giovedì 28 agosto 2008, posted by David.Rettura at 17.42


Finita la festa olimpica, non priva in occidente di qualche risvolto critico, mentre sono dubbioso che nei paesi in via di sviluppo, molti dei quali alle prese con problemi sociali simili a quelli della Cina e di questa partner ineguali nello scambio commerciale, abbiano trovato ascolto i temi dei sinoscettici o dei partigiani dei diritti umani o sindacali, la Cina riamane un gigante mondiale controverso e misterioso, con i suoi lati negativi che tornano prepotentemente sul palcoscenico. Sono stati questi giochi un fatto positivo per la Cina ed i suoi governanti? Sul piano interno, nonostante i dubbi di osservatori attenti come i giornalisti della Far Eastern Economic Review, è possibile propendere per una risposta positiva, concedendo che questi, presentati come un trionfo dell'organizzazione messa in piedi dal Bocog, e gratificati dal sorpasso, in termini di medaglie d'oro, degli USA nel medagliere, abbiano rappresentato un'arma formidabile a vantaggio di quel Beijingoismo in via di sempre maggiore diffusione cui mi sono permesso già in precedenza di accennare. E' pero ancora dubbio quanto l'olimpiade possa aver influito sui fondamentali economici in fase di apparente raffreddamento nella Repubblica popolare, e certo la crisi economica mondiale ha messo la Cina sul banco degli imputati con tutte le contraddizioni implicite nel suo turbinoso sviluppo. Certo il fatto che si approssimi l'appuntamento elettorale delle presidenziali americane non contribuirà a sviare gli occhi degli analisti e delle opinioni pubbliche da quanto avviene a Pechino, mentre probabilmente ritorneranno sotto i riflettori in maniera prepotente le questioni del dissenso, dei diritti umani nell'accezione più larga che si può darne, e delle minoranze nazionali, con il problema Tibet a fare in questo ambito la parte del leone rispetto allo Xinjiang che continuerà a pagare in ambito internazionale, la propria appartenenza alla Ummah islamica con il corredo di sospetti che esso oggi in Occidente comporta. La risorgenza della Russia (o la sua pretesa risorgenza), potrebbe causare ulteriori problemi, come la rinnovata baldanza della Corea del Nord sembra già segnalare, in una politica estera che, come quella cinese, ha sempre lavorato per la stabilità, specie nel Nord Pacifico e nell'Asia Centrale, le cui stabilità sono fondamentali, per motivi diversi, allo sviluppo del celeste impero. Sono dunque molteplici le sfide che attendono la dirigenza cinese, con Hu Jintao, il presidente, a far da "faccia" dell'Impero all'esterno, ed il premier Wen Jiabao ad ereditare in pieno il ruolo da perno che fu di Zhu Ronji, ai tempi di Jiang Zemin.

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