compiere il gesto estremo.

Fu, quindi, un suicidio e non un omicidio come da qualche parte fu sostenuto.

[Credits: foto di codaa]

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lunedì 19 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 11:45
Ognuno ha il diritto di avere la propria convinzione religiosa e di manifestarla sinceramente. Il “credente” ha il diritto di manifestare la propria fede, il “non credente” di manifestarne la sua mancanza. Ciò non toglie che si possa civilmente discutere e contestare ciò che può sembrare una inesattezza.

José Saramago è, con Fernando Pessoa, uno dei più grandi scrittori della letteratura portoghese contemporanea. E’ morto nello scorso mese di giugno e, nella sua vita e nel suo scrivere, ha provocato delle dure contestazioni da parte di esponenti cattolici per le sue idee politiche e per il suo ateismo.

Saramago era un marxista convinto e aderiva pienamente al materialismo storico teorizzato da Marx. Era anche un lettore attento della Bibbia della quale, però, non aveva compreso il carattere amorevole della natura di Dio e la sua natura di somma giustizia mista ad una infinita pazienza. L’interesse per il metafisico portò Saramago a scrivere “Il Vangelo di Gesù Cristo” – nel quale Gesù è visto come un rivoluzionario umano, che si oppone alle ingiustizie sociali e alle prevaricazioni del potere – e il romanzo “Caino”.
In quest’ultimo libro la figura di Caino non è considerata in modo conforme al racconto biblico del libro della Genesi. Saramago sostiene che fu Dio a indurre in Caino il desiderio di uccidere suo fratello Abele. In verità, nel capitolo 4 della Genesi, ai versetti 6 e 7, è scritto:

«Il Signore dice a Caino: “Perché sei irritato? E perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!”».

Saramago, perciò, è caduto in una inesattezza ritenendo che Dio abbia indotto Caino ad essere omicida. Come si vede dal racconto biblico, Dio avverte Caino a non peccare e lo esorta a dominare l’istinto omicida. Se ne deduce che Caino abbia scelto liberamente e spontaneamente di cedere all’istinto omicida, avendolo Dio lasciato libero di scegliere. Caino ha scelto di fare male. Dio rispetta la libera volontà dell’uomo: egli non è un tiranno come tanti uomini, ritenuti grandi, nella storia umana.

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, posted by vito.cirillo at 11:30
Come in tutte le crisi, anche in politica bisogna evitare gli eccessi. Con il governo Zapatero, qualche anno fa, c’è stato un notevole progresso sociale ed economico in Spagna.

Era sbagliato, però, parlare di vero e proprio “miracolo iberico”. Con la crisi internazionale, ora, anche in Spagna, la situazione si è fatta pericolosa e l’economia del paese ha rallentato. D’altra parte essa si basava su tre fattori: edilizia, turismo, consumismo. Venendo a mancare – a causa della crisi – le risorse economiche, si è fermato il settore edilizio, si è indebolito l’afflusso turistico, mettendo in crisi il modello consumistico. Inoltre, gli spagnoli si sono fortemente indebitati (si parla dell’80% della popolazione, al contrario dell’Italia dove la percentuale è del 30%).

Zapatero, prendendo atto della situazione, non ha abbattuto lo stato sociale, ma non ha potuto fare a meno di intaccarlo. Ma nonostante tutto, dalla Spagna, arrivano segnali di ripresa.

La situazione è sempre difficile, ma non disperata: non si può, dunque, mettere sullo stesso piano, in questi giorni, la Spagna e la Grecia.

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, posted by vito.cirillo at 11:26
Nella tradizione politica americana il potere militare è stato sempre subordinato al potere civile, anche se le lobbies militari sono molto potenti e influenti.

Recentemente il capo delle operazioni militari in Afghanistan, il generale Stanley Allen McChrystal in una intervista ha definito Obama “impreparato” e i suoi collaboratori “mollaccioni”. Di conseguenza, Obama lo ha subito sostituito con David Petraeus, che si era comportato molto bene in Iraq, nel 2007. A lui si deve anche l’eliminazione di Abu Mus'ab al- Zarqawi, il capo di Al Qaeda in Iraq.

La strategia di Petraeus fu efficace perché basata sulla ricerca della collaborazione tra i militari e la popolazione civile. La stessa strategia sarà dunque adottata ora in Afghanistan. Il vero obiettivo del “metodo Petraeus” è sottrarre ai talebani la collaborazione della popolazione civile, portandola dalla sua. Obama spera così di poter venire a capo di una logorante guerra che dura orami da nove anni.

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venerdì 16 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 10:55
Fino alla Seconda Guerra Mondiale la storia moderna ha visto protagoniste le nazioni europee, soprattutto l'Inghilterra, la Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo e l'Olanda.

Queste nazioni hanno anche colonizzato molti territori dell'Africa e dell'Asia, e lo stesso è avvenuto in Sud America. Adesso si sono riunite nell'Unione Europea che conta una popolazione di circa 450 milioni di abitanti. Le cose, però, stanno cambiando e cambieranno sempre di più.I paesi europei, anche se uniti, non avranno più la stessa importanza che hanno avuto in passato. Secondo alcune previsioni di economisti riconosciuti a livello internazionale il prodotto interno lordo dell'UE fra 30 anni sarà il 5% dell'intero prodotto mondiale. Quello della Cina e dell'India, messe insieme, sarà del 52%. Anche gli Usa non potranno reggere all'ascesa di queste due grandi potenze che già sono e sempre più saranno "colossi mondiali".

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, posted by vito.cirillo at 10:45
Già negli Anni '50 il Presidente americano Dwight David "Ike" Eisenhower mise in guardia gli americani dal potere eccessivo che la lobby dei militari aveva sulle amministrazioni statunitensi.

Era un avvertimento opportuno che però non ha avuto effetti positivi. Negli Usa esistono due lobbies molto potenti: quella petrolifera e quella dell'industria bellica. L'importanza della prima è stata evidente negli ultimi vent'anni soprattutto con i presidenti George Bush padre e George Bush figlio. Le guerre del Golfo ne sono una testimonianza difficilmente contestabile.
L'altra lobby, quella dell'industria bellica, fa perno sulla casta militare americana. Essa preme per azioni belliciste in quanto l'industria bellica ha necessità di sperimentare armamenti sempre più raffinati e tecnologicamente avanzati.

E' molto difficile resistere alle pressioni di queste due lobbies che spesso "cooperano" per il raggiungimento dei propri fini. Il presidente Obama deve vedersela con le ostinate e indomabili pressioni che tali gruppi esercitano. Finora è riuscito a opporre una certa resistenza, ma essa è stata intaccata dall'accrescimento delle operazioni militari in Afghanistan.

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, posted by vito.cirillo at 10:31
Periodicamente, i cosiddetti "grandi della terra" si incontrano per discutere dei grandi problemi del pianeta e dei rimedi adatti a risolverli. Si esibiscono in strette di mano e sorrisi, si mettono in posa per le foto di gruppo. Ma che cosa viene fuori, in realtà, da questi incontri? Di solito piccoli compromessi che lasciano quasi irrisolti i grandi problemi del mondo.

E' poco o quasi niente rispetto alle aspettative e alle speranze che accompagnano questi incontri. Di solito si fa di più mediante gli "incontri bilaterali" fra le maggiori potenze. Si pensi all'incontro tra gli Usa e la Cina. Una cosa, però, è certa: questi G8 e G20 hanno un costo rilevante. L'ultimo G8, tenutosi in Canada, è costato un miliardo di dollari. Il penultimo, tenutosi all'Aquila, è costato oltre 500 milioni di euro. Sono costi eccessivi per esibizioni che in pratica servono a ben poco.
E' inutile dire che questo denaro potrebbe essere usato per scopi più utili.

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mercoledì 14 luglio 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 00:07
Frank La Rue, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, sollecita il Governo italiano a “abolire o rivedere il disegno di legge 1415* in materia di sorveglianza e intercettazioni a fini investigativi”. La Rue ha avvertito che, “se il testo fosse approvato nella forma attuale, potrebbe minare la capacità di fruire del diritto alla libertà d’espressione in Italia”.

Al momento, secondo il disegno di legge, chiunque non sia accreditato come giornalista professionista può essere condannato alla reclusione per un periodo fino a quattro anni, per aver registrato qualsiasi tipo di comunicazione o conversazione senza il consenso della persona coinvolta e averla pubblicizzata.

“Una sanzione così severa comprometterà seriamente il diritto di ogni individuo di cercare e distribuire informazioni, in violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici** di cui l’Italia è firmataria”, ha rilevato l’esperto indipendente designato dal Consiglio sui Diritti Umani per monitorare lo stato del diritto alla libertà di opinione ed espressione in tutto il mondo.

La Rue ha anche espresso preoccupazione riguardo all’introduzione di una sanzione per giornalisti e editori che pubblicano il contenuto di materiale trapelato da intercettazioni prima dell’inizio di un processo. “Questa sanzione, che comprende la detenzione fino a trenta giorni e una multa fino a 10.000 euro per i giornalisti e fino a 450.000 euro per gli editori, è sproporzionata rispetto al reato”.

Il Relatore Speciale ha evidenziato che “queste disposizioni potrebbero ostacolare il lavoro di chi opera nel giornalismo investigativo su materie di pubblico interesse, come la corruzione, data l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, come ripetutamente sottolineato dal Consiglio d’Europa”.

“Sono consapevole che il disegno di legge è stato presentato a causa di preoccupazioni percepite in merito ai risvolti della pubblicazione di informazioni intercettate nell’ambito di processi giudiziari e al diritto alla riservatezza”, ha affermato La Rue che ha poi aggiunto, “tuttavia, il disegno di legge nella sua forma attuale non costituisce una risposta appropriata a queste preoccupazioni e rappresenta un ostacolo al diritto alla libertà di espressione”.

Evidenziando le dimostrazioni di giornalisti e cittadini che il 9 luglio 2010 si sono tenute in tutto il Paese contro il disegno di legge, l’esperto ha raccomandato al Governo di “astenersi dall’adottare il disegno di legge nella sua forma attuale e impegnarsi in un dialogo proficuo con tutte le parti, soprattutto giornalisti e organi d’informazione, in modo da assicurare che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione”.

“Sono pronto a fornire assistenza tecnica per assicurare che il disegno di legge diventi conforme ai parametri internazionali sui diritti umani e sul diritto alla libertà d’espressione”, ha affermato La Rue. “Attendo di impegnarmi con il Governo italiano riguardo a una possibile missione conoscitiva nel 2011 per esaminare lo stato della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione in Italia”.

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(*) Progetto di Legge 1415: Norme in materia d’intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Il disegno di legge è stato approvato dal Senato lo scorso 10 giugno 2010 ed è in attesa di approvazione da parte della Camera dei Deputati e della firma del Presidente della Repubblica, prima che diventi legge a tutti gli effetti.

(**) l’Articolo 19 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici prevede che: Ognuno gode del diritto alla libertà di espressione; questo diritto include anche la libertà di cercare, ricevere e distribuire informazioni ed idee di ogni tipo, a prescindere dai limiti, in forma orale, scritta o stampata, o attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione.

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lunedì 12 luglio 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 19:18
Nel dicembre 2009 l’Assemblea Generale ha adottato la risoluzione 64/134 che ha proclamato il 12 agosto 2010 come giorno d’inizio dell’Anno Internazionale della Gioventù, avente il seguente tema: “Dialogo e Comprensione Reciproca”. Poiché il 12 agosto 2010 si celebra anche la Giornata Internazionale della Gioventù, l’inizio dell’Anno coinciderà con tale data significativa per i giovani. Ci si aspetta che questo evento generi una maggiore attenzione necessaria alla partecipazione e allo sviluppo dei giovani, fornendo uno stimolo per la creazione di partnership tra le organizzazioni giovanili di tutto il mondo.

Nel corso di tutto l’anno, le organizzazioni giovanili, i governi e la società civile sono incoraggiati a organizzare attività che promuovano una maggiore consapevolezza dell’importanza e dei benefici derivanti dalla partecipazione giovanile in tutti i settori della società. Sono inoltre necessarie attività che aiutino i giovani a investire la loro energia, il loro entusiasmo e la loro creatività nello sviluppo e nella promozione della comprensione reciproca.

L’evento servirà anche a stimolare i giovani, affinché si dedichino a sostenere il progresso verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite.

Il lancio globale dell’Anno Internazionale della Gioventù a New York mostrerà l’impegno da parte dell’intero Sistema ONU a favore dello sviluppo della Gioventù. Inoltre, gli eventi organizzati dalle Nazioni Unite il 12 agosto per celebrare quest’Anno in altre sedi metteranno in evidenza peculiarità regionali e locali.

Tra gli obiettivi del lancio globale: oromuovere l’Anno e il relativo tema; aumentare la consapevolezza dell’importanza del contributo dei giovani per il progresso nazionale e sociale, nonché del loro ruolo per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio; dimostrare l’impegno degli Stati Membri e delle Nazioni Unite verso i giovani e l’Anno Internazionale della Gioventù.

La rete di inter-agenzie delle Nazioni Unite per lo sviluppo della gioventù, guidata dal Programma delle Nazioni Unite per la Gioventù, coordina le attività dell’intero Sistema ONU per questa occasione. La rete lavora per aumentare l’efficacia dell’operato delle Nazioni Unite per lo sviluppo della gioventù, rafforzando la collaborazione e l’interazione tra tutti gli enti ONU che lavorano in questo campo. Nel Febbraio 2010, i Membri della Rete hanno adottato l’Approccio Strutturale delle Nazioni Unite per l’Anno Internazionale della Gioventù, al fine di fornire una struttura concreta che raccolga gli sforzi collettivi e che fissi gli obiettivi strategici per l’Anno.

Il piano stabilisce i seguenti tre obiettivi chiave:

1. Creare Consapevolezza: aumentare l’impegno e l’investimento nella gioventù

· Aumentare il riconoscimento da parte del settore pubblico e privato dello sviluppo giovanile come investimento intelligente; Promuovere il riconoscimento del contributo dei giovani per lo sviluppo sociale e nazionale e per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio; Accrescere la comprensione nei giovani delle disuguaglianze sociali e come dedicarsi ai bisogni dei più svantaggiati; Favorire la ricerca e la conoscenza sui giovani per migliorare le politiche e i programmi a loro indirizzati.

2. Mobilitare e coinvolgere: aumentare la partecipazione giovanile e la collaborazione

· Istituzionalizzare le dinamiche di partecipazione giovanile nei processi decisionali; Sostenere iniziative e organizzazioni gestite da giovani per potenziare il loro contributo alla società; Rafforzare le reti e le collaborazioni tra Governi, organizzazioni guidate da giovani, mondo accademico, organizzazioni della società civile, settore privato, media e Sistema ONU per incrementare l’impegno e il sostegno allo sviluppo globale della gioventù.

3. Collegare e Creare Relazioni: rafforzare la comprensione interculturale tra i giovani

· Promuovere interazioni, reti e collaborazioni tra i giovani di culture diverse; Sostenere i giovani e rafforzare il ruolo dei giovani come agenti d’integrazione sociale e di pace.

I risultati raggiunti durante l’Anno saranno la base per ulteriori progetti nell’ambito dello sviluppo della gioventù, inclusa la realizzazione del Programma Mondiale d’Azione per la Gioventù. La strategia è stata trasmessa all’intero Sistema ONU, incluse le Commissioni Regionali e i gruppi nazionali.

Nella risoluzione 64/134, l’Assemblea Generale dell’ONU ha infine deciso di organizzare una Conferenza delle Nazioni Unite sulla Gioventù, come evento saliente dell’Anno Internazionale. Le consultazioni dell’Assemblea Generale sui dettagli della Conferenza sono iniziate a maggio 2010. Il Programma delle Nazioni Unite sulla Gioventù aggiornerà il sito di riferimento (http://social.un.org/youthyear) non appena le informazioni sulla Conferenza saranno disponibili.

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venerdì 9 luglio 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 15:48
Con un atto storico, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la fondazione di un nuovo organismo che acceleri il progresso nella soddisfazione dei bisogni di donne e ragazze in tutto il mondo. La creazione di UN Women, l’organismo ONU per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, è il risultato di anni di negoziati tra gli Stati membri dell’ONU e l’impegno del movimento globale per le donne, nel quadro dell’agenda di riforma delle Nazioni Unite, che prevede l’aggregazione di mandati e risorse per una maggiore efficacia.

“Sono grato agli Stati membri per aver compiuto questo importante passo avanti per le donne e le ragazze di tutto il mondo” ha commentato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. “UN Women rafforzerà in modo significativo gli sforzi delle Nazioni Unite per promuovere l’uguaglianza di genere, aumentare le opportunità e combattere la discriminazione in tutto il mondo”.

UN Women deriva dall’unione di quattro distinte entità ONU che si occupavano di uguaglianza di genere e emancipazione della donna: la Divisione per l'avanzamento delle donne (DAW, creata nel 1946), l’Istituto internazionale di ricerca e formazione per la promozione delle donne (INSTRAW, 1976), l’Ufficio del consigliere speciale sulle questioni di genere e sulla promozione delle donne (OSAGI, 1997), e il Fondo ONU per lo sviluppo delle donne (UNIFEM, 1976).

“Mi congratulo con i dirigenti e lo staff di DAW, INSTRAW, OSAGI e UNIFEM per il loro impegno verso la causa dell’uguaglianza di genere; conto sul loro supporto per la nuova era dell’impegno ONU verso le donne”, ha affermato il Segretario Generale. “L’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne sono una delle mie principali priorità, dall’azione contro la piaga della violenza sulle donne alla nomina di un numero sempre maggiore di donne a posizioni di alto livello e agli sforzi per ridurre il tasso di mortalità materna”.

L’uguaglianza di genere non è soltanto un diritto umano fondamentale, visto che la sua realizzazione ha enormi implicazioni economiche e sociali. In molte parti del mondo le donne soffrono a causa di violenza e discriminazione, oltre ad essere poco rappresentate nei processi decisionali. L’alto tasso di mortalità materna è una vergogna per tutto il mondo. Per molti anni le Nazioni Unite hanno affrontato sfide difficili nel loro sforzo per promuovere la parità tra i sessi in tutto il mondo.

UN Women, che sarà operativo da gennaio 2011, è stato creato per affrontare queste sfide. Sarà un difensore potente e dinamico di donne e ragazze e darà loro una voce forte a livello globale, regionale e locale. Senza sostituirsi ad essi, rafforzerà l’attività di altri organismi del sistema ONU (come l’UNICEF, l’UNDP e l’UNFPA) che, nella loro area di competenza, continueranno a lavorare per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne.

UN Women avrà due ruoli chiave: supportare gli organi inter-governativi nella formulazione di politiche e norme e aiutare gli Stati membri a rendere effettive queste regole, fornendo sostegno tecnico e finanziario ai Paesi che lo richiedono e creando collaborazioni con la società civile. Inoltre, UN Women aiuterà anche il sistema ONU a rendere conto dei suoi impegni sull’uguaglianza di genere e a monitorare regolarmente i progressi di tutto il sistema.

Il Segretario Generale nominerà un Sotto Segretario Generale a capo del nuovo organismo e ha perciò invitato gli Stati membri e i partner nella società civile a proporre dei candidati. Una volta nominato, l’alto funzionario sarà membro di tutti i più importanti organi decisionali ONU e farà rapporto direttamente al Segretario Generale.

Le operazioni di UN Women saranno finanziate da contributi volontari, mentre il bilancio regolare delle Nazioni Unite finanzierà l’attività normativa. Gli Stati membri hanno deciso che l’investimento minimo per UN Women sarà di almeno 500 milioni di dollari, il doppio del bilancio combinato di DAW, INSTRAW, OSAGI e UNIFEM.

“Grazie a UN Women, donne e ragazze avranno l’importanza che meritano sulla scena mondiale. Sono impaziente di vedere questo nuovo organismo in funzione, in modo che si possa avanzare nel raggiungimento di obiettivi quali uguaglianza, sviluppo e pace per le donne e le ragazze di tutto il mondo” ha dichiarato il Vice Segretario Generale Asha-Rose Migiro.

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martedì 6 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 13:31
Durante la seconda guerra mondiale, i servizi segreti americani erano costituiti dall’Oss, che poi divenne la Cia. Negli Anni Cinquanta il capo della Cia, Allen Welsh Dulles, contribuì notevolmente a far cadere governi internazionali che non erano fedeli agli Stati Uniti o che potevano comunque rappresentare un pericolo per gli interessi americani nel contesto internazionale della “Guerra Fredda”. Si pensi all’iraniano Mossadeq e al presidente del Guatemala Guzman. Secondo alcuni, anche nella morte di John Kennedy la Cia avrebbe avuto qualche ruolo. Anche col presidente Richard Nixon la Cia fu molto attiva (si pensi al colpo di Stato in Cile che causò la morte del presidente Salvador Allende).

Il successore di Nixon, Gerald Ford, ridusse i poteri della Cia. Sarà poi il presidente Jimmy Carter a far approvare delle leggi per le quali la Cia vedeva ridotti i suoi poteri.

Secondo alcuni, la Cia per vendicarsi non informò in modo esauriente Carter del nuovo pericolo che si stava profilando, il fondamentalismo islamico. La Cia sottovalutò la figura di Khomeini e non si rese conto del pericoloso integralismo delle sue idee politiche e religiose. La Cia, poi, finanziò anche i guerriglieri afghani che combattevano contro “gli invasori” dell’Unione Sovietica. Fu perciò finanziato anche Osama Bin Laden che era uno dei più attivi e coraggiosi guerriglieri.

Sembra che ora la Cia non sia più quella di prima, ma non bisogna illudersi tanto. Essa non può permettere che qualcuno contrasti pericolosamente gli interessi americani nel mondo ed ha una tale potenza economica che le consente di avere a disposizione i mezzi tecnologici più avanzati per controllare ogni parte del mondo. I presidenti americani, soprattutto gli ultimi, hanno sottoposto la Cia ad uno stretto controllo, ma qualcosa della sua attività segreta è sfuggito e può sempre sfuggire ancora.

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venerdì 2 luglio 2010, posted by vito.cirillo at 14:35
Quello che è successo nelle acque internazionali davanti Gaza è senza dubbio un fatto grave.
Israele ha agito in maniera impulsiva e poco accorta nei confronti della "Freedom Flotilla".
I pacifisti volevano rompere il blocco navale istituito da Israele per impedire a quelli di Hamsa (dopo che si sono impadroniti della Striscia di Gaza) di essere riforniti di armi dal mare.

Si sa che Israele, fin dal 1948, soffre della sindrome di accerchiamento, come sosteneva Ben Gurion o del complesso del fortino assediato che riguarda il sentimento della maggior parte degli ebrei di Israele. Le Nazioni Unite hanno proposto l'istituzione di una Commissione d'inchiesta che dovrebbe accertare, in maniera non pregiudiziale, il reale andamento dei fatti.
Una conseguenza negativa, però, esiste già: i rapporti tra la Turchia e Israele si sono deterioriati fortemente (si spera non irrimediabilmente). Sarebbe molto graver che i Paesi arabi prendessero pretesto dal blitz israeliano per complicare ulteriormente le trattative di pace, già ora molto difficili. E Israele farebbe bene a cercare di essere più flessibile e più aperturista, dopo questo blitz che ha alimentato ancora di più l'antisemitismo nel mondo e l'antisionismo nei Paesi musulmani. Da questo episodio negativo potrebbe scaturire perciò qualcosa di positivo, cioè una accelerazione del processo che deve portare alla nascita dello Stato palestinese.

Il governo israeliano di destra, presieduto da Benjamin Netanyahu dovrebbe inoltre cercare di rimediare ai tanti errori che da qualche tempo sta accumulando sia sul piano militare sia su quello politico. Probabilmente un governo laburista avrebbe accumulato meno errori e non avrebbe complicato ancor di più la situazione in Medio Oriente.

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giovedì 1 luglio 2010, posted by khayyamsblog@gmail.com at 20:13
Rabat, 1 Luglio 2010
Divulgato da Bader Al-Dafa
Sotto-Segretario Generale, Segretario Esecutivo della Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale (ESCWA)

È mio piacere inviare saluti ai partecipanti dell’Incontro Africano delle Nazioni Unite sulla Questione Palestinese, organizzato con il patrocinio del Comitato sull’Esercizio dei Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese. Ringrazio il Governo del Marocco per ospitare quest’evento.
Questo incontro si svolge in un momento di tensione e incertezza nella regione. Continuano i negoziati di prossimità tra Israele e Palestina mediati dagli Stati Uniti, nonostante le complicazioni dovute alle crisi che attualmente interessano l’area. È essenziale che tutte le parti evitino provocazioni e colgano l’opportunità presentata dalle trattative. I prossimi mesi saranno fondamentali per vagliare la possibilità di arrivare a negoziazioni dirette, attraverso azioni più positive per i territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme est.

Per lungo tempo ho richiesto un approccio diverso e più positivo verso Gaza. La crisi provocata dalla flottiglia lo scorso 31 maggio ha mostrato come la situazione nella città sia inaccettabile. Accolgo positivamente i recenti passi fatti da Israele verso una nuova politica nei confronti di Gaza, ma un’attuazione rapida e completa è fondamentale, così come nuove misure oltre a quelle annunciate.

L’obiettivo deve essere la fine del blocco, in modo che l’assistenza umanitaria, i beni commerciali e le persone possano affluire attraverso passaggi di confine operativi. Le Nazioni Unite monitoreranno da vicino gli sviluppi; un cambiamento nell’approccio produce un cambiamento concreto sul campo. Dobbiamo lavorare insieme per venire incontro alle grandi necessità di Gaza, mentre affrontiamo tutte le altre problematiche citate nella risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza.

Chiedo anche che Hamas mostri responsabilità politica rafforzando ed estendendo il cessate il fuoco e si muova in direzione della proposta di riconciliazione egiziana. La prigionia ancora in atto del Caporale Gilad Shalit non aiuta la causa palestinese. Egli dovrebbe essere rilasciato.
Sono preoccupato per la situazione a Gerusalemme, dove annunci provocatori della costruzione di nuovi insediamenti continuano a minare la fiducia e a causare malcontento. La costruzione d’insediamenti dovrebbe essere interrotta, così come i provvedimenti discriminatori contro i residenti palestinesi della città; i Palestinesi dovrebbero avere libero accesso a Gerusalemme.
Le istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est dovrebbero essere riaperte in accordo alla Road Map. Lo status della città rimane un problema e occorre trovare una strada che le permetta di emergere come capitale di Israele e del futuro Stato palestinese, rendendo l’organizzazione dei Luoghi Sacri accettabile da tutti.

Nonostante la politica restrittiva di Israele, la costruzione d’insediamenti continua anche nel resto della Cisgiordania, sulla base dei permessi ricevuti prima dell’annuncio di tale politica, o in violazione di essa. Questo trasgredisce il diritto internazionale, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e gli obblighi imposti dalla Road Map di Israele. Chiedo nuovamente l’interruzione di queste attività.

Apprezzo la riduzione di vincoli alla libertà di movimento avvenuta l’anno passato. Tuttavia, centinaia di checkpoint e altri ostacoli continuano a privare i residenti palestinesi dell’accesso alla loro terra, ai loro ospedali, alle loro scuole e a soffocare le attività economiche. Più progresso è necessario.

Nonostante l’occupazione e le difficili circostanze economico-politiche, l’iniziativa dell’Autorità Palestinese di costruire uno Stato ha mostrato progressi significativi. Tra questi è necessario supportare lo sviluppo dei settori essenziali in ambito di sicurezza e lo stato di diritto. Tale iniziativa è un aspetto fondamentale in materia di negoziazioni. Essa ha un forte sostegno da parte della comunità internazionale, incluso il Quartetto e soprattutto Israele. Le Nazioni Unite continueranno a sostenere questo progetto.

Come Segretario Generale delle Nazioni Unite, continuerò a lavorare per porre fine alle ostilità e all’occupazione iniziata nel 1967, per facilitare il raggiungimento di una soluzione globale al conflitto Arabo-Israeliano. Per realizzare ciò, i negoziati di prossimità tra Israeliani e Palestinesi devono, senza indugio, condurre a trattative dirette che affrontino tutte le questioni esistenti. Tutti noi siamo chiamati a sostenere la soluzione a due Stati, con Gerusalemme capitale condivisa, in accordo con le risoluzioni ONU e il diritto internazionale, supportata dall’Arab Peace Initiative.

Con questo spirito, vi auguro un dibattito produttivo e incontri di successo.

Ban Ki-Moon

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