La violenza contro le donne, compreso lo stupro, è un fenomeno di vaste proporzioni in Afghanistan. Lo conferma il nuovo rapporto delle Nazioni Unite, che descrive in dettaglio la vastità del problema in un contesto di impunità e fallimento da parte delle autorità di proteggere i diritti delle donne.“Questo rapporto fornisce un quadro dettagliato e profondamente sconvolgente della situazione che molte donne Afgane si trovano oggi ad affrontare”, ha dichiarato l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay a proposito delle 32 pagine pubblicate congiuntamente dal suo ufficio (OHCHR) e dalla Missione di Assistenza ONU in Afghanistan (UNAMA). “Lo spazio limitato che si è aperto per le donne afgane alla fine del regime talebano nel 2001 è sotto continuo attacco, non solo da parte degli stessi talebani, ma anche a causa di pratiche e costumi culturali profondamente radicati, e – nonostante un significativo miglioramento per quanto riguarda la creazione di una nuova legislazione e di nuove istituzioni – a causa del cronico fallimento del governo su tutti i livelli nel migliorare la protezione dei diritti delle donne in Afghanistan.”
Il rapporto, diffuso qualche giorno fa a Kabul dalle Nazioni Unite e dall’attrice indiana e attivista
sociale Shabana Azmi, tocca vari aspetti di questo flagello, inclusi i cosiddetti delitti “d’onore”, lo scambio di donne e fanciulle come forma di risoluzione delle dispute, i traffici e i rapimenti, i matrimoni forzati e in giovane età, e la violenza domestica.Il contenuto del rapporto si sofferma su due questioni principali: la “ tendenza crescente” della violenza e la minaccia contro le donne nella vita pubblica, e lo stupro e la violenza sessuale.
Le donne afgane che partecipano a quasi tutti i settori della vita pubblica, comprese parlamentari, funzionarie civili e giornaliste, “sono state prese di mira da elementi anti-governativi, da soggetti che detengono il potere religioso, dalle loro stesse famiglie e comunità e in alcuni casi da autorità governative”, afferma il rapporto.
Nonostante la Costituzione afgana imponga una quota pari al 25% di membri di sesso femminile nel parlamento – una delle più alte al mondo – il rapporto constata che “un certo numero di parlamentari donne hanno già indicato che a causa della mancanza di sicurezza e delle minacce di morte che hanno ricevuto ripetutamente, non si candideranno alle prossime elezioni per l’assemblea nazionale che si svolgeranno nel 2010”.
Il rapporto descrive inoltre i numerosi attacchi contro scuole femminili, e contro studentesse – inclusi attacchi con gas e acidi – da parte di “elementi anti-governativi”.
Quando si parla della violenza sessuale, il rapporto afferma che lo stupro è tanto diffuso quanto considerato un tabù, e che è più probabile che siano punite le vittime che i colpevoli. “Solo in pochi casi isolati le istituzioni pubbliche hanno intrapreso azioni appropriate. In numerosi casi, le vittime che cercano aiuto e giustizia sono ulteriormente perseguitate… L’azione del governo contro lo stupro è penosamente inadeguata.”
Il rapporto osserva che nel Codice Penale afgano del 1976 non c’è nessuna esplicita disposizione che consideri lo stupro come un crimine, e un’indagine condotta tra gli stupratori condannati in una delle carceri Afgane dimostra che questi non erano a conoscenza
del fatto che lo stupro fosse un reato.Inoltre, la polizia e gli ufficiali giudiziari spesso non sono consapevoli o convinti che lo stupro sia un vero e proprio crimine, dichiara il rapporto, e “investigare su un caso di stupro è raramente una priorità.”
L’Alto Commissario ha sottolineato che il Governo ha il dovere di sradicare queste pratiche, educando la popolazione e dimostrando la volontà e l’impegno nel salvaguardare i diritti di tutte le donne e ragazze afgane.
“Il silenzio che circonda l’ampiamente noto problema della violenza contro le donne e ragazze afgane deve essere rotto”, ha dichiarato Navi Pillay.
Kai Eide, Rappresentante Speciale per l’Afghanistan del Segretario Generale e capo di UNAMA, ha enfatizzato che i leader politici e più in generale tutti i leader, devono affrontare questo problema con maggior vigore e non lasciare che se ne occupino solamente gli attivisti dei diritti umani o le donne.
“Il problema non è solo il fatto che la violenza contro le donne venga condonata. Non lo è,” ha detto Mr. Eide. “Il problema è che la violenza contro le donne non viene contestata o condannata. E ciò ha implicazioni sia per le innumerevoli vittime che per il futuro sviluppo della nazione.”
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