Orson Welles fu un ragazzo prodigio: caricaturista a 6 anni, a 8 anni conferenziere e autore di una storia universale del teatro, poi pittore e violinista; a 14 anni vincitore di un premio di recitazione, regista e direttore della filodrammatica della Todd High School di Woodstock. L’appellativo di
enfant terrible gli è rimasto "per sempre" e lo ha spinto a impegnarsi continuamente in qualcosa di nuovo e di sensazionale: «E' naturale che io sia andato sempre peggiorando», ha detto, «sono partito dalla cima e non potevo far altro che scendere».
Come attore professionista debuttò a 15 anni, a Dublino, nella parte del duca in «
Suss l’ebreo» e fece parte prima della compagnia del teatro «Gates» poi di quella dell’«Abbey». Scadutogli il permesso di soggiorno, tornò in America e a 18 anni, grazie all’aiuto del commediografo
Thornton Wilder, entrò nella compagnia di Katherine Cornell, una delle maggiori attrici drammatiche dell’epoca. Recitò a Broadway, partecipò alla fondazione del «Mercury Theatre», sempre attivissimo come attore, organizzatore di spettacoli, regista, con un repertorio vastissimo che andava da Marlowe, a Shakespeare a Shaw. Il 25 dicembre 1934 sposò una compagna di lavoro, Virginia Nicholson, diciottenne, appartenente a una ricca famiglia di Chicago. L’anno dopo nacque una bambina, Christopher, alla quale

i genitori diedero questo nome maschile perché aspettavano un maschio (!). Da come era partito si capiva che non fu un matrimonio bene assortito e...infatti finì cinque anni dopo con un divorzio.
Intanto Welles era diventato uno degli uomini più famosi degli Stati Uniti. La clamorosa affermazione la ottenne nel 1938 seminando il panico fra i radioascoltatori con una versione troppo realistica della «
Guerra dei mondi» di H. G. Wells: i marziani stavano invadendo gli Stati Uniti, esercito, aviazione e marina non riuscivano a respingerli, il radiocronista, colpito dal raggio della morte, spirava rantolando davanti al microfono. Tra gli ascoltatori ci furono episodi di terrore, persino qualche suicidio, le chiese si riempirono di fedeli in preghiera. «Orson Welles atterrisce l’America» scrivevano il giorno dopo tutti i quotidiani. La RKO, approfittando della straordinaria pubblicità che Orson si era creata, gli offrì un contratto. Welles accettò, a condizione che per quel primo film gli lasciassero la più completa libertà: egli ne sarebbe stato interprete, produttore, sceneggiatore e regista.
Abbandonata l’idea di portare sullo schermo un soggetto tratto da un romanzo di Conrad, scrisse lui stesso il copione, «
Citizen Kane» (Quarto potere), la storia di un magnate della stampa in cui era facile individuare William R. Hearst, padrone della più grande catena di giornali degli Stati Uniti. Realizzato con tecnica arditissima, pieno di impeto drammatico, il film fu un successo non effimero.

In un referendum fra critici di tutto il mondo, «Quarto potere» è stato incluso fra i 12 migliori film di ogni tempo. Non fu, tuttavia, un grande successo commerciale. La guerra era alle porte e i mercati europei erano perduti. Welles girò un film di propaganda bellica, «
Terrore sul mar Nero», non privo tuttavia di toni ironici e di trovate sorprendenti. Nel 1942 diede il suo secondo capolavoro «L’orgoglio degli Amberson», di cui aveva curato la produzione, la sceneggiatura e la regia, senza apparirvi come attore. Era la storia di una famiglia in una città di provincia del Sud americano, all’inizio del secolo: fu un altro insuccesso commerciale e la casa produttrice tolse a Welles ogni credito.
Il regista, che aveva già girato 30.000 metri di pellicola di un trittico dedicato al Brasile e al Messico, con brani documentari alla Flaherthy (che figurava al suo fianco come sceneggiatore), lasciò incompiuto il suo lavoro e si mise a recitare in mediocri film altrui, come «La porta proibita», tratto dal romanzo «Jane Eyre», e «Paloma nera». Nel 1943 (si era parlato nel frattempo di un suo fidanzamento con Dolores del Rio) Welles sposò invece un'altra bella donna:
Rita Hayworth. La coppia fu subito soprannominata «la bella e la mente». Nel 1944 nacque una bambina, Rebecca (nella foto accanto), ma, come già ai tempi del primo matrimonio di Orson, si cominciava a parlare di incompatibilità fra i due coniugi: «Tutti gli amici di mio marito», diceva Rita, «mi guardano come se fossi una stupida». Nel 1946 fu offerta a Welles una nuova occasione di cimentarsi come regista e interprete con un film di suspense, «Lo straniero», che narrava la caccia a un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. In sede di montaggio il film venn

e massacrato perché giudicato troppo intellettualistico. Dopo un paio d’anni di silenzio Welles realizzò quello che è probabilmente il suo film più sconcertante, «
La signora di Shangai», interprete femminile Rita Hayworth: fu un saggio curioso di virtuosismo tecnico, derivato dalle esperienze dell’espressionismo tedesco. L’insuccesso del film affrettò il divorzio con Rita, dalla quale Orson si separò nel novembre del 1947.
In seguito, come regista, girò alcune riduzioni cinematografiche di famosi testi teatrali come «Macbeth» e «Otello» nel cui impianto obbligato seppe immettere il suo gusto bizzarro, con originali soluzioni cinematografiche. Girò anche «Rapporto confidenziale», un esempio brillante di thriller, che però non si distaccava molto dalla media del genere. In uno degli ultimi film che portano la sua firma, «
L’infernale Quinlan», (1957), Welles tratteggiava il personaggio del poliziotto corrotto. Trasferitosi in Europa, sposò nel 1958 la contessina italiana
Paola Mori di Girfalco che gli ha dato una figlia, Beatrice. Continuava intanto a interpretare ogni genere di film: dal polpettone storico («Cagliostro») alla fantascienza "di cartapesta" («Mondo perduto») accettando anche ruoli brevissimi, come l’apparizione in «Moby Dick » di John Huston, nelle vesti di un barbuto predicatore: le sue interpretazioni rimanevano sempre colorite, versatili, divertenti.
Anche quando la sua attività cinematografica era meno intensa, Welles continuava a dedicare il suo tempo alle più svariate forme di spettacolo: nel 1953 ideò il libretto, le scene e i costumi del balletto «
The Lady in the Ice», di Roland Petit; nel 1955 mise in scena a Londra una riduzione teatrale rivoluzionaria del «Moby Dick» di Melville; l’anno dopo, a New York fu il regista di «Re Lear». Negli anni ‘60 tornò alle scene come regista e attore shakespeariano e infine portò sulle scene «I rinoceronti», interpretato da
Laurence Olivier. Nel 1962 Welles ha diretto un film ispirato a Kafka, e «Il processo», dove ancora una volta la tecnica strabiliante e una atmosfera attentamente ricostruita erano al servizio dell’abituale versatilità mistificatoria. Un'altra "fatica" degna di nota è stata il «
Falstaff»... un Falstaff sanguigno, straordinariamente moderno, ricco di umori sarcastici e geniali.
I fflm che Orson Welles ha cercato di realizzare senza riuscirci, sono probabilmente assai più numerosi di quelli che ha effettivamente diretto. Non passava mese senza che venisse annunciato un suo progetto, che rimaneva non di rado solo allo stato di idea. «Per girare un film», ha detto, «non bastano il copione e gli attori, ci vuole anche la predisposizione. La regia è come la poesia, i versi non possono uscire a comando, Bisogna aspettare l’ispirazione». Del resto anche i film che ha realizzati sono stati quasi tutti arbitrariamente manomessi, tagliati, modificati in sede di montaggio dalle case produttrici, senza il suo consenso. É un po’ il destino che toccò a un altro
enfant terrible dello schermo,
Eric von Stroheim, al quale Welles è stato paragonato per le sue provocatorie bizzarrie.

Orson Welles, la moglie Paola e la figlia Beatrice hanno abitato in una villa di campagna nei dintorni di Madrid: «Amo la Spagna», disse Welles, «perché i miei amici abitano qui e sono gente che non parla mai di cinema». Tuttavia si spostava spesso per recarsi in Francia, in Italia e in Svizzera, da vero cosmopolita che parla le lingue di tutti questi Paesi abbastanza bene per mettere a suo agio la gente che incontra.
Gossip CinematograficoOrigini: è nato a Kenosha, nel Wisconsin il 6 maggio 1915. La madre, Beatrice Ives, si interessava di politica ed era una pianista di discreta fama. Morì quando Orson aveva 8 anni.
Opinioni: «
Fare un film è un mistero affascinante. Sembra quasi che la macchina da presa si formi dei pareri suoi, che certi attori le piacciano e altri no. Quando la macchina da presa si innamora di un attore, ecco che questo diventa una stella dello schermo: Spencer Tracy, Gary Cooper, James Dean, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe non erano necessariamente grandi attori, ma grandi stelle. Non è nemmeno una questione di incassi dei loro film: Gianni e Pinotto incassavano miliardi, Buster Keaton no. Ma chi era la vera stella?».
Abitudini: beveva molto e non si curava del peso, raggiunse anche i 120 chili. Fumava ogni giorno 15 sigari da 1.200 lire l’uno. Era appassionato di corride e di musica folkloristica. Leggeva molto: storia, memorie, filosofia, antropologia. Vestiva come gli capitava e per questo figurò a lungo... in un elenco dei "10 uomini meno eleganti del mondo".
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