lunedì 5 gennaio 2009, posted by roberto.bonuglia at 14.50
Tutto quello che stava accadendo a Gaza nei giorni scorsi lo faceva pensare. Ed alla fine è arrivata: l’invasione della Striscia da parte dell’esercito israeliano è iniziata la sera del 3 gennaio, verso le 20:00 (19:00 ora italiana).
Dopo una settimana di bombardamenti su Gaza ed un bilancio di oltre 450 morti e 2.300 feriti, Israele ha lanciato l’attacco di terra con il dichiarato e duplice obiettivo di occupare i luoghi dai quali vengono lanciati i razzi Kassam contro il Neghev e, soprattutto, quello di distruggere le infrastrutture di Hamas presenti ed operanti nella Striscia.
Era già buio a Gaza quando, due giorni fa, i carri armati di Israele, dopo aver atteso che le nubi si dissipassero - in modo da poter essere coperti dagli elicotteri Apache -, hanno varcato il confine penetrando nella Striscia da due località a nord. Già ieri, l’esercito israeliano era arrivato alle porte della città, occupando «ampie porzioni» di territorio nel nord tra cui Beit Hanun, Beit Lahya e Jabalya.
Come era prevedibile, all’attacco terreste Israele ha fatto dunque seguire anche un’offensiva aerea facendo sapere alla comunità internazionale che le operazioni dureranno «il tempo necessario» e, di conseguenza, «ancora per qualche giorno». Hamas, dal canto suo, dopo aver contribuito ad esasperare gli animi con la decisione (piuttosto retorica) di proclamare lo scorso venerdì la Giornata della Collera, ha risposto iniziando di fatto la “resistenza”: un soldato israeliano è già morto e alcune fonti parlano di una trentina di feriti tra i militari con la stella di David e della cattura di altri due (notizia non confermata, ad oggi, da Tel Aviv).
Ieri il bilancio è stato, come prevedibile, pesante. Mentre Hamas continua a far piovere razzi sul Neghev, a Beit Lahya sono morte 12 persone per gli effetti di una cannonata sparata da un carro armato israeliano ed altre 16 per un raid aereo durante il quale è stata colpita la moschea in cui si trovavano. Si sono poi registrati altri morti a Gaza city dove il bilancio è di 7 morti e 50 feriti.
Questa notte è stata un’altra notte di assedio, con le truppe israeliane che hanno proseguito l’avanzata nella Striscia. Non sono cessati nemmeno i raid aerei, come confermato dallo stesso esercito di Gerusalemme, i cui vertici hanno comunicato di «aver colpito 130 obiettivi con 30 attacchi tra cui una moschea adibita a deposito d’armi, diverse abitazioni in cui erano stipate munizioni e veicoli con a bordo lanciarazzi e uomini armati».
In queste ore - mentre scriviamo questo triste aggiornamento - le truppe israeliane hanno intensificato l’offensiva di terra contro i militanti di Hamas nonostante gli sforzi diplomatici a guida francese per concordare un «cessate-il-fuoco»: altri mezzi puntano in direzione della città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza e sono ormai decine di migliaia i riservisti e centinaia i blindati israeliani dispiegati lungo il confine tra Israele e Gaza pronti a dare manforte agli uomini che hanno già varcato il confine della Striscia.
La risposta di Hamas ad ogni modo non si è fatta aspettare: oggi Mahmoud al-Zahar - esponente di Hamas che opera proprio a Gaza - nel corso del suo primo intervento televisivo dall’inizio dell'offensiva israeliana ha promesso la «vittoria di fronte a Israele». Parole alle quali sono seguiti i fatti: qualche minuto fa tre razzi Qassam sono caduti dentro la città di Sderot. Almeno un altro razzo è caduto vicino alla città di Ashdod e nei pressi di Ashkelon è successo lo stesso.
Nei prossimi giorni, nonostante gli sforzi dell’Onu e della sua azione diplomatica - piuttosto debole e disunita - probabilmente arriveranno da Gaza notizie molti simili a queste: il numero dei morti e dei feriti è destinato ad aumentare se l’Europa non prende in seria considerazione l’ipotesi di svolgere un ruolo di primo piano nella vicenda. D’altra parte Bush è ormai delegittimato e Obama, terminata sia la campagna elettorale sia quella mediatica sul suo insediamento alla Casa Bianca pare tergiversare: forse, ma speriamo di sbagliarci, in questi mesi l’America ha perso troppo tempo a sognare. Ora è arrivato il momento di svegliarsi.

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2 Comments:


At 6 gennaio 2009 2.24.00 IRST, Anonymous Ugo

Cari amici,

Contraccambio di cuore gli auguri di buon anno e come vostro lettore ci tengo a ringraziarvi ancora una volta per l'impegno, l'intelligenza e la professionalità con la quale da sempre scrivete i vostri articoli. A presto,

Ugo

 


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