sabato 29 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 13.00

Nel mondo femminile, viene lamentata la scarsezza del numero di donne che hanno raggiunto i massimi vertici del potere governativo. Esso è stato sempre detenuto dagli uomini in qualsiasi parte del mondo.
Negli ultimi cinquant'anni, però, ci sono state delle eccezioni. E' stato proprio l'Oriente a fare emergere figure femminili di spiccate personalità e di indubbia capacità di governo. Nella più grande democrazia del mondo, l'India, emerse, ad esempio, la figura di Indira Gandhi. In Medio Oriente, esattamente in Israele, divenne Primo ministro una donna di grande temperamento, Golda Meir. Anche in Pakistan, emergerà poi la figura di Benazir Bhutto, morta tragicamente in seguito ad un attentato. In Europa, precisamente in Inghilterra, è emersa negli Anni Ottanta la figura di Margaret Thatcher, una donna forte e volitiva che ha impresso una svolta nella politica economica inglese. In Germania, ora, è al potere Angela Merkell, una donna capace e tenace rispettata da tutti i tedeschi. In Italia, solo due donne sono arrivate a ricoprire un'alta carica istituzionale: prima la comunista Nilde Iotti e poi la leghista Irene Pivetti, che hanno presieduto la Camera dei Deputati.

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venerdì 28 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 12.37
Quello che sta succedendo da anni nella Repubblica del Congo è stato più o meno rimasto sotto il silenzio della stampa e della televisione. La situazione, però, sta peggiorando in modo drammatico.
E' una vera e propria guerra civile ed una catastrofe umanitaria: in dieci anni ci sono stati cinque milioni di morti e otto milioni di profughi.
Una tribù di ribelli di etnia tutsi si contrappone alle truppe regolari perché vuole che siano rivisti gli accordi con la Cina per lo sfruttamento delle risorse minerarie di cui il Congo è ricco.
Si potrebbe anche arrivare ad una separazione territoriale. Soltanto in questi ultimi tempi il mondo politico internazionale sta pensando di intervenire per impedire un ulteriore peggioramento della situazione.

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giovedì 27 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 12.44
Il 27 ottobre, esattamente un mese fa, un commando di americani è entrato nel territorio della Siria al confine con l'Iraq.
Secondo gli americani si cercava in tal modo di catturare un trafficante d'armi che da anni forniva i terroristi della zona. Così facendo, però, è stato violato il territorio di uno stato sovrano. Per questo la Siria ha protestato energicamente. Secondo il governo siriano sarebbero stati uccisi soltanto degli inermi cittadini siriani. Con un po' di ritardo ha protestato anche la Lega Araba. Immediatamente, invece, ha protestato la Russia che ha insinuato l'idea che dietro questa azione ci sia la volontà di Bush di estendere alla Siria il conflitto in Medio Oriente. Se ne deduce che, negli ultimi tempi, i rapporti tra Usa e Russia non siano così buoni come si vorrebbe far credere.

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martedì 25 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 13.54
Dai dati di alcuni organismi cattolici vengono fuori risultanze sempre più preoccupanti per la situazione italiana.
La povertà è in costante crescita. Si parla di 15.000.000 italiani che rischiano la povertà.
I governi fanno finta di non capire e ignorare quello che sta succedendo in Italia e la reale situazione in cui gli italiani vivono da qualche anno a questa parte.
Non si capisce o non si vuole capire che è necessario, in maniera inderogabile, migliorare il potere d'acquisto delle persone. Di questo passo, la crescita e lo sviluppo saranno utopistici, e ne migliore dei casi molto limitati. L'Italia è un paese nel quale il 10% della popolazione detiene il 50% della ricchezza nazionale.
basta con le parole e con le promesse: occorre passare ai fatti.

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lunedì 24 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 13.33
I provvedimenti anti-crisi del governo italiano, pur essendo un buon inizio, si prestano ad alcuni rilievi. La "carta sociale" non denota molta sensibilità sociale: tanti non se ne serviranno per questioni di dignità personale: si poteva escogitare qualcosa di migliore.
La lacuna principale è costituita dal non aver preso in considerazione la situazione del ceto medio-basso. E'fondamentale migliorare il potere d'acquisto di questo ceto. Bisogna intervenire in maniera strutturale su stipendi, salari e pensioni consentendo così alle persone di avere più denaro per rilanciare i consumi, sempre più in crisi.
Non casca il mondo se si sfora il tetto del 3%: l'Europa lo permette perché ci si trova in una situazione di grande emergenza. Il proclamare ottimismo può servire se si ha denaro a disposizione e non lo si spende: la realtà è che non c'è denaro da spendere e non si può comprare nulla con l'ottimismo.

Foto di Elektra

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domenica 23 novembre 2008, posted by David.Rettura at 18.53

Lunedì 24 novembre in quel di Nagasaki, per la prima volta in terra nipponica, la Chiesa Cattolica crea 188 beati di nazionalità giapponese a ricordo del loro martirio avvenuto all'inizio del XVII° secolo durante la grande persecuzione che doveva quasi cancellare dal Giappone la fede cristiana ed inaugurare definitivamente quei secoli di chiusura all'esterno che durarono per tutto lo shoghunato Tokugawa e terminarono con la spedizione americana dell'Ammiraglio Perry che obbligò il governo del daimiyo ad aprirsi all'esterno dando altresì inizio alla rivoluzione, sociale e politica più che militare, messa in atto da quelli che sono passati alla storia come i Samurai ambiziosi, gli oligarchi, ovvero coloro che hanno fondato il Giappone come lo conosciamo oggi.

Quelli che saranno beatificati lunedì 24 non sono i primi martiri giapponesi e vanno ad aggiungersi ai cosiddetti ventisei martiri del Giappone, già innalzati agli onori nel 1862 insieme a San Paolo Miki, circa 150 anni dopo la loro beatificazione.

Tutti costoro ricordano il travagliatissimo cammino del Cristianesimo in terra giapponese.
Se la presenza in Cina di comunità cristiane risale ai tempi dell'eresia nestoriana e dunque ai primi secoli della Chiesa, il Giappone, la cui prima notizia a riguardo vuolsi tradizionalmente portata da Marco Polo che nel suo Milione parla di una isola Cipango, che non era riuscito a raggiungere, ad oriente della Cina, il Cataio, fu raggiunto dai primi missionari solo alla fine del '500, ai tempi dell'espansione portoghese nell'Asia Orientale, e San Francesco Saverio rappresentò di questo sforzo missionario la punta di diamante.

Dall'inizio della predicazione alle persecuzioni la comunità nipponica arrivò a contare sino a circa 300.000 membri, e con le persecuzioni doveva quasi scomparire e vivere a lungo in clandestinità, con il proprio epicentro a Nagasaki, sede dell'unico porto in cui erano ammesse, dietro regole precise, pochissime navi straniere all'anno, per lo più provenienti da paesi protestanti: infatti i giapponesi chiedevano a chiunque fosse sospettato di cristianità di camminare sopra a delle immagini sacre, data la natura essenzialmente cattolica dell'apostolato nipponico. Questo rendeva possibile a taluni mercanti olandesi, di fede calvinista e che dunque rifiutavano le immagini sacre, di poter approdare a scopi commerciali nell'arcipelago.

Il Cristianesimo, che pure nel '500 aveva ottenuto il favore di Oda Nobunaga, tra i maggiori esponenti della vita giapponese del tempo, nel quadro del suo interesse per l'Occidente, fu poi indubbiamente visto da Totomori Hideioshi e dai Tokugawa che seguirono, come una turbativa all'ordine tradizionale ed un cedimento a quell'Europa che si faceva sempre più aggressiva in Asia Orientale, specie agli occhi dei giapponesi, la cui insularità aveva sempre suggerito un virtuoso isolazionismo che aveva permesso di trarre ogni vantaggio dalla prospiciente Cina senza importarne i mali.

Oggi I cristiani in Giappone godono di assoluta libertà, ma spesso, in una società che sembra aver perso ogni afflato spirituale e mistico, le conversioni sembrano frutto di suggestioni o mode più o meno culturali, ancorché non manchino esempi di vero fervore religioso cattolico.
La cerimonia di lunedì 24 rappresenta comunque un passo avanti di non piccola entità per una maggiore osmosi dei cattolici giapponesi con tutta la comunità. Segno di una loro marginalità all'interno della Chiesa è rappresentato dalla mancanza di un personaggio di rilievo, a differenza di India e Cina, ma anche della Corea (la cui storia cristiana è però tutta singolare ed andrebbe approfondita a latere), all'interno della Curia.

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venerdì 21 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 15.26
In questa manifestazione storica nella quale l’argomento principe è stato quello dei giovani: «Considerati ed analizzati nell’arco temporale 1918/1968», come ha voluto esprimere all’apertura della “Settimana”, il professor Gentile ordinario della cattedra di Storia Contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche de “La Sapienza” di Roma, abbiamo avuto il piacere di ascoltare l’approfondimento di vari punti di vista posti all’attenzione del pubblico nelle varie “tavole rotonde”, per lo più precedute da interessanti documentari, che hanno potuto offrire ad un pubblico più giovanile e sempre più abituato alla visione di immagini e filmati, l’opportunità di poter cogliere maggiormente il senso degli argomenti introdotti dai vari relatori che si sono susseguiti, nazionali ed esteri, in cui gli storici hanno discusso del ruolo sempre maggiore che le giovani generazioni sono state chiamate a giocare nel secolo scorso e sul cambiamento della natura assunta dalla gioventù attraverso il Novecento.

A questo punto non ci rimane che prospettare ai nostri lettori, il programma della giornata conclusiva di questa edizione 2008 della “Settimana della Storia” che alle ore 9:30 aprirà col documentario “Diari: 1977-78” di Andrea Bevilacqua e Ascanio Celestini.

Seguirà l’ultima Tavola rotonda intitolata “Anni Settanta e oltre: la meglio gioventù?”.
Un incontro che si preannuncia stimolante per la presenza, tra gli altri, di Agostino Giovagnoli e Roberto Chiarini, che illustreranno l’atteggiamento del mondo cattolico nelle sue più varie sfaccettature, dalla Curia al Movimento ecclesiale, come quello della destra, dilaniata nella scelta tra doppiopetto e piazza, in quello che a tutti gli effetti è stato un decennio tempestoso per tutto il continente e specialmente per il nostro Paese.

Alle ore 18:00 la Conferenza conclusiva “Il mito del giovanilismo nel Novecento italiano “ lezione di Francesco Perfetti.

Un ringraziamento da parte del Khayyam’s blog ai curatori di quest’interessante Evento, che speriamo poter seguire così da vicino, com’è stato possibile per quest’edizione 2008, anche l’anno prossimo.

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giovedì 20 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 15.25
Abbiamo accennato alla presentazione del Rapporto “L’utilità della Storia” e dallo stesso sono emersi dati molto interessanti: il 96% ritiene che per leggere gli avvenimenti odierni sia essenziale la conoscenza storica e il 93% del campione ha ritenuto essenziale la conoscenza della storia contemporanea per meglio comprendere le trasformazioni politiche, economiche e culturali della nostra società. I dati raccolti saranno messi a disposizione delle Istituzioni, delle Università e delle Case editrici.

La lezione multimediale della professoressa Mirella Serri e del noto regista Italo Moscati ha, nel pomeriggio di ieri, affascinato il pubblico in sala, al punto che è stato fatto uno strappo all’orario di termine programma per le richieste avanzate dal pubblico, di poter godere la visione e il pregevole commento dei relatori, di un’ulteriore clip dell’Istituto Luce che ha riguardato la riproduzione di un esempio della “Città dei ragazzi”, importato dal modello statunitense.



Per quanto attiene la programmazione di venerdì 21, il Khayyam’s blog vi segnala che alle ore 9:30 aprirà il programma della giornata, il documentario “Diari: 1955” di Andrea Bevilacqua e Ascanio Celestini.

A seguire, alle ore 10:30, sarà poi il momento della ricostruzione, alla quale i giovani e con loro i sistemi di valori e culture che avevano fatto propri, sarebbero stati chiamati a partecipare con un ruolo che non poteva essere marginale, anche se in un contesto diverso da quello del momento presente. Furono dunque i giovani, forgiati nella guerra a creare quella che è stata poi definita “Cittadinanza Repubblicana”, disancorandola nei fatti ancor più che nelle forme, non solo dai fascismi, ma anche dalla preesistente Europa Liberale, cui si pagarono pedaggi retorici ma che fu affossata in profondità e spesso anche acriticamente accomunata al periodo dei totalitarismi nella damnatio memoriæ. Ma tutto di questo parleranno in maniera più articolata e documentata Simona Colarizi, Paolo Sorcinelli, Angelo Varni, nonché Michele Colucci e Maurizio Ridolfi, tutti forti delle loro profonde esperienze di “addetti ai lavori”, nella quinta Tavola rotonda intitolata “Dalle macerie al consumismo”.

La giornata della manifestazione, peraltro piena di attività, riprende alle ore 17:00 col documentario “Morire di politica” di Andrea Ricucci.

Doveva poi venire il Sessantotto, quello con la maiuscola, altro momento zenitale del secolo, specie in relazione alla gioventù, che di quest’epoca fu protagonista. Su quest’argomento si confronteranno studiosi di diversa tradizione (Simone Neri Serneri, Paolo Capuzzo). Molto atteso è, tra tutti, l’intervento di Giuseppe Carlo Marino, che con il suo Biografia del Sessantotto ha dato una nuova direzione agli studi sull’argomento svincolandoli dalla suggestiva trappola della memorialistica pura e semplice quando non meramente apologetica od agiografica in cui erano diretti dai testimoni diretti.
Sarà questo il contenuto della sesta Tavola rotonda dal titolo “’68 e dintorni: frattura generazionale e scontro politico”, che si svolgerà dalle 18:00 e alla quale interverranno inoltre, Paola Bernasconi e Marco Impagliazzo.

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mercoledì 19 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 15.15
Siamo giunti al punto in cui vi segnaliamo il contenuto del programma di giovedì 20, che segna la metà dello svolgimento dell’Evento e che apre i battenti alle ore 10:00 con la terza Tavola rotonda, dal titolo “Il mito della giovinezza nel ventennio fascista”.
Prosecuzione del vitalismo dei reduci doveva essere la centralità della gioventù, intesa in senso astratto, all’interno del Fascismo e su questo momento ci sarà dato di ascoltare grandi nomi come Giuseppe Parlato, i cui libri sul neofascismo fungono da orientamento per gli studi in tale ambito, e Mauro Canali che ha saputo studiare approfonditamente aspetti singolari, ma altresì basilari, del regime.
Prenderanno la parola altresì, Giulia Albanese, Carlo F. Casula e Luca La Rovere.

Dopo la pausa nel pomeriggio dalle 17:00 sarà proiettato il documentario di Rai Educational “I bambini di Hitler” di Guido Knopp.

Seguirà intorno alle ore 18:00, la quarta Tavola rotonda “ Giovani e totalitarismi”.
Il rapporto della gioventù europee con i totalitarismi di ogni colore sarà l’oggetto della conferenza che vedrà l’intervento di Giovanni Sabatucci, che non necessita di essere presentato e di Victor Zaslavski, profondo conoscitore del sistema politico e della società dell’URSS staliniana.
Interverranno inoltre, Luca Baldissara, Alberto De Bernardi e Angelo Ventrone.

Il Khayyam’s blog sempre presente, vi augura buona partecipazione.

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martedì 18 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 15.26
Abbiamo avuto il piacere di assistere all’inaugurazione dell’Evento del momento, alla quale hanno preso la parola: il dott. Francesco Marcolini presidente di Zètema che ha ribadito l’importanza e la necessità di un evento come la “Settimana della Storia”, anticipando che l’anno prossimo si cercherà di dare una levatura internazionale alla manifestazione; il prof. Luca Giansanti e il dr. Roberto Bonuglia curatori dell’evento e il prof. Marco De Nicolò coordinatore scientifico.

Subito dopo è stato dato il microfono al chiarissimo professor Emilio Gentile, che ha saputo affascinare l’auditorio con una lezione magistrale più volte interrotta dagli applausi, legati anche alla sua gradevole personalità, capace peraltro, di spirito autoironico tale da rendere l’ascolto e la visione della lezione stessa di elevato interesse, soprattutto per i tanti giovani accorsi all’apertura della manifestazione storica-culturale. Nel pomeriggio seguiremo gli altri argomenti in programma.

Per quanto riguarda domani 19, mercoledì, il Khayyam’s blog vi ricorda che la mattinata avrà inizio alle ore 9:30, con la presentazione in anteprima nazionale del Rapporto “L’utilità della Storia”.
Uno studio realizzato su un campione di 800 persone, che avrà modo di fornire dati significativi sul consumo di Storia (libri, riviste, audiovisivi etc.), e che valuterà l’impatto culturale che la disciplina ha nei confronti dei lettori. Tra i risultati del Rapporto, particolarmente efficace pare quello sull’importanza riconosciuta alla cultura storica da parte degli intervistati e… al momento non aggiungiamo altro…

Alle ore 10:00 la seconda Tavola rotonda dal titolo “Primo dopoguerra e crisi dei valori”.
La fine della Grandeguerra ed il suo effetto devastante sulla gioventù europea, che tanti romanzi e saggi hanno illustrato con pienezza, sarà al centro dell’incontro successivo, durante il quale Angelo D’Orsi, Eva Cecchinato, Marco Almagesti, Stefano Trinchese ed Eros Francescangeli rifletteranno sulla forza e soprattutto sulla portata di una pagina così triste dell’Europa del Novecento.

Nel pomeriggio alle 18:00 sarà il regista Italo Moscati insieme con Mirella Serri a tenere un’affascinante lezione multimediale sul tema “I giovani tra utopia e realtà: immagini inedite del Novecento italiano”, durante la quale saranno proposti al pubblico alcuni filmati inediti concessi dall’Istituto Luce.

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lunedì 17 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 14.59
E' scattato il conto alla rovescia…

Inizia tra poche ore… l’Edizione 2008 che vedrà l'inaugurazione ufficiale alle ore 9:30 di domani, alla presenza delle istituzioni.

Seguirà alle ore 10:30 la Lectio Magistralis di Emilio Gentile, professore di chiara fama internazionale, dal titolo “Le giovani generazioni nella storia dell’Europa del Novecento” che avrà modo di proporre un’analisi del rapporto delle giovani generazioni con la storia del Novecento europeo.

Il programma riprenderà alle ore 17:00 con il documentario di Rai Educational dal titolo “La Grande Guerra” di Maurizio Cascavilla e Giovanni Sabatucci.

Proseguirà nel pomeriggio con la prima tavola rotonda dal titolo “1914/18: interventisti e soldati”, che si svolgerà dalle ore 18:00.
Ai giovani che oltre novant'anni fa si gettarono a capofitto nelle braccia del radiosomaggismo sarà dedicata la prima tavola rotonda sull’interventismo, alla quale parteciperanno docenti importanti come Alessandra Staderini, Barbara Bracco e Marco Mondini oltre a Daniele Ceschin e Catia Papa.

Il Khayyam’s blog augura ai suoi lettori una buona partecipazione.

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, posted by vito.cirillo at 11.31
In letteratura, ci sono autori che risultano moderni e sempre attuali, nonostante siano trascorsi centinaia di anni. Senza alcun dubbio, fra questi bisogna includere il grande poeta settecentesco Giuseppe Parini. La sua opera più conosciuta è "Il Giorno": con questa opera Parini ironizzò sul mondo dei nobili e ne mise in rilievo le stranezze, le vanità e le iniquità.
Ma Parini scrisse anche molte poesie che furono raccolte sotto il titolo di "Odi": fra queste straordinaria quella intitolata "La salubrità dell'aria". Come si può capire, l'ode è dedicata ad un aspetto che già allora preoccupava: l'inquinamento atmosferico.
Oggi più che mai il problema dell'inquinamento è serio e perfino drammatico. Il Parini lo intuì già nel Settecento....

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, posted by David.Rettura at 02.36

Dunque ci siamo, si ricomincia. E' finalmente arrivata, da questa settimana all'Ara Pacis di Roma, la Settimana della Storia 2008. Se arrivati in sala vedete uno coi pop corn o con l'accendino acceso agli interventi di Canali, di Gentile, della Colarizi o di Marino, beh, quello sono io. Potrà sembrare piaggeria ma non lo è: per me la Settimana della Storia dovrebbe durare un mese.

E' il modo migliore per affogarsi in quel bellissimo mare che è la MIA disciplina, quello in cui ho sempre eccelso sin dalla scuola elementare, in cui credo di riuscire sempre bene od in maniera quantomeno passabile, che mi accompagna nei momenti di riposo che la vita mi offre e che mi è imprescindibile strumento di analisi per capire il mondo che mi circonda.

Ci vediamo lì.

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domenica 16 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 11.25
Nell'ambito del giudaismo, si sta facendo strada una nuova corrente religiosa, quella degli ebrei messianici.
Non si tratta dei giudei-cristiani, ma di ebrei che accettano la figura di Gesù Cristo come Messia umano, in altre parole come una sorta di nuovo Davide. Ne rinnegano dunque la divinità e lo considerano come un uomo e non, come fanno i cristiani, come la seconda persona della Trinità.
I loro simboli sono da un lato il Candelabro e la Stella di Davide, dall'altro il pesce (simbolo dei cristiani primitivi), non la Croce, dunque.
In America sono quasi mezzo milione. In Israele circa 15.000.

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venerdì 14 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 12.52
Secondo certi dati internazionali la situazione del pianeta è preoccupante.
La ricchezza è distribuita in maniera molto iniqua. Si pensi che 1.100 persone detengono una ricchezza pari a quella di due miliardi e mezzo di persone: quasi la metà dell'intera popolazione mondiale. Poco più di mille persone hanno in mano il destino di miliardi di persone.
Tali ricchi determinano situazioni internazionali di vario genere: crisi e guerre, ad esempio. Questo per salvaguardare la loro condizione di privilegio, che difendono pervicacemente.
E' una situazione che, nonostante la globalizzazione, non tende a indebolirsi. I ricchi sanno come mantenere la loro posizione dominante e come rafforzarla. Del resto, anche in Italia il più ricco aggiunge al potere economico anche quello politico e quello mediatico. Tant'è. Agli italiani sta bene così.

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, posted by vito.cirillo at 11.38
Nel primo secolo a.C., durante il periodo repubblicano, Roma dovette fronteggiare la ribellione degli schiavi. 74 gladiatori, guidati da Spartaco, riuscirono a fuggire.
Liberarono altri schiavi e arrivarono a formare un numero di 100.000 persone perché molti contadini si aggiunsero a loro. Lo scopo di Spartaco era quello di ritornare nella sua patria, la Tracia, che oggi corrisponde alla somma di due nazioni: Romania e Bulgaria.
Il suo più fedele seguace, Crisso, non voleva però questo ritorno e si divise da Spartaco portandosi dietro un terzo dei ribelli. Il potente patrizio romano Marco Licinio Crasso, che era molto ricco, contrastò i ribelli organizzando delle agguerrite legioni romane con le quali riuscì a sconfiggere prima Crisso e poi Spartaco. Questi divenne una sorta di eroe leggendario. Molto prima di altri introdusse il principio dell'uguaglianza, dividendo sempre il "bottino" in parti uguali tra i suoi.

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lunedì 10 novembre 2008, posted by khayyamsblog@gmail.com at 01.27
di Antonella Zatti
DALLA TRINCEA ALLA PIAZZA

L’IRRUZIONE DEI GIOVANI NEL NOVECENTO EUROPEO

Dal 18 al 22 Novembre, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis in via di Ripetta, un’originale e più moderna rilettura della storia europea del Novecento grazie alla Seconda edizione della Settimana della Storia che, dopo il successo dello scorso anno, propone un ciclo di incontri sul ruolo che le giovani generazioni hanno avuto in Europa durante il secolo scorso.

www.settimanadellastoria2008.it

La prestigiosa manifestazione che lo scorso anno ha registrato circa 8.000 presenze rendendo per un’intera settimana la Storia protagonista indiscussa del palcoscenico culturale capitolino, quest’anno torna nella suggestiva sede dell’Auditorium dell’Ara Pacis proponendo un ciclo di incontri dedicati ai momenti principali durante i quali i giovani sono stati protagonisti indiscussi della storia europea. Attraverso percorsi difficili ed a volte drammatici le giovani generazioni hanno infatti spesso conquistato la scena della storia europea affermandosi come protagonisti di innovazioni politiche, culturali e sociali.

Confrontandosi con le istituzioni e le culture dominanti e lottando per trasformarle alla ricerca di un «cambiamento» i giovani nel corso del Novecento hanno testimoniato che, a volte, sono proprio i sogni e le speranze a far «muovere» la Storia.

E’ questo, dunque, l’incipit della Manifestazione ‒ curata anche quest’anno da Luca Giansanti e Roberto Bonuglia ‒ che si propone di spiegare come le giovani generazioni siano state in grado di avviare trasformazioni profonde e irreversibili cercando nel nostro presente le tracce del loro impegno e delle loro battaglie.

Gli incontri proporranno una lettura degli avvenimenti che sarà realizzata secondo un originale criterio “trasversale” stimolando nuovi e diversi ambiti di analisi del potenziale creativo dei giovani, al pari delle variabili economiche, militari e politiche solitamente considerate.

Il programma degli incontri, messo a punto dal coordinatore scientifico della Manifestazione, il Prof. Marco De Nicolò, propone un interessante percorso storiografico che, per la prima volta, pone al centro dell’analisi storica i sentimenti, le sfide, le passioni dei giovani europei dalla Grande Guerra agli anni di Piombo.

Dalla trincea alla piazza: l’irruzione dei giovani nel Novecento europeo. E’ questo il leit motiv dell’Evento sul quale sono stati costruiti gli incontri: suggestive Tavole Rotonde durante le quali gli storici discuteranno sul ruolo sempre maggiore che le giovani generazioni sono state chiamate a giocare nel secolo scorso e sulla natura diversa assunta dalla gioventù come condizione dell’essere: se per secoli la giovinezza non è stata che un inevitabile e veloce passaggio verso un’età adulta considerata immutabile nel suo evolversi, con il Novecento essa si è cominciata a delineare come una età a se stante, quasi uno stato della mente indipendente dall’età anagrafica, legittimata ad elaborare propri sistemi valoriali e culturali trasportandoli attraverso il tempo tanto da impregnarne le società e riuscendo, talvolta, a farli sopravvivere alle generazioni che li avevano creati imponendoli anche al grande pubblico.

Sette Tavole Rotonde, precedute da un’importante Lectio Magistralis di Emilio Gentile sulle Giovani generazioni nella storia dell’Europa del Novecento che aprirà il 18 Novembre l’intera rassegna, definiscono il programma della Manifestazione che prevede, anche quest’anno, la partecipazione di docenti universitari di alto livello come Alessandra Staderini, Angelo D’Orsi, Giuseppe Parlato, Mauro Canali, Giovanni Sabbatucci, Victor Zaslavsky, Simona Colarizi, Giuseppe Carlo Marino, Agostino Giovagnoli e Roberto Chiarini solo per ricordarne alcuni. Concluderà la Settimana della Storia una conferenza di Francesco Perfetti su Il mito del giovanilismo nel Novecento italiano.

Anche quest’anno l’Evento propone, prima degli incontri, la proiezione di alcuni documentari prodotti da Rai Educational e, soprattutto, nel pomeriggio di Mercoledì 19 Novembre, sarà il regista Italo Moscati insieme a Mirella Serri a tenere un’affascinante lezione multimediale sul tema I giovani tra utopia e realtà: immagini inedite dal Novecento italiano durante la quale saranno proposti al grande pubblico alcuni filmati inediti gentilmente concessi dall’Istituto Luce.

Nel corso della Settimana della Storia, inoltre, sarà presentato in anteprima nazionale il rapporto L’utilità della Storia: uno studio pubblicato dalla Casa Editrice Nuova Cultura realizzato su un campione di 800 persone scelte tra i partecipanti della scorsa edizione e tra i clienti di un circuito di librerie che fornirà significativi dati sul consumo di Storia (libri, riviste, audiovisivi, etc.) valutando l’impatto culturale che la disciplina riveste nei lettori. Tra i risultati del Rapporto particolarmente significativo pare quello sull’importanza riconosciuta alla cultura storica dagli intervistati: il 96% ritiene infatti che per leggere gli avvenimenti odierni sia necessario approfondire la propria conoscenza storica. Il 93% del campione ha inoltre ritenuta essenziale la conoscenza della storia contemporanea per meglio comprendere le trasformazioni politiche, economiche e culturali della nostra società. I dati raccolti su una campionatura di alto livello culturale saranno presentati la mattina di Mercoledì 19 Novembre e messi a disposizione delle Istituzioni, delle Università e delle Case editrici.

La Settimana della Storia potrà essere «seguita» nella sua originale e suggestiva programmazione anche grazie al sito internet www.settimanadellastoria2008.it: una vetrina aggiornata che permetterà a tutti gli studiosi di storia ‒ ma anche ai semplici appassionati della materia ‒ di confrontarsi, proporre nuovi stimoli per le prossime edizioni e tenersi aggiornati sulle iniziative correlate alla Manifestazione (rassegna stampa, pubblicazione degli atti, cronaca degli eventi, etc.).

Quello dell’Ara Pacis è dunque un appuntamento di grande interesse perché pone, di fatto, la prima pietra per un modo nuovo di leggere la Storia responsabilizzando e coinvolgendo direttamente i giovani sia come oggetto dell’analisi storiografica sia come attori della stessa, fornendo anche a giovani studiosi la possibilità di leggere «la propria Storia» misurandosi con docenti affermati e di indubbio spessore scientifico.

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Settimana della Storia 2008

Curatori dell’Evento: Luca Giansanti - Roberto Bonuglia

Coordinamento scientifico: Marco De Nicolò

www.settimanadellastoria2008.it

segreteria@settimanadellastoria2008.it

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domenica 9 novembre 2008, posted by khayyamsblog@gmail.com at 02.11
di David Rettura

Mi ha fatto sobbalzare leggere, non ricordo più dove, di una scrittrice che ha pensato spesso a tutta la vita che Emanuela Orlandi non ha, presumibilmente, potuto vivere. Perché anche a me è capitato spesso di fare pensieri simili. Più che su Emanuela Orlandi, mi è capitato con Wilma Montesi, Simonetta Cesaroni ed Alfredo Rampi. Questi sono tutti mancati ai loro cari, molto giovani, ma almeno la disgrazia ha lasciato una lapide cui aggrapparsi ed una dolorosa certezza che forse è meglio di quell’incertezza che fa sempre sperare anche contro l’evidenza.

Oggi Emanuela Orlandi avrebbe 40 anni e mi fa molta impressione sentirla oggi così vicina a me che ne ho già 35 e che quando scomparve la consideravo già grande, già vecchia. Mentre lei avrà 15 anni per sempre i miei sono ormai passati e come canta De Gregori “Vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardali e non li trovi più…”.
Immaginarla oggi significa vedere una professoressa di musica in una scuola media cattolica sposata con due figli ed un impegno in Parrocchia corteggiata blandamente da un collega un filo più giovane che sa di non avere alcuna speranza ma spera ancora, oppure una mamma a tempo pieno che dentro di se rimpiange di aver lasciato gli studi per sposarsi tra una vasca e l’altra del figlio piccolo che è, forse, una promessa del nuoto capitolino. E invece là, una veterinaria con uno studio avviato in Provincia che non ha mai permesso al successo di prevarica ai suoi principi deontologici ma che sta ancora cercando il grande amore dopo che la storia con Angelo è naufragata nelle secche della quotidianità.

E Wilma Montesi? Oggi è nonna a tempo pieno di tre o quattro adolescenti rumorosi che di tanto in tanto la cercano al telefono con la speranza di rimediare 10 euro dalla sua pensione, oppure una anziana vedova con un figlio disabile che si macera nel terrore di doverlo prima o poi lasciare solo alla procella della vita; potrebbe anche essere una di quelle arcigne vecchiacce che leniscono il dolore della loro solitudine angustiando il prossimo con mille minuzie. In ogni caso tiene molto a quel vecchio album di brossura grigio-azzurra dove sono state attaccate nel corso degli anni le tante foto di una vita, da quelle fatte allo studio del fotografo in posa nella bellezza dei vent’anni, e poi quelle della gita a Bomarzo quella Pasquetta che piovve da prendersi un malanno prima di conoscere lui, quella di lui con lo sguardo malandrino alla Raf Vallone e la Macedonia tra le dita, la foto di classe della bimba all’ultimo anno di Liceo, l’ultimo scatto di mamma prima della malattia. Ed anche quella con Renato Rascel fatta all’uscita dal Sistina. Niente trenino per Ostia, niente festa maledetta e niente pediluvio senza reggicalze, che non mette più dalla fine degli anni ‘60.

I miei genitori erano partiti per l’Australia da pochi giorni ed avevo diciassette anni, e parafrasando Paul Nizan non permetterò a nessuno di dire che è l’età più bella, il giorno che ammazzarono Simonetta Cesaroni. Tante volte ho pensato a quel palazzone pieno di uffici e dunque vuoto di gente in quel agosto caldo di una Roma che allora in Agosto era davvero deserta (io c’ero me lo ricordo), con Simonetta che va ancora a lavoro e forse la cosa la disturba un po’ ma si fa quel che si deve, se si è adulti. Mi è parso spesso di poter sentire quel campanello squillare o quella chiave entrare nella toppa: cosa pensò Simonetta? Stupore per un imprevisto trasformatosi presto in tragedia, tranquillità di un atteso arrivo, eccitazione di un momento di trasgressione pianificata che si trasfigura in terrore? Se lo sapessimo avremmo risolto il rebus. Ma immaginatela in ferie, fingersi malata o solo uscire prima dall’ufficio od anche avere la forza di respingere l’assalto. E tutto cambia. Oggi potrebbe essere una divorziata con la fissa della palestra che il venerdì va sempre a mangiare la pizza con le amiche zitelle come lei. Oppure ha messo su un negozietto che va peggio giorno dopo giorno con la crisi che c’è ma l’importante è che con lo stipendio di lui ci si possa pagare il mutuo, grazie a Dio. Oppure vive con il suo lui a Treviso, vicino al palazzo della Provincia, a due passi dalla stazione, rimpiangendo Roma ad alta voce, perché è certo un’altra cosa, ma adorando segretamente l’ordine che Gentilini ha dato alla sua città adottiva dove può girare tranquillamente in bici senza quel caos della Capitale in cui non si ritrova più. O chissà cos’altro…

E poi c’è Alfredo Rampi, Alfredino.

Lo vedo mentre parte da Vermicino tutte le mattine che ha il primo turno con la sua Volkswagen Golf indietro di un paio di serie rispetto a quella oggi negli autosaloni, per andare in Athesia a Cinecittà e poi tornare a casa per studiare Diritto Commerciale che è l’ultimo esame che si trascina da un po’ e chiamare Flaminia che se tutto va bene sposerà nel 2010 dopo troppi anni di fidanzamento. Oppure dopo molti anni ha finalmente preso in gestione il “suo” bar con papà che andato in pensione e gli da una mano o almeno ci prova anche se Alfredo non è che si fidi al 100%.
Eccolo mentre gira di pattuglia sulla Pantera della Stradale che sfreccia sull’adriatica all’altezza di Bari con etilometri ed autovelox pronti all’uso. Lo vedete? Sta correggendo le bozze della tesi di dottorato che sarà pubblicata, si spera per Natale, da un editore non tanto secondario grazie all’aiuto del Professore, ma ora deve concentrarsi perché domani ci sono gli esami ed anche se le domande da fare le sa, per scrupolo ripassa: vuole bocciare in sicurezza, ed accarezza Ritz, il suo cane.

Certo per tutti loro si possono immaginare finali in calando, e lo faccio solo per completezza: Simonetta è da sempre l’amante del suo capoufficio all’Inail, dove è entrata per raccomandazione, mentre Wilma è ormai devastata dalla dissolutezza di una vita troppo libera, mentre Alfredino sta scontando a Volterra una pena per spaccio, ricettazionee violenza privata. Emanuela, travolta da un’amore andato male esce poco di casa vivendo sola nella sporcizia mentre giorno dopo giorno dilapida il patrimonio di famiglia, con le sorelle che vogliono farla interdire.

Sono sicurissimo che a nessuno di loro sarebbe accaduto questo, ma comunque sarebbe stato per loro scelta, e non per quella di qualcun’altro, o del fato avverso. Chissà?

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giovedì 6 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 14.48
In Afghanistan, ormai i due terzi del Paese sono nelle mani dei Talebani.
Sono agevolati dal fatto che molti tra la popolazione non sopportano più gli stranieri e perciò preferiscono i talebani ad essi. La strategia Bush, quindi, dopo sette anni ha ottenuto il risultato opposto: i Talebani non sono stati sconfitti né sono spariti. E' una specie di eterogenesi dei fini. Le notizie preoccupanti riguardano una talebanizzazione anche del Pakistan, in cui i filo-talebani sarebbero numerosi. Si dice che Bush dette dieci milioni di dollari all'ex presidente Musharraf affinché non favorisse più i talebani ma li combattesse. Bisogna vedere ora quali sono le reali intenzioni del nuovo presidente pakistano Al-Zardari.

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, posted by vito.cirillo at 14.42
Negli Anni Ottanta, l'ayatollah Khomeini fece nascere in Libano il movimento sciita fondamentalista Hezbollah, che significa "partito di Dio".
Questo movimento è diventato sempre più forte fino a contrastare, in maniera seria, l'esercito israeliano. Soprattutto nella Seconda Guerra del Libano.
Gli Hezbollah hanno dimostrato la propria consistenza e la loro pericolosità: Israele non è riuscito a sopraffarli.
Da alcune voci si è venuto a sapere che l'Iran sta riarmando gli Hezbollah: ciò potrebbe costituire un serio pericolo per la delicata situazione libanese che si regge su fragili equilibri. Israele, infatti, è di nuovo all'erta.

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martedì 4 novembre 2008, posted by giovanni.larosa at 08.00

La redazione del Khayyam’s blog ha il piacere di anticipare ai propri lettori che Roma “città aperta” sta per riproporre una manifestazione culturale che, nel corso della prima edizione, ha registrato una presenza di oltre 8.000 partecipanti: dal 18 al 22 novembre 2008, infatti, si svolgerà presso l’Auditorium dell’Ara Pacis “La Settimana della Storia”.

Lo scorso anno, nel mese di Maggio, la rassegna dedicò una serie di iniziative culturali ai momenti “cruciali” dell’Italia nel Novecento ed ora, nella sua nuova veste, fornirà nuovi stimoli per una migliore interpretazione del Novecento europeo.
“Dalla trincea alla piazza. L’irruzione dei giovani nel Novecento europeo”: è questo il leit motiv della Settimana della Storia 2008 che proporrà al pubblico sette Tavole Rotonde alle quali parteciperanno i maggiori storici italiani e docenti di livello internazionale. Gli incontri saranno preceduti, come lo scorso anno, dalla proiezione di alcuni documentari prodotti da Rai Educational.
All’insegna della multimedialità, inoltre, la Settimana della Storia prevede nel suo calendario anche una Lezione multimediale sul tema I giovani tra utopia e realtà: immagini inedite dal Novecento italiano che sarà tenuta dal regista Italo Moscati e dalla storica Mirella Serri durante la quale saranno utilizzati materiali audiovisivi forniti in in esclusiva dall’Istituto Luce: per la prima volta potranno essere visti dal grande pubblico.
La Manifestazione - anche quest’anno un vero e proprio festival della Storia - è realizzata con il contributo della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Roma e sarà inaugurata martedì 18 novembre con una Lectio magistralis di Emilio Gentile. Lo studioso del fascismo si soffermerà sul tema che riassume, di fatto, l’intero percorso tematico della rassegna: Le giovani generazioni nella storia dell’Europa del Novecento.
I curatori della Manifestazione, Roberto Bonuglia e Luca Giansanti, giovandosi del coordinamento scientifico di Marco De Nicolò, quest’anno hanno ampliato il palcoscenico di svolgimento dell’Evento, organizzando – in contemporanea con gli eventi dell’Ara Pacis - due giornate (il 19 e il 20 novembre) durante le quali si terrà, presso il Salone di Rappresentanza della Provincia di Frosinone, un convegno di studi sul rapporto Giovani e storia nel Novecento italiano, durante il quale docenti affermati e giovani ricercatori di Storia contemporanea si confronteranno sul ruolo che le giovani generazioni hanno avuto nel nostro paese dalla “Grande Guerra” agli “Anni di Piombo”.


A Roma sarà invece presentato, mercoledì 19 novembre il rapporto “L’utilità della Storia”, pubblicato dalla Casa Editrice Nuova Cultura e realizzato con l’obiettivo di rilevare e analizzare il “consumo” di storia, attraverso libri, riviste, audiovisivi, valutandone, di fatto, l’impatto culturale che questo ha nel nostro paese. La raccolta dei dati è stata effettuata attraverso la rilevazione diretta su una campionatura predefinita e con la collocazione di punti di contatto all’interno di un circuito piuttosto rappresentativo di librerie romane e non. Dal “rapporto” emergerà dunque il ruolo attribuito alla Storia, l’intensità con cui essa è percepita dai lettori ed il modo che questi hanno di porsi dinanzi alla disciplina di Clio: i dati forniti, presentati in occasione della “Settimana”, potranno essere di supporto alle iniziative delle istituzioni, delle università e delle case editrici perché risponderanno ad alcuni quesiti concernenti la percezione odierna della Storia: è ritenuta utile? Si conosce? Si richiede?


Il programma dell’edizione 2008 è quindi un omaggio al ruolo svolto dalle giovani generazioni nell’Europa del secolo scorso, riconoscendone la forza di cambiamento creativo svolto in molti momenti importanti della storia d’Europa. Durante gli incontri della Manifestazione emergerà perciò come i giovani, attraverso percorsi difficili ed a volte drammatici, abbiano spesso, in realtà, conquistato il palcoscenico della grande Storia affermandosi come protagonisti di rivolgimenti politici, culturali, sociali: confrontandosi con le istituzioni e le culture dominanti e lottando per trasformarle, i giovani del Novecento hanno testimoniato che, a volte, sono i sogni e le speranze a far muovere la Storia. E’ questo il sottile filo rosso che lega tutti gli eventi della Manifestazione, che si propone di evidenziare come le giovani generazioni siano state in grado di avviare trasformazioni tanto profonde, e stimolando la ricerca nel nostro presente delle tracce del loro impegno e delle loro battaglie.
Durante le cinque giornate della Manifestazione, nelle Tavole Rotonde sarà anche data lettura degli avvenimenti attraverso un criterio “trasversale” che avrà modo di favorire nuovi e diversi ambiti di analisi stimolando una valutazione del potenziale creativo dei giovani, al pari delle variabili economiche, militari e politiche solitamente considerate, con l’inserimento dei sentimenti dei giovani tra gli elementi centrali di analisi storica.
Un appuntamento importante, dunque, quello della Settimana della Storia 2008 i cui incontri “romani” si svolgeranno all’Auditorium dell’Ara Pacis con accesso laterale in Via di Ripetta, con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Come lo scorso anno, la Manifestazione offrirà sicuramente un modo nuovo di vedere gli eventi storici, necessario e quanto più attuale in questi tempi per un maggior coinvolgimento sociale e per un sempre maggiore sviluppo del livello culturale di ognuno di noi.

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lunedì 3 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 11.54
Il nuovo Premio Nobel per l'Economia è lo statunitense Paul Krugman.
Egli è un seguace di Keynes e, come tale, crede nell'intervento dello Stato in economia.
Nel suo libro La deriva dell'America l'economista aveva criticato il capitalismo liberista americano mostrandosi particolarmente scettico e condannando duramente la politica economica di Bush. Krugman in quelle pagine che alcuni hanno già definito "profetiche" previde il crollo dei mutui americani attaccando la finanza "senza regole controllo" che l'amministrazione americana aveva permesso negli ultimi anni.
Nel suo libro, inoltre, Krugman aveva anche previsto la crisi del liberismo americano che avrebbe portato, appunto, gli Stati Uniti alla deriva. Non solo economia, però, nelle analisi del "neo-nobel", particolamente critico verso la politica estera di Bush e la sua dottrina della guerra preventiva.

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, posted by vito.cirillo at 11.47
John Maynard Keynes è stato uno dei più grandi economisti del Novecento. Al suo pensiero economico si sono rifatti tanti uomini politici per creare le strutture del cosiddetto stato sociale.
Ciò è ancora oggi un punto di riferimento per quei politici che danno grande importanza al "sociale".
Keynes, nel 1919, scrisse un libro intitolato Le conseguenze economiche della pace.
Con questo libro mise in risalto il fatto che, dopo la Grande Guerra, ci sarebbero state delle gravi conseguenze economiche nella Germania uscita sconfitta dal conflitto. Egli riteneva che lo stato tedesco avesse subito delle imposizioni troppo dure, esose e pesanti dalle potenze vincitrici.
Questo avrebbe acceso la miccia del nazionalismo generando movimenti tendenti sfruttare il malcontento e proponenti la vendetta rispetto all'ingiustizia subita. Nacque, infatti, il Nazismo.

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domenica 2 novembre 2008, posted by vito.cirillo at 11.42
Colui che vive cercando solo piaceri, senza controllare i suoi sensi, senza moderazione nel cibo che prende, ozioso, fiacco, il tentatore certamente lo abbatterà come il vento abbatte un albero debole.

Coloro che immaginano il vero nel falso, e vedono il falso nel vero, non arriveranno mai alla verità ma seguono desideri vani. Colui che fa male, piange in questo mondo e piangerà nel mondo futuro; egli piange in entrambi i mondi.

L'uomo virtuoso gode in questo mondo e godrà nel mondo futuro; egli gode in entrambi i mondi. Egli gode e gioisce, quando vede la purezza della propria opera.

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, posted by David.Rettura at 00.46

La sconfitta
Possibile
che quando ero là in buca
ad El Alamein
con i proiettili
che mi arrivavano sopra
come indici puntati
io fossi là
per obbligare Anna Frank
a restare
chiusa in soffitta
in attesa della morte?


Marcello Marchesi è stato uno dei maggiori umoristi del secondo dopoguerra, sceneggiatore per Totò, traduttore di Asterix e inventore di slogan pubblicitari che sono diventati dei modi di dire.
Ma è stato anche un acuto osservatore del suo tempo, capace di cogliere in un battito di ciglia il senso di un'epoca, come quando adattò un celebre modo di dire su Giulio Andreotti: Chi non muore si risiede. Ho scelto questi suoi versi, che ho ripreso da una antologia di suoi precedenti lavori da lui stesso curata e che è intitolata Il meglio del peggio.

Per me coglie in pieno il senso di smarrimento di una generazione intera, quella che per miracolo, sosteneva Fellini, non era diventata tutta deficiente, cresciuta durante il fascismo e che considerava, salvo eccezioni, come Giancarlo Pajetta oppure eugenio Colorni, le rodomontate del regime come realtà verosimili, e che solo il lavacro purificatore del fuoco aveva strappato a sogni di cartapesta che si reggevano sugli incubi reali di qualcun'altro. Come ricordò Primo Levi di se stesso in una postfazione a Se questo è un uomo, egli era diventato antifascista il giorno delle leggi razziali e prima aveva invece indossato la camicia nera in tutta naturalezza.

Sessantasei anni fa la sconfitta di El Alamein aprì uno dei primi varchi in quel muro di conformismo che la società italiana, antipolitica per vocazione e costituzione, si era autoedificata.
il presidente Napolitano nel corso delle commemorazioni ha ricordato come la sconfitta di El Alamein fosse stata essenzialmente quella del "folle" progetto hitleriano di supremazia razziale, dimenticando, chissa com'è, quello di matrice nostrana.

In un vecchio film di Ozu un colonnello dell'esercito nipponico incontra in un locale un suo vecchio sottoposto e questo, deplorando l'americanizzazione della cultura giapponese immagina cosa sarebbe potuto succedere ad una America yamatizzata in termini culturali, allorchè il colonnello commenta laconico "Per fortuna che abbiamo perso..."

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, posted by giovanni.larosa at 00.30







«I patri accàttinu
i mammi ammùccinu
i figli tròvinu.
I Muorti è a festa ’re vivi
’re vivi c’hannu i picciuli
»
[1].



Il mese di Novembre era quello dedicato al culto dei defunti e la tradizione voleva che ai bambini si facesse un regalo, il quale si sosteneva che lo portavano i parenti estinti: «In un meraviglioso rapporto tra vivi e morti, che solo la sensibilità finissima del popolo siciliano ha saputo creare».
I bambini di tutta l’area del ragusano, fino agli Anni Ottanta non si facevano attrarre dalla Befana; attendevano invece “’i murticièddi” che facevano trovare loro un giocattolo, magari piccolo ma, cosa molto importante, donato da un parente caro, non più in vita.
Nella notte tra il 1° e il 2 novembre tutti i bambini aspettavano i regali dai “morticini”.
Ai bambini si narravano molti racconti, tutti improntati sulle persone defunte e soprattutto, che le anime di questi defunti sarebbero passate per le strade dei vari paesi, a fare visita ai propri cari; esortando in questo modo, il profondo significato religioso in cui credeva la popolazione della provincia ragusana: «Il mistero della fede, della resurrezione dei morti».
Era questo il periodo dell’anno in cui ancora di più si vedevano le donne tutte “a lutto”: un fazzoletto nero, annodato sotto il mento, copriva il capo, una veletta nera larga tutta ricamata, era poggiata di sopra ed ancora lo scialle poggiato sopra la testa, che copriva tutte le spalle; i guanti neri e le calze nere pesanti, anche se era estate.

«Ci raccontava [la mamma] che una donna era morta lasciando una bambina. I parenti cercarono dove aveva potuto nascondere l’oro, ma non riuscirono a trovarlo. In Sicilia difatti, la gente, per paura dei ladri, nascondeva gli oggetti preziosi in luoghi che nessuno poteva sospettare: sotto il pavimento o in un buco nel muro. La bambina, sapendo che passavano i morti, la sera d’Ognissanti rimase sull’uscio fino alle dodici [mezzanotte], l’ora che le anime girano dappertutto. Tra quella moltitudine ella riconobbe sua madre, la chiamò per nome e le chiese dove aveva nascosto l’oro. La voce della mamma rispose che era sotto lo scalino della porta e le raccomandò di ritirarsi dentro, perché passavano le anime degli annegati e si sarebbe spaventata. Essendo la casa al di sotto del livello stradale, si scendeva giù per due gradini interni: in una fessura tra questi vecchi scalini sua madre aveva nascosto tutta la sua ricchezza. La bambina, atterrita nel riudire la voce materna, andò a letto febbricitante. Il giorno dopo cercò nel luogo indicato e trovò il piccolo tesoro; ma lo stupore e il terrore furono così forti che la piccola se ne morì».

Questa è una storia nota a tutti a Ragusa.
Già una settimana prima del giorno tanto atteso, nell’aria si avvertiva un certo movimento. Erano momenti d’euforia, misti a tensione; un’aria di speranza e d’apprensione insieme, causata dal giudizio sul comportamento che i morticini potevano esprimere, premiando i bambini con dei regali oppure, cosa terribile, rimproverandoli con il carbone per via di qualche marachella.
La sera prima i bambini avevano la cura di ricordare con chiarezza l’elenco dei giocattoli che volevano dai defunti, scrivendo letterine di richieste e in mezzo, inserite promesse di futura bontà: impegno al rispetto di mamma e papà e al comportamento.
La mattina della “festa dei morti” si doveva digiunare e se qualcuno non resisteva, rischiava di trovare un pezzo di carbone.
Ecco che a questo punto, arrivava la parte più bella: la caccia al tesoro. «Avanti! – diceva la mamma – ora cerca. Cerca dappertutto, perché i morti sono capricciosi. I regali li nascondono bene. Se non li trovi, loro se li riportano». Questo fatto, da un lato, creava una certa ansia per il ritardo del ritrovamento, ma, dall’altro, era la conferma che l’attesa visita dei morticini, era avvenuta, anche se fino all’ultimo momento si notasse negli sguardi dei più piccoli il timore di una così grave dimenticanza.
La ricerca era frenetica e seguita da tutta la famiglia con apprensione, ma il ritrovamento di uno dei doni identico a quanto si richiedeva nella letterina, portava a grandi esultazioni, con il cuore di questi bambini che sembrava pronto a scoppiare nel petto, da un momento all’altro.

«Ricordo che entravo sempre con un’emozione profonda, un misto di paura (qualche Morticino poteva essersi attardato ed essere ancora nella stanza), di timore (qualche marachella poteva essere stata punita col carbone), di speranza (chissà se la ultima letterina era arrivata in tempo a destinazione?)».

Grida di gioia spaccavano l’aria, nelle case, dove il dolore aveva raggiunto quelle famiglie che avevano perduto una persona cara ma ricompensata dall’allegria e dall’esultanza dei bambini, rappresentazione vivente del futuro e della speranza nella vita.
Questa tradizione era perpetrata di solito fino all’età di sette/otto anni, poi o per via degli amichetti o perché non era più età di giocattoli, in un modo o nell’altro si veniva scannaliàti, in altre parole si raccontava ai figli la realtà dei fatti.
Superata l’età, i bambini erano orgogliosi di contrastare i genitori raccontando la verità, al punto di rifiutare il giocattolo e in realtà ci furono dei casi in cui le mamme riconsegnavano i giocattoli ai commercianti, anche ambulanti: «’Ddu scumunicatu ciù u sapi. Chi fa mu cangia, ci pigghiu n’avitra cosa ciu utili!»
[2].

[1] “I padri comprano / le mamme nascondono / i figli trovano / I Morti è la festa dei vivi / dei vivi che hanno i soldi”.
[2] “Quello scomunicato ormai lo sa. Che me lo cambia, gli prendo una cosa più utile!”.


Tratto da: Giovanni La Rosa, La vita quotidiana nel ragusano. Dal Fascismo alla Repubblica, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2007.

Nell'immagine della pubblicazione, un cestino di "frutta Martorana" di pasta "reale", così denominata la pasta di mandorle, un dolce tipico di tutta la Sicilia, soprattutto nel periodo dei "morticini".

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, posted by David.Rettura at 00.14
Che emozione, spulciando negli scaffali di una libreria vecchio stile, di quelle che a Roma, invasa dai megastore multimediali non ci sono quasi più, scovare L'Islam e il suo Corano, testo ormai esaurito del compianto Sergio Noja Reseda, che da tanto cercavo...
Mi ha riportato a quando, giovanissimo, cercavo in ogni dove la sua biografia del Profeta Maometto, nella vecchia edizione della serie religiosa degli Oscar Mondadori, finche un giorno non mi era letteralmente caduta addosso, sempre in un piccolo negozietto che credo oggi non ci sia più.
Ora vi lascio perché vado a perdermi tra le pagine di questo piccolo tesoro.

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