martedì 19 agosto 2008, posted by roberto.bonuglia at 12.02
Tutto ciò che è yin ha una natura femminile, tutto ciò che è yang ha una natura maschile. Nelle feste collettive di primavera, quando yang «evade dalla sua prigione colpendo il suolo con un calcio», i due cori contrapposti, maschile e femminile, si lanciavano provocazioni in versi. «Lo yang chiama, lo yin risponde»; e, come tanto spesso nei culti agricoli, seguiva un’orgia rituale e collettiva. Nel trattato Hi tseu, risalente forse al 1000 a.C., si legge una chiarissima definizione del concetto: «Un aspetto yin, un aspetto yang questo è il Tao». L’universo è in continua trasformazione grazie all’alternanza di yang e yin; ma cogliere la struttura del Tao, avverte la filosofia cinese, è impresa vana: Tao significa, propriamente, «cammino», «via», ma anche «dire» o, più esattamente, «mito». In altre parole, è ciò che resta di irriducibile, di avvertito ma intraducibile in parole, al di là dell’evidenza fenomenica. Il Tao, «via da seguire», è dunque, sul piano umano, l’arte di mettere in relazione la Terra e il Cielo, le potenze sacre e gli uomini, è il potere magico-religioso dello stregone e del re.

Trasferito sul piano della religiosità quotidiana, il Tao è il principio dell’ordine, e si parla pertanto di Tao del Cielo, di Tao della Terra (tra loro opposti come yang e yin) e di Tao dell’uomo (norme di comportamento che rendono possibile al re la sua funzione di intermediario tra al di quà e al di là). In altre parole i potenti (re, sacerdoti) si sono impossessati dell’idea, autoproclamandosi “gestori” del Tao, punto di convergenza di yang e yin, come è accaduto in ogni ambito religioso.

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2 Comments:


At 28 novembre 2009 10.44.00 GMT+03.30, Anonymous Anonimo

molto intiresno, grazie

 

At 28 novembre 2009 10.49.00 GMT+03.30, Anonymous Anonimo

Si, probabilmente lo e

 


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