venerdì 31 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 0.40
Nel mese di ottobre, ad Acco, nella parte settentrionale di Israele, si sono verificati degli scontri fra arabi ed ebrei che hanno un carattere non nazionalistico, ma razziale.
Questa è una novità preoccupante. Acco era una specie di modello di convivenza pacifica tra arabi ed ebrei. Le causa di quanto successo, come spesso succede, è stata banale: un arabo ha interrotto il silenzio della festività ebraica dello Yom Kippur. Questo ha fatto sì che gli ebrei reagissero con una ritorsione a quella che consideravano una vera e propria provocazione. Gli arabi a loro volta hanno risposto alla ritorsione. Da lì gli scontri che sono durati alcuni giorni. Si spera che il tutto finisca qui e che non provochi altri scontri in altre zone del paese.

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, posted by vito.cirillo at 0.33
Nel Trecento a.C., in Macedonia, Filippo riuscì a unificare le varie tribù facendone una potente nazione. Poi, suo figlio Alessandro, detto Magno o Il Grande, riuscì ad espandere la potenza greco-macedone fino all'estremo Oriente, diffondendo la civiltà e la cultura greche.
Alessandro fondò in Egitto una città che chiamò Alessandria. Essa diventò ben presto la città del sapere. Tra l'altro, vi operarono inventori e scienziati di grande valore. Fra questi, l'astronomo Eratostene, che sostenne la teoria della sferità della Terra. In seguito, in Alessandria, opererà anche Erone, un ingegnere di grandi capacità inventive e creative. Egli creò la prima rudimentale macchina a vapore. Successivamente, uno dei successori di Alessandro, Tolomeo, fece costruire la più grande biblioteca esistente, con milioni di libri. Essa esiste tuttora ed è un vanto dell'Egitto.

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giovedì 30 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 11.24
Cinque anni fa con l'ultima guerra del Golfo fu deposto Saddam Hussein che aveva instaurato in Iraq un regime dispotico e sanguinario. I capi furono catturati, imprigionati e condannati. Tra essi, il vice di Saddam, Tark Aziz.
Era il responsabile della politica estera ed era un abile diplomatico e negoziatore. Era - come lui stesso ha ricordato in una bella intervista pubblicata sul Khayyam's Blog da Roberto Bonuglia - cristiano e questo dimostrava il fatto che Saddam (musulmano sunnita) non aveva preclusioni di carattere religioso.
Anche Aziz è stato condannato a morte ma a differenza di Saddam, la sua condanna non è stata ancora eseguita. Per salvargli la vita sono nati dei gruppi di pressione soprattutto fra i cristiani. Anche in Italia alcuni cattolici si sono mobilitati recentemente a tale scopo.

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mercoledì 29 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 11.33
Un tempo il popolo palestinese era unito anche se esistevano vari fronti di liberazione nazionale, che erano tutti laici e caratterizzati da rivendicazioni di tipo nazionalistico.
Ora il popolo palestinese è chiuso in due tronconi: da una parte Hamas che conserva il suo carattere nazionalistico ma è ora un movimento soprattutto islamico dall'altra Al Fatah che continua l'opera del suo fondatore, Yasser Arafat.
Quelli di Hamas ora sono concentrati nella striscia di Gaza, quelli di Al Fatah in Cisgiordania. Fra i due gruppi c'è ostilità e contrapposizione anche armata. A Gaza, però, la situazione peggiora sempre di più come ha recentemente sottolineato Tony Blair che ha un incarico internazionale riguardo al Medio Oriente. Oltre un milione e mezzo di persone versano in disastrose condizioni economiche, igieniche e sanitarie. E' triste che non si stia facendo molto per affrontare e risolvere questo drammatico problema.

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lunedì 27 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 15.14
Ormai da 5 anni l'Iraq è teatro quotidiano di stragi e uccisioni dovute agli attentatori suicidi. In questi ultimi tempi, però, si stanno verificando episodi preoccupanti al riguardo della convivenza religiosa. Nel nord dell'Iraq, a Mosul, sono presi di mira i cristiani dagli integralisti islamici.
Centinaia di cristiani fuggono dai loro paesi.
Nel resto dell'Iraq, sta emergendo sempre più l'integralista sciita Moqtada al-Sadr che sta, proprio in queste settimane, riunendo sotto il suo comando molti gruppi sciiti. Ciò potrebbe costituire un pericolo per gli attuali equilibri politici e religiosi su cui si regge attualmente il paese.
Bisogna vedere in che modo e in quale misura gli sciiti rimangano fedeli all'ayatollah Al Sistani che è la figura più prestigiosa del mondo sciita iracheno.

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, posted by vito.cirillo at 15.04
Dopo una lunga dittatura di tipo fascista (iniziata nel 1939 e durata 36 anni) la Spagna ha conosciuto la democrazia. Alla morte, il generale Francisco Franco aveva lasciato il suo paese in condizioni di arretratezza.
La Spagna, quindi, ha avuto rispetto all'Italia un minor numero di anni per recuperare in tutti i sensi ed in tutti i campi. Dopo il 2000, mentre in Italia era al governo il "centro-destra" di Silvio Berlusconi, la Spagna è passata dal "centro-destra" di Aznar alla "sinistra di Zapatero".
Con Zapatero, che è ora al secondo mandato governativo, la Spagna ha fatto progressi eccezionali in tanti campi: economico, sociale, diritti civili, innovazione ambientale. Anche sul piano del turismo la Spagna è diventata una temibile concorrente per la nostra Penisola. Da qualche parte, si sente dire: "magari ce l'avessimo noi in Italia Zapatero". E' strano, quindi, che la Spagna non sia inclusa fra i grandi paesi (come Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia) che vengono consultati su questioni fondamentali come la recente crisi finanziaria.
Di recente c'è stato il G4 dei paesi europei per esaminare i rimedi da prendere per contrastare tale crisi. E' consigliabile che d'ora in poi il G4 si trasformi in G5 con l'entrata della Spagna. A questo proposito Zapatero non ha fatto mancare il suo dispiacere per l'ancora non considerata eventualità di fare entrare il suo paese nel vertice europeo.

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, posted by vito.cirillo at 14.56
Il Premio Nobel per la letteratura del 2008 è stato assegnato allo scrittore francese Jean Marie Le Clezio. Ha 68 anni ed ha scritto una cinquantina di opere di vario genere.
Molti critici non hanno condiviso queste scelte ritenendolo uno scrittore di secondo piano e preferendo dare il riconoscimento ad un americano o ad un israeliano. Lo scrittore italiano Vincenzo Consolo invece lo ritiene meritevole.
In realtà, Le Clezio non è molto conosciuto in Italia ma non è, come molti ritengono, uno scrittore mediocre. Egli ama descrivere ambienti esotici incentrati su elementi avventurosi. Ama sperimentare le tecniche del romanzo, che ritiene il genere migliore per testimoniare nel e del nostro tempo. Esordì nel 1961 col romanzo Il verbale. Fra le opere più considerevoli i romanzi: L'africano, Diego e Frida, Le due vite di Laila, Stella errante, Il continente invisibile.
Fu grande amico di altri due francesi premiati col Nobel: Albert Camus e Jean Paul Sartre.

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sabato 25 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 12.16
La tradizione cinese ha il suo profetismo nell'alto insegnamento di Confucio, il saggio vissuto nel VI secolo a.C.
Il confucianesimo si risolve in una lucida e coerente lezione di umanità, in una morale della virtù, delle regole, delle dignità e dello stile di vita. Soprattutto i celebri Aforismi di Confucio sono in tal senso esemplari. L'insegnamento morale del sapiente cinese Confucio ha la prerogativa di valorizzare l'umanità dell'uomo, facendone emergere i valori e le virtù. Si può ben considerare Confucio come un maestro dell'umanesimo mondiale, attuale ancora oggi .

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, posted by David.Rettura at 1.02
In un mio post, mi sono dato a considerazioni personali sul Nobel per la pace, e mi è capitato di passare in rassegna quelli che erano i miei candidati predferiti, quelli che avrebbero meglio espresso la mia personale idea del premio. E tra i tanti mi è capitato di citare i missionari, per lo più protestanti americani e sudcoreani che assistono i fuoriusciti nordcoreani nella zona di frontiera tra la DPRK e la Cina, lungo il corso del fiume Yalu ma non solo. Spinti dalla fame e dalle prevaricazione del regime di Pyongyang, migliaia di persone hanno passato e passano la frontiera in cerca di condizioni di vita quantomeno leggermente più umane.

Ricercate dalle guardie di frontiera di entrambi i paesi, queste disgraziate persone si trovano in Cina ad affrontare situazioni certo non piacevoli e di grande disagio, con il solo obiettivo di riuscire in qualche modo a raggiungere, attraverso estenuanti viaggi sotto falso nome, paesi più disposti ad essere transigenti verso la loro aspirazione di raggiungere la Corea del Sud, ove spesso l'accoglienza latita oppure è fredda.
Molto frequentemente il solo aiuto che essi trovano per non finire in mano ai pescecani mascherati da sfruttatori che ne carpiscono i magri risparmi con promesse vane, oppure li sospingono nell'economia illegale o nella prostituzione, nei matrimoni forzati (la Cina a causa delle sue dissennate politiche demografiche mostra carenza di giovani donne in età da marito e la forza dei valori tradizionali, molto viva, spinge senza troppi rimorsi ad ogni genere di stratagemma), è quello delle organizzazioni religiose che hanno messo in piedi network, per lo più informali, di assistenza per questi derelitti.

Ma questo lavoro in Italia ed in Europa, è ignoto ai più anche tra coloro che pure sono attenti ai diritti umani, e solo HRW e pochi altri ne danno conto.
Per saperne di più: http://select.nytimes.com/2007/06/04/opinion/04kristof.html?_r=1&oref=slogin

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giovedì 23 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 14.19
L'ebreo Carlo Levi fu un eccellente pittore ma anche un notevole scrittore. I suoi quadri, aventi come oggetto i contadini lucani, sono di eccellente qualità.
Durante il fascismo, essendo antifascista, Carlo Levi fu confinato ad Aliano, uno sperduto paese della Lucania. Questa esperienza di confinato lo segnò a tal punto, da farlo innamorare della regione e dei suoi abitanti. Da qui il famoso libro Cristo di è fermato a Eboli, uno dei più bei libri della narrativa italiana del Novecento italiano.
Dopo la sua morte si lesse nel testamento dello scrittore la sua volontà di essere seppellito in Lucania.
A lui si deve anche la scoperta di un grande poeta lucano, Rocco Scotellaro.

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, posted by vito.cirillo at 14.10
Emmanuel Mounier è un grande filosofo, ma da tempo è stato dimenticato.
Il pensatore francese influenzò notevolmente i decenni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale. Il suo pensiero è stato definito "personalismo".
La sua fede cristiana lo portò a valutare l'importanza delle persone rispetto all'individuo tipicamente borghese. Egli credeva nella persona socializzata e rifiutava l'individualismo borghese. Sosteneva che la persona è alterocentrica, mentre l'individuo è egocentrico. Nel dopoguerra, al suo pensiero si rifece il grande intellettuale italiano di Ivrea Adriano Olivetti, uomo di grande cultura umanistica. Il pensiero di Mounier, insieme con quello del filosofo francese Jacques Maritain, influenzò profondamente il Concilio Vaticano II voluto dal Papa Giovanni XXIII. Da questa influenza derivò l'apertura al dialogo della nuova Chiesa cattolica.

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, posted by khayyamsblog@gmail.com at 14.10
Cento anni fa, a Santo Stefano Belbo (Cuneo), uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano, e forse del Novecento europeo.
Anima tormentata e inquieta, Cesare Pavese pose fine a 42 anni alla sua vita uccidendosi in un albergo di Torino, nel 1950. Fu anche poeta: notevoli le raccolta Lavorare Stanca e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Di grande livello il suo diario Il mestiere di vivere. Il meglio di sé, però, l'ha fornito coi suoi romanzi che sono diventati molto famosi: La luna e i falò, La casa in collina, La bella estate. Di grande valore intellettuale anche I dialoghi con Leucò, un'opera che ebbe come punto di riferimento le Operette morali di Giacomo Leopardi.
Pavese ha uno stile originalissimo impregnato di pessimismo. Egli dette anche molta importanza alla psicoanalisi, essendo un culture di Sigmund Freud.

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mercoledì 22 ottobre 2008, posted by David.Rettura at 23.00

Si è aperta oggi, in un anno che anche a Roma, la mia città, sarà ricco di appuntamenti culturali imperdibili, tra mostre e manifestazioni culturali, come la Settimana della Storia (contenti?), la mostra sul Canaletto, uno dei miei pittori preferiti, e sul vedutismo veneziano presso la Casa dei Carraresi di Treviso. Alcuni anni or sono gli spazi del Se nato ospitarono un'evento espositivo sul Canaletto, ed anche la Collezione Terruzzi, ospitata più recentemente al Vittoriano ed ora in quel di Milano (se siete lì non perdetela, io sto pensando di andarci apposta, magari appaiandolo al mercatino dei libri della seconda domenica in Piazza Diaz). Il vedutismo veneziano è di importanza capitale nella storia dell'arte, specie quella inglese dei Turner e dei Constable, che ne sono tributari. Ma al di la di questo mi ricorda sempre i versi di Dante.
e da per gli occhi una dolcezza al core, che intender no la po, chi non la prova

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, posted by vito.cirillo at 1.36
Nel 1843, il filosofo cattolico Vincenzo Gioberti scrisse un'opera intitolata Il primato morale e civile degli italiani.
Gioberti faceva derivare questo primato dal fatto che la sede pontificia era sul territorio italiano e ciò non poteva non conferire al popolo italiano l'aspetto meritorio. Nonostante che ancora oggi la sede pontificia sia sul territorio italiano, questo primato morale e civile è inesistente e non per colpa delle Chiesa (che potrebbe però fare un'opera più convinta e costante in tal senso). Il fatto è che il popolo italiano è riluttante alla fondamentalità della questione morale che è da secoli, tranne pochi momenti, il vero problema irrisolto.
E' auspicabile che coloro che si dedicano alla vita politica ne siano consapevoli e si adoperino seriosamente per affrontare questo problema. Chi vuole mettersi al servizio degli altri (vale a dire il politico) deve essere immune da qualsiasi, sia pur minima, macchia.
Altrimenti si dedichi ad altro.

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, posted by vito.cirillo at 1.30
Una legge fondamentale dell'economia è quella del bilanciamento tra la domanda e l'offerta. In Italia, ora, c'è solo uno sbilanciamento: la domanda è in calo.
Non solo a causa dell'aumento dei prezzi degli ultimi tempi, ma anche e soprattutto a causa del diminuito potere d'acquisto degli italiani nell'ultimo quindicennio.
Sia i governi di centro-destra che quelli di centro-sinistra non hanno saputo trovare rimedi validi a questo riguardo. Se non si provvede, non ci saranno ne crescita ne sviluppo.
E la cosa grave è che si sta verificando un crescente impoverimento del ceto medio. A questo punto, slogan e promesse elettorali non servono più....

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martedì 21 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 0.41
Se in un paese si forma una maggioranza eletta, che ha come guida un leader forte, si può cadere in qualche inconveniente per la vita democratica della società. Il leader può tenere in pugno a tal punto la maggioranza da poter far approvare tutto ciò che gli piace e gli interessa.
In tal caso, si cade nell'autocrazia e si genera il fenomeno dell'autocratismo, ossia il potere quasi incontrastato di uno solo.
L'opposizione viene ridotta nelle condizioni di protestare, di alzare la voce, di fare manifestazioni di piazza. Può però solo subire le decisioni dell'autocrate.

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, posted by vito.cirillo at 0.35
In una vera e propria democrazia, il cittadino partecipa attivamente alla scelta dei legittimi rappresentanti delle istituzioni democratiche (Comuni, Province, Regioni, Parlamento nazionale). Non basta soltanto votare, ma è fondamentale dare la propria preferenza a persone che ognuno ritiene di essere meritevoli della propria fiducia.
Quando in un sistema questo diritto viene tolto, la democrazia è zoppicante. I rappresentanti vengono nominati dai capi di partito e non vengono più eletti mediante una effettiva scelta dell'elettore. E' sbagliato perseverare nell'uso di quella legge (approvata nel 2005) che toglie all'elettore un suo diritto che onora una democrazia più effettiva.

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, posted by vito.cirillo at 0.27
Nella scuola italiana è stato deciso di reintrodurre (grazie al nuovo ministro Maria Stella Gelmini) l'insegnamento, come vera e propria materia, dell'Educazione civica e stradale (c'era anche tempo fa ma è stata snobbata dal corpo insegnanti).
Alcuni hanno criticato questa decisione. Secondo noi, invece, non solo questa decisione appare opportuna e giusta, ma a dire il vero bisognerebbe anche fare qualcosa di più: introdurre nella scuola italiana l'insegnamento dell'educazione in generale.
Per essere più precisi, sarebbe opportuno prevedere agli alunni di scuole elementari e medie l'insegnamento del galateo o delle buone maniere: guardandoci in giro, se ne vede ben poco di gente che conosce e applica il buon comportamento.
Perfino certi politici, oggi, si distinguono per volgarità di gesti, rozzezza di linguaggio e per la partecipazione a programmi televisivi di vero e proprio "trash".

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lunedì 20 ottobre 2008, posted by giovanni.larosa at 8.00


Alla vigilia di Natale del 1927 nella borgata Altarello di Baida in Palermo, nasceva Pio La Torre.
Le origini contadine della sua famiglia lo portarono a seguire più intensamente le problematiche di politica sociale, al punto di tesserarsi giovane, nel ’45, nel Partito comunista italiano e di costituire una sezione Fgci nella sua borgata. Negli corso degli anni intensificò il suo interesse per la terra e ne seguì i vari processi politici concernenti lo sviluppo dell’agricoltura e in maggior misura del problema dei latifondi incolti, essendo fautore del principio “la terra a tutti”.
Nel palcoscenico nazionale, riguardo questo specifico aspetto sociale, nel quinquennio 1945/50 si lottò per l’effettiva applicazione dei “decreti Gullo”
[1], allora ministro dell’Agricoltura nel secondo governo Badoglio, indicato come “il ministro dei contadini”; provvedimenti[2] che avrebbero dato maggiori garanzie alle famiglie di braccianti agricoli affamati, che uscivano dalle morse della Seconda guerra mondiale.
Di fatto questi decreti, furono svuotati dei contenuti da parte del nuovo ministro
Antonio Segni, un politico di tendenze conservatrici, che diede l’opportunità ai proprietari dei terreni di mettere in discussione la legittimità delle norme sui fondi; atteggiamento che alimentò un’ondata di proteste in Sicilia, le quali dilagarono con l’occupazione delle terre abbandonate da parte dei braccianti e nella richiesta di un’effettiva “riforma agraria”.
Animato dalla situazione sociale dell’epoca, nel ‘47 La Torre, trasferitosi a Palermo, intensificò il suo impegno politico, divenne funzionario della
Federterra e responsabile sindacale della sezione giovanile della Cgil palermitana. Nel ‘49 partecipò attivamente a queste proteste, che chiedevano un censimento delle terre incolte e un’equa distribuzione ai braccianti più bisognosi, oltre all’attivazione di una campagna di raccolta del grano per la semina di questi fondi, al punto che per sensibilizzare l’opinione pubblica palermitana, si adoperò alla realizzazione del 1° Festival provinciale de “l’Unità”, svoltosi il 23 ottobre 1949.
Trattandosi di una sommossa che vedeva coinvolte molte regioni italiane, queste manifestazioni contadine riportarono i primi tre morti in Calabria, a Melissa in provincia di Crotone, causate dall’intervento dei reparti “Celere” della polizia, il 29 ottobre 1949.
Da poco celebrato il matrimonio, Pio La Torre decise comunque, di stare accanto ai suoi compagni per organizzare l’imminente lotta; questa ebbe inizio il 13 novembre 1949 col coinvolgimento dei braccianti di dodici comuni limitrofi: Campofiorito, Contessa Entellina, Valledolmo, Castellana Sicula, Polizzi, alcune borgate di Petralia Soprana e di Petralia Sottana, Alia, S. Giuseppe Jato, S. Cipirello, Piana degli Albanesi, che avrebbero dovuto confluire a Corleone, luogo da cui sarebbero partiti i cortei per andare a occupare le terre incolte censite. Al controllato intervento della polizia, visti i fatti di Melissa, sopperì il governo, disponendo l’arresto di diciotto tra dirigenti del sindacato e braccianti, seppur siano stati occupati quasi tremila ettari di terra, che fu coltivata a grano.
Durante l’attesa dell’arrivo della primavera del ‘50, La Torre si adoperò per l’organizzazione delle lotte dei braccianti, necessarie per conservare “il diritto di raccolta” a confronto alla rivendicazione degli agricoltori proprietari dei terreni occupati, i quali volevano la restituzione di quelle terre e dei raccolti, affinché fossero assegnati altri fondi ai contadini in lotta, come proposto dalla prefettura di Palermo. Il 10 marzo 1950 nel comune di Bisacquino, Pio La Torre, si mise alla testa di un corteo di circa cinque chilometri, pronto ad occupare altri ettari di terra e, a seguito di lanci di pietre e tafferugli contro la polizia chiamata dai proprietari, alla fine della giornata fu accusato ingiustamente e tratto in arresto all’alba del giorno successivo.
Arrestato e detenuto in carcere “preventivo” scrisse dalla cella dell’Ucciardone di Palermo a
Paolo Bufalini: «Uno degli obiettivi che il nemico si prefigge chiudendoci in carcere è di strapparci alla lotta e isolarci da quel movimento che è la fonte di ogni nostro pensiero e azione». Durante la detenzione dal 11 marzo 1950 al 23 agosto 1951, lesse le opere di Gramsci, alcuni scritti di Lenin e Labriola, nonostante le difficoltà di recuperarne i testi.
Partecipò alle lotte con i braccianti “la dura trafila politica dei comunisti siciliani” ed arrovò fino a Roma, come deputato nazionale e membro della commissione antimafia. Più tardi entrò nella segreteria nazionale proposto da Enrico Berlinguer “in considerazione delle sue doti politiche, d’intuito e di organizzazione”. Nel maggio 1972 fu eletto alla camera dei deputati, dove l’onorevole Pio La Torre restò in carica per tre legislature. Entrato a far parte della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, preparò un disegno di legge
[3], molto articolato e propose altresì, l’introduzione dell’art. 416 bis al codice penale, la cui particolarità era legata alla “obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati”.
All’inizio degli Anni Ottanta, Pio La Torre fu consapevole della gravità della situazione in Sicilia: erano stati uccisi illustri rappresentanti dello stato, come il giudice Cesare Terranova il 25 settembre 1979, il procuratore della repubblica Gaetano Costa il 6 agosto 1980 e il presidente della regione
Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980.
Al suo rientro a Palermo pose l’attenzione su tre punti: «La Sicilia oggi corre pericoli mortali. Tre sono le componenti che configurano la situazione di emergenza: 1) c'è il perdurare della crisi economica con l'intreccio inflazione-recessione che colpisce le parti più deboli del paese e la manovra economica di Spadolini accentua questa tendenza; 2) c'è il dilagare della violenza criminale e del potere mafioso, che mette ormai in pericolo l'incolumità e la sicurezza dei cittadini e blocca persino le iniziative imprenditoriali; 3) c'è la decisione del governo italiano di installare a Comiso la più grande base missilistica d'Europa. In sostanza abbiamo oggi un governo che, mentre è incapace di dare risposte valide alla Sicilia sul terreno del suo sviluppo economico e sociale, mentre si dimostra sempre più impotente a fronteggiare la violenza criminale e il terrorismo mafioso, decide di fare della Sicilia un avamposto militare in un Mediterraneo già caratterizzato da pericolose tensioni e focolai di guerra».
Contro l’emergenza rappresentata dalla base missilistica di Comiso in provincia di Ragusa, lanciò la campagna
[4] per la raccolta di “un milione di firme”, in calce ad una petizione da inviare al governo e in occasione dell’annuncio del governo Spadolini del 7 agosto 1981, di “accordo con la Nato per l’installazione di 112 euromissili nucleari Cruise nella base militare di Comiso”, ebbe modo di dire: «Se entrerà in funzione, arriveranno 10.000 soldati americani, la Sicilia diventerà una specie di portaerei, porto franco, e tutti i traffici illeciti con gli Stati Uniti diventeranno più facili». Gli occhi dell’Europa erano puntati su quel piccolo paese della provincia di Ragusa.
«Negli ultimi anni sono accaduti in Sicilia fatti gravissimi. Il potere mafioso ha rialzato la testa e abbiamo assistito a una sequenza drammatica di omicidi politici culminati nell'assassinio del presidente della regione, Piersanti Mattarella. Da quel momento si è accelerato il processo di degradazione della vita politica e delle stesse istituzioni autonomistiche. Il già insufficiente apparato produttivo dell'isola è duramente scosso dalla crisi economica, mentre lo Stato si dimostra sempre più impotente di fronte alla violenza criminale e mafiosa che ogni giorno semina terrore e morte. E come non vedere il pericolo che la trasformazione della Sicilia in una gigantesca base di guerra spingerebbe alle estreme conseguenze i processi degenerativi già così allarmanti?». Con queste parole, sulla prima pagina del quotidiano “l’Unità” del 11 ottobre 1981, Pio La Torre denunciò per la prima volta in modo esplicito il nesso che a molti allora sembrò propagandistico e artificioso fra sottosviluppo, mafia e missili.
«Installare i missili a Comiso – spiegava La Torre ai suoi compagni e alla gente, con quella semplicità di linguaggio che gli era congeniale – equivale a porre sul territorio siciliano un corpo estraneo che finirà per contagiare e corrompere ogni forma di vita democratica, finirà per inquinare e distorcere ogni prospettiva di sviluppo economico. E i dollari tanto seducentemente promessi? Sarebbero rimasti un miraggio, come trent'anni prima, quando i petrolieri americani della Gulf Oil erano venuti a trivellare pozzi di petrolio attorno a Ragusa».
La prima grande manifestazione fu fissata a Comiso per domenica 11 ottobre 1981, con un gran
numero di partecipanti provenienti, in marcia, da Palermo: i pacifisti tedeschi, i monaci buddisti che digiunavano, le femministe inglesi, gli autonomi di Roma e molti ragazzi siciliani con il sacco a pelo. Una fiumana umana mai vista nella cittadina iblea.
Comiso era entrata nel cuore dei pacifisti di tutto il mondo; erano presenti delegazioni di quindici paesi europei e mediterranei. Quasi centomila cittadini della provincia di Ragusa avevano firmato la petizione popolare con la quale si chiedeva al governo di sospendere i lavori di costruzione della base, per agevolare così una ripresa delle trattative di Ginevra sul disarmo e una più efficace legislazione antimafia.
«Le ultime dichiarazioni del presidente Reagan circa la possibilità di una guerra atomica limitata all'Europa, escludendo lo scontro diretto Urss-Usa, a mio avviso non si riferiscono tanto all'Europa centro-settentrionale, ma piuttosto al Mediterraneo e guardano a ciò che accade in Medio Oriente e nei paesi arabi. E i missili dislocati a Comiso, all'estremo lembo sud dell'Europa, rientrano in quella strategia americana. Ecco perché la Sicilia corre per davvero un pericolo mortale e il popolo siciliano si pone sempre più l'interrogativo angoscioso sul destino che lo attende»
[5].
«Occorre respingere questa prospettiva, chiamando il popolo siciliano a dire “no” a un destino che, prima ancora di farla diventare bersaglio della ritorsione atomica, trasformerebbe la nostra isola in un terreno di manovra di spie, terroristi e provocatori di ogni risma al soldo dei servizi segreti dei blocchi contrapposti. Ne trarrebbero nuovo alimento il sistema di potere mafioso e i processi degenerativi delle istituzioni autonomistiche, mentre la Sicilia sarebbe condannata alla degradazione economica e sociale»
[6].
Due giorni prima dell’assassinio: «La sospensione della costruzione della base missilistica a Comiso − scrisse, infatti, in un articolo apparso postumo su “Rinascita” del 14 maggio 1982 − è una delle risposte urgenti che l’Italia può dare per creare le condizioni più favorevoli alla ripresa e al successo del negoziato, per salvare l’Europa dalla catastrofe della guerra atomica»
[7].

Per questa combinazione d’interessi: quelli della base di Comiso e quelli di “Cosa nostra”, l’onorevole Pio La Torre fu assassinato a colpi di kalashnikov il 30 aprile 1982, da due killer che lo fermarono per sempre in un budello della Palermo vecchia, dietro le caserme di Corso Calatafimi.
Ricordò il segretario del Partito comunista italiano, Enrico Berlinguer, nell’orazione funebre pronunciata a Palermo, in Piazza Politeama, il 2 maggio 1982: «Pio La Torre aveva compiuto la scelta di un ritorno, ben sapendo che si trattava della scelta di un posto di lotta e di lavoro pieno di difficoltà. […] Dispiaceva, al centro nazionale del partito, privarsi della presenza operosa, generosa, cordiale di La Torre. E a Roma egli era ben ambientato, con la sua famiglia, con gli amici. Tuttavia egli chiese, con tenacia e forza di volontà, di tornare in Sicilia, nella sua terra».

All’interno del partito fu considerato un “destro”, un modo di rilevare lo stile concreto e l'intuito pragmatico di quell'anomalo dirigente comunista. Quando tornò a dirigere il partito siciliano
[8], quell'uomo all'antica e senza fronzoli, seppe diventare un inedito catalizzatore di nuove culture e speranze giovanili. Pio La Torre talvolta conobbe la solitudine, non tutti capirono quella testardaggine, quel chiodo fisso conficcato nella sua testa austera, che era diventato il rifiuto dell’installazione del gioiello della tecnologia militare; quei cruise nel cuore dell'Isola. Comiso divenne un simbolo, un appuntamento, l'oggetto di un movimento che seppe camminare con gambe di massa, mescolando appartenenze e fedi: non solo per rifiutare quella protesi di “guerra fredda” e quella promessa di “guerra calda” che si ergevano nello snodo cruciale del Mediterraneo, ma anche per contestarne il corollario affaristico e l'indotto di mafia.

L’11 ottobre 2008 a Comiso, c’è stata un’altra gran mobilitazione di massa, per onorare il nome di Pio La Torre, al quale, il 30 aprile 2007 in occasione del primo atterraggio nell'aeroporto civile, a 25 anni dalla sua scomparsa, gli è stato intitolato lo scalo ragusano.
In ambito locale tra gli intervenuti, il presidente del
Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa, on. Giorgio Chessari ha detto: «La mobilitazione vuole sensibilizzare gli organi politici affinché non venga rimosso il ricordo di Pio La Torre con la cancellazione dell'intitolazione allo stesso dell'aeroporto comisano. L'11 ottobre segna una data importante in quanto 27 anni fa si tenne la prima manifestazione contro l'installazione dei missili a Comiso e in Europa, affinché l'aeroscalo fosse civile e diventasse una base per lo sviluppo pacifico della Sicilia e del Mediterraneo. A difesa del tessuto produttivo sociale e culturale dell'Isola hanno dato il loro valido contributo non poche personalità intellettuali di spicco, fra queste Pio La Torre. Per tale motivo la sua memoria non può essere cancellata, né negata».
Nel messaggio letto di fronte alla folla accorsa per l’appello, che ha visto tra i partecipanti politici anche persone di cultura come lo scrittore Andrea Camilleri e di spettacolo come il regista Tornatore, rivolto al sindaco di Comiso Giuseppe Alfano
[9], il quale con un provvedimento della giunta municipale in data 27 agosto 2008, ha ripristinato il nome dell’ex aeroporto militare intitolato a “Vincenzo Magliocco”, generale di brigata dell’aeronautica, palermitano, morto durante la guerra d'Etiopia nel 1936, il capo dello stato ha scritto: «La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l’impegno politico e sociale dell’onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia. Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell’isola. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana - ha ricordato Giorgio Napolitano - essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia».
Di parere opposto riportano informazioni Ansa: "Aeroporto di Comiso, Sgarbi attacca Veltroni: "Il suo è un atto di bullismo" – «La vera mafia si chiama sopraffazione. Non c'è nulla di più incoerente del bullismo mostrato da Veltroni e da alcuni suoi sodali nelle pressioni ripetute ai danni del sindaco di Comiso Giuseppe Alfano, a cui esprimo piena e sincera solidarietà. Lo afferma Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi in provincia di Trapani, all'indomani della manifestazione a Comiso contro la decisione dell'amministrazione comunale di ritirare la delibera che intitolava l'aeroporto a Pio La Torre, alla quale ha partecipato anche Walter Veltroni segretario del Partito democratico italiano. Innanzitutto, – ha detto Sgarbi – il nome di Pio La Torre è stato apposto dal precedente sindaco cancellando quello – già esistente – di una medaglia d'oro al valor militare, Vincenzo Magliocco. Quindi, il nome di Pio La Torre nasce come cancellazione e sopruso del nome precedente. Il sindaco Alfano non cancella, ma semmai ripristina. Giusto per ripristinare la verità dei fatti. Veltroni invece – afferma Sgarbi – strumentalizza un nome di mafia. Sono disponibile ad apporre il nome di Pio La Torre alla Superficie Avio di Salemi dove qualche aereo, a differenza di Comiso, arriva. In realtà il Pd prova a riempire coi muscoli il vuoto e l'inconsistenza del loro progetto politico che fa acqua da tutte le parti».


[1] Fu Fausto Gullo a proporre per primo l'istituzione dell'Assemblea costituente durante la prima riunione del primo Consiglio dei ministri dell'Italia liberata, come riportato dal suo diario di quei giorni. Cfr. Editi e Inediti di Fausto Gullo, a cura di Rosanna Serpa Gullo. Cosenza 2004 - il volume è disponibile presso l'Associazione culturale Luigi Gullo di Cosenza; sullo specifico argomento si veda anche Marco De Nicolò, La Stato Nuovo - Fausto Gullo, il PCI e L'Assemblea Costituente, Pellegrini editore, Cosenza, 1996.
[2] In Archivio Luce si può vedere [previa registrazione, nda]) “I granai del popolo” nel documentario – anche questo citato a pag. 28 del suo diario - dove si può anche vedere Fausto Gullo che spiega i suoi decreti e il ministro Alberto Cianca, del Partito d’azione, che ne sottolinea la valenza internazionale.
[3] Che si convertì dopo il suo iter formativo nella “Legge Rognoni – La Torre”: L. 13 settembre 1982 n. 646 “Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575".
[4] Già nel ’52 aveva organizzato una massiccia raccolta di firme per la “Campagna universale a favore dell’appello di Stoccolma”, lanciata dal Movimento internazionale per la pace, che chiedeva la messa al bando delle armi atomiche.
[5] Intervista a L'Ora, 23 ottobre 1981.
[6] Pio La Torre, Le ragioni di una vita, con interventi di Enrico Berlinguer e Luigi Colajanni, Editori Riuniti, Roma 1982, p. 52.
[7] Domenico Rizzo, Pio La Torre: una vita per la politica attraverso i documenti, Rubbettino Editore, 2003, p. 91.
[8] Nel ’52 fu eletto per la prima volta al consiglio comunale di Palermo, dove restò fino al ’66. Fu segretario regionale della Cgil e nel ’62 fu eletto segretario regionale del partito. Fu eletto nel ‘63 per la prima delle due legislature in cui resterà in carica, all’Assemblea regionale siciliana. Intanto fece parte del comitato centrale del Pci già da due anni. Nel ’69 fu chiamato a Roma per ricoprire la direzione, prima della commissione agraria e poi di quella meridionale. Dopo l’annuncio del governo nel ‘81 tornerà a Palermo; a 53 anni, aveva deciso di tornare alla militanza politica in Sicilia. La sua forte determinazione aveva vinto le obiezioni d’amici e compagni che lo invitavano a restare a Roma dove, gli dicevano, il contributo della sua esperienza era prezioso. Il 1° ottobre era stato nominato segretario regionale dei comunisti siciliani.
[9] «Come annunciato in campagna elettorale – dichiara il sindaco Giuseppe Alfano – abbiamo ripristinato la denominazione dell’infrastruttura che ere stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione avvenuta fra il 1937 e il 1939: Il provvedimento non vuole porre assolutamente in discussione la figura e gli straordinari meriti di Pio La Torre ucciso dalla mafia che non gli perdonava di essere stato l’ispiratore della legge “Rognoni La Torre”. Riteniamo tuttavia più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città. Vincenzo Magliocco, che fu anche docente di materie giuridiche all’Università di Palermo, prima di distinguersi nella guerra di Etiopia, era stato decorato al valor militare per le imprese compiute nel corso della Grande Guerra. E’ quindi personaggio di grande rilievo di cui ci sembrava ingeneroso cancellare il ricordo. D’altra parte, come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo sul sito web dell’Amministrazione comunale, l’intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini. In vista dell’imminente operatività dell’aeroscalo – conclude Alfano – è nostra intenzione affiancare quanto prima tramite un concorso pubblico di idee al nome di Magliocco un toponimo che serva a reclamizzare e a promuovere il nostro territorio».

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, posted by David.Rettura at 2.08
Lunedi 20 sulla 7, L'infedele di Gad Lerner si occuperà di scuola e tra questo toccherà anche alla proposta avanzata dalla Lega di creare delle classi ad hoc per facilitare l'inserimento dei figli degli immigrati. Sarà presente, portando in trasmissione le considerazioni sue e del gruppo G2 (quello che si interessa delle necessità degli immigrati di seconda generazione e dei nuovi italiani), Maricel di Milano, arrivata dalle Filippine ai tempi della scuola media e che cura un interessante blog, il cui ultimo post è proprio dedicato a questo problema.

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domenica 19 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 12.47
Nell'antica Grecia, si diffuse, tra le altre correnti filosofiche, anche la filosofia degli stoici.
Nel suo libro, Paradoxa Stoicorum (Paradossi degli Stoici), il grande giurista ed oratore romano Cicerone accenna ad un antico sapiente greco, lo stoico Biante.
Cicerone cita la frase che caratterizzava la personalità di Biante: Omnia Mea Mecum Porto, che significa Tutte le cose mie porto con me.
Questo sta ad indicare quali fossero i veri beni secondo Biante: i beni interiori, vale a dire l'intelligenza, le virtù, la moralità, etc.
Egli non dava alcuna importanza ai beni esteriori, per questo poteva dire che tutte le sue cose le portava sempre con sé!

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, posted by vito.cirillo at 12.35
Benedetto XVI ha proclamato il 2008 Anno Paolino.
Si dice, infatti, che Paolo, l'apostolo delle genti, sia nato duemila anni fa, esattamente nell'8 d.C.
Paolo, in realtà, si chiamava Saulo e nacque a Tarso. Era della tribù di Beniamino ed era ebreo di osservanza farisaica. Nel fariseismo era molto devoto e zelante.
La sua conversione ed i suoi viaggi missionari sono stati raccontati da Luca (autore di uno dei quattro vangeli) nel libro degli Atti degli Apostoli.
Si dice che Paolo sia morto a Roma decapitato. E' il teorico della sana dottrina (così si dice nell'Epistola ai Colossesi). Questa "sana dottrina" non è altro che il puro vangelo di Cristo, basato sulla legge dell'amore come attesta il meraviglioso capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi.
Per Paolo, le dottrine di Gesù si riassumevano in tre cose fondamentali: fede, speranza, amore.
L'amore, però, era la cosa più importante. Paolo degiudaizzò il Cristianesimo, facendo venir meno la pratica della circoncisione. Era un uomo di intelligenza molto acuta, di notevole cultura e di grande capacità di elaborazione razionale dell'argomentare.

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, posted by vito.cirillo at 12.28
Nella terra di San Francesco, l'Umbria, è nato ed è vissuto un altro grande esponente della fede cristiana medievale: Iacopone da Todi.
Si dice che fosse così pieno della grazia di Dio che saltellava per la gioia mentre camminava, suscitando l'ilarità di chi lo osservava. E' autore di uno dei più bei componimenti della letteratura medievale: Il Piantodella Madonna, conosciuto anche col titolo Donna de Paradiso.
E' un componimento di sacra rappresentazione che può anche essere recitato essendovi dei personaggi come il nunzio, la Madonna, Gesù Cristo stesso. Si tratta di un capolavoro, pieno di grande intensità e fervore religioso. Ancora oggi suscita commozione in chi lo legge o lo rappresenta.

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sabato 18 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 16.51
Nella primavera del 1947 un giovane pastore beduino della tribù Ta'amireh, Muhammad Ahmad Al-Hamid, scoprì casualmente una grotta tra le alture a nord di Qumran, a pochi chilometri dalle coste del Mar Morto.
Nella grotta c'erano alcune giare di terracotta che contenevano rotoli avvolti nel lino: erano i rotoli del Mar Morto, anche detti Manoscritti di Qumran. Era stata fatta, così, la più importante scoperta archeologica del XX secolo.
I reperti furono acquistati da un archeologo dell'Università Ebraica di Gerusalemme nel 1956. Nel marzo dello stesso anno gli studiosi scoprirono altre dieci grotte e più di 900 documenti frammentari. In questo modo vennero alla luce oltre 15.000 frammenti dei Rotoli del Mar Morto.
Si tratta del più antico manoscritto del Vecchio Testamento, risalente al III secolo avanti Cristo.

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, posted by vito.cirillo at 16.44
La conquista della terra di Canaan (oggi Palestina) non fu effettuata dal grande condottiero Mosè ma dal suo successore Giosuè.
Questi si avvalse del coraggio e dell'abilità dei soldati israeliti. La forza dell'esercito di Giosuè era rappresentata dalla fanteria leggera, costituita da lancieri, arcieri e soldati che avevano delle spade a falcetto. L'uso strategico di questi fanti permise a Giosuè di sopraffare i nemici soprattutto in zone collinari e montuose. In questo modo fu possibile sconfiggere i cananei e conquistare il loro territorio assegnando le varie parti di esso alle dodici tribù che formavano il popolo di Israele.

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, posted by vito.cirillo at 13.22
Moni Ovadia è un ebreo molto eclettico: scrive, canta, fa il giornalista. Il suo ultimo libro ha come titolo La bella utopia. E' una intelligente e originale rivisitazione della storia del Comunismo.
Ovadia ricorre anche alle sue arguzie e ad un notevole spirito umoristico. Per Ovadia il Comunismo è stata appunto una bella utopia tradita dai capi che hanno instaurato regimi dittatoriali.
Molta gente, però, vi ha creduto in modo sincero, in totale buona fede. Si è trattato per loro di una speranza di giustizia e di una aspirazione a veder sconfitti lo sfruttamento e l'oppressione. In Italia, personaggi come Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Giorgio Amendola sono ancora oggi un esempio di chi, in buona fede, ha creduto in quella utopia.

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venerdì 17 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 13.14
Dalla morte di Maometto fino al 750 regnarono i Califfi della dinastia omayyade.
Nel 1750 cominciò a regnare il primo califfo della dinastia abaside, Al Mansur. Questi fondò le città di Baghdad, che diventò ben presto il centro più fiorente della civiltà e della cultura islamica. A Baghdad, sorse anche un efficiente e ben organizzato centro ospedaliero.
La medicina islamica, all'epoca, era la più avanzata e la più ricca di scoperte. Il centro ospedaliero di Baghdad, infatti, aveva perfino un reparto di pediatria e uno di psichiatria. Le scoperte della medicina islamica influenzarono quella occidentale, soprattutto, quella della Scuola Salernitana. Si pensi al grande teorico della medicina Avicenna.

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, posted by vito.cirillo at 12.50
Qualche tempo fa, il pensatore francese Edgar Morin sostenne che è necessario ritornare al libertarismo, al socialismo e al comunismo. Se per quest'ultimo si intende quello storico (di Stalin e di Mao, per intenderci) è meglio non ritornarvi. Se invece si intende quello umanistico di Marx, allora si può prendere in esame la cosa...
E' opportuno invece ritornare al socialismo libertario, quello di Camillo Prampolini, di Filippo Turati, di Giacomo Matteotti. Di questo genere di socialismo si ha bisogno, soprattutto in Italia dove c'è una totale assenza di esso.
In un Paese come il nostro, che ha avuto questi grandi esponenti, non può essere assente un movimento politico che ha una tradizione luminosa nella storia politica non solo italiana.

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mercoledì 15 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 14.33
Sana'a è la capitale dello Yemen. E' una città di rara bellezza con una architettura unica. Pier Paolo Pasolini le dedicò uno splendido documentario, essendo rimasto innamorato di essa.
Da qualche tempo, anche Sana'a è entrata nelle mire del terrorismo fondamentalistico islamico.
Si sono verificati attentati alle ambasciate occidentali, durante i quali anche quella italiana è stata colpita.
Secondo molti osservatori i terroristi che stanno agendo in Yemen sono fiancheggiatori di Al Qaeda. D'altra parte, va ricordato che la famiglia Bin Laden proviene proprio dallo Yemen: che non abbiano dimenticato il loro paese d'origine?

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, posted by vito.cirillo at 14.22
I turisti e gli spettatori duranti le Olimpiadi di Pechino svoltesi lo scorso agosto hanno potuto rendersi conto della grandiosità e della maestosità della Città Proibita, così chiamata perchè nei secoli scorsi essa era inacessibile per tutti tranne che per l'Imperatore e la sua corte..
Pechino fu la sede dell'imperatore cinese e venne costruita nel XV secolo dalla dinastia Ming. L'allora imperatore Yongle, trasportò la capitale da Nanchino a Pechino: per essere immortalato fece costruire un palazzo un una estensione di 72 ettari con decine di cortili e circa 9.000 stanze. Ancora oggi questo è il più grande e completo complesso architettonico esistente in Cina e rappresenta il simbolo della Cina tradizionale.
Nel 1925 fu eretto monumento nazionale e dal 1987 è incluso nel Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Vi si accede dalla Tian'anmen (porta della Pace Celeste), attraverso la Wumen (Porta del Meriggio). Il Palazzo Imperiale è diviso in due parti: la parte frontale o "Corte Esterna" dove l'Imperatore teneva le cerimonie importanti e la parte posteriore o "Corte Interna" dove venivano svolte le pratiche quotidiane e le ore di riposo e svago. Da allora, fino alla rivoluzione comunista di Mao, questo palazzo ospitò l'Imperatore e le corti imperiali cinesi.

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martedì 14 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 11.48
Anche il Congresso statunitense, dopo il Senato, ha approvato il Piano Paulson (elaborato cioè dal Ministro del Tesoro) di 700 milioni di dollari per rilanciare l'economia americana e per rimediare ai disastri finanziari che, a cuasa dei mutui, hanno portato al collasso società e istituti finanziari determinando una crisi finanziaria internazionale. In questo modo, proprio nel paese più liberista del mondo si è dovuti ricorrere all'intervento dello Stato per rimediare a un mercato e a una finanza senza controlli.
Il capitalismo liberista riceve così un sonoro ceffone.
Non sempre l'antistatalismo è preminente. Ci si ricordi del New Deal del Presidente Roosevelt che fece uscire gli Stati Uniti da una profonda depressione dovuta alle crisi del 1929.

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, posted by vito.cirillo at 11.40
Il premier israeliano Ehud Olmert non è più il capo del partito Kadima fondato da Ariel Sharon. Il suo posto è stato preso da Zippi Livni, prima Ministro degli Esteri. Livni è una donna abile e coraggiosa. Olmert ha preferito rinunciare al suo ruolo politico per difendersi davanti ai magistrati dalle accuse di corruzione (perché in Italia, questi esempi vengono ignorati?). La politica di Olmert è piuttosto controversa sia sul piano interno sia su quello estero. Le critiche maggiori riguardano il modo col quale condusse le operazioni della Seconda Guerra del Libano. Fu ritenuto incerto e privo di decisionismo tanto che Israele sfiorò le sconfitte da parte degli Hezbollah libanesi che addirittura cantarono vittoria.

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lunedì 13 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 14.09
In Afghanistan, i talebani presero il potere nel 1996 e lo tennero fino a dicembre 2001 quando furono sconfitti da una coalizione appoggiata dagli Stati Uniti di George W. Bush. La guerra durò appena due mesi.
Si pensava allora di aver eliminato il pericolo talebano: così non è stato.
A poco a poco, i talebani sono riapparsi e hanno conquistato vaste zone del paese, soprattutto nella parte meridionale. Dopo sette anni, perciò, il pericolo talebano si è fatto di nuovo consistente e la coalizione dell'ISAF non riesce a sopraffarlo.
Per questo si dice che il presidente Karzai voglia dialogare e persino "trattare" coi talebani. E' una posizione realistica che, però, non viene affrontata dall'Occidente che pensa di risolvere ancora con la forza il problema. Bisogna poi vedere cosa ne pensi il capo dei talebani, il Mullah Omar le cui posizioni sono state sempre intransigenti, in conseguenza del suo integralismo

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, posted by vito.cirillo at 14.04
Grandi calamità si stanno abbattendo su alcune zone dell'Africa. Si tratta proprio di vere e proprie tragedie umanitarie. Il Corno d'Africa è particolarmente colpito da carestie e da epidemie. In Etiopia si sta verificando una crisi alimentare di grandi proporzioni. Milioni di persone rischiano di essere preda della fame. Con l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, la situazione diviene ancora più grave. E' veramente un brutto periodo: alle crisi umanitarie dei paesi più poveri si stanno aggiungendo quelle economiche dei paesi più ricchi. Adesso la società umana mondiale deve dimostrare una solidarietà autentica.

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domenica 12 ottobre 2008, posted by David.Rettura at 23.19

Di recente è stato pubblicato da Einaudi L'Orso di Michel Pastoureau, in cui si ripercorre la storia simbolica di tale animale nell'occidente europeo. Non ho ancora letto il libro, ma poichè sono affascinato dalla storia delle idee e dei simboli lo farò, e spero di potermici dedicare presto.
Spero che nel libro vi sia una parte dedicata al rapporto tra questo animale e gli zingari, che sono stati, tra i popoli europei, quelli che in età moderna e contemporanea hanno avuto con i plantigradi la maggiore familiarità, per averli lungamente utilizzati nei loro spettacoli ambulanti. E certo dotati di poteri magici dovevano parere questi uomini così diversi, per colore delle pelle e per costumi, se riuscivano ad addomesticare un tale flagello dei boschi sino a farne un giocoso ballerino ed un'animale da compagnia, ai semplici abitanti delle campagne e non solo, nei secoli dal Rinascimento sino ad arrivare alla seconda guerra mondiale se non agli settanta nel blocco orientale.

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venerdì 10 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 9.38
L'Occidente ha avuto sempre un certo complesso di superiorità nei confronti dell'Oriente. E' vero che la scienza e le tecnologie si sono evolute soprattutto in Occidente, ma l'Oriente sul piano del pensiero filosofico e sapienziale, non è stato mai meno.
Recentemente il filosofo italiano Remo Bosei ha sostenuto proprio questo. In effetti, è così.
Dall'Oriente sono venuti i più grandi scopritori di religioni, ma anche molti eccellenti pensatori come Confucio, Lao Tse, Gandhi, Tagore, Al Ghazzali, Sadat (l'ex Presidente egiziano era un fine intellettuale). Sarebbe più opportuno essere umili e saper riconoscere i validi contributi provenienti da altre parti del mondo: la cultura e la civiltà non sono solo costituite dalla scienza e dalla tecnologia.

L'immagine del post odierno è "Occidente-Oriente", un acquerello [35x12,5] di
Pietro Barbera

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giovedì 9 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 12.59
Nel discorso tenuto nell'aprile del 1947 per le "relazioni interasiatiche", il Mahatma Gandhi confermò una sua convinzione per la quale non nutrì mai alcun dubbio.
I fondatori delle religioni sono stati tutti orientali, da Zoroastro a Gesù Cristo, a Maometto. La luce viene dall'Oriente, in poche parole. Dall'Occidente, invece, è venuta soprattutto la scienza. Questa di Gandhi è una convinzione che non si può confutare in alcun modo.
Anche il grande apostolo cristiano dell'India Sundar Singh era convinto della stessa cosa e, nei suoi viaggi in Occidente, manifestò sempre queste convinzioni. Per cui, l'Oriente ha pensato sempre di più allo spirito. L'Occidente invece ha pensato di più alla carne.
Va precisato, infine, che Gandhi e Sundar Singh ebbero modo di conoscersi e di stimarsi reciprocamente.

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martedì 7 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 13.33
Quest'anno è morto Alessandro Solgenitsin. Lo scrittore russo si è affermato, soprattutto in Occidente, con le opere che hanno raccontato nei dettagli la vita nei campi di concentramento voluti dal dittatore sovietico Stalin. A questo proposito, sono due le opere da segnalare: Una giornata a Ivan Desovic e Arcipelago Gulag.
Per le sue opere, Solgenitsin ricevette il Premio Nobel per la letteratura, nel 1970. Dopo quattro anni, a causa delle persecuzioni, egli fu costretto a emigrare negli Stati Uniti. Poté tornare in Russia solo vent'anni dopo, dopo il crollo, cioè, dell'Unione Sovietica. Fu Boris Eltsin a vollero far tornare in patria.
Lo scrittore aveva condiviso la politica dell'uomo più potente della Russia, Vladimir Putin. Solgenitsin, avendo un animo profondamente religioso, era un nostalgico della Santa Russia ed anche per questo si oppose fortemente all'ateismo del regime comunista sovietico

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, posted by vito.cirillo at 13.28
Nel 1973, in Cile, si verificò un colpo di stato nel quale morì il Presidente socialista Salvador Allende.
Il potere fu preso dal generale Augusto Pinochet che instauro un regime oppressivo e repressivo. Di recente sono stati scoperti documenti dimostranti che il golpe fu attuato anche grazie all'appoggio degli Stati Uniti. Il Presidente di allora era Richard Nixon ed il responsabile della politica estera Henry Kissinger.
Allende era stato, a differenze di Pinochet, democraticamente eletto dal popolo cileno e stava attuando una politica innovativa nel campo economico e sociale.

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lunedì 6 ottobre 2008, posted by giovanni.larosa at 8.00
Salvatore Quasimodo originario di Modica, allora in provincia di Siracusa, vi nacque all’inizio del XX secolo, in quella casa a mezza costa, fra la Via Posterla e la Via Castello, all'ombra della torre merlata di Tommaso Campailla, dove quest’ultimo, filosofo, poeta e scienzato, due secoli prima aveva ospitato l'amico Giorgio Berkeley.


Subito dopo il catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908 andò a vivere con la famiglia a Messina, dove il padre fu chiamato per riorganizzare la locale stazione delle Ferrovie dello Stato. Prima dimora della famiglia, come per tanti altri superstiti, furono i vagoni ferroviari. La nonna paterna era figlia di profughi greci originari di Patrasso; quest’origine potè avere inciso negli interessi futuri di Quasimodo, così come il profondo affetto che lo legò alla Sicilia, influenzata dalla cultura ellenica.

Ricorre il 40° anniversario dalla scomparsa di Salvatore Quasimodo, considerato una delle figure più alte del Novecento poetico, un interprete profondo della condizione umana, nel segno di una visione della vita senza illusioni. Un poeta che nel suo cammino cercò di ritagliarsi uno spazio, scegliendo una “siepe come confine del mondo”; scrisse:

«La mia siepe è la Sicilia: una siepe che chiude antichissime civiltà e necropoli e latomie e telamoni spezzati sull'erba e cave di salgemma e zolfare e donne in pianto da secoli per i figli uccisi, e furori contenuti o scatenati, banditi per amore o per giustizia».

Il motivo dell'Isola apparve tanto più radicato, poiché egli, non diversamente da altri suoi conterranei, lo viveva nell'intensità del distacco che lo portò fuori della Sicilia, già dal 1919.

L’attività poetica di Salvatore Quasimodo cominciò negli Anni Venti e nei suoi versi, le sue immagini del passato non suscitavano desideri ma tristezza, un’enorme sconsolata malinconia, riscontrabile in: Angeli Albero, Acquamorta, Dolore di cose che ignoro, Mai ti vinse, Notte così chiara, Rifugio d'uccelli notturni, Anche mi fugge la mia compagna e In me smarrita ogni forma.
Descrisse l'Isola, che rivisitata dalla memoria divenne raffigurazione di un luogo incantato, inchiodato nel tempo, in contrapposizione all'aridità del presente in cui viveva. Una struggente nostalgia della Sicilia, nei versi: Vento a Tindari, Ariete, Terra, Spazio, Specchio, Vicolo, I ritorni; il rimpianto per un paradiso perduto, che s’identificava con l'incorrotta infanzia dell'uomo e del mondo, che ognuno sente di avere smarrito e aspira a ritrovare.



Ed è subito sera

«Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera»

Il rapporto del poeta con Dio in: Si china il giorno, Nessuno; i sentimenti verso una donna in: E la tua veste bianca, Antico inverno, S'udivano stagioni aeree passare, sono i temi che ricorrono più frequentemente nella sua prima raccolta “Acque e Terre”, pubblicata nel 1930, che indicò già l'instaurazione di un metodo compositivo nuovo.
Alessandro Bonsanti allora sindaco di Firenze, pubblicava sulla rivista fiorentina "Solaria" diretta dal 1930 al 1933, tre poesie, scommettendo su quel poeta sconosciuto che tanti anni prima era fuggito di notte, con un mantello corto e alcuni versi in tasca. Un passaggio storico che Quasimodo non manca di sottolineare: «Non mi par vero di essere anch'io solariano».
Nel 1932 pubblicò la raccolta “Oboe sommerso” che vinse il Premio dell’Antico Fattore, permettendogli di essere accolto con grande interesse dalla critica.
Furono proprio questi gli anni in cui alla poesia di Quasimodo si attagliò di più la definizione di ‹ermetica›, che indicava con questo termine non una vaga scuola poetica, ma un preciso lavoro personale verso un’espressione “difficile”, di una contabilità frammentaria e chiusa, incline alla soppressione dei più ovvi legamenti sintattici a favore dell’uso frequentissimo dell’analogia.
Gli anni milanesi lo portarono alla pubblicazione nel 1936 di “Erato e Apòllion” e nel 1942 uscì per i tipi di
Mondadori “Ed è subito sera”, la raccolta, in cui furono riuniti i versi dei precedenti anni, che ebbero un gran successo: un libro che fu un’antologia esemplare, in quanto non tutti i versi delle precedenti raccolte furono accettati e l’ordine di essi fu radicalmente mutato.
L'attività di traduttore inoltre, gli consentì non solo l'affinamento del soggetto poetico, ma anche un colloquio “aperto” con gli antichi classici: Catullo, Sofocle e anche il Vangelo di Giovanni che tradusse dal greco, fino a Shakespeare dall’inglese, che furono proposti attraverso un’interpretazione personalissima, tanto che si può parlò di testi rivissuti attraverso una sensibilità moderna e una parola “essenziale”.
L’esperienza della Seconda guerra mondiale lo avvicinò ancora di più all’interesse per l’utilizzo di parole comuni, comprensibili ai più, al posto di quelle espressamente ricercate. In Milano agosto 1943,
la sua voce si levò sulle rovine e sul dolore della guerra, per condannare la barbarie, l'umanità imbestialita e diventata come indicò: «Peggiore di Caino»; la parola acquistò un timbro risentito, suonando netta e senza incertezze.
Dominarono i grandi temi collettivi: l'occupazione tedesca, la Resistenza, le lotte sociali; la Sicilia fu realisticamente rappresentata come “una terra lontana nel Sud”.
Una vita travagliata da diverse relazioni familiari, ma anche da altrettanti spostamenti, lo portò a conoscere numerosi letterati dell’epoca tra cui Elio Vittorini che divenne suo cognato ed Eugenio Montale.
Nel 1953 divise con il grande poeta inglese Dylan Thomas il “Premio Etna–Taormina”, nel 1958 ricevette il “Premio Viareggio” per la raccolta “La terra impareggiabile”. Dopo vari e importanti apprezzamenti la critica più qualificata lo considerò uno degli esponenti più rappresentativi della poesia del Novecento, al punto che fu insignito del “Premio Nobel per la Letteratura
[1]”, non senza vivaci polemiche e astiosità tra gli addetti ai lavori. Fu il quarto italiano, dopo Carducci, Deledda e Pirandello, ad ottenere questo massimo riconoscimento culturale per il valore universale della sua poesia.
Tra il 1959 e il 1965 viaggiò in Europa e nelle Americhe, svolgendo un’importante funzione di collegamento e interscambio culturale. Nel 1960 ricevette anche la laurea honoris causa dall'Università di Messina e da quella di Oxford nel 1967.
Fu nel giugno del ‘68 che abbandonò il mondo terreno, per lasciare ai posteri le sue opere.

[1] Quello che colpì il Comitato, fu la capacità di Salvatore Quasimodo di interpretare la vita morale dei suoi concittadini: «Nella quotidiana esperienza d’innumerevoli tragedie e nel confronto costante con la morte», affermò Andres Österling nel suo “discorso di presentazione”. «Nelle sue poesie, si possono trovare citazioni bibliche a fianco di allusioni alla mitologia classica, quella mitologia che è una costante fonte d'ispirazione per un siciliano. La carità cristiana è la qualità di base della sua poesia che, nei momenti di più grande ispirazione, ci abbraccia universalmente». (Stoccolma, 10 dicembre 1959).

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domenica 5 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 11.11
Proponiamo ai nostri lettori una lettera di Arturo Carlo Jemolo tratta da un carteggio del giurista (e storico) del 27 marzo 1972:

L'insegnamento cattolico è molto mutato da quando ero bambino, in cui s'insegnava che c'era una unica via per giungere a Dio; oggi si ammette che ci sono molti accessi a Dio, se pure non ne pronunciano mai il nome, anzi ne neghino la esistenza. Vogliamo dire che cioè un unico bene assoluto che vale per tutti i movimenti e che consiste nell'amore, nell'aiutare gli altri, nel compatire, e ci sono poi tante strade, di cui il cristianesimo è una? Diciamolo pure, ma non chiamiamo cristianesimo la filantropia, né altri movimenti e non vogliano i filantropi turbare confondendo le idee quelli che ricordano che Cristo disse che il suo regno non era di questa terra, mentre da tutto il suo insegnamento emerge chiaro che quello che contava per lui era l'uomo interiore. Che l'assetto sociale d'ieri e di oggi presenti grosse tare e iniquità, non è dubbio; ma mi fa paura anche chi vuole distruggere senza piano per riedificare e tanto più quando dinanzi a lui ha una visione utopistica. Dio si presenta come salvatore, venuto a liberare il suo popolo dalla schiavitù; si è errato per secoli, soggiungendo dalla schiavitù del peccato, della concupiscenza, degli aspetti carnali e dovremo invece interpretare: dalla schiavitù del non avere la indipendenza economica, le piccole comodità, che debbono essere comuni a tutti? Scompaia il ricco; anzi ritengo una delle brutture del nostro tempo che alla scomparsa dei ricchi di vecchio stampo, proprietari terrieri, patrizi con tradizioni eccetera si accompagni un tumultuoso irrompere di ricchi avventurieri, spietati, senza alcun principio di bene o di male. Chi è cristiano non può tuttavia dimenticare che Cristo cenò anche alla tavola dei ricchi e che la Sindone, in cui credo, è il lenzuolo donato da un ricco. Cristo non aveva per i ricchi i sentimenti del contestatore di oggi.

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sabato 4 ottobre 2008, posted by David.Rettura at 14.12
Lo scandalo del latte in polvere cinese ha nuovamente messo la Cina al centro delle polemiche dell'uomo della strada, ma questa volta la risposta delle élites cinesi è stata duplice. All'interno si è proseguito con la solita alacrità che nasconde i disservizi e tende a salvare il sistema di potere attraverso il sacrificio dei funzionari più esposti che non sono necessariamente i più corrotti, mentre all'esterno, che ha percepito la potenza devastante del coinvolgimento di un alimento come il latte destinato ai neonati all'interno di un commercio globale in cui la Cina occupa una posizione ormai fondamentale, è stata necessaria un'offensiva d'immagine di altissimo profilo, una delle punte di diamante delle quali è stata rappresentata dalla intervista rilasciata a Fareed Zakaria, di Newsweek, da Wen Jiabao, il Primo Ministro della Repubblica Popolare che ne è anche il volto più presentabile, che anche all'interno viene speso spesso nei momenti di crisi per arginare le piene sociali. La profondità di questa strategia si è potuta arguire dalla domanda di Zakaria a Wen riguardo alla sua famosa foto, in Piazza Tienanmen, con Zhao Zijang
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, posted by vito.cirillo at 12.15
Barak Obama ha accettato la nomina a candidato per la presidenza degli Stati Uniti che i delegati del Partito Democratico gli hanno conferito nella Convention di Denver nello scorso mese di agosto.
Si è realizzato in questo modo un sogno delle minoranze statunitensi: quello di vedere un nero o comunque un afro-americano come possibile presidente.
Fu il pastore nero Martin Luther King, nel 1963, durante un memorabile discorso tenuto per il movimento dei diritti civili americano, a ripetere per varie volte la frase "I have a dream" (Io ho un sogno). Il sogno di Martin Luther King, dopo 45 anni, si può realizzare: un afro-americanopuò ora diventare presidente degli Usa. Sembra che siano passati secoli da allora: invece sono "solo" 45 anni e mezzo fa.

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, posted by vito.cirillo at 12.08
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, sia con Boris Eltsin sia con Vladimir Putin la Russia si è, di fatto, "avvicinata" all'Occidente. Stabili e "buoni" sono divenuti i suoi rapporti con gli Usa.
Da qualche anno, però, questi rapporti sono peggiorati. La colpa è soprattutto degli Stati Uniti che, attuando il programma dello scudo spaziale antimissilistico, hanno scelto Paesi come la Polonia dove istallare le basi necessarie per realizzare il progetto.
La Russia di oggi ha ritenuto che questo programma sia una vera e propria provocazione nei suoi riguardi sospettando quasi che tali basi siano stati istallate dentro il territorio russo.

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, posted by David.Rettura at 1.08
http://sara.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/2008/10/i-puffi-mangian.html

Assolutamente da leggere per farsi due risate ma anche per riflettere sulla pervasività della cultura pop di derivazione televisiva nel nostro universo cognitivo, un pò come gia accaduto in quel libro che analizzava la Filosofia partendo dai Simpson, che tra l'altro del crossover tra culture pop e tra cultura pop ed alta cultura sono stati gli antesignani.

PS: come si vede dalla foto, che risale al 2000, questa di Sara è storia vecchia, ma sempre scompisciante.

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venerdì 3 ottobre 2008, posted by David.Rettura at 2.11
http://sara.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/2008/10/i-puffi-mangian.html

Assolutamente da leggere per farsi due risate ma anche per riflettere sulla pervasività della cultura pop di derivazione televisiva nel nostro universo cognitivo, un pò come gia accaduto in quel libro che analizzava la Filosofia partendo dai Simpson, che tra l'altro del crossover tra culture pop e tra cultura pop ed alta cultura sono stati gli antesignani.

PS: come si vede dalla foto, che risale al 2000, questa di Sara è storia vecchia, ma sempre scompisciante.

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giovedì 2 ottobre 2008, posted by roberto.bonuglia at 11.25
L’America è sempre stata considerata il modello più compiuto e tollerante di società multietnica al mondo, un paese pronto ad accogliere chiunque e dove l’individualità risultava preservata dalle garanzie costituzionali e liberali di quella che - insieme con l’Inghilterra (l'ex-madrepatria) - è la democrazia più antica del mondo contemporaneo.
Nel 1831, il filosofo Alexis de Tocqueville recatosi in America - su incarico del governo francese - per raccogliere informazioni sul sistema carcerario allora vigente nel “nuovo mondo” rimase stupito del fatto che, pur avendo fallito in numerosi paesi, la democrazia rappresentativa repubblicana avesse funzionato così bene in quel contesto. Le pagine del suo La democrazia in America sono in tal senso ancora oggi una bellissima testimonianza di quella scoperta.
«Compiuta democrazia rappresentativa», l’America nel corso dei secoli si è imposta come il paese più aperto, come una nazione che dell’accoglienza agli immigrati ha fatto una formidabile molla di sviluppo economico e di arricchimento culturale ergendosi così come protagonista stabile della scena mondiale secondo alcuni già dalla seconda metà del XIX secolo e, secondo tutti, lungo la lunga spirale di eventi del XX secolo.
Durante il cosiddetto “secolo breve”, l’America ha superato vittoriosamente due conflitti mondiali che, invece, avevano messo a dura prova il vecchio continente e, soprattutto, ha vinto la guerra più lunga e difficile, quella “fredda”. E lo aveva fatto misurandosi non solo su un terreno militare e politico, ma soprattutto sul piano economico e sociale dimostrando, alla prova dei fatti, che il sistema sovietico non potesse reggere il confronto in nessun campo (la difesa dei diritti, la felicità dei cittadini, la conquista dello spazio, l’approccio economico, etc.) con la “vecchia” democrazia rappresentativa repubblica che aveva tanto affascinato de Tocqueville.
Nella stessa misura in cui il Muro di Berlino crollava, si rafforzava l’identità americana ed il modello statunitense di organizzazione politica, economica e militare. Soprattutto, si rivelava "vincente" la carta del pluralismo e della multietnicità del paese che dal 1989 si apprestava ad essere l'indiscusso leader della scena mondiale, essendo venuto meno il tradizionale antagonista sovietico.
Un autorevole studioso come Francis Fukuyama sostenne allora che il modello liberale americano si sarebbe presto diffuso in tutto il mondo, producendo, di fatto, la «fine della storia»: un’epoca durante la quale i valori democratici sarebbero stati condivisi da tutti stimolando la pace e la cooperazione internazionali.
Quella di Fukuyama non era una convinzione “idealistica”, ma risultava confermata da importanti fatti di cronaca: la realizzazione di importanti progetti come la nascita dell’Unione Europea; la nascita di organismi internazionali che avrebbero finalmente reso possibile la possibilità di creare una governance planetaria multipolare; l’entrata della Russia di Eltsin nel G7 che diventava, così, G8; l’elezione, sostenuta da un vasto consenso internazionale mai raggiunto in precedenza, del ghanese Kofi Annan come segretario generale dell’ONU.
Ma qualcosa sarebbe successo l’11 settembre con il crollo delle Twin Towers abbattute da due aerei di linea dirottati dai terroristi islamici dell’organizzazione Al Qaeda guidata da Bin Laden. Quel “qualcosa” avrebbe, in pochi minuti, messo in dubbio l’illusione costruita durante il decennio dell’incertezza - quello che il mondo uscente dalla Guerra fredda visse tra il 1989 ed il 2001 - e, al contempo, avrebbe minato altre certezze, ben più profonde.
La minaccia di un nuovo nemico si presentò in un modo tragico, drammatico, senza precedenti: nel Novecento, infatti, l’umanità aveva già conosciuto il terrore esercitato «dall’uomo sull’uomo». Fu questo il caso, ad esempio: delle due guerre mondiali; dei campi di sterminio; dei bombardamenti a tappeto delle città; dell’utilizzo delle armi chimiche e atomiche contro obiettivi militari e civili; delle deportazioni di massa e dei genocidi; dell’uso, sempre più diffuso, della tortura a scopi di repressione interna e/o esterna. Era un terrore, quindi, quello del XX secolo, “di Stato”, esercitato dalle singole Nazioni impegnate nella logica dell’imperialismo e, dopo il 1945, in quella dei due blocchi Usa-Urss. Con l’11 settembre 2001, irrompe invece sulla scena internazionale una drammatica novità: la globalizzazione del terrore, in tutta la sua inedita illimitatezza pervasiva.
Nasce quel giorno un terrore “internazionale” che può essere esercitato in ogni luogo del pianeta, nelle più quotidiane e comuni circostanze, contro i più diversi obiettivi e dai più diversi attori. A sua volta sorge una “nuova paura”: americana innanzitutto perché, per la prima volta, un attentato così spettacolare violò i confini territoriali di uno Stato che non aveva mai conosciuto, in “patria”, un disastro simile. Nasce la consapevolezza di avere a che fare con un nemico invisibile, che può colpire chiunque in qualunque momento e lo fa utilizzando tecniche, modi, strumenti non convenzionali perché mai usati prima per il suo scopo: creare terrore e sgomento nella popolazione civile, minando le basi su cui essa ha costruito le proprie certezze, la propria quotidianità.
Una paura, questa, che ha prodotto molti cambiamenti, primo tra tutti, il modo di rapportarsi con l’Islam: un mondo complesso e conosciuto dall’Occidente assai poco prima delle ondate migratorie degli Anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Dopo gli attentati di Al Qaeda l’America e tutto l’Occidente hanno iniziato a guardare in modo diverso l’Islam che ha finito per assumere i contorni di una minaccia, del nemico da sconfiggere, attualizzando il problema dello scontro di civiltà preconizzato alla fine degli Anni Ottanta da Samuel Huntington. Allora lo studioso, in netta controtendenza rispetto all’euforia di quegli anni, aveva teorizzato, per il mondo uscente dalla Guerra fredda, l’avvento di un vero e proprio «scontro delle civiltà» durante il quale sarebbero stati il territorio, il sangue e le appartenenze culturali ad imporre e definire l´assetto di un nuovo ordine geopolitico che sarebbe stato comunque caratterizzato dalla suddivisione in Stati.

Un terrorismo “nuovo”, dunque, per una paura “nuova” alimentata, ad esempio, dall’uso mirabile dei media che vengono "attirati" dall’eccezionalità degli eventi, “costretti” ad amplificare gli effetti degli attentati ed “utilizzati” dai mandanti per raggiungere i propri dichiarati scopi.
Un terrorismo che provoca morte e si ispira ad essa in modo diretto, evocando spettrali paure verso i suoi obiettivi che vengono gettati in uno stato di “impotenza”. I terroristi islamici, infatti, secondo questa chiave di lettura, si servono della propria morte facendone un’arma impropria che rende il conflitto con l’Occidente “asimmetrico”: il suicidio, non più considerato una «pura perdita», non è fine a se stesso, non è dell’individuo contro se stesso. Diviene un suicidio “offensivo”, “sacrificale” e “simbolico”: offensivo perché utilizzato come arma per uccidere il nemico; sacrificale perché comporta il sacrificio della propria vita; e, infine, simbolico perché rappresenta una repressione che non si arrende, che muore sì, ma per la propria causa, divenendo inevitabilmente, in tal modo, il mito di sé stessa. E la paura americana si alimenta di queste sensazioni, il timore diventa così consapevolezza di essere impotenti, quasi rassegnati a convivere con questo incubo.
Ma la paura diventa anche “occidentale”, perché, pur se in modo diverso, la sorte di New York toccherà poco dopo anche ad altri paesi. Lo dimostra la lista degli obiettivi colpiti dai terroristi: la sinagoga di Djerba in Tunisia; l’hotel israeliano di Mombasa in Kenya; le discoteche di Bali in Indonesia, l’assalto a un teatro di Mosca nel corso del 2002; le bombe di Casablanca in Marocco; gli attentati di Riyad in Arabia Saudita nel corso del 2003; la strage ferroviaria di Atocha a Madrid; l’attentato alla metropolitana di Mosca; l’esplosione in volo di due aerei di linea russi; la strage della scuola di Beslan in Ossetsja nel Caucaso nel corso del 2004; gli attentati di Londra nel 2005, fino alle rappresaglie ai contingenti delle forze occidentali impegnate nei nuovi scenari di conflitto aperti dalla “guerra preventiva” (Afghanistan, Libano, Siria, etc.).
Una lista, questa, che si allunga con una certa celerità e che evidenzia anche la sensibilità con la quale gli obiettivi vengono scelti: sinagoghe simbolo del nemico “storico” israeliano che occupa ingiustamente le terre arabe; hotel simbolo del turismo occidentale che esporta modelli sbagliati nei paesi islamici, ridotti a posti “da vedere”, “da sfruttare”; discoteche, simboli dell’edonismo consumistico e peccaminoso; teatri, simbolo della cultura artistica condannata dai terroristi perché considerata (come tutte le manifestazioni del materialismo occidentale) mondana, pericolosa, fuorviante per i valori sacri dell’Islam e per la sua visione del “mondo”.
Obiettivi scelti non a caso rivelanti le giustificazioni che i terroristi danno alla loro azione: la cacciata degli infedeli; la difesa e l’affermazione di un proprio modello di civiltà; la liberazione degli oppressori; l’indipendenza nazionale contro gli occupanti; la ritorsione e la vendetta contro le stragi o, più in generale, gli atti di guerra compiuti in precedenza dal nemico.
Il confronto nato dopo la crisi delle Twin Towers è un confronto che non si ferma a quello tra Oriente arabo-islamico e Occidente: il confronto è andato oltre l’Occidente, oltre il Mediterraneo, coinvolgendo il mondo intero. Un mondo nel quale il fattore principale di potenza è rappresentato non solo dalla disponibilità della tecnologia e dei sistemi d’armi più sofisticati, quanto dalla capacità di interpretare il mondo - il villaggio globale - come un grande network dove ogni azione, ogni singolo evento, ogni possibile coinvolgimento di dolore o crisi di sistemi sociali ritenuti evoluti, afferma indirettamente la forza del movimento che l’ha causata.
L’accentuazione della violenza espressa in maniera verticale dimostra che l’obiettivo principale è rappresentato dalla volontà di minare la credibilità e la stabilità del modello occidentale.
L’incapacità di percepire tale differenza e un disordine politico continuo, rappresentano il limite e il rischio per le democrazie occidentali capaci oggi, forse, ma pericolosamente incapaci domani se non convinte, di contenere un’era di terrore dalla quale dipenderà il futuro delle democrazie europee e mediterranee.
Il confronto apertosi, dunque, non è tra Osama Bin Laden, Al Qaeda, lo sciismo islamico e gli Stati Uniti; fra mondo occidentale e oriente arabo-islamico, o fra paesi ricchi e paesi poveri. O, ancora, tra sostenitori della positività del processo di globalizzazione e movimenti antiglobal.
E’ un confronto fra modelli. Tra modelli difficilmente compatibili, unici perché complessi, non complementari e valutati ognuno nella propria portata e nella propria capacità di essere alternativo l’uno all’altro in ragione di un equilibrio sistemico da raggiungere per un nuovo ordine internazionale. In altre parole, quello del Terzo millennio è un conflitto fra proposte di organizzazione politica e sociale.
Il confronto con l’Islam radicale si rivela, in questi termini, come un conflitto fra un modello che crede in un Dio presente in tutti gli aspetti della vita sociale e chi, invece, crede nell’efficienza del mercato. Fra un ruolo geopolitico da attribuire ad un assetto sociale teocratico e una geoeconomia di mercato fondata sul mercantilismo occidentale che, per il momento, parte svantaggiata perché limitata fortemente dalla sua “nuova paura” che non è più solo americana ma, di fatto, "occidentale".

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, posted by David.Rettura at 1.01

Asia Times è un quotidiano online di Hong Kong specializzato, come il titolo già di per se suggerisce, nei problemi asiatici; si focalizza su problematiche socio-politiche e privilegia l'ambito della cosiddetta Asia Major, anche se si interessa di Medio Oriente e Turchia e non è privo di riflessioni spesso acutissime sull'America. Sintomaticamente l'Europa entra solo tangenzialmente all'interno dei dibattiti suscitati dalla testata che si avvale dei contributi di specialisti riconosciuti, come, nel caso degli italiani, di Francesco Sisci, già direttore dell'Istituto italiano di Cultura a Pechino ed oggi sinologo della Stampa di Torino oltre che redattore di Limes ed Heartland.

Asia Times ha pubblicato la foto, un fotomontaggio, del mondo visto dal satellite durante la notte. Io la trovo un'immagine davvero poetica, ma al contempo molto rivelatrice. Basta un colpo d'occhio per avere chiaro a che stadio è lo sviluppo del pianeta e quali sono le zone progredite e quali invece si dibattano ancora tra difficoltà che l'Occidente ha potuto mettersi alle spalle già da un po' anche grazie al sacrificio di quella parte del mondo cui questo non è stato permesso. Il Giappone è quasi perfettamente delineato, ed è quasi impossibile distinguere l'una o l'altra città, ed anche l'Europa e gli USA sono illuminati a giorno. Si può seguire il corso del Nilo o seguire la Transiberiana; basta davvero un attimo per leggere lo sviluppo tumultuoso della Cina e le sue direttrici, come sicuramente colpirà invece molti l'illuminazione non potente ma diffusa su tutta l'India, così come le macchie nere della foresta amazzonica, dell'Africa Nera o della sventurata Corea del Nord.

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mercoledì 1 ottobre 2008, posted by vito.cirillo at 10.23
I regimi di sinistra di Morales in Bolivia e di Chàvez in Venezuela sono ai ferri corti con gli Usa. Anche l'Honduras e l'Argentina sono in uno stato di tensione con gli States che rischiano di rompere i rapporti con questi ed altri paesi dell'America latina.
La Bolivia ed il Venezuela, infatti, accusano gli Stati Uniti di sostenere tentativi di golpe nei rispettivi paesi. Sono stati ritirati i reciproci ambasciatori e non sembra realistico, nel breve termine, assistere ad una ripresa del dialogo.
Ad aggravare la situazione, inoltre, c'è anche l'alleanza tra Venezuela a Russia che rischia di alimentare ancor più la "guerra fredda" già creatasi con la questione caucasica. Anche la questione petrolifera entra in gioco in questo scenario e può determinare squilibri nell'approvvigionamento di petrolio nell'Occidente.

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