I cambiamenti geopolitici avvenuti nel corso dell’ultimo decennio hanno disegnato una nuova realtà politica caratterizzata dalla perdita dell’egemonia internazionale degli Stati Uniti conseguita, di fatto, dopo il crollo dell’URSS e dall’ascesa di nuovi attori politico-economici nella scena mondiale (Cina e India su tutti). E mentre ricompaiono sullo scacchiere internazionale «vecchie forze» come la Russia, si affermano al contempo nuovi «concorrenti energetici» come, tra gli altri, l’Iran o il Venezuela. A complicare ulteriormente il contesto geopolitico mondiale contribuisce in modo determinante l’irrisolto conflitto arabo-israeliano, fonte di instabilità e tensioni in tutto il Medio Oriente e non solo.
Questa Intervista sulla Geopolitica (Roma, Nuova Cultura, 2009) di Vito Cirillo, docente presso l’Università di Roma «La Sapienza», esperto di questioni mediorientali, ci aiuta a comprendere, mediante una piacevole conversazione e attraverso l’aiuto di preziosi richiami storico-religiosi, questa cangiante realtà analizzando le principali aree di interesse del nostro pianeta: Occidente, Medio Oriente ed estremo Oriente.Alla politica bellicista ed aggressiva di George W. Bush, infatti, si contrappone oggi un «lavoro diplomatico basato su pazienti negoziati». La nuova amministrazione sembra dunque intenzionata a riprendere seriamente il dialogo con i Paesi del Centro America e dell’America Latina, a discutere pariteticamente con l’Unione Europea ‒ particolarmente con Francia e Germania ‒, e a ristabilire pacifiche relazioni con la Russia. Relazioni, queste, deterioratesi in seguito all’installazione dello scudo spaziale antimissilistico nei Paesi limitrofi al Paese di Putin. Grande attenzione dovrà essere
riservata al Medio Oriente soprattutto al conflitto arabo-israeliano.La seconda parte dell’intervista verte proprio su quest’area geografica particolarmente calda. Bonuglia e Cirillo ripercorrono insieme le tappe fondamentali che hanno portato alla storica ostilità tra arabi e israeliani partendo dalla recente guerra di Gaza, «ultimo capitolo» di una dura lotta iniziata nel primo dopoguerra, quando la Società delle Nazioni affidò alla Gran Bretagna il Mandato sulla Palestina favorendo con la «dichiarazione di Balfour» del 1917, l’insediamento del primo focolare ebraico in terra palestinese. Quella scoppiata a Gaza all’inizio dell’anno è una crisi complessa e senza dubbio complicata dalla scissione consumatasi, nel mondo palestinese, tra i moderati di Al-Fatah ‒ che hanno riconosciuto con Arafat lo Stato di Israele ‒ e gli integralisti islamici di Hamas ‒ strettamente legati all’Iran ‒, che rifiutano un simile riconoscimento. La nascita dei movimenti integralisti islamici come Hamas, Jihad Islamica ed il libanese Hezbollah, spiega Cirillo, è legata proprio alla storia dello Stato iraniano, in modo particolare alla figura di Khomeini che prese il potere nel 1979 instaurando la Repubblica Islamica dell’Iran basata sulla sharia, ossia la legge coranica. Ad allontanare ancor più lo spiraglio di pace hanno poi contribuito in maniera
determinante anche i risultati delle recenti elezioni politiche israeliane con la sconfitta del partito laburista e la vittoria dei nazionalisti. E’ evidente che in questa delicata situazione il ruolo di Obama diventi davvero decisivo per arrivare alla formazione di uno Stato palestinese, anche attraverso il dialogo con Hamas. In Oriente, invece, l’Afghanistan ‒ di cui Cirillo, nel 1978, col dossier realizzato insieme a Angelo Pitoni e Giorgio Ciulla fu il primo in Italia ad occuparsi ‒ è al centro degli interessi dei vertici politico-militari statunitensi. Il controllo del Paese è fondamentale per ragioni strategiche: da un lato significa «stringere in una morsa l’Iran» collocato tra Iraq ed Afghanistan, dall’altro lato significa «controllare da vicino le mosse della Cina e dell’India» potenz
e economiche emergenti. Per raggiungere tali obiettivi diventa fondamentale, per la sua collocazione geografica, l’appoggio del Pakistan che, dal canto suo, non tarderà a chiedere maggiori finanziamenti agli Stati Uniti per contrastare la minaccia talebana nel Paese. Ma in Oriente non solo l’Afghanistan rappresenta un nodo geopolitico fondamentale. Cina e India sono Nazioni in forte espansione economica anche se ancora segnate da forti contraddizioni interne: discriminazioni sociali, alto tasso di disoccupazione e «larghe zone dove vige ancora la miseria più spaventosa» fanno da contrappeso ai progressi ottenuti nel campo economico, tecnologico e scientifico. E per quanto riguarda la Cina c’è inoltre il problema del Tibet, occupato dal 1959. Ancora oggi i tibetani rivendicano l’indipendenza mentre il Dalai Lama si «accontenterebbe dell’autonomia», ma le violente repressioni contro i manifestanti tibetani hanno dimostrato che la Cina non è disposta a fare nessuna concessione.Nelle conclusioni dell’intervista non manca uno sguardo alla politica «nostrana»: le preoccupazioni principali sono rivolte alla Costituzione, ossia ai tentativi di cambiare il testo costituzionale mediante colpi di maggioranza. L’equilibrio dei poteri,
sottolinea Cirillo, costituisce l’essenza della democrazia per cui «l’esecutivo non può sconfinare nel legislativo e relegare il parlamento ad un ruolo di spettatore». Anche le tendenze bipartitiche vengono messe in discussione dall’intervistato, essendo l’Italia un Paese «ricco di ideologie e di concezioni politiche». Ma l’Intervista sulla Geopolitica si chiude con una riflessione importante sulla shoah, o meglio sulla polemica concernente le tesi negazioniste avanzate dal vescovo Williamson. «Non si può negare», conclude Cirillo, il più grande e disumano genocidio mai esistito nella storia, «operato con crudele scientificità da menti diaboliche che hanno reso il nazismo l’ideologia più spietata e disumana che si ricordi». La memoria dell’olocausto non deve essere mai più cancellata. Questo è l’auspicio di tutti noi.Etichette: geopolitica, internazionale, Medio oriente































































