mercoledì 18 novembre 2009, posted by Sara Bilotti at 11:47
Dopo il successo dell'edizione 2007 torna quest'anno, all'interno delle Giornate della Storia e con una formula rinnovata, il Caffè della Storia. La kermesse organizzata dall'associazione Il Tempo La Storia di Roberto Bonuglia e Luca Giansanti, infatti, proporrà tutte le sere, presso gli spazi suggestivi della Libreria L'Argonauta, una serie di reading, presentazioni e proiezioni di grande interesse: gli Autori, insieme a storici, giornalisti e registi, si misureranno con i temi della “grande Storia” e converseranno con il pubblico presso la Libreria L’Argonauta, a Roma, in Via Reggio Emilia, 89.

Nella libreria romana, dunque, si alterneranno con i loro ultimi lavori Oliviero Beha, Luciano Violante, Vincenzo Iurillo, Paolo Macry, Giovanni Fasanella, Gianfranco Pannone, Mirella Serri, Fabio Pierangeli, Paolo Guzzanti, Valeria Palumbo, Paolo Liguori e Carla Baroncelli.

Ecco il calendario degli appuntamenti del Caffè della Storia:

- LUNEDI 23 NOVEMBRE

ORE 21.00: OLIVIERO BEHA
I nuovi mostri. Un paese senza intellettuali, un’opinione pubblica imbalsamata, una democrazia svenuta (Chiarelettere)
Ne discute con l'Autore: Marco Ravaglioli

- MARTEDI 24 NOVEMBRE

ORE 18.00: LUCIANO VIOLANTE
Magistrati (Einaudi)
Ne discutono con l'Autore: Michele Prospero, Carlo Vallauri

ORE 21.00: BRUNO DE STEFANO e VINCENZO IURILLO
La Casta della monnezza. Dall’emergenza rifiuti alla crisi finanziaria, il ritratto di un Paese e di una classe politica sotto inchiesta (Newton Compton)
Ne discutono con l'Autore: Toni Mira, Roberto Bonuglia

- MERCOLEDI 25 NOVEMBRE

ORE 18.00: PAOLO MACRY
Gli ultimi giorni. Stati che crollano nell’Europa del Novecento (Il Mulino)
Ne discute con l'Autore: Luca Giansanti

ORE 21.00: GIOVANNI FASANELLA e GIANFRANCO PANNONE
Il sol dell’avvenire. Il film rivelazione sulla nascita delle Brigate Rosse (Chiarelettere)
Ne discute con gli Autori: Sandro Provvisionato

- GIOVEDI 26 NOVEMBRE

ORE 18.00: MIRELLA SERRI
I profeti disarmati. 1945-1948, la guerra fra le due sinistre (Corbaccio)
Ne discute con l'Autrice: Piergiorgio Mori

ORE 21.00: FABIO PIERANGELI
David Lajolo. Conversazione in una stanza chiusa con Leonardo Sciascia (Edilet)
Ne discute con l'Autore: Marzia Consalvi

- VENERDI 27 NOVEMBRE

ORE 18.00: PAOLO GUZZANTI
Il mio agente Sasha. La Russia di Putin e l’Italia di Berlusconi ai tempi della seconda guerra fredda (Aliberti Editore)
Ne discute con l'Autore: Danilo Paolini

ORE 21.00: VALERIA PALUMBO
L’ora delle ragazze Alfa (Fermento)
Ne discute con l'Autrice: Elena Doni

- SABATO 28 NOVEMBRE

ORE 18.00: PAOLO LIGUORI
Il terremoto della ricchezza. Inchiesta sull’Irpiniagate (Mursia)
Ne discute con l'Autore: Silvio Di Francia

ORE 21.00: CARLA BARONCELLI
Per amore di cronaca. I miei ventitre anni al TG2 (Fernandel)

TUTTI GLI INCONTRI SARANNO AD INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI


Libreria L'Argonauta - Via Reggio Emilia 89 - 00198 Roma - Tel. 06.8543443
www.librerialargonauta.com - info@librerialargonauta.com

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giovedì 12 novembre 2009, posted by vito.cirillo at 01:12
Dal 23 al 28 Novembre, a Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, la grande Storia torna protagonista: un ciclo di otto lezioni inaugurate da una Lectio Magistralis di Giovanni Sabbatucci racconteranno come il nostro Paese abbia, nel secolo scorso, vissuto ed affrontato le diverse “crisi” – sociali, economiche e politiche – che si sono succedute nel corso del Novecento.

Ogni giorno, infatti, le «Giornate della Storia» faranno tappa in una Provincia diversa che si farà palcoscenico di due Lezioni durante le quali docenti di livello nazionale racconteranno in modo suggestivo la Storia italiana soffermandosi proprio sui momenti più difficili del «nostro» Novecento.

I temi e gli argomenti affrontati dalle Lezioni seguiranno una scansione cronologica che prenderà le mosse dalla Lectio Magistralis inaugurale di Giovanni Sabbatucci su Le grandi crisi nell’Italia del Novecento che si terrà a Roma, a Palazzo Valentini, il 23 Novembre 2009 alle ore 11:00. Dall’Italia giolittiana alla Grande Guerra, dalla crisi dell’Italia liberale a quella dell’Italia fascista, dalla Guerra Fredda alle ombre del miracolo economico, dal «caso Moro» alla fine della «Prima Repubblica», tutta la Storia d’Italia sarà rivissuta seguendo nuove piste interpretative rievocando, appunto, i «tempi di crisi» del Ventesimo secolo italiano ed europeo.

A svolgere le otto Lezioni saranno docenti universitari dei più prestigiosi atenei italiani come Fulvio Cammarano, Barbara Bracco, Luca Baldissara, Federico Romero, Angiolina Arru, Matteo Pizzigallo, Agostino Giovagnoli e Maurizio Ridolfi.

La Storia italiana letta attraverso i “tempi di crisi” che il nostro Paese ha vissuto nel corso del Novecento: è questo, quindi, l’incipit della Manifestazione - curata da Roberto Bonuglia e Luca Giansanti, già organizzatori delle edizioni 2007 e 2008 della Settimana della Storia– che col suo ricco programma propone al grande pubblico una lettura nuova del nostro passato, condotta secondo l’originale criterio “trasversale” che ha contribuito in modo determinante al successo delle scorse edizioni della «Settimana della Storia»: nuovi e diversi ambiti di analisi dei fatti e delle vicende storiche letti non solo in senso cronologico ma anche interrogandosi sul come l’Italia li abbia vissuti, affrontati e superati al pari delle variabili economiche, politiche e sociali di solito considerate.

Ma quest’anno non ci saranno solo le “Lezioni”. Il programma delle Giornate della Storia, sarà completato da una serie di incontri con gli Autori che animeranno un gradito ritorno, quello del Caffè della Storia. Dopo il successo del 2007, infatti, quest’anno, con una formula rinnovata e suggestiva, tutte le sere, a Roma, alle 18 e alle 21, presso la Libreria L’Argonauta (Via Reggio Emilia, 89 – 00198 Roma) sarà possibile conversare con storici, giornalisti e registi che presentando le loro opere si misureranno con i temi della “grande Storia” e dell’attualità politica declinando il «narrare storico» secondo le proprie attitudini.

Nella suggestiva location della Libreria L’Argonauta, infatti, da lunedì 23 novembre a sabato 28 novembre, si alterneranno con i loro ultimi lavori Oliviero Beha, Luciano Violante, Vincenzo Iurillo, Paolo Macry, Giovanni Fasanella, Gianfranco Pannone, Mirella Serri, Fabio Pierangeli, Paolo Guzzanti, Valeria Palumbo, Paolo Liguori e Carla Baroncelli. Gli incontri, organizzati in collaborazione con le case editrici, rappresenteranno un’occasione originale di inedito dibattito dal vivo con gli Autori di libri e Dvd in alcuni casi presentati in anteprima al grande pubblico.

Le Giornate della Storia potranno essere «seguite» nella loro programmazione anche grazie al sito internet www.giornatedellastoria.it: una vetrina aggiornata che permetterà a tutti gli studiosi di storia – ma anche ai semplici appassionati della materia – di confrontarsi, proporre nuovi temi per le prossime edizioni, indicare il proprio gradimento per gli incontri a cui hanno assistito.

Le Giornate della Storia, dunque, con le loro otto Lezioni e la settimana di Incontri con gli Autori del Caffè della Storia rappresentano un appuntamento originale e suggestivo.

Una Manifestazione culturale di alto profilo istituzionale che si svolge con il patrocinio dell’Ufficio di Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e proporrà un nuovo modo di leggere la storia coinvolgendo direttamente il grande pubblico e quello degli addetti ai lavori. Per questo, le Giornate della Storia si impongono come l’evento culturale di maggior prestigio di questi giorni, certamente in grado di soddisfare un vero e proprio bisogno di conoscenza e di riscoperta della nostra Storia.

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domenica 8 novembre 2009, posted by khayyamsblog@gmail.com at 01:37
 
mercoledì 4 novembre 2009, posted by David.Rettura at 01:35

L'anno scorso ricordai ai pochi lettori del mio blog personale il centesimo compleanno del grande antropologo francese Levi Strauss.

Ora che il venerato autore di Tristi Tropici, il Crudo e il cotto, e di tanti altri testi che sono entrati a far parte dei classici dell'antropologia, delle scienze sociali e più in generale della cultura del Novecento è mancato, il dibattito sulla sua opera si farà di certo più serrato, anche in Italia.

Non che non fosse già presente, sia pure nel asfittico panorama nazionale, rimasto, per il vasto pubblico dei non specialisti, ancora legato al dualismo tra De Martino e Malinovski: posso solo ricordare come già venti anni fa alcune sue riflessioni chiudessero quella enorme carrellata antologica del pensiero umano attraverso tre millenni che era I filosofi e le opere di Carlo Sini, destinata a degli imberbi studenti delle superiori. E svariate sono le antologie delle sue opere e le sillogi del suo pensiero pubblicate negli anni. Forse solamente Michel Foucault ha goduto, tra gli intellettuali francesi del secondo novecento di una tale e tanta considerazione.

C'è da augurarsi che questa perdita possa rivelarsi fruttifera, contribuendo, anche solo tra gli addetti ai lavori, al fiorire di un dibattito sulla natura imprescindibile dell'antropologia culturale come strumento di analisi del mondo contemporaneo, anche in ibridazione con altre discipline sociali come la sociologia, la storia; questo lavoro in altre sedi, come in Francia è già storia passata, come potremmo vedere tornando all'opera di Marcel Mauss, che per Levi Strauss fu di grande ispirazione.

Immagine dal sito UNESCO

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domenica 1 novembre 2009, posted by khayyamsblog@gmail.com at 21:21
di Marinella La Rosa

Cosa attrae di più i lettori italiani in queste settimane, affascinati dall’eco della kermesse della Fiera del libro di Francoforte e confusi da un premio nobel per la letteratura ad una scrittrice priva di fama in Italia come la romena Herta Müller?

A Francoforte, quest’anno la Buchmesse che si è tenuta dal 14 al 18 ottobre ha avuto come ospite d’onore la Cina, il più imponente modello di stato autoritario, il nuovo centro del mondo dove spesso si sperimenta il futuro dell’umanità. La Cina è senza dubbio il paese che sta attraversando i mutamenti più veloci e dolorosi del pianeta. E sono diversi i libri che ci aiutano a capire le trasformazioni di questo grande Paese: tra gli autori più controversi Yu Hua con il suoi e Brothers e Arricchirsi è glorioso, editi per Feltrinelli, che ci propone delle commedie impertinenti e assurde sulla Cina contemporanea. Mo Yan con l’ultima opera le Sei reincarnazioni di Ximen nao edito Einaudi, ci racconta i mutamenti che dal regime di Mao hanno portato alla ricchezza di oggi, senza dimenticare i suoi scritti più famosi Sorgo rosso e Grande seno, fianchi larghi.
Una raccolta interessante è presentata nella collana Oscar piccola biblioteca Mondadori con il titolo Made in China, racconti di emergenti autori cinesi che ci narrano cosa significa vivere nella Cina di inizio terzo millennio. Il nostro Federico Rampini, profondo conoscitore delle dinamiche del continente asiatico, ci aiuta a comprenderlo con i suoi saggi L'Ombra di Mao e l’Impero di Cindia usciti anch’essi per Mondadori.

Herta Müller, chi è costei? In Italia pressoché una sconosciuta. Il suo romanzo più rilevante è stato pubblicato nel 2008 con il titolo Il Paese delle prugne verdi per Keller, editore di Rovereto, e ora che è stata insignita del Premio Nobel, è uscita velocemente una riedizione per Marsilio di In viaggio su una gamba sola. I temi trattati dall’autrice riguardano le persecuzioni della minoranza di lingua tedesca in Romania durante la dittatura di Ceauşescu, ma sarà la curiosità del pubblico più attento a dirci, tra qualche settimana, se la lettura è stata all’altezza delle aspettative.

Ma cosa preferiscono in questi giorni maggiormente i lettori?
Il tema del “Tempo” viene affrontato da Antonio Tabucchi nel suo ultimo romanzo pubblicato per Feltrinelli, nel quale narra di come il nostro tempo sia sfuggevole, mal vissuto, un tempo delle coscienze addormentate o della memoria offuscata che ci fa riflettere sul vissuto recente, nel quale ci sentiamo comunque estranei.
La contemporaneità è analizzata anche da un altro premio Nobel Josè Saramago nel suo saggio Il Quaderno, edito da Bollati Boringhieri con la prefazione di Umberto Eco, che con un taglio sferzante, pone lo sguardo sul nostro presente, senza risparmiarci punte di amarezza e sapiente poesia.
I lettori seguono con interesse un altro autore insignito con il Premio Nobel per la letteratura: Orhan Pamuk. La sua Istanbul riemerge nuovamente nel nuovo romanzo Il museo dell’innocenza pubblicato per Einaudi, nel quale le vicende d’amore tra due promessi sposi Kemal e Sibel e l’amante di lui, Füsun, fanno da sottofondo alla descrizione della Turchia degli Anni Settanta.

Ed ancora, tra gli autori che interessano il grande pubblico non poteva mancare Andrea Camilleri che non fa passare nemmeno pochi mesi tra una pubblicazione e l’altra, che riappare con La Rizzagliata per Sellerio, nel quale le storie legate attorno alla morte di una ragazza, Amalia Sacerdote, figlia del segretario generale dell’Assemblea regionale sono intrecciate a diversi eventi che evocano il presente del nostro Paese, assimilata ad una “rizzaglia “, termine con il quale si indica la rete a forma di campana.

Resiste dall’estate l’interesse dei lettori per una fortunata uscita di Adelphi, del romanzo Zia Mame di Patrick Dennis, una divertente avventura ambientata nell’America degli Anni Venti. Un ragazzino rimasto solo è affidato a una zia sconosciuta, molto eccentrica, che gli farà da tutore e che lo condurrà in un turbinio di storie, lungo tre decenni.

Nei giorni del Festival Internazionale del Film di Roma, inoltre, va ricordato che l’amatissimo Paulo Coelho ha presentato la pellicola The Experimental Witch per la categoria L’Altro Cinema; un adattamento sperimentale del suo libro La Strega di Portobello, creato dalle proposte dei lettori attraverso un blog, con la supervisione di Elisabetta Sgarbi della Bompiani, la casa editrice che pubblica tutti gli scritti di Coelho. Si tratta in realtà di un lungometraggio con quattordici opere differenti, realizzate da diversi registi, che sono comunque riusciti a rimanere conformi al testo. L’autore brasiliano si è dichiarato entusiasta del risultato e del contatto con il suo pubblico, pensando già alla trasformazione di altri suoi libri in opere cinematografiche, cosa che in realtà molto spesso non lo aveva interessato, per paura della delusione che in molti casi questa trasformazione crea dal testo al film. Intanto in libreria la sua nuova uscita Il Vincitore è solo, ha riscosso un notevole interesse nel pubblico. La storia ambientata al Festival di Cannes, in cui il protagonista Igor Malev cerca di riconquistare l’ex moglie Ewa, permette in realtà di riflettere sui tempi in cui viviamo, e dei valori che maggiormente ci attraggono. La ricerca del lusso e del successo spesso ci fanno dimenticare di ascoltare quello che abbiamo in fondo al cuore e che è più vero dell’effimero così agognato.

E gli amanti del noir di cosa si nutrono in queste settimane?
Finalmente di un interessante ritorno, ad allietarli è riapparso Massimo Carlotto con L’amore del Bandito. Continuano le investigazioni dell’Alligatore, che insieme ai suoi amici, si trova ad affrontare un nuovo caso fitto di misteri da risolvere, legati alla malavita del Nord Est.
Ma soprattutto siamo pronti alla nuova uscita in italiano di Dan Brown? Arriva sugli scaffali di tutte le librerie, il 23 ottobre, la traduzione di The lost Symbol ambienta a Washington. Robert Langdon, un esperto di simbologia dell’università di Harvard dovrà interpretare un manoscritto ritrovato nel Campidoglio per poter salvare dal rapimento Peter Salomon, suo maestro. L’avventura si svilupperà attraverso il mondo massonico e i suoi simboli.

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, posted by roberto.bonuglia at 11:53
All'inizio del Ventesimo secolo tutta una letteratura politica propose la questione contadina del Sud Italia in modo alternativo rispetto a quanto aveva fatto il compromesso risorgimentale. La "questione meridionale" era favorita nella sua diffusione dal clima di risveglio della intelligencija liberale borghese (avversa all’affermazione, nel nostro Paese, di una società industriale timorosa com'era che ciò avesse potuto favorire il sorgere di una forza democratizzante non controllabile); ma ancora più dal processo di revisione dell’unità d’italia, che trovava larga attenzione nella cultura contemporanea.

Questa "nuova" letteratura riformistica, aperta alle istanze più valide del positivismo, e divergente dall’idealismo storicista di Croce, tenderà ad utilizzare in senso democratico e nella prospettiva di una dimensione reale del paese le forze culturali contemporaneamente impegnate in battaglie che oggi, col senno di poi, possiamo davvero definire "velleitarie." Dall’inizio del secolo all’assestamento del regime fascista, partendo da un’analisi della struttura economica produttiva del Sud, i meridionalisti propugneranno un rinnovamento sostanziale nel rapporto di forza tra le classi, che sarebbe stato possibile solo con la sconfitta del blocco sociale dominante.

In questo humus culturale si origina e sviluppa una saggistica che, per essere stata prodotta in tempi lunghi, interessa ancora oggi il dibattito su questi temi e va assolutamente considerata nella sua continuità politica e letteraria. Nel secondo dopoguerra diviene infatti "mediazione non secondaria" tra narrativa borghese ottocentesca e narrativa socialista: molti scrittori (da Jovine a Levi, a Scotellaro, a Sciascia) la utilizzano ideologicamente come poetica del sottosviluppo.

Interprete di una realtà meridionale da decifrare al di fuori di ogni mitologia (in conformità alle tesi climatologiche di Herder: «il grande fattore di disparità è il clima») il lucano don Giustino Fortunato (Rionero, 1848-Napoli, 1932), contro la retorica tradizionale dell’ubertà del Sud, individuò nella disparità di strutture geofisiche l’ostacolo primario all’unificazione effettiva del nostro paese.

Appartenente ad antica famiglia di proprietari terrieri, egli fu sollecitato a questo realismo politico dal continuo contatto con gli innumerevoli problemi di civiltà agraria nella derelitta terra della Basilicata, «povero fiosso dello stivale, che volto a Mezzogiorno tra l’Appennino e le Murge, non è tutto se non un altipiano di argille assai feconde, di marruche ne’ saldi e di gramigne ne’ campi » (Il Mezzogiorno e lo stato italiano, Bari, Laterza, 1911, p. 318).

Nella caparbia esplorazione del suo paese gli fu compagno il fratello Ernesto, pionere della bonifica agraria e creatore di un’azienda modello nella pianura sterminata e malarica di Gaudiano. Egli era già stato discepolo di Settembrini e aveva frequentato la seconda scuola di De Sanctis (1872-6), ma dal positivismo acquisì il concetto di cultura come esercizio e attività sociale riformista nell’ambito ideale del «buon governo». In solida corrispondenza alla serietà metodologica di Pasquale Villari, lo scolaro cattolico della prima scuola desanctisiana, e autore delle importanti "Lettere meridionali" Fortunato iniziò la sua attività pubblicistica sulle colonne dei moderati napoletani "La Patria" e "L’Unione nazionale". Ma fu soprattutto nella «Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere e arti» di Firenze (dal 1877), che ipotizzò un piano di sviluppo meridionale adeguato alla realtà del paese sulla base di determinazioni economiche e geografiche precise. Alla geografia (dirà) è dovuto «il vario arruffato corso di tutta la nostra storia nel quale, per secoli, una parte della nazione visse e soffrì straniera all’altra» (op. cit., p. 6). Deputato del collegio di Melfi dal 1880 al 1909 e poi da quest’anno nominato senatore, fu sempre legato al gruppo conservatore di Sonnino e Franchetti coi quali aveva avviato la «Rassegna settimanale», il primo grande periodico politico che abbia avuto l’Italia.

Quale meridionalista liberale propose dunque gli interventi correttivi più idonei alla realtà del Sud (politica liberistica di credito e di riduzione del peso tributario in favore dello sviluppo capitalistico dell’agricoltura italiana; repressioni di abusi delle consorterie locali), ma non seppe nel suo riformismo prudente e fedele alla classe di appartenenza, indicare le misure radicali indispensabili per la soluzione dei problemi prospettati. Il suo merito principale fu piuttosto quello di riproporre ostinatamente il problema nella discussione complessiva sullo stato italiano.

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