
La coscienza è lo strumento interiore che ci rende certi della nostra autentica identità e della nostra "verità" esistenziale. Lo scrittore latino Giovenale, nella tredicesima satire, dice: "Se indice nemo nocens absolvitur" [
Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza]. Non si può ingannare la propria coscienza, dunque. Se la si fa tacere, allora si devia dal processo suddetto e si perde la propria identità. Allora la falsità, l'inganno, l'ipocrisia, la finzione diventano le caratteristiche dell'uomo e ne minano la vera sua "umanità". Quando ciò succede, la società diventa un triste e desolante palcoscenico sul quale si recita, ma non si è se stessi.
E così si nasce, si vive e si muore nella falsità di sé. Ciò, però, non è indolore. Produce solo clienti per gli psicoanalisti e, nei casi peggiori, pazienti per gli psichiatri. Rinunciare alla verità di sé può dare qualche gioia momentanea, ma produce l'infelicità di fondo.
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