Di tutti gli illuministi o ‘filosofi’ del ‘700, Diderot è forse il più caratteristico: autore di un’opera copiosa, che va dal romanzo al teatro, dalla critica d’arte al trattato filosofico, dal divertimento alla prosa scientifica. Era un intellettuale nato per scombussolare ogni sistema dei critici e di polemisti avversi, come confermano le sue prese di posizione, spesso in apparenza discordi fra loro, eppure tutte perfettamente pertinenti alla funzione di rischiarare le coscienze e le menti, volte a denunciare gli errori, a castigare i costumi, ad aiutare l’evoluzione del pensiero umano e dei suoi atteggiamenti in tutti i campi dal sociale al religioso, dallo scientifico al fantastico, dal sentimentale al quotidiano. Ma dopo il successo ottenuto presso i contemporanei, l’opera di Diderot, nell’800, cadde in vero e proprio periodo di oscurità; nel ‘900, invece, la sua presenza è tornata alla ribalta.Nato a Langres (Haute-Marne) il 5 ottobre 1713 e figlio di un agiato artigiano di cui ricordò sempre affettuosamente la severa bontà, Denis Diderot compì i primi studi presso il collegio dei gesuiti di Langres, poi nel 1728 a Parigi, al collegio Louisle-Grand e nel 1732 fu accolto all’Università di Parigi, dove seguì, senza però condurli a termine, gli studi di diritto. Poi alcuni anni oscuri, durante i quali sbarcò il lunario con lezioni e traduzioni. Nel ‘41 conobbe Antoinette Champion, cucitrice in bianco, che, contro il volere dei propri genitori lo sposò segretamente due anni più tardi.
In quegli anni la sua fama cominciava a consolidarsi, tanto da essere dichiarato, da un rapporto della polizia, “un uomo molto pericoloso”. E nel 1749, in seguito alla pubblicazione di una sua famosa Lettera sui ciechi, Diderot fu imprigionato per alcuni mesi a Vincennes, dove ricevette la visita di Rousseau, da questo ricordata con tanto entusiasmo nelle Confessioni. Nel 1751 si pubblicava il primo volume dell’Enciclopedia, che doveva tenere occupato lo scrittore fino al compimento dell’opera (1772). Ma non per questo egli rallentò la sua attività. Nella sua vita privata si susseguivano al contempo le costanti baruffe con la moglie; la relazione con Madame de Puisieux; la nascita (nel ‘53) della piccola Angelica, per la quale fu padre tenerissimo, tanto da accompagnarla nei primi passi, da guidarla nei giochi e negli studi, fino a portarla al matrimonio, avvenuto nel ‘72, con Abel F.N. Carollion de Vandeul appartenente a una buona famiglia di Langres.
Se Diderot visse e operò nel mondo degli enciclopedisti, come confermano i suoi rapporti con Voltaire. La sua opera fu originale, varia e sempre di assoluta qualità stilistica e di contenuto: dalla traduzione di Shaftesbury, fino all’ultimo Saggio sulla vita di Seneca (1778), è un continuo susseguirsi di opere, alcune minori, molte fondamentali, ora drammatiche, ora volutamente lievi, ora ponderate e massicce, ora diabolicamente saltellanti e argute; fondatore della critica d’arte attraverso il Saggio sulla pittura (1765) e i Saloni, resoconti delle esposizioni biennali al Louvre, dal ‘59 all’ ‘81; creatore del teatro realistico, con Il figlio naturale (1757) e Il padre di famiglia (1760), mediante cui giustifica la sua critica al teatro convenzionale; introduttore del realismo nel romanzo, come testimoniano ancor oggi le pagine de “La monaca” (1760) e “Giacomo il fatalista” (1773), quest’ultimo in parte ispirato al Tristram Shandy di Sterne rivelando anche qualche parentela col Tom Jones di Flelding.
Le sue opere dimostrano una costante aderenza alle angosce del tempo, anche se queste son vissute e dipinte con quell’eleganza e quell’apparente distacco che sono peculiari del migliore ‘700. Anatole France diceva a proposito di lui: «Fu li migliore degli uomini nel migliore dei secoli... Conoscere per amare fu lo sforzo costante della sua vita.
Egli amava gli uomini e le opere pacifiche degli uomini». E non è fuori luogo ricordare quel passo della lettera di Voltaire a lui diretta, che dice: “Vi considero come un uomo necessario al mondo, nato per illuminarlo e per schiacciare il fanatismo e l’ipocrisia. Con la quantità di conoscenze che avete, e che potrebbe rendervi arido il cuore, il vostro è rimasto sensibile». Pare poco, ai tempi d’oggi….Ma la sua terribile vivacità non gli consentì di mostrare sempre la stessa faccia: un pò della lezione di Erasmo lo accompagna e gli addita spunti diversi e qualche volta acrobatici. Come quando il frequentatore del Procope e del Palais Royal segue attento e divertito i tipi curiosi, bizzarri, utili o inutili che affollavano quei luoghi che poi vediamo ricomparire in tanti tratti sparsi per le sue opere, ma soprattutto nel magistrale Nipote di Rameau: splendido impasto di teatro raccontato e di racconto dialogato che destò l’ammirazione di Goethe, che non a caso ne fu primo traduttore e diffusore.
Perché Diderot ancora oggi suscita interesse, ammirazione e assoluto rispetto? Perché era presente in tutte le questioni del tempo, e lo era in un modo talmente vivo e unico, da essere perpetuamente attuale: ora autorevole, ora satirico, ora scherzoso, ora patetico, in tutto egli ficcava il naso e in tutto lavorava a modo suo, per ogni domanda aveva una risposta. Se alla moda del libri di viaggi egli risponderà col Supplemento al viaggio di Bouganville (1772), a quella dei racconti orientali, che il pubblico ‘adora’, egli aveva risposto con i Gingilli indiscreti.
Ma di questa opera magnifica diremo in seguito, molto molto presto….
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